ISO 7010 SEGNALETICA DI SICUREZZA

ISO 7010: segnaletica di sicurezza, simboli grafici e criteri di applicazione

ISO 7010: Segnaletica Di Sicurezza, Simboli Grafici E Criteri Di Applicazione

La ISO 7010 costituisce il principale repertorio internazionale dei segnali di sicurezza registrati destinati alla prevenzione degli infortuni, alla protezione della salute, alla gestione dell’emergenza, all’individuazione delle attrezzature antincendio e alla segnalazione delle condizioni di sicurezza.

La norma è rivolta in particolare ai soggetti che devono progettare, selezionare, installare, verificare o aggiornare sistemi di segnaletica, tra cui:

  • responsabili del servizio di prevenzione e protezione;
  • addetti al servizio di prevenzione e protezione;
  • consulenti HSE;
  • coordinatori per la sicurezza nei cantieri;
  • progettisti antincendio;
  • datori di lavoro;
  • dirigenti e preposti;
  • facility manager;
  • progettisti di edifici, impianti e layout industriali;
  • fabbricanti di macchine e attrezzature;
  • tecnici incaricati della redazione dei piani di emergenza;
  • manutentori dei sistemi di segnalazione;
  • organismi di audit e verifica.

La finalità della ISO 7010 non è meramente grafica. La norma mira a creare un sistema di comunicazione visiva standardizzato, fondato su simboli riconoscibili e associati a un significato di sicurezza univoco.

Il segnale deve consentire all’osservatore di:

  • individuare rapidamente un pericolo;
  • riconoscere un divieto;
  • comprendere un obbligo;
  • localizzare un’attrezzatura di emergenza;
  • orientarsi lungo un percorso di esodo;
  • assumere un comportamento coerente con il rischio;
  • reagire correttamente anche in condizioni di stress.

La standardizzazione riduce il ricorso a messaggi testuali complessi e limita il rischio di interpretazioni differenti, soprattutto in ambienti frequentati da lavoratori stranieri, utenti occasionali, appaltatori o persone non informate preventivamente sulle caratteristiche del sito.

Rapporto tra ISO 7010, ISO 3864 e progettazione della segnaletica

Per una corretta applicazione professionale è necessario distinguere chiaramente il ruolo della ISO 7010 da quello della serie ISO 3864.

La ISO 7010 contiene i segnali di sicurezza registrati, ciascuno dei quali è associato a:

  • un codice identificativo;
  • un significato di sicurezza;
  • una specifica funzione;
  • un pittogramma normalizzato;
  • una categoria di appartenenza.

La ISO 3864-1 definisce invece i principi generali relativi a:

  • colori di sicurezza;
  • colori di contrasto;
  • forme geometriche;
  • struttura grafica dei segnali;
  • criteri di impiego;
  • combinazione tra simboli, colori e forme.

La ISO 3864-3 stabilisce i principi per la progettazione dei simboli grafici utilizzati nei segnali di sicurezza.

In termini operativi:

  • la ISO 3864 definisce il sistema grafico e la grammatica visiva;
  • la ISO 7010 mette a disposizione i segnali registrati;
  • il progettista deve selezionare il segnale ISO 7010 pertinente;
  • forma, colore e pittogramma non devono essere modificati arbitrariamente;
  • l’eventuale testo supplementare deve integrare il segnale senza alterarne il significato;
  • l’assenza di un simbolo registrato non autorizza a dichiarare conforme alla ISO 7010 un pittogramma progettato autonomamente.

La conformità di una targa non può pertanto essere valutata esclusivamente in base alla presenza di un colore e di una forma geometricamente corretti. Deve essere verificata anche la fedeltà del simbolo grafico registrato.

Ambito di applicazione

La ISO 7010 trova applicazione negli ambienti nei quali è necessario comunicare informazioni rilevanti per la sicurezza delle persone.

Tra i principali contesti di utilizzo rientrano:

  • insediamenti produttivi;
  • reparti industriali;
  • depositi e magazzini;
  • centrali tecnologiche;
  • locali tecnici;
  • laboratori;
  • officine;
  • stabilimenti chimici;
  • cantieri temporanei o mobili;
  • uffici;
  • attività commerciali;
  • strutture sanitarie;
  • scuole;
  • strutture ricettive;
  • edifici pubblici;
  • infrastrutture di trasporto;
  • parcheggi e autorimesse;
  • locali di pubblico spettacolo;
  • impianti sportivi;
  • macchine;
  • attrezzature;
  • quadri elettrici;
  • impianti antincendio;
  • vie di esodo;
  • aree di raccolta;
  • luoghi confinati o con accesso regolamentato.

La norma non sostituisce le discipline specifiche applicabili alla segnaletica stradale, ferroviaria, marittima o aeronautica e non coincide con i sistemi di classificazione ed etichettatura delle sostanze e miscele pericolose.

Nella progettazione HSE devono quindi essere valutati separatamente:

  • segnaletica di sicurezza sul lavoro;
  • cartellonistica antincendio;
  • etichettatura CLP;
  • segnaletica di trasporto;
  • marcature di tubazioni e serbatoi;
  • cartellonistica di processo;
  • segnali specifici di macchina;
  • istruzioni operative.

Classificazione dei segnali

La ISO 7010 organizza i segnali in categorie funzionali identificabili tramite una lettera.

Le principali famiglie sono:

  • P, relativa ai segnali di divieto;
  • W, relativa ai segnali di avvertimento;
  • M, relativa ai segnali di obbligo;
  • E, relativa ai segnali di emergenza, salvataggio e condizione di sicurezza;
  • F, relativa ai segnali antincendio.

Il codice alfanumerico consente di:

  • identificare il segnale;
  • evitare ambiguità in capitolati e ordini;
  • redigere inventari tecnici;
  • predisporre registri di controllo;
  • gestire sostituzioni e manutenzioni;
  • verificare la coerenza con il repertorio normativo;
  • definire specifiche di acquisto.

Nei documenti tecnici, il codice del segnale dovrebbe essere riportato almeno in:

  • elaborati progettuali;
  • capitolati;
  • schede di verifica;
  • registri di censimento;
  • relazioni di conformità;
  • piani di adeguamento;
  • documentazione di manutenzione.

Segnali di divieto

I segnali di divieto prescrivono l’astensione da un comportamento che potrebbe determinare un rischio.

Le caratteristiche grafiche tipiche sono:

  • forma circolare;
  • fondo bianco;
  • bordo rosso;
  • banda diagonale rossa;
  • simbolo nero.

La funzione comunicativa deve essere immediatamente riconducibile a un’azione non consentita.

In fase di progettazione è necessario verificare:

  • che il comportamento vietato sia effettivamente rilevante;
  • che il divieto sia coerente con procedure e regolamenti aziendali;
  • che il segnale sia collocato prima dell’accesso o dell’azione vietata;
  • che l’area di validità sia chiaramente individuabile;
  • che non siano presenti eccezioni non comunicate;
  • che eventuali testi aggiuntivi non modifichino il significato del pittogramma;
  • che il segnale venga rimosso quando il divieto cessa.

Un divieto privo di corrispondente misura organizzativa, controllo o informazione rischia di trasformarsi in una prescrizione puramente formale.

Segnali di avvertimento

I segnali di avvertimento comunicano la presenza di un pericolo che richiede attenzione e prudenza.

Le caratteristiche grafiche generali comprendono:

  • forma triangolare;
  • fondo giallo;
  • bordo nero;
  • simbolo nero;
  • vertice orientato verso l’alto.

Il segnale deve essere utilizzato in relazione a un pericolo individuato dalla valutazione dei rischi e non come avviso generico privo di specificità.

Il progettista deve valutare:

  • natura del pericolo;
  • area di influenza;
  • probabilità di esposizione;
  • distanza di percezione;
  • tempo disponibile per reagire;
  • necessità di associare un obbligo;
  • necessità di associare un divieto;
  • presenza di lavoratori non abituali;
  • condizioni ambientali;
  • persistenza del rischio;
  • interferenze con altri segnali.

I segnali di avvertimento non sostituiscono:

  • segregazioni;
  • ripari;
  • sistemi di interblocco;
  • parapetti;
  • protezioni collettive;
  • ventilazione;
  • aspirazione;
  • isolamento;
  • procedure di lockout e tagout;
  • limitazioni di accesso.

Devono essere considerati una misura informativa complementare rispetto alla gerarchia delle misure di prevenzione.

Segnali di obbligo

I segnali di obbligo indicano un’azione che deve essere eseguita.

Le caratteristiche tipiche sono:

  • forma circolare;
  • fondo blu;
  • pittogramma bianco.

Nel contesto HSE, l’obbligo può riferirsi a:

  • uso di dispositivi di protezione individuale;
  • adozione di procedure;
  • utilizzo di percorsi dedicati;
  • consultazione di istruzioni;
  • disconnessione di fonti di energia;
  • adozione di comportamenti specifici.

L’installazione di un segnale di obbligo relativo a un DPI deve essere preceduta dalla verifica che:

  • il rischio sia stato valutato;
  • il DPI sia appropriato;
  • il DPI sia stato consegnato;
  • il lavoratore sia stato formato;
  • il dispositivo sia disponibile in prossimità dell’accesso;
  • siano definite modalità di sostituzione e manutenzione;
  • l’obbligo sia compatibile con le effettive condizioni operative.

Non è tecnicamente corretto utilizzare la segnaletica per compensare l’assenza di DPI, formazione o procedure.

Segnali di emergenza e condizione di sicurezza

I segnali della categoria E sono destinati a indicare:

  • vie di esodo;
  • uscite di emergenza;
  • luoghi sicuri;
  • punti di raccolta;
  • attrezzature di primo soccorso;
  • dispositivi di salvataggio;
  • sistemi di assistenza;
  • postazioni di emergenza.

Le caratteristiche grafiche sono generalmente:

  • forma quadrata o rettangolare;
  • fondo verde;
  • pittogramma bianco.

La progettazione delle vie di esodo richiede una valutazione sistemica. Non è sufficiente installare il segnale sopra una porta.

Occorre verificare:

  • continuità della segnalazione;
  • leggibilità lungo l’intero percorso;
  • corrispondenza tra freccia e direzione reale;
  • presenza del segnale prima di ogni punto decisionale;
  • visibilità in condizioni di affollamento;
  • visibilità in assenza dell’illuminazione ordinaria;
  • coerenza con le planimetrie;
  • coerenza con il piano di emergenza;
  • assenza di percorsi alternativi ingannevoli;
  • corretta individuazione del luogo sicuro;
  • presenza di ostacoli;
  • altezza e posizione di installazione;
  • condizioni prevedibili di fumo.

La segnaletica deve condurre l’occupante senza interruzioni fino alla destinazione prevista.

Segnali antincendio

I segnali appartenenti alla categoria F identificano attrezzature e dispositivi destinati alla lotta contro l’incendio.

Le caratteristiche principali sono:

  • forma quadrata o rettangolare;
  • fondo rosso;
  • pittogramma bianco.

Possono riguardare:

  • estintori;
  • naspi;
  • idranti;
  • pulsanti di allarme;
  • telefoni antincendio;
  • coperte antifiamma;
  • attrezzature combinate;
  • dispositivi di comando;
  • scale antincendio.

Il progettista deve verificare che:

  • il segnale sia visibile anche quando l’attrezzatura non lo è direttamente;
  • la targa sia posta sopra o in prossimità del dispositivo;
  • la posizione non venga occultata da materiali o arredi;
  • la freccia sia utilizzata quando il presidio è fuori dal campo visivo;
  • il segnale non sia confuso con un divieto;
  • l’attrezzatura indicata sia effettivamente presente e accessibile;
  • il segnale venga aggiornato in caso di spostamento;
  • vi sia coerenza con la documentazione antincendio.

Il rosso associato a una forma rettangolare o quadrata identifica un presidio antincendio. Il rosso associato al cerchio e alla barra diagonale esprime invece un divieto.

Segnali combinati e pannelli supplementari

Quando il messaggio non può essere comunicato in modo completo attraverso un singolo segnale, è possibile ricorrere a:

  • segnali combinati;
  • pannelli supplementari;
  • testi sintetici;
  • frecce direzionali;
  • gruppi coordinati di segnali.

Il pannello aggiuntivo può chiarire:

  • area di applicazione;
  • distanza;
  • condizione operativa;
  • obbligo accessorio;
  • destinazione;
  • modalità di emergenza;
  • soggetti interessati;
  • durata del divieto.

Il testo deve essere:

  • conciso;
  • leggibile;
  • non ambiguo;
  • coerente con il pittogramma;
  • privo di tecnicismi non necessari;
  • comprensibile al destinatario.

Non è raccomandabile sostituire il segnale con un cartello esclusivamente testuale quando esiste un pittogramma registrato pertinente.

Criteri per l’uso delle frecce

Le frecce costituiscono un elemento critico nella progettazione della segnaletica direzionale.

Devono essere utilizzate per indicare la direzione verso:

  • uscite;
  • vie di esodo;
  • attrezzature antincendio;
  • presidi di primo soccorso;
  • defibrillatori;
  • punti di raccolta;
  • dispositivi di emergenza;
  • luoghi sicuri.

La freccia deve essere associata al segnale corrispondente e non essere impiegata isolatamente, salvo casi espressamente previsti dal sistema progettuale.

Occorre evitare:

  • frecce non coerenti con la geometria del percorso;
  • frecce orientate in modo ambiguo;
  • indicazioni collocate dopo il bivio;
  • mancanza di segnali intermedi;
  • sovrapposizione di direzioni diverse;
  • frecce che conducono a porte chiuse;
  • frecce verso aree non sicure;
  • utilizzo di convenzioni differenti nello stesso sito.

La direzione deve essere verificata attraverso un sopralluogo svolto dal punto di vista dell’utilizzatore.

Progettazione basata sulla valutazione dei rischi

La segnaletica deve essere selezionata a partire da una valutazione strutturata.

L’iter tecnico dovrebbe comprendere:

  • individuazione dei pericoli;
  • analisi dei rischi residui;
  • identificazione dei destinatari;
  • valutazione delle condizioni di utilizzo;
  • scelta della categoria di segnale;
  • selezione del pittogramma registrato;
  • definizione della dimensione;
  • determinazione della posizione;
  • verifica dell’illuminazione;
  • controllo della distanza di osservazione;
  • valutazione delle interferenze visive;
  • verifica della coerenza con procedure e planimetrie;
  • definizione del programma di manutenzione.

La segnaletica deve essere prevista quando il rischio non può essere eliminato o sufficientemente ridotto mediante:

  • misure tecniche;
  • protezioni collettive;
  • modifiche progettuali;
  • organizzazione del lavoro;
  • procedure;
  • segregazione;
  • automazione;
  • riduzione dell’esposizione.

La presenza di un segnale non riduce automaticamente il rischio. La sua funzione è informativa, prescrittiva o orientativa.

Dimensionamento e distanza di osservazione

La dimensione del segnale deve essere adeguata alla distanza dalla quale il messaggio deve essere riconosciuto.

La verifica deve tenere conto di:

  • distanza massima;
  • altezza di installazione;
  • angolo visuale;
  • dimensioni del pittogramma;
  • contrasto;
  • illuminamento;
  • velocità di transito;
  • presenza di ostacoli;
  • complessità dell’ambiente;
  • capacità visive degli utenti;
  • condizioni di emergenza.

Il progettista dovrebbe evitare dimensionamenti basati esclusivamente su criteri estetici o sulla disponibilità di formati commerciali.

Una targa formalmente conforme ma non riconoscibile alla distanza operativa non soddisfa la funzione di sicurezza.

Posizionamento

Il segnale deve essere installato nel punto in cui l’informazione può determinare un comportamento utile.

In generale deve essere posto:

  • prima dell’area pericolosa;
  • all’ingresso di una zona regolamentata;
  • vicino al dispositivo identificato;
  • prima del cambio di direzione;
  • nel campo visivo dell’utilizzatore;
  • a un’altezza compatibile con le condizioni di osservazione;
  • in posizione non occultabile;
  • lontano da elementi pubblicitari o decorativi;
  • in modo stabile;
  • su supporto resistente all’ambiente.

Devono essere valutati:

  • apertura di porte;
  • movimentazione di materiali;
  • scaffalature;
  • accumuli temporanei;
  • veicoli;
  • pannelli mobili;
  • tende;
  • riflessi;
  • controluce;
  • polvere;
  • vapori;
  • agenti atmosferici.

Un segnale può risultare tecnicamente inefficace anche quando è installato a pochi metri dal pericolo, se è fuori dall’asse visivo o coperto durante l’uso ordinario dell’ambiente.

Illuminazione e fotoluminescenza

La scelta del sistema di visibilità deve essere coerente con le condizioni prevedibili.

È necessario considerare:

  • illuminazione ordinaria;
  • illuminazione di sicurezza;
  • autonomia;
  • uniformità;
  • ombre;
  • controluce;
  • oscuramento;
  • presenza di fumo;
  • alimentazione di emergenza;
  • materiali fotoluminescenti;
  • decadimento prestazionale;
  • manutenzione.

Per i materiali fotoluminescenti devono essere valutati:

  • intensità della sorgente di carica;
  • durata dell’esposizione;
  • tipo di sorgente;
  • luminanza iniziale;
  • tempo di decadimento;
  • condizioni ambientali;
  • pulizia;
  • invecchiamento;
  • visibilità reale;
  • distanza di osservazione.

Non è corretto qualificare genericamente un cartello come “fotoluminescente” senza verificarne la prestazione nel contesto di impiego.

Applicazione nei luoghi di lavoro

Nel quadro della sicurezza sul lavoro, la segnaletica deve essere coordinata con:

  • documento di valutazione dei rischi;
  • piano di emergenza;
  • procedure operative;
  • istruzioni di lavoro;
  • formazione;
  • gestione degli appalti;
  • layout aziendale;
  • organizzazione dei flussi;
  • misure antincendio;
  • manutenzione.

Il RSPP dovrebbe verificare almeno:

  • pertinenza del segnale;
  • corrispondenza con il rischio reale;
  • assenza di segnali obsoleti;
  • coerenza con le procedure;
  • visibilità;
  • integrità;
  • aggiornamento dopo modifiche;
  • comprensione da parte dei lavoratori;
  • adeguatezza dei percorsi;
  • coerenza con i DPI prescritti;
  • coerenza con la gestione degli accessi.

Applicazione nei cantieri

Nei cantieri la segnaletica deve essere dinamica e aggiornata all’evoluzione delle fasi lavorative.

La progettazione deve considerare:

  • accessi;
  • viabilità interna;
  • mezzi in movimento;
  • aree di sollevamento;
  • zone di carico;
  • scavi;
  • lavori in quota;
  • demolizioni;
  • impianti provvisori;
  • quadri elettrici;
  • depositi;
  • sostanze pericolose;
  • emergenze;
  • punti di raccolta;
  • primo soccorso;
  • aree interdette.

Il coordinatore o il soggetto incaricato deve verificare che i segnali:

  • siano coerenti con il piano di sicurezza;
  • siano aggiornati alle fasi;
  • siano resistenti agli agenti atmosferici;
  • non siano coperti;
  • siano rimossi quando non più pertinenti;
  • siano integrati con recinzioni e barriere;
  • siano comprensibili ai lavoratori delle imprese esecutrici;
  • non generino conflitti con la viabilità.

Applicazione su macchine e impianti

Sulle macchine la segnaletica deve essere riferita ai rischi residui che permangono dopo l’applicazione delle misure progettuali.

I segnali possono richiamare:

  • rischio elettrico;
  • superfici calde;
  • parti mobili;
  • schiacciamento;
  • taglio;
  • espulsione di materiali;
  • obbligo di DPI;
  • divieto di accesso;
  • lettura delle istruzioni;
  • isolamento delle energie;
  • avviamento automatico.

La segnaletica non sostituisce:

  • progettazione sicura;
  • ripari;
  • protezioni;
  • interblocchi;
  • dispositivi di arresto;
  • marcatura;
  • manuale;
  • addestramento;
  • procedure di manutenzione.

Il segnale deve essere installato vicino al punto di rischio e deve rimanere leggibile per tutta la vita utile prevedibile della macchina.

Censimento e gestione documentale

Una gestione professionale della segnaletica dovrebbe prevedere un censimento strutturato.

Per ogni segnale è opportuno registrare:

  • codice ISO;
  • categoria;
  • significato;
  • ubicazione;
  • ambiente;
  • quota di installazione;
  • dimensioni;
  • materiale;
  • tipo di supporto;
  • sistema di illuminazione;
  • data di installazione;
  • data dell’ultimo controllo;
  • stato di conservazione;
  • fotografia;
  • azione correttiva;
  • priorità;
  • responsabile dell’intervento.

Il censimento può essere integrato con:

  • planimetrie;
  • codici QR;
  • registro manutenzioni;
  • audit HSE;
  • sistema di gestione ISO 45001;
  • piano antincendio;
  • software di facility management.

Controlli periodici

La segnaletica deve essere verificata con frequenza coerente con:

  • rischio;
  • ambiente;
  • esposizione agli agenti atmosferici;
  • movimentazione di materiali;
  • modifiche dei layout;
  • frequenza di deterioramento;
  • criticità del messaggio.

Il controllo dovrebbe includere:

  • presenza;
  • leggibilità;
  • integrità;
  • pulizia;
  • stabilità;
  • orientamento;
  • visibilità;
  • colore;
  • contrasto;
  • illuminazione;
  • coerenza con il rischio;
  • correttezza delle frecce;
  • aggiornamento delle vie di esodo;
  • corrispondenza con la documentazione.

La periodicità deve essere definita nell’organizzazione aziendale. Gli ambienti soggetti a modifiche frequenti richiedono controlli più ravvicinati.

Non conformità ricorrenti

Le anomalie più frequenti riscontrate in audit e sopralluoghi sono:

  • pittogrammi non normalizzati;
  • colori errati;
  • deformazione del simbolo;
  • frecce incoerenti;
  • segnale troppo piccolo;
  • ubicazione non visibile;
  • presenza di ostacoli;
  • segnaletica deteriorata;
  • targa non pertinente;
  • messaggi contraddittori;
  • eccesso di cartelli;
  • segnale antincendio verde;
  • segnale di esodo rosso;
  • testo che altera il significato;
  • mancata continuità dei percorsi;
  • indicazione di attrezzature assenti;
  • obbligo di DPI non supportato dalla valutazione;
  • mancato aggiornamento dopo lavori;
  • uso della segnaletica in sostituzione di protezioni;
  • assenza di informazione ai lavoratori.

Eccesso di segnalazione

La sovrabbondanza di cartelli può ridurre l’efficacia del sistema.

L’eccesso di segnaletica può determinare:

  • saturazione visiva;
  • difficoltà di priorità;
  • assuefazione;
  • perdita di attenzione;
  • conflitto tra messaggi;
  • occultamento delle indicazioni di emergenza;
  • rallentamento interpretativo.

Il progettista deve ricercare un equilibrio tra completezza e selettività.

È opportuno:

  • evitare duplicazioni;
  • rimuovere i segnali non necessari;
  • separare la comunicazione di sicurezza da quella commerciale;
  • raggruppare i messaggi correlati;
  • definire una gerarchia;
  • mantenere spazi visivi adeguati;
  • privilegiare i messaggi critici.

Informazione, formazione e addestramento

La segnaletica standardizzata migliora la comprensione, ma non elimina l’obbligo formativo.

I lavoratori devono conoscere:

  • significato delle categorie;
  • comportamento richiesto;
  • divieti;
  • obblighi;
  • ubicazione delle uscite;
  • posizione dei presidi;
  • procedure di emergenza;
  • modalità di segnalazione delle anomalie;
  • conseguenze della mancata osservanza.

L’informazione deve essere aggiornata quando:

  • cambia il layout;
  • vengono introdotti nuovi rischi;
  • cambiano i percorsi;
  • vengono installati nuovi dispositivi;
  • cambiano i DPI;
  • vengono modificati i piani di emergenza.

Procedura tecnica consigliata

Per progettare o revisionare un sistema di segnaletica è consigliabile adottare un processo articolato nelle seguenti fasi:

  • acquisizione della documentazione;
  • esame del DVR;
  • esame del piano di emergenza;
  • analisi dei layout;
  • sopralluogo;
  • individuazione dei rischi residui;
  • censimento dei segnali esistenti;
  • classificazione delle anomalie;
  • selezione dei segnali ISO 7010;
  • verifica dei codici;
  • definizione delle dimensioni;
  • definizione dei materiali;
  • studio delle distanze di osservazione;
  • studio dell’illuminazione;
  • verifica dei percorsi;
  • redazione delle planimetrie;
  • definizione delle priorità;
  • installazione;
  • collaudo visivo;
  • registrazione;
  • formazione;
  • manutenzione periodica.

Limiti applicativi

La conformità alla ISO 7010 non coincide con la conformità complessiva del sistema di sicurezza.

La norma non:

  • sostituisce la valutazione dei rischi;
  • stabilisce automaticamente dove installare i cartelli;
  • determina il numero minimo in ogni sito;
  • sostituisce le misure tecniche;
  • sostituisce le protezioni collettive;
  • sostituisce la formazione;
  • sostituisce il piano di emergenza;
  • garantisce la visibilità;
  • garantisce la leggibilità;
  • certifica l’efficacia del percorso;
  • sostituisce le norme antincendio;
  • sostituisce le prescrizioni di macchina;
  • sostituisce il CLP;
  • autorizza modifiche arbitrarie ai pittogrammi.

La valutazione deve comprendere l’intero sistema, considerando segnale, ubicazione, dimensione, contesto, destinatari, illuminazione, manutenzione e coerenza organizzativa.

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