IL DUVRI NEI CANTIERI EDILI

Il duvri nei cantieri

Il DUVRI o Documento unico valutazione rischio interferenze è il documento che ogni impresa deve redigere al fine di mostrare la conoscenza del rischio di contrasto e collisione tra le varie attività e ditte presenti sul posto di lavoro, prevenire il rischio e organizzare il lavoro di conseguenza. Il dubbio che può assalire il lettore, o quanti vogliano conoscere gli obblighi riguardanti la sicurezza applicati al cantiere edile, potrebbe riguardane la differenza tra il DUVRI e il PSC, Piano di sicurezza e coordinamento, ovvero potrebbero  sorgere quesiti riguardanti un’eventuale sovrapposizione dei due documenti, un annullamento dell’uno nell’altro.

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Bene, cominciamo subito nel dire che il DUVRI e il PSC non sono assolutamente lo stesso documento. Sono due attestati distinti e differenti. Si occupano di aspetti simili riguardanti la sicurezza sul lavoro, ma il primo è inerente a ogni ambiente di lavoro. Il secondo invece soltanto il cantiere edile. Esistono alcuni casi in cui la stesura del PSC esonera da quella de DUVRI. Occorre però comunque sin da ora precisare che anche nel cantiere edile, il PSC  non sempre ricopre sempre le funzioni del DUVRI. Esistono e non sono pochi i casi in cui vanno redatti entrambi, e destinati ognuno alla prevenzione di interferenze in ambienti di lavoro diversi. 

Quale rapporto esiste tra DUVRI e PSC. Quando la redazione del PSC esonera dalla redazione del DUVRI ?

Sia il DUVRI sia il PSC sono strumenti di pianificazione volti ad eliminare o ridurre i rischi di interferenza tra imprese e/o lavoratori che operano in appalto. Ma mentre gli obblighi dell’art. 26 del DLgs 81/08 (e quindi anche il DUVRI) si applicano a tutti i lavori in appalto nei quali esista un datore di lavoro committente, il PSC si applica esclusivamente ai lavori edili e di genio civile nei quali sia prevista la presenza, anche non contemporanea, di più imprese esecutrici.
Il legislatore ha definito il casi di esenzione di alcuni obblighi contenuti nell’art. 26 nei casi esplicitamente definiti dall’art. 96. In particolare il secondo comma dell’art. 96, stabilisce che “L'accettazione da parte di ciascun datore di lavoro delle imprese del piano di sicurezza e di coordinamento di cui all'articolo 100, nonché la redazione del piano operativo di sicurezza costituiscono, limitatamente al singolo cantiere interessato, adempimento alle disposizioni di cui all'articolo 17 comma 1, lettera a), all’articolo 26, commi 1, lettera b), 2, 3, e 5, e all’articolo 29, comma 3”.
Dall’analisi di tale norma si evince chiaramente che nei casi indicati, e limitatamente al singolo cantiere, gli obblighi dell’articolo 26 comma 1 lettera b (fornire dettagliate informazioni sui rischi specifici esistenti nell'ambiente), 26, comma 2 (cooperazione e coordinamento), 26, comma 3 (DUVRI) e 26 comma 5 (indicazione nei contratti di appalto dei costi per la sicurezza) si intendono automaticamente assolti.
Tale previsione ha fatto erroneamente affermare che nel caso in cui esista il PSC non è obbligatorio il DUVRI. Non è sempre così.
Si ritiene che la deroga di cui all’ art 96, comma 2, operi esclusivamente nel caso in cui le imprese interessate svolgano lavori edili per i quali deve essere accettato il PSC e redatto il POS. Quando i rischi di interferenza invece riguardano anche altre imprese ed altri lavoratori che non hanno la possibilità di accettare il PSC e redigere il POS (perchè ad esempio non svolgono lavori edili), gli obblighi dell’art. 26 non risultano automaticamente adempiuti.
Si prenda ad esempio il caso in cui un datore di lavoro appalti lavori edili , da eseguirsi all’interno della propria impresa, ad una impresa appaltatrice ed autorizzi il subappalto ad una seconda impresa. Trattandosi di lavori edili, con presenza di due imprese, occorrerà incaricare un coordinatore per la sicurezza che dovrà redigere il PSC ed entrambe le imprese esecutrici dovranno redigere il loro POS. Le due imprese edili accettando il PSC e redigendo il POS potranno ovviamente invocare l’applicazione dell’art. 96, comma 2, ma l’impresa del committente (e le eventuali altre imprese non edili che operano in appalto) non ha possibilità di accettare il PSC ne di redigere un POS e quindi non potendo invocare la norma contenuta nell’art. 96, comma 2, dovrà applicare gli obblighi dell’art. 26. Nel caso ipotizzato è possibile immaginare che vi siano rischi di interferenza tra le attività del committente e quella delle imprese edili, ma in molti casi questi rischi di interferenza potrebbero esulare dalle competenze e dalla responsabilità del Coordinatore per la sicurezza. Dunque in questo caso si dovranno avere due documenti di pianificazione: il DUVRI e il PSC e sarà quindi opportuno che gli estensori di tali documenti (datore di lavoro committente e coordinatore per la sicurezza) operino in stretta collaborazione.
Solo in questo modo può essere garantita la sicurezza relativa ai rischi di interferenza derivanti dall’esistenza di lavori edili e non edili (il committente potrebbe avere altre imprese non edili che operano in appalto) nello stesso contesto lavorativo.
Resta ovviamente la possibilità di trovare soluzione al problema confinando l’attività edile e quella non edile in modo da evitare rischi di interferenza, ma non sempre questa soluzione risulta possibile (si pensi anche solo alle aree comuni di accesso o di manovra).
Ancora più evidente è il caso previsto dall’art. 26, comma 3 ter del DLgs 81/08 che stabilisce che "Nei casi in cui il contratto sia affidato dai soggetti di cui all’articolo 3, comma 34, del decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163, o in tutti i casi in cui il datore di lavoro non coincide con il committente, il soggetto che affida il contratto redige il documento di valutazione dei rischi da interferenze recante una valutazione ricognitiva dei rischi standard relativi alla tipologia della prestazione che potrebbero potenzialmente derivare dall’esecuzione del contratto. Il soggetto presso il quale deve essere eseguito il contratto, prima dell’inizio dell’esecuzione, integra il predetto documento riferendolo ai rischi specifici da interferenza presenti nei luoghi in cui verrà espletato l’appalto; l’integrazione, sottoscritta per accettazione dall’esecutore, integra gli atti contrattuali”.
Non è un caso, a nostro avviso, che l’articolo 96, comma 2, non faccia cenno al comma 3 ter, e quindi di fatto non ritenga mai assolto tale obbligo con la redazione di PSC e POS. D’altra parte in questo caso si inserisce un terzo soggetto (Il soggetto presso il quale deve essere eseguito il contratto) che non alcun rapporto con PSC e POS. Si pensi ad esempio agli interventi di manutenzione edile realizzati nelle scuole ma commissionati da Province o Comuni. In che modo la redazione del PSC e la redazione dei POS da parte delle imprese esecutrici potrebbe inserirsi nella pianificazione delle misure di prevenzione della scuola che non ha alcuna parte nel processo di elaborazione di tali documenti ?
Dunque anche in questo caso accanto al POS ed al PSC dovrà essere redatto il DUVRI “ricognitivo” da parte della stazione appaltante e lo stesso dovrà essere integrato dal datore di lavoro della scuola, ed anche in questo caso sarà quantomeno opportuno che gli estensori di tali documenti operino in stretta collaborazione.

Il rischio interferenze

Secondo quando previsto dal Testo unico sulla sicurezza sul lavoro nel suo articolo 26, il datore di lavoro committente in caso di “affidamento di lavori, servizi e forniture all’impresa appaltatrice o a lavoratori autonomi” e al fine di coordinare “gli interventi di protezione e prevenzione dai rischi cui sono esposti i lavoratori” e “al fine di eliminare i rischi dovuti alle interferenze tra i lavori delle diverse imprese coinvolte nell’esecuzione dell’opera complessiva” deve:


Comma 3 – Il datore di lavoro committente promuove la cooperazione ed il coordinamento elaborando un unico documento di valutazione dei rischi che indichi le misure adottate per eliminare o, ove ciò non é possibile, ridurre al minimo i rischi da interferenze. Tale documento é allegato al contratto di appalto o di opera e va adeguato in funzione dell’evoluzione dei lavori, servizi e forniture. Ai contratti stipulati anteriormente al 25 agosto 2007 ed ancora in corso alla data del 31 dicembre 2008, il documento di cui al precedente periodo deve essere allegato entro tale ultima data. Le disposizioni del presente comma non si applicano ai rischi specifici propri dell’attività delle imprese appaltatrici o dei singoli lavoratori autonomi. Nel campo di applicazione del decreto legislativo 12 aprile 2006 n. 163 (lavori pubblici ndr), e successive modificazioni, tale documento è redatto, ai fini dell’affidamento del contratto, dal soggetto titolare del potere decisionale e di spesa relativo alla gestione dello specifico appalto.

Come appare palese sono obblighi e adempienze che possono essere giustamente associati del PSC. In effetti il legislatore ha previsto per tutti le opere inerenti prettamente l’edilizia, che la redazione del PSC possa esentare il committente o il responsabile dei lavori quindi dalla redazione del DUVRI. E questo è espressamente indicato nell’articolo del Testo unico dedicato al PSC, l’articolo 96 che dice:


L’accettazione da parte di ciascun datore di lavoro delle imprese del piano di sicurezza e di coordinamento di cui all’articolo 100, nonché la redazione del piano operativo di sicurezza costituiscono, limitatamente al singolo cantiere interessato, adempimento alle disposizioni di cui all’articolo 17 comma 1, lettera a), all’articolo 26, commi 1, lettera b), 2, 3, e 5, e all’articolo 29, comma 3 – ovvero (rischi specifici esistenti nell’ambiente, cooperazione, DUVRI, costi per la sicurezza nei contratti d’appalto).

Va da sé quindi che in caso di imprese edili l’interferenza venga pianificata e prevenuta tramite PSC, PSC che si coordinerà con i vari POS dei datori di lavoro, e sul quale interverrà ovviamente prima l’attività del Coordinatore per la progettazione, e al minuto l’attività Coordinatore in fase di esecuzione.

Il cantiere però può accogliere imprese che potrebbero non essere tutte esclusivamente edili, maestranze differenti presenti in cantiere. In questo caso occorre redigere il DUVRI essendo impossibile guidare loro con il PSC. Lo stesso committente dovrò redigere un DUVRI e un PSC dedicato soltanto agli edili.

Il DUVRI è quindi un documento fondamentale, che anche l’azienda edile, deve saper redigere e saper interpretare.  L’obbligo della sua stesura non si applica al lavoro “intellettuale, alle mere forniture di materiali o attrezzature nonché ai lavori o servizi la cui durata non sia superiore ai due giorni, sempre che essi non comportino rischi derivanti dalla presenza di agenti cancerogeni, biologici, atmosfere esplosive o dalla presenza di
rischi particolari."

Anche in caso di appalti pubblici, il DUVRI non può essere sostituito da PSC, in quanto il committente è diverso dall’esecutore e quindi con il datore di lavoro responsabile dell’opera.  “Nei casi in cui il contratto sia affidato dai soggetti di cui all’articolo 3, comma 34, del decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163, o in tutti i casi in cui il datore di lavoro non coincide con il committente, il soggetto che affida il contratto redige il documento di valutazione dei rischi da interferenze recante una valutazione ricognitiva dei rischi standard relativi alla tipologia della prestazione che potrebbero potenzialmente derivare dall’esecuzione del contratto. Il soggetto presso il quale deve essere eseguito il contratto, prima dell’inizio dell’esecuzione, integra il predetto documento riferendolo ai rischi specifici da interferenza presenti nei luoghi in cui verrà espletato l’appalto; l’integrazione, sottoscritta per accettazione dall’esecutore, integra gli atti contrattuali”.

In questo casa la Stazione unica appaltante stilerà il proprio DUVRI che dovrà poi essere integrato con le indicazioni del titolare dell’edificio pubblico se già esistente e sulla base infine di tali documenti verranno realizzati relativi coerenti e rivisti PSC e POS.