Algoritmo di valutazione del rischio biologico inail

Applicativo 2017 per la valutazione del rischio biologico mediante metodologia Inail

Lo strumento è rivolto ai datori di lavoro e ai servizi di prevenzione e protezione che operano negli ambulatori Inail e in contesti lavorativi analoghi.

Finalità dell’applicativo
Le attività svolte nei servizi sanitari (ospedali, ambulatori, studi dentistici, servizi di assistenza) rientrano tra quelle che possono comportare un notevole rischio di esposizione ad agenti biologici.
Tuttavia, malgrado l'ampia diffusione – sia a livello nazionale che internazionale – di linee guida, buone prassi e indicazioni operative, l’assenza di uno standard di riferimento ha generato notevoli difformità di valutazione e l’impossibilità di comparazione di risultati.
Attraverso lo strumento, si fornisce un software per l'applicazione di un percorso metodologico uniforme di valutazione del rischio occupazionale, consentendo ai datori di lavoro e ai servizi di prevenzione e protezione di individuare e di pianificare gli interventi migliorativi da attuare e la loro scala di priorità.

Struttura dell’applicativo
L’algoritmo è strutturato in sezioni, per ognuna delle quali è prevista la compilazione di tabelle sulla base delle informazioni e dei dati relativi ad ambienti, attività e procedure di lavoro, aventi rilevanza ai fini dell'analisi delle fonti di pericolo biologico nel contesto lavorativo vigente.
Una volta inseriti i dati, lo strumento calcola in automatico il livello di rischio associato allo svolgimento della mansione lavorativa in esame.

La valutazione del rischio biologico, ai sensi del D.Lgs. n. 81/2008 e s.m.i., costituisce un preciso obbligo di legge per tutte le attività.
Le attività svolte nei servizi sanitari (ospedali, ambulatori, studi dentistici, servizi di assistenza) rientrano tra quelle che possono comportare la presenza di agenti biologici (All. XLIV). In esse, l'operatore sanitario è costantemente esposto al contatto con fluidi biologici, aerosol respiratori, materiali o strumenti dedicati a pratiche mediche o chirurgiche potenzialmente contaminati. Il rischio biologico può, dunque, considerarsi intrinseco allo svolgimento di tali attività.
Nonostante l'ampia diffusione e disponibilità, sia a livello nazionale che internazionale, di linee guida, buone prassi, indicazioni operative etc. per il controllo del rischio di esposizione ad agenti biologici negli ambienti sanitari, al momento non si dispone di una metodologia di riferimento per la valutazione del rischio biologico. La mancanza di uno standard genera, di conseguenza, notevoli difformità di valutazione e non consente la comparabilità dei risultati ottenuti.
 
In tema di rischio biologico occupazionale la Consulenza Tecnica Accertamento Rischi e Prevenzione (CONTARP) dell'INAIL ha maturato diverse esperienze nate dalla necessità di uniformare, all'interno dell'Istituto, sul territorio nazionale, le metodologie e le procedure di accertamento del rischio biologico.
Nel 2010 INAIL Direzione Regionale Liguria, in collaborazione con ARPA Liguria, ha messo a punto un algoritmo per la valutazione preliminare di tale rischio nei laboratori "non sanitari". A seguito di tale esperienza, INAIL ha definito un percorso metodologico di valutazione del rischio biologico applicabile ai suoi ambulatori "Prime Cure" , quale strumento operativo utile ai Datori di Lavoro e ai Servizi di Prevenzione e Protezione che operano sia negli ambulatori INAIL che in contesti lavorativi analoghi.
La metodologia proposta fa riferimento al metodo "a matrice" in cui, come noto, il rischio viene valutato in funzione della probabilità di accadimento e del danno che ne può conseguire, che dipende dalle caratteristiche intrinseche del pericolo.
 
Dopo aver individuato le mansioni che operano nel contesto lavorativo in esame, si procede alla raccolta delle informazioni necessarie ad attribuire valori numerici ai coefficienti di cui si compone l'algoritmo, per il calcolo della Probabilità e del Danno, di cui si compone il Rischio.
 
Il percorso metodologico proposto si sviluppa attraverso tre fasi successive:
raccolta sistematica e organizzata di dati, relativi ad ambienti, attività e procedure di lavoro, aventi rilevanza ai fini dell'analisi delle fonti di pericolo nel contesto lavorativo vigente;
inserimento dei dati nell'algoritmo di valutazione del rischio;
individuazione e pianificazione degli interventi migliorativi da attuare.
 
Poiché normalmente all'interno di una stessa area di lavoro o dello stesso reparto possono operare mansioni diverse, la funzione "Chiudi libretto" consente di raggruppare in un unico file di stampa il calcolo dei livelli di Rischio di tutte le mansioni inserite in successione nella Tabella dei questionari compilati.


D - DANNO

Individuare gli agenti biologici potenzialmente presenti nell'attività ambulatoriale facendo riferimento ai dati di bibliografia per lo specifico settore lavorativo. Il registro infortuni, la sorveglianza sanitaria, la pratica e l'esperienza di lavoro dei lavoratori rappresentano inoltre importanti fonti di informazione di cui avvalersi per caratterizzare le potenziali tipologie di pericolo presenti.
Una volta individuati i potenziali pericoli biologici, per la quantificazione del danno far riferimento al gruppo di appartenenza di questi ultimi, secondo la classificazione del rischio infettivo di cui all'allegato XLVI del D.Lgs. n.81/2008 e s.m.i.: il danno viene quantificato come pari al gruppo più alto tra quelli possibili individuati.
In caso di agenti biologici non contemplati dall'allegato al Decreto, come ad esempio nuovi patogeni o ceppi patogeni di agenti biologici precedentemente ritenuti non patogeni, l'attribuzione del valore al "danno" si dovrà attenere ai criteri di classificazione (pericolosità) previsti dal Decreto stesso.



P - PROBABILITÀ



C - Contaminazione presunta
Il grado di contaminazione presunta esprime idealmente la carica microbica totale che si potrebbe rilevare sulla fonte di rischio. Valutare in base a dati bibliografici o all'esperienza lavorativa.


FATTORI LEGATI ALL'ORGANIZZAZIONE DEL LAVORO

F1 - Affluenza
Le fonti di rischio biologico per gli operatori ambulatoriali sono diversificate ma essenzialmente correlate all'affluenza dei pazienti che accedono agli ambulatori per effettuare una visita, valutabile su base settimanale.

F2 - Frequenza
La frequenza dei possibili contatti con pericoli biologici è correlata al tipo di visita/esame che viene effettuata durante una visita in ambulatorio, considerando come attività "a rischio biologico" la rimozione di punti di sutura, l'effettuazione di piccoli interventi chirurgici ed altre pratiche mediche in cui si può venire a contatto con sangue o altri fluidi biologici.

F3 - Caratteristiche strutturali
Le attività ambulatoriali che non comportano utilizzo deliberato di agenti biologici devono essere svolte in ambienti che garantiscano comunque una buona efficacia sull'interruzione delle vie di trasmissione degli agenti biologici. Le caratteristiche ritenute utili, derivate anche dai livelli di contenimento previsti dal D.Lgs. n. 81/2008 e s.m.i., sono elencate nella tabella seguente.

F4 - Procedure operative
Una procedura/istruzione formalizzata e diffusa a tutto il personale costituisce la miglior forma di gestione del rischio e garantisce la massima possibilità di attuazione di comportamenti e pratiche corretti e sono infatti universalmente riconosciute quale valido aiuto alla corretta gestione del rischio, anche biologico. Per il contenimento del rischio, si considera come elemento positivo anche la sola attuazione delle procedure, indipendentemente dall'essere state formalizzate e diffuse. Nella tabella seguente sono elencati gli argomenti che dovrebbero affrontare. Per procedere alla quantificazione di F4 attribuire ad ognuna della voci riportate nella tabella il valore 1 se la procedura in esame è presente e formalizzata, 0,5 se è solo attuata, 0 se manca del tutto

F5 - DPI
La tabella riporta le tipologie di Dispositivi di Protezione Individuale (DPI) necessarie in funzione delle attività svolte; per ciascuna mansione valutare la disponibilità e l'effettivo utilizzo dei DPI necessari.

F6 - Formazione
La formazione sul rischio biologico deve essere effettuata nei confronti di tutti i lavoratori esposti, come indicato nel D.Lgs. n. 81/2008 e s.m.i.. Il programma di formazione, oltre alle informazioni utili alla conoscenza dei possibili patogeni con cui si può entrare in contatto, delle modalità di trasmissione e del rischio di esposizione correlato, deve comprendere anche le procedure ed i sistemi di prevenzione e protezione, i DPC e i DPI adottati, le corrette modalità di gestione dei rifiuti a rischio biologico e, infine, le procedure da applicare in caso d'emergenza. La formazione è ritenuta "adeguata" se offerta in fase iniziale di lavoro (in occasione di assunzione, cambio mansione, introduzione nuovi rischi) e come aggiornamento periodico, da compiere almeno ogni 5 anni, come previsto dal D.Lgs. n. 81/2008 e s.m.i..

 Il livello di rischio R associato alla mansione in esame è pari al valore più alto calcolato per ogni fonte di rischio.

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