Donne e la sicurezza sul lavoro

Guida ai principali rischi lavorativi in ottica di genere.

In questo opuscolo sono disponibili le informazioni più importanti da conoscere sui principali rischi in ambito di vita e di lavoro e sui più significativi effetti degli stessi, in un’ottica femminile.
 
1.   Stress lavoro-correlato: fattori di rischio e azioni migliorative.
2.    Disturbi da attività al videoterminale: l’importanza dell’ergono- mia della postazione.
3.    Patologie muscolo-scheletriche: attenzione alle posture, al sollevamento dei pesi e ai movimenti ripetuti.
4.    Scivoloni e cadute: pavimenti, scale e protezioni nel lavoro in altezza.
5.   Danni da esposizione ad agenti biologici: virus e batteri.
6.    Effetti da agenti chimici pericolosi: attenzione alle etichette e alle schede di sicurezza.
7.   Effetti da illuminazione, microclima, temperatura ed umidità:
un ambiente di lavoro confortevole.
8.   Effetti da esposizione al rumore: proteggere l’udito e non solo.
9.   Danni da elettricità: un nemico invisibile.
10. Macchine ed attrezzature: fattori tecnici, organizzativi e comporta- mentali.
 
Nelle ultime pagine dell’opuscolo sono disponibili alcuni capitoli specifici dedicati agli infortuni domestici e alla tutela delle lavoratrici madri, nonché una sezione di enigmistica con giochi e cruciverba inerenti la salute e la sicurezza sul lavoro.

Pubblicazione realizzata da INAIL

STRESS LAVOROCORRELATO: fattori di rischio e azioni migliorative

INTRODUZIONE

Lo stress lavorocorrelato insieme ad altri rischi psicosociali, quali il bur nout, è un problema frequente e diffuso nei luoghi di lavoro.


FATTORI DI RISCHIO

Lo stress disfunzionale sul luogo di lavoro si manifesta quando le persone percepiscono uno squilibrio tra le richieste avanzate nei loro confronti e le risorse di cui dispongono per farvi fronte. Sebbene la percezione possa essere diversa da persona a persona e quindi comporti una sintomatologia (ansia, difficoltà di concentrazione) di entità differenziata nei singoli indivi dui, appare utile individuare alcune semplici azioni mirate ad eliminare e/o ridurre i principali fattori di rischio correlati alle condizioni di lavoro, sia per quanto attiene ai contenuti sia per quanto attiene al contesto lavorativo stesso.
I fattori di rischio collegati al contenuto possono essere riconducibili al carico o ritmo di lavoro, orari di lavoro e turni, ambiente di lavoro ed at trezzature, disponibilità di mezzi e risorse.
I fattori di rischio collegati al contesto possono essere riconducibili al si stema delle comunicazioni e delle relazioni, all’autonomia decisionale ed al controllo sull’attività svolta, alla conflittualità interpersonale, al ruolo nell’ambito lavorativo.
In alcuni settori lavorativi, quali ad esempio la sanità, il settore infermie ristico o la scuola, in cui le mansioni sono caratterizzate da un’elevata im plicazione relazionale, un’inadeguata gestione dello stress lavorocorrelato può comportare un logoramento psicofisico, che rappresenta la condizione di esaurimento emotivo, depersonalizzazione e ridotta realizzazione perso nale tipica del burnout.
Vivere costantemente e frequentemente in situazioni in cui ci si sente esposti a stress, può causare una serie di effetti negativi che incidono sulla salute fisica e mentale. Lo stress lavorocorrelato non solo può aumentare il rischio di malattie cardiache e di disturbi depressivi, ma indebolisce il si stema immunitario aumentando l’incidenza di patologie, ravvisabili in ulti mo nel disturbo posttraumatico da stress o nel disturbo dell’adattamento

PREVENZIONE

La prevenzione, l’eliminazione o la riduzione dei problemi riconducibili allo stress lavorocorrelato può comportare l’adozione di misure collettive, in dividuali o di entrambi i tipi. Tali misure potrebbero includere, fra le altre:
iniziative di comunicazione, chiarendo ad es. gli obiettivi aziendali ed il ruolo di ciascun lavoratore; assicurando un adeguato sostegno da parte dei superiori ai singoli lavoratori e ai gruppi; conciliando responsabilità e potere di controllo; migliorando la gestione dell’organizzazione e dei processi; definendo i ruoli e i carichi di lavoro, l’ambiente e le condizioni di lavoro anche riguardo alle differenze di genere, e all’opportunità di conciliare il lavoro con la vita privata;
formazione dei dirigenti e dei lavoratori per accrescere la loro conoscen za e consapevolezza sulle fonti di rischio connesse allo stress sul lavoro, delle sue possibili cause e di come affrontarlo e prevenirlo;
informazione e consultazione dei lavoratori e/o dei loro rappresentanti.



Tra i fattori di rischio che possono causare lo stress lavorocorrelato, per le donne possono assumere maggior peso: la carenza di soluzioni orga nizzative atte a garantire un giusto bilanciamento fra i tempi di vita e di lavoro, una scarsa flessibilità nei ritmi ed orari di lavoro e generali for me di impedimenti allo sviluppo della carriera; a ciò si aggiungono una maggiore esposizione a molestie sessuali, a comportamenti irrispettosi, a forme di discriminazione operate fra colleghi o da superiori.

DISTURBI DA ATTIVITÀ AL VIDEOTERMINALE:

INTRODUZIONE

Nel Titolo VII del D.Lgs. 81/08, ai fini della specifica tutela, s’intende per lavoratore al videoterminale (VDT) chi utilizza un’attrezzatura munita di videoterminale (postazione al computer, tutte le attrezzature connesse e ambiente circostante), in modo sistematico o abituale, per almeno 20 ore settimanali, al netto delle interruzioni previste dalla legge (15 minuti ogni
2 ore di applicazione continuativa al VDT).


FATTORI DI RISCHIO

Il lavoro al VDT comporta posture fisse, piccoli e continui movimenti ripe tuti (uso della tastiera e del mouse) e impiego intensivo della vista, che possono comportare disturbi muscoloscheletrici e visivi.


PREVENZIONE

Per prevenire i rischi, le postazioni al VDT devono essere conformi ai seguen ti requisiti ergonomici dettati dalla legge (Allegato XXXIV del D.Lgs. 81/08):
Il piano di lavoro deve avere dimensioni adeguate e una superficie non riflettente, consentire l’appoggio degli avambracci davanti alla ta stiera ed uno spazio idoneo e comodo per le gambe. I documenti carta cei e il tavolo devono essere bene illuminati. All’occorrenza, munirsi di un leggìo. Se si usa frequentemente il telefono, si deve disporre di un sistema con cuffia e microfono integrato.
La sedia, dotata di ruote, stabile, girevole e con schienale, deve avere la seduta regolabile in altezza in modo che i piedi poggino comodamen te al suolo (eventualmente facendo uso di un poggiapiedi). È opportuna la regolazione dello schienale in altezza ed inclinazione, in modo da per mettere un buon appoggio alla schiena in particolare nella parte bassa (zona lombare).
Lo schermo deve essere disposto ad una distanza compresa fra 50 e
70 cm dagli occhi dell’operatore, che devono trovarsi in corrispondenza della parte alta dello schermo. Le fonti di luce dell’ambiente devono trovarsi lateralmente allo schermo per evitare riflessi, abbagliamenti ed eccessivi contrasti di luminosità.
La tastiera è bene che sia posizionata davanti all’operatore, in linea con il monitor, per evitare di effettuare continue rotazioni del capo o del




tronco per guardare lo schermo. Vanno regolati i livelli del piano della tastiera o della sedia affinché gli avambracci poggiati sul tavolo siano paralleli al pavimento.
Il mouse deve essere posto sullo stesso piano della tastiera.
Nell’ambiente di lavoro è opportuno provvedere ad insonorizzare o segregare le stampanti od altri dispositivi rumorosi. In relazione al microclima è necessario mantenere le normali condizioni di benessere termico. Lo stress nelle attività al VDT può essere meglio controllato consentendo all’operatore un adeguato periodo di formazione relativo all’uso del software. Tale formazione deve fornire ogni possibile cono scenza dell’intero processo lavorativo.

L’attività al videoterminale è normalmente compatibile con lo stato di gravidanza, in particolar modo è bene specificare che non vi sono rischi per il bambino: in passato vi erano state preoccupazioni in relazione ad una possibile esposizione a radiazioni ionizzanti (quali i raggi X), ma numerosi studi hanno escluso la possibilità che vi sia un’emissione di tali radiazioni dai videoterminali, per cui non sussiste un rischio di danno al nascituro.
In questo periodo particolare della donna, invece, l’attività al video terminale potrebbe comportare problemi di tipo posturale collegati ai cambiamenti cui va incontro il suo corpo (aumento del volume dell’utero gravidico e spostamento del baricentro verso avanti) che, insieme alla posizione fissa seduta mantenuta per lunghi periodi di tempo, possono portare alla comparsa di problemi muscoloscheletrici, tra cui principal mente la lombalgia (mal di schiena).
Per questo motivo, nel periodo di gravidanza è consigliabile effettuare pause più frequenti, durante le quali è bene sgranchire i muscoli pos sibilmente camminando, e ridurre il tempo di lavoro al videoterminale.

PATOLOGIE MUSCOLOSCHELETRICHE: attenzione

INTRODUZIONE

Nello svolgimento del proprio lavoro bisogna prestare particolare attenzio ne alla salute della colonna vertebrale e dei muscoli.
Tre sono i principali rischi lavorativi a carico dell’apparato muscolosche letrico: la movimentazione manuale dei carichi, i movimenti ripetuti e le posture fisse.


LA MOVIMENTAZIONE MANUALE DI CARICHI

Spostare e/o sollevare pesi può portare a problemi più o meno gravi a carico della colonna, come il mal di schiena e l’ernia del disco. Il rischio di danneggiare la schiena sollevando o spostando un carico aumenta se:
il carico è pesante;
il carico è tenuto lontano dal tronco;
durante la movimentazione si piega la schiena;
durante la movimentazione si ruota il tronco;
il carico è poco maneggevole (presa difficile e volume ingombrante);
il carico è posto troppo in alto o troppo in basso.

È importante che il lavoro sia organizzato in modo tale da poter ricorrere il più possibile a mezzi meccanici per il sollevamento e il trasporto dei ma teriali.
Chi deve svolgere il compito di movimentazione dei carichi deve essere informato e formato sulle corrette tecniche di movimentazione che con sentano di sforzare il meno possibile la colonna vertebrale. Ad esempio:
se un carico deve essere sollevato dal pavimento, bisogna piegare le gi nocchia, avvicinare il carico al corpo e sollevarlo raddrizzando le gambe, senza curvare la schiena;
se si deve spostare un carico da una posizione frontale a quella poste riore, è necessario evitare di ruotare la schiena di 180° ma bisogna girare tutto il corpo, usando le gambe;
se si deve porre in alto un oggetto, occorre evitare di inarcare la schie na e usare invece una scala idonea, che consenta di arrivare all’altezza dello scaffale da raggiungere;
non sollevare i carichi bruscamente;
se si deve trasportare un oggetto pesante, meglio dividerlo in due pesi da trasportare con le due mani piuttosto che portarlo con una mano sola;




è opportuno usare il più possibile e nel modo corretto gli strumenti ma nuali o meccanici per la movimentazione dei carichi forniti dal datore di lavoro;
in generale, se il carico è troppo pesante non esitare a chiedere aiuto ad un collega.

I movimenti ripetuti
Sono tipici delle operazioni di digitazione (ad esempio dattilografia, video terminali), delle operazioni manuali, delle attività in cui si usano conti nuamente particolari utensili (come ad esempio, forbici, cucitrici), e delle lavorazioni industriali in cui si effettuano movimenti ripetuti lungo le catene di montaggio.
L’effetto dei movimenti continui e ripetuti delle braccia e/o delle gambe è dannoso per l’apparato muscoloscheletrico: tra i disturbi più diffusi vi sono le tendiniti, le borsiti, la fatica muscolare al polso, al gomito, alla spalla e al ginocchio.
Il rischio cresce quando il movimento:
è sempre lo stesso;
comporta uno sforzo;
viene effettuato con una postura scorretta;
i tempi di recupero (pause) sono troppo brevi;
viene effettuato più a lungo del solito;
si compie più velocemente del solito, con un maggior numero di azioni al minuto.

In questi casi è importante che la postazione di lavoro venga progettata te nendo conto delle esigenze del lavoratore, e organizzando il lavoro in modo tale da eliminare o ridurre la necessità di effettuare movimenti ripetuti.

Le posture fisse
Lavorare stando fermi, sia in piedi che seduti, è una condizione molto co mune. In molti casi, postura fissa e postura sbagliata si sommano, con ef fetti deleteri per la salute degli arti, della schiena, del collo e delle spalle. La soluzione migliore per combattere questi disturbi è il movimento, utile per “sgranchire” i muscoli e mantenere in buona salute la colonna ver tebrale.





La capacità di sollevamento e trasporto varia in funzione delle capacità fisiche individuali. Essa varia, inoltre, tra donne e uomini: la differenza tra la capacità di sollevamento di una donna sana è mediamente pari a due terzi rispetto a quella di un uomo.
Le norme tecniche della serie ISO 11228 (parti 123), relative alle atti vità di movimentazione manuale (sollevamento, trasporto, traino, spin ta, movimentazione di carichi leggeri ad alta frequenza), prevedono un limite del peso da movimentare per la popolazione lavorativa adulta pari a 25 Kg che protegge il 95% dei maschi ma solo il 70% delle femmine. La norma UNI EN 10052 (rivolta ai progettisti di macchine) suggerisce il valore di 15 Kg che protegge il 90% delle donne.

Riguardo i movimenti ripetuti, l’incidenza complessiva delle patologie degli arti superiori è maggiore nelle donne (54,1% contro 45,9%), con particolare riferimento alla sindrome del tunnel carpale (65,5% contro
34,5%) ed alle patologie del polso.

SCIVOLONI E CADUTE: pavimenti, scale e protezioni nel lavoro in altezza

INTRODUZIONE

Le cadute in piano o dall’alto sono gli infortuni più frequenti e più gravi, non solo nei cantieri e nelle fabbriche, ma anche negli ospedali, negli uffici, nei supermercati ecc.


FATTORI DI RISCHIO

Molteplici sono i fattori di rischio da eliminare o ridurre al minimo. I più comuni sono di tipo strutturale e progettuale, quali:
disposizione inadeguata degli spazi e del mobilio (passaggi stretti tra macchinari, tra scaffali nei magazzini ecc., negli arredi degli uffici, tra scrivanie, grovigli di cavi ecc.);
inadeguatezza della struttura e della funzionalità delle macchine e delle attrezzature;
inadeguatezza dell’organizzazione del lavoro (movimenti e spostamenti obbligati, disagiati e/o pericolosi ecc.).

Altri fattori di rischio sono dovuti a carenze e/o inadeguatezze delle misure di prevenzione, come:
lavoro in quota con protezioni “oggettive” carenti (es. ponteggi e impal cature non a norma);
lavoro e passaggi su superfici scivolose;
indisponibilità o inadeguatezza dei dispositivi di protezione individuale
(DPI) necessari (es. scarpe antiscivolo);
mancato uso di dispositivi individuali anticaduta (imbracature ecc.) for niti dal datore di lavoro.

Entrano in gioco anche fattori di rischio gestionale e/o comportamentale, come:
assenza e inadeguatezza di formazione nell’uso dei DPI, nel manteni mento dell’ordine nel posto di lavoro ecc.;
mancato rispetto delle regole d’impiego dei DPI, delle attrezzature (es. scale portatili), delle istruzioni ricevute e della segnaletica;
assenza e inadeguatezza della comunicazione e della segnaletica.




PREVENZIONE

Separare in modo chiaro i passaggi, le vie di circolazione e i posti per il deposito delle merci.
Disporre cavi e tubature (per la corrente, l’acqua, l’aria ecc.) in modo che non siano un ostacolo sulle vie di circolazione. Se ciò non fosse possibile, li si deve segnalare in modo chiaro e visibile.
Le scale, i corridoi e le vie di circolazione devono avere evidenziati i bor di dei gradini; l’inizio e la fine delle rampe e dei pianerottoli, gli ostacoli e i dislivelli devono essere ben visibili.


ESEMPI DI SEMPLICI REGOLE DI COMPORTAMENTO

Mantenere pulito e ordinato il luogo di lavoro.
Gli oggetti che sporgono sulle vie di circolazione e le cassettiere lasciate aperte possono costituire delle trappole pericolose.
Oggetti, merci e liquidi sui pavimenti o sulle scale sono una causa mol to frequente di cadute. Rimuoverli immediatamente oppure, se non è possibile, segnalarli in modo chiaro e visibile.
Non telefonare o scrivere sms mentre si cammina.
Tenersi al corrimano per evitare di inciampare e cadere sulle scale.
Anche dislivelli minimi nei pavimenti, i bordi rialzati dei tappeti e i tappeti stessi possono provocare cadute. Occorre segnalare tali zone di pericolo.
Utilizzare i DPI prescritti dall’azienda (scarpe antiscivolo, DPI anticaduta per i lavori in altezza ecc.).
Applicare le istruzioni ricevute (es. non correre, non saltare sul ponteg gio, usare le scale predisposte ecc.).

È noto che, nella donna in gravidanza, le cadute e l’esposizione a colpi, ad esempio forti urti improvvisi contro il corpo o sobbalzi, possono ac crescere il rischio di un aborto spontaneo.
Pertanto, situazioni lavorative che comportino l’esposizione a tali rischi, vanno valutate con attenzione; analoga vigilanza va riservata a lavo razioni che espongono a vibrazioni o movimenti. La colonna vertebrale appare come la struttura che, con maggiore frequenza, risente dei dan ni delle vibrazioni. La zona lombare del rachide risulta la più frequente mente colpita, seguita dalla regione dorsale e da quella cervicale.
Nelle donne in gravidanza tali disturbi sono più frequenti a causa delle modificazioni fisiologiche, tra cui l’incremento della lordosi lombare, che si verificano durante la gestazione. Dagli studi di letteratura si evidenzia che durante la gravidanza l’esposizione a vibrazioni può accrescere il rischio di parto prematuro o di nascita di neonato sotto peso.

DANNI DA ESPOSIZIONE AD AGENTI BIOLOGICI: virus e batteri

INTRODUZIONE

In molti ambiti lavorativi può essere presente il rischio di contrarre una malattia infettiva (settore sanitario, laboratori clinici, agricoltura e zootec nia, industria alimentare…).
Il D.Lgs. 81/08 prende in considerazione la protezione dei lavoratori da agenti biologici e dedica all’argomento l’intero Titolo X e relativi allegati.
Il campo di applicazione del Titolo X comprende tutte le attività che posso no comportare rischio di esposizione ad agenti biologici. Per agente biolo gico si intende qualsiasi microrganismo (virus, batteri…), coltura cellulare, endoparassita umano che può provocare infezioni, allergie o intossicazioni. La caratteristica di pericolosità degli agenti biologici viene definita in con siderazione della loro:
1. infettività: capacità del microrganismo di penetrare e moltiplicarsi nell’ospite;
2. patogenicità: capacità di produrre malattia dopo l’infezione;
3. trasmissibilità: capacità di essere trasmesso da un soggetto infetto ad un soggetto suscettibile;
4. neutralizzabilità: disponibilità di efficaci misure profilattiche e terapeutiche.


FATTORI DI RISCHIO

Gli effetti nocivi degli agenti biologici, sono legati alla natura, al grado e alla durata dell’esposizione, oltre che al grado di suscettibilità soggettiva. Gli agenti biologici sono ripartiti nei seguenti quattro gruppi a seconda del rischio di infezione:
a) agente biologico del gruppo 1: un agente che presenta poche probabi lità di causare malattie in soggetti umani;
b) agente biologico del gruppo 2: un agente che può causare malattie in soggetti umani e costituire un rischio per i lavoratori; è poco probabile che si propaghi nella comunità; sono di norma disponibili efficaci misure profilattiche o terapeutiche;
c) agente biologico del gruppo 3: un agente che può causare malattie gravi in soggetti umani e costituisce un serio rischio per i lavoratori; l’agente biologico può propagarsi nella comunità, ma di norma sono disponibili efficaci misure profilattiche o terapeutiche;
d) agente biologico del gruppo 4: un agente biologico che può provocare malattie gravi in soggetti umani e costituisce un serio rischio per i lavo ratori e può presentare un elevato rischio di propagazione nella comu nità; non sono disponibili efficaci misure profilattiche o terapeutiche.




PREVENZIONE

Il datore di lavoro è tenuto ad evitare l’utilizzo di agenti biologici nocivi, se il tipo di attività lavorativa lo consente, e a limitare al minimo le esposizio ni al rischio da agenti biologici attraverso l’attuazione di misure tecniche, organizzative e procedurali (come ad esempio l’uso di dispositivi di prote zione individuali e collettivi). Nel caso di microrganismi ad elevata perico losità, occorre effettuare interventi di profilassi immunitaria (vaccinazioni), quando disponibili.
Nei lavoratori, è anche prevista la sorveglianza sanitaria, che terrà conto, non solo dell’effetto degli agenti biologici sui lavoratori sani, ma anche del la possibilità di situazioni particolari quali malattie, assunzione di farmaci, deficit immunologici ed in particolare dello stato di gravidanza, puerperio ed allattamento.

EFFETTI DA AGENTI CHIMICI PERICOLOSI:

INTRODUZIONE

Cosa c’è di più naturale che respirare? Eppure, anche un atto così semplice può mettere a rischio la salute, se si lavora in un ambiente in cui si adope rano agenti chimici pericolosi (sostanze o preparati).
Attenzione: si tratta di prodotti il cui uso richiede particolari precauzioni! L’uso di agenti chimici classificati come pericolosi è molto diffuso e coin volge parecchie attività lavorative: da quelle in cui il rischio chimico è noto (come le fonderie, la verniciatura, le officine meccaniche) alle piccole im prese artigianali, dove spesso non c’è consapevolezza del pericolo (es. imprese di pulizia, parrucchieri, lavanderie a secco).
Prodotti pericolosi si possono trovare non solo in ambito lavorativo, ma an che in casa: pensiamo agli insetticidi, ai prodotti per la pulizia, alle vernici etc.


FATTORI DI RISCHIO

Si parla di rischio chimico quando sul posto di lavoro si verificano contem poraneamente due condizioni:
la presenza di agenti chimici pericolosi sotto forma, ad esempio, di polveri, fumi, nebbie, gas e vapori;
l’esposizione a essi, per tempi più o meno lunghi.

I danni che ne derivano sono di differente gravità: alcuni agenti provocano danni alla pelle, altri possono causare danni al cervello e altri ancora addi rittura il cancro!


PREVENZIONE

I prodotti chimici, come visto, sono più pericolosi di quanto si pensa. Per difendersi occorre:
Leggere con attenzione l’etichetta e la scheda di sicurezza: l’eti chetta riporta la composizione, i simboli di pericolo, le frasi di rischio, i consigli di prudenza, la categoria di rischio. La scheda di sicurezza con tiene informazioni più approfondite che consentono la manipolazione sicura del prodotto. Se non si è in possesso della scheda di sicurezza, chiederla al datore di lavoro o al rivenditore che per legge è obbligato a fornirla.



Oltre ai pittogrammi sono cambiate le frasi di rischio, i consigli di prudenza, le categorie e le classi di pericolo.
 
    Non travasare un prodotto pericoloso in contenitori appartenenti ad altri tipi di prodotti.
    Evitare di porre prodotti infiammabili vicino a possibili inneschi come fiamme libere, corpi incandescenti (rischio d’incendio) e di lascia re un barattolo di solvente non ben tappato in una stanza chiusa etc.: ciò al fine di prevenire i rischi non solo per se stessi, ma anche per le altre persone!
    Prima di usarli, chiedere sempre istruzioni su come utilizzare i prodotti chimici pericolosi al proprio supervisore o responsabile.
    Non mescolare prodotti chimici di propria iniziativa perché posso no verificarsi reazioni pericolose: ad esempio, mescolando candeggina e acido muriatico si sviluppa cloro, un gas che provoca l’intossicazione di chi lo respira.
    Conservare i prodotti chimici in ambienti freschi, asciutti e ben aerati e, nel caso di prodotti tenuti in casa, lontano dalla portata dei bambini.

 
 
Il datore di lavoro è tenuto a eliminare o a ridurre al minimo i rischi deri vanti da agenti chimici pericolosi tramite misure adatte, per esempio:
    progettazione di processi lavorativi e di metodi di lavoro appropriati che riducano l’esposizione dei lavoratori;
   fornitura di attrezzature idonee, sottoposte a manutenzione adeguata;
    miglioramento dell’organizzazione del lavoro, con la riduzione del nu mero di lavoratori esposti e della durata dell’esposizione;
    riduzione al minimo della quantità di agenti pericolosi presenti sul luogo di lavoro, in funzione della necessità della lavorazione;
 sostituzione degli agenti pericolosi con altri che non lo sono o lo sono meno.
 

 Quando queste misure non sono sufficienti a ridurre il rischio, il datore di lavoro deve fornire ai lavoratori esposti idonei DPI, ad esempio: maschere o semimaschere fac ciali, occhiali, guanti, tute. I DPI vengono selezionati in funzione dello specifico ri schio da cui proteggere.
La scheda di sicurezza di un prodotto ri porta anche indicazioni sui corretti DPI da utilizzare.
Altre misure di tutela dei lavoratori com prendono l’informazione, la formazione e
l’addestramento all’uso degli agenti chimici pericolosi, ma anche l’obbligo di sottoporsi a sorveglianza sanitaria. La sorveglianza sanitaria è effet tuata dal Medico Competente:
   prima di adibire il lavoratore alla mansione che comporta esposizione;
   periodicamente, di norma una volta l’anno;
   alla cessazione del rapporto di lavoro.
 
Alcuni agenti chimici sono classificati tossici per il ciclo riproduttivo. L’esposizione a tali agenti – sostanze o preparati – di lavoratrici gestan ti, puerpere e in periodo di allattamento può:
   compromettere l’esito della gravidanza, oppure;
   provocare danni al feto, oppure;
     provocare danni al lattante allattato al seno (certi agenti passano nel latte materno).
 
Gli agenti tossici per il ciclo riproduttivo sono riconoscibili da una speci fica etichettatura. 





EFFETTI DA ILLUMINAZIONE, MICROCLIMA, TEMPERATURA ED UMIDITÀ: un ambiente di lavoro confortevole

INTRODUZIONE

I luoghi di lavoro devono essere conformi ai requisiti stabiliti dalla legge (Titolo II e All. IV del D.Lgs. 81/08) ed appropriati al tipo di utilizzo, dal punto di vista della stabilità e solidità, dello spazio disponibile, della sicu rezza dei pavimenti, delle porte, delle scale, delle postazioni di lavoro, del controllo delle zone di pericolo ecc. A seconda delle loro caratteristiche e delle attività svolte, dovranno essere adeguatamente dotati di dispositivi per la rilevazione e la lotta antincendio e di attrezzature di primo soccorso. I luoghi di lavoro devono essere strutturati tenendo conto anche dei lavo ratori diversamente abili. È vietato utilizzare come ambienti di lavoro: i lo cali chiusi che non siano difesi dagli agenti atmosferici; sprovvisti di aper ture sufficienti per il ricambio rapido dell’aria; non protetti contro l’umidità e non dotati di superfici ben pulibili per assicurare una adeguata igiene.
Le vie di circolazione interne o all’aperto che conducono a uscite, normali o di emergenza, e le uscite stesse, devono essere sempre sgombre. I luoghi di lavoro, gli impianti e i dispositivi devono essere sottoposti a regolare manutenzione tecnica, eliminando i difetti rilevati che possano pregiudica re la sicurezza e la salute dei lavoratori, e a regolare pulitura, onde assicu rare condizioni igieniche adeguate. Lo stesso vale per gli impianti e i dispo sitivi di sicurezza destinati alla prevenzione o all’eliminazione dei pericoli.


MICROCLIMA

Nei luoghi di lavoro chiusi è necessario un ricambio continuo dell’aria ot tenuto preferenzialmente con aperture naturali e quando ciò non sia pos sibile, con impianti di aerazione. Nei locali con inquinamento “specifico” (provocato, cioè, dall’emissione di sostanze pericolose usate o prodotte durante la lavorazione o nel caso in cui vengano effettuati lavori quali ad esempio la raschiatura, la sabbiatura a getto, la verniciatura o la pittura mediante polverizzazione), devono essere predisposti specifici e adeguati dispositivi di aerazione degli ambienti interessati o di aspirazione alla fonte.


TEMPERATURA E UMIDITÀ

La temperatura nei locali di lavoro deve essere adeguata all’organismo umano, tenuto conto dei metodi di lavoro applicati, dell’abbigliamento in dossato e degli sforzi fisici imposti. Nel giudizio sulla temperatura adeguata




per i lavoratori si deve tener conto dell’influenza che possono esercitare il grado di umidità ed il movimento dell’aria concomitanti.


REQUISITI DI UNA CORRETTA ILLUMINAZIONE

I luoghi di lavoro devono disporre di suf ficiente luce naturale, a meno che non sia richiesto diversamente dalle partico lari lavorazioni e che non si tratti di locali sotterranei. In ogni caso, tutti i predetti luoghi di lavoro devono essere dotati di un’illuminazione artificiale adeguata per salvaguardare la sicurezza, la salute e il benessere dei lavoratori. I luoghi di la
voro devono essere quindi illuminati in modo idoneo. A tal fine è opportuno che siano dotati di:
luce adeguata per una corretta visibilità nell’ambiente e, in particolare, per lo specifico compito visivo da svolgere;
una distribuzione ed una collocazione adeguata delle fonti (naturali e/o artificiali) d’illuminazione, atte ad evidenziare eventuali situazioni di peri colo (ostacoli, spigoli vari, ecc.) e ad evitare fenomeni di abbagliamento;
una qualità dell’illuminazione che consenta di distinguere conveniente mente i colori.
La carenza di tali requisiti può produrre conseguenze sulla corretta regola zione dell’apparato visivo.

Durante la gravidanza l’esposizione a stress termico è meno tollerata dalla donna a causa delle mutate condizioni fisiche che si verificano in tale periodo.
A tale proposito le linee direttrici della Commissione delle Comunità Eu ropee cosi recitano:
”Durante la gravidanza le donne sopportano meno il calore ed è più facile che perdano i sensi o che comunque risentano dello stress da calore.
Il rischio si riduce di norma dopo il parto ma non è certo con quanta rapidità migliori la tolleranza.
L’esposizione al calore può avere esiti nocivi sulla gravidanza. L’allattamento può essere pregiudicato a causa della disidratazione da calore.
Il lavoro a temperature molto fredde può essere pericoloso per le ge stanti e i nascituri. Si dovrebbero mettere a disposizione indumenti caldi. I rischi aumentano comunque nel caso di un’esposizione a improvvisi sbalzi di temperatura”.

EFFETTI DA ESPOSIZIONE AL RUMORE: proteggere l’udito e non solo

INTRODUZIONE

Uno dei rischi per la salute più subdoli legati all’ambiente di lavoro è il rumo re: la riduzione della capacità uditiva è infatti la malattia professionale più diffusa nell’Unione Europea.
Il rumore è un suono indesiderato, che provoca una sensazione sgradevole, fastidiosa o intollerabile; gli effetti sulla salute variano a seconda dell’inten sità e della durata dell’esposizione. I livelli di rumorosità si esprimono in de cibel (dBA). Il Valore limite di esposizione negli ambienti di lavoro è 87 dBA, che rappresenta un valore medio, riferito ad una giornata di 8 ore lavorative. Il rumore non è un problema limitato alle industrie e ad altri settori tradi zionalmente “rumorosi”, ma è presente anche in molti altri ambienti lavo rativi. Pensiamo ai call center, alle sale per concerti, ai bar, agli allevamenti.


FATTORI DI RISCHIO

Gli effetti nocivi che il rumore può causare sull’uomo dipendono da tre fat tori: intensità, frequenza del rumore e tempo d’esposizione.
Questi effetti possono essere:
effetti uditivi: il rumore danneggia l’apparato uditivo provocando in un primo tempo fischi e ronzii alle orecchie con una iniziale transitoria ridu zione della capacità uditiva e successivamente, con il perdurare dell’e sposizione al rumore, uno stato di sordità irreversibile;
effetti extrauditivi: il rumore può provocare anche disturbi che non coin volgono l’apparato uditivo come ad esempio insonnia, facile irritabilità, diminuzione della capacità di concentrazione sino a giungere ad una sin drome ansiosodepressiva, aumento della pressione arteriosa, difficoltà digestiva, gastriti od ulcere, alterazioni tiroidee, disturbi mestruali, ecc.

Il rumore non deve necessariamente essere molto intenso per risultare no civo: può infatti compromettere la comunicazione, ridurre la comprensione, interferire sull’attenzione e, di conseguenza, favorire il verificarsi di infortuni.

PREVENZIONE

Il datore di lavoro è tenuto ad eliminare il rumore alla fonte, o a ridurlo al minimo tramite adeguate misure, per esempio:
adottando misure tecniche per il contenimento del rumore (come ad esempio l’insonorizzazione delle macchine);




migliorando l’organizzazione del lavoro, con orari appropriati e suffi cienti periodi di riposo;
scegliendo metodi e attrezzature di lavoro meno rumorosi.

Quando queste misure non risultano sufficienti a ridurre il rischio, il datore di lavoro deve fornire i dispositivi di protezione individuali per l’udito (tappi auricolari e cuffie). Inoltre, deve dimostrare di “avere a cuore” la salute dei lavoratori attraverso un’informazione, una formazione e una sorveglianza sa nitaria adeguati. Le aree di lavoro in cui esiste il rischio di esposizione al ru more, a valori superiori a 85 dBA devono essere indicate da appositi segnali.

Il rumore è uno dei fattori di rischio per cui l’esposizione delle don ne è sottostimata, infatti le malattie professionali correlate a questo rischio (ipoacusia) vengono soprattutto riconosciute nei lavoratori di sesso maschile. Generalmente, le donne sembrano essere più esposte a livelli medi di rumore, con l’eccezione dei settori ad alta rumorosità, come ad esempio quelli della produzione tessile ed alimentare, che non sono sufficienti a causare l’ipoacusia. Invece, l’esposizione a questa ru morosità media, particolarmente nel settore dell’educazione, sanitario, alberghiero, nonché per le attività di call center e di ufficio, può por tare a disturbi dell’attenzione, acufeni e a disturbi della voce. Teniamo presente, comunque, che i livelli di rumore che si riscontrano in alcune attività, quali quelle in asili e scuole materne, nei reparti di emergenza degli ospedali o nei laboratori scolastici, possono superare i limiti di esposizione consentiti.
In studi su donne esposte professionalmente al rumore (85 dBA per 8 ore al giorno) è stato riscontrato un aumento della percentuale di di sturbi mestruali, una riduzione della fertilità, del peso fetale alla nascita e della durata media della gravidanza. Infine è stata segnalata una correlazione tra esposizione a rumore durante la gravidanza e riduzione della capacità uditiva dei neonati alle alte frequenze.

DANNI DA ELETTRICITÀ: un nemico invisibile

INTRODUZIONE

L’energia elettrica è presente ovunque: nei posti di lavoro, nelle nostre case, nei luoghi dove svolgiamo la nostra vita sociale. Potremmo mai im maginare la nostra vita senza l’utilizzo dell’energia elettrica? Ma con l’e lettricità non si scherza: protezioni inadeguate, impianti e dispositivi non sicuri, uso scorretto e scarsa manutenzione costituiscono fattori di rischio elevato che possono portare a conseguenze gravi per la nostra salute.


FATTORI DI RISCHIO

I rischi di natura elettrica dipendono dunque:
dalla inadeguatezza degli impianti, dei macchinari ed in genere di tutti i dispositivi che utilizzano l’energia elettrica;
dai comportamenti di chi utilizza gli impianti e le apparecchiature.

I principali danni per le persone e le cose prodotti dalla corrente elettrica possono essere:
la folgorazione, derivante da un contatto della persona con parti in ten sione;
incendi ed esplosioni, provocati da archi elettrici, scintille o per effetto termico (temperature elevate).

Il corpo umano è un conduttore e, quindi, ogni qualvolta viene in contatto con le parti elettriche attive viene attraversato dalla corrente elettrica (fol gorazione). L’intensità della corrente elettrica che può attraversare il corpo umano dipende da molti fattori individuali, tra i quali lo stato, lo spessore e l’umidità della pelle, la natura del contatto e la resistenza elettrica del corpo. Elementi questi che variano da persona a persona.

I contatti possono essere di due tipi:
Contatto diretto: avviene quando una persona entra in contatto con parti normalmente in tensione di un circuito e dispositivi elettrici (ad esempio: contatto con conduttori scoperti, morsetti di apparecchiature, ecc.).
Contatto indiretto: consiste nel contatto della persona con parti me talliche che, nel loro funzionamento normale non sono in tensione, ma che possono in caso di guasto o difetto di isolamento trovarsi in ten sione (ad esempio: impugnature di utensili elettrici portatili, involucri di elettrodomestici e di apparecchiature, ecc.). In tutti i casi, sia con il




contatto diretto che indiretto, il corpo umano è sottoposto a folgora zione, i cui effetti possono essere transitori, permanenti o addirittura mortali.

I principali effetti dannosi sul corpo umano sono:
Ustioni: Il passaggio della corrente è accompagnato da sviluppo di calore che provoca distruzione dei tessuti superficiali profondi, rottura di arterie, ecc.. Le ustioni da folgorazione sono le più profonde e difficili da guarire.
Tetanizzazione. È la paralisi muscolare conseguente al passaggio del la corrente che spesso impedisce alla persona di staccarsi dalla parte in tensione.
Arresto respiratorio, dovuto ad asfissia per tetanizzazione dei mu scoli respiratori.
Fibrillazione ventricolare. Se la corrente attraversa il cuore, ne per turba il normale funzionamento, fino ad arrivare alla fibrillazione ven tricolare, che è un fenomeno praticamente irreversibile e costituisce la principale causa di morte per folgorazione. Una buona parte di infortuni di origine elettrica è relativa agli incendi che si generano per effetto di archi elettrici, cortocircuiti, scintille, sovratemperature.


PREVENZIONE

La corretta installazione e manutenzione degli impianti elettrici, l’uso di apparecchiature costruite a norma, una corretta utilizzazione degli impian ti, contribuiscono a ridurre notevolmente il rischio. Infatti gli impianti e le apparecchiature idonei presentano un grado di protezione e un livello di sicurezza elevato. Ma questo non basta: l’utilizzo costante di impianti e attrezzature elettriche, nei diversi contesti di vita, implica un comporta mento sicuro. Pertanto sono fattori rilevanti l’informazione, l’acquisizione di adeguate conoscenze sulle modalità di utilizzo, l’esperienza e la consa pevolezza dei rischi.


Ecco alcune regole …….. non folgoranti:
L’installazione di un impianto elettrico deve essere effettuata da un in stallatore qualificato che rilascia la dichiarazione di conformità (D.M.
37/08) alla Regola dell’arte.
L’etichetta, le istruzioni d’uso e le avvertenze non vanno mai trascura te, ma lette attentamente. L’esistenza dei marchi CE (obbligatorio) ed eventuali altri marchi volontari di qualità dei prodotti (IMQ) assicurano la rispondenza ai requisiti di sicurezza.
L’individuazione del luogo in cui è posizionato il quadro elettrico genera




le è indispensabile per poter intervenire all’occorrenza per l’interruzione dei circuiti.
La verifica periodica del corretto funzionamento dell’interruttore diffe renziale (salvavita) protegge dai contatti indiretti.
Gli apparecchi elettrici che potrebbero provocare un incendio durante un periodo di assenza o di notte non devono mai restare accesi.
Gli apparecchi elettrici non devono assolutamente essere utilizzati con le mani bagnate, in presenza di liquidi o di elevata umidità.
La revisione e il controllo degli impianti elettrici vanno effettuati solo da personale qualificato e vanno del tutto evitate le riparazioni di fortuna.
I circuiti elettrici non vanno sovraccaricati. Ogni conduttore può soppor tare un prefissato carico oltre il quale si creano le condizioni che pos sono causare corto circuiti, con conseguenze anche gravissime. Biso gna perciò evitare di collegare più utilizzatori ad una presa di corrente, specie se assorbono molta potenza. Prolunghe, multiprese, “ciabatte” non devono diventare elementi permanenti dell’impianto, ma il loro uso va limitato solo a casi di necessità, senza superare il carico di potenza consentito e per breve tempo: dopo l’uso si staccano e si riavvolgono.
L’apparecchio elettrico va spento prima di fare operazioni intorno alla presa e mai tirando il cavo.
Per spegnere un incendio di natura elettrica non utilizzare mai l’acqua, ma gli estintori a polvere o CO .

MACCHINE ED ATTREZZATURE: fattori tecnici, organizzativi e comportamentali

INTRODUZIONE

Le macchine rientrano nella più ampia categoria delle “attrezzature di lavoro”, cioè apparecchi, utensili o impianti, anche intesi in un complesso di macchine, necessari all’attuazione di un processo produttivo e usati durante il lavoro.


PERICOLI E FATTORI DI RISCHIO CONSEGUENTI

Meccanici: schiacciamento, taglio, impigliamento, trascinamento, urto, attrito o abrasione, proiezione di parti (della macchina o dei materiali lavo rati), perdita di stabilità (della macchina o di parti), scivolamento, inciam po e caduta.
Elettrici: per contatti diretti o indiretti.
Termici: ustioni, per contatto con elementi ad alta temperatura ecc. Rumore: perdita dell’acutezza uditiva, ronzio auricolare, stanchezza, ten sione, problemi alla normale comunicazione verbale.
Vibrazioni: disturbi vascolari e osteoarticolari.


PREVENZIONE

Requisiti essenziali di sicurezza e salute
Tutte le macchine devono possedere i requisiti essenziali di sicurezza e salu te secondo la nuova direttiva macchine (2006/42/CE); devono essere dota te di marcatura CE e di libretto di istruzioni. Per le attrezzature di lavoro non marcate CE si fa riferimento all’allegato V del D.Lgs. 81/08 (art. 70 c1 e c2). Al fine di ridurre al minimo i rischi connessi all’uso delle attrezzature di lavoro e per impedire che dette attrezzature possano essere utilizzate per operazioni e secondo condizioni per le quali non sono adatte, il datore di lavoro attua adeguate misure tecniche ed organizzative.

Quando si utilizzano attrezzature di lavoro e macchine, per mantenere una buona postura è importante che queste siano progettate tenendo conto delle dimensioni del corpo umano o di parti di esso. Nella realtà, gran parte di esse sono concepite in base alle misure dell’ ”uomo medio”, per cui molti spazi di manovra, postazioni e organi di comando delle mac chine, spesso risultano posizionati troppo in alto per le donne o di dimen sioni troppo grandi per essere facilmente utilizzati dalle mani femminili.

MISURE DI PREVENZIONE E DI PROTEZIONE DA ADOTTARE A TUTELA DELLE LAVORATRICI MADRI

INTRODUZIONE

Molte attività lavorative possono costituire per la lavoratrice nel periodo di gravidanza, puerperio o allattamento una condizione di rischio per la sua salute o per quella del bambino.
Per tale motivo il legislatore ha emanato specifiche norme preventive a tutela delle lavoratrici madri.
La norma di riferimento di tutela delle lavoratrici madri è costituita dal D.Lgs. 26 marzo 2001 n. 151, “Testo unico delle disposizioni legislative in materia di tutela e sostegno della maternità e della paternità”. La nor mativa garantisce la tutela della sicurezza e della salute della lavoratrice durante il periodo di gravidanza e fino al settimo mese di età del figlio. In generale, prevede per tutte le lavoratrici il divieto di adibirle al lavoro nei due mesi antecedenti e nei tre mesi successivi al parto, vale a dire durante il congedo di maternità.
È facoltà della lavoratrice chiedere la flessibilità del periodo del congedo di maternità (1 mese prima e 4 mesi dopo il parto), a condizione che il medi co specialista del SSN, o con esso convenzionato, e il medico competente, ai fini della prevenzione e tutela della salute nei luoghi di lavoro, attestino che tale opzione non arrechi pregiudizio alla salute della gestante e del nascituro.
Il D.Lgs. 81/08, articolo 28 comma 1, prevede per il datore di lavoro l’ob bligo di valutare preventivamente, in collaborazione con il Responsabile del Servizio di Protezione e Prevenzione dai rischi (RSPP), con il Medico Competente, sentito il Rappresentante dei Lavoratori per la Sicurezza e l’Ambiente (RLS), i rischi presenti nell’ambiente di lavoro, tenendo conto delle differenze di genere e della possibilità della presenza di lavoratrici gestanti, puerpere o in allattamento.
Il datore di lavoro (Art. 11 D.Lgs. 151/2001), informa le lavoratrici e il RLS sull’esito della valutazione e sulle misure di prevenzione e di protezione che intende adottare, al fine di evitare l’esposizione della lavoratrice (ge stante, puerpera o in allattamento) a rischi per la sua sicurezza e salute, e per quella del nascituro e del neonato in allattamento.
La valutazione preventiva dei rischi per la gestante consente al datore di lavoro di informare le lavoratrici, prima ancora che sopraggiunga una gravidanza, dei rischi esistenti in azienda, delle misure di prevenzione e protezione che egli ritiene di dover adottare in tal caso e, quindi, dell’im portanza che le dipendenti gli comunichino tempestivamente il proprio sta to, in modo che possano essere valutati con immediatezza i rischi specifici e adottate le conseguenti misure di tutela.




Le lavoratrici in gravidanza, puerperio e allattamento non possono essere adibite a lavori pericolosi, faticosi e insalubri così come individuati dalla normativa di riferimento.
Tra i lavori vietati si trovano i lavori che comportano ad esempio:
una stazione in piedi per più di metà dell’orario o che obbligano ad una posizione particolarmente affaticante;
rumore oltre 90 dBA;
lavoro notturno (h. 24.00 6.00)


COSA DEVE FARE LA LAVORATRICE IN CASO DI GRAVIDANZA?

Deve informare il datore di lavoro del proprio stato di gravidanza, al fine di attivare le misure di tutela conseguenti e ottenere i diritti previsti dalla Legge.
Può presentare istanza al Servizio Ispezione della Direzione Provinciale del Lavoro al fine di ottenere l’astensione anticipata dal lavoro nel caso di gravi complicanze della gravidanza o di preesistenti forme morbose che si presume possano essere aggravate dalla gravidanza (certificate dal proprio ginecologo).


COSA DEVE FARE IL DATORE DI LAVORO A SEGUITO DELLA COMUNICAZIONE DA PARTE DELLA LAVORATRICE DEL PROPRIO STATO DI GRAVIDANZA?

Qualora si rilevi che l’attività della lavoratrice sia incompatibile con il suo stato di gravidanza il datore di lavoro provvede a:
allontanarla immediatamente dalle eventuali situazioni di rischio;
assegnarla ad altra mansione compatibile con lo stato di gravidanza, anche modificando temporaneamente le condizioni o l’orario di lavoro, ed informando il Servizio Ispezione della Direzione Provinciale del Lavo ro del provvedimento adottato;
informare il Servizio Ispezione della Direzione Provinciale del Lavoro per l’interdizione al lavoro.


COME SI DEVONO COMPORTARE LAVORATRICE E DATORE DI LAVORO DOPO IL PARTO?

La lavoratrice comunica al datore di lavoro la nascita del figlio e l’intenzione di riprendere il lavoro al termine dei 3 mesi di astensione obbligatoria post partum.
Il datore di lavoro verifica se la mansione lavorativa assegnata alla dipen




dente è tra quelle a rischio per puerperio e allattamento e in questo caso:
verifica la possibilità di assegnare la lavoratrice ad altra mansione com patibile con l’allattamento, anche modificando temporalmente le condi zioni o l’orario di lavoro, informando il Servizio Ispezione della Direzione Provinciale del Lavoro del provvedimento adottato;
qualora le modifiche delle condizioni di lavoro non fossero possibili per motivi organizzativi o altro, informa per iscritto il Servizio Ispezione del la Direzione Provinciale del Lavoro per i provvedimenti di competenza (interdizione al lavoro sino a 7 mesi post partum).

fonte inail

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