Zone Covid 19 Gialla Arancione Rossa

Regole previste per le varie Zone 

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Covid-19, Ordinanza Ministero Salute 4 novembre 2020 "Regioni aree arancione e rossa": Gazzetta Ufficiale n. 276 del 05.11.2020

Regole previste per le varie Zone 

I territori sono stati divisi in tre fasce, verde arancione e rossa, a seconda del loro coefficiente di rischio calcolato su 21 parametri oggettivi. 


Rischio moderato (fascia gialla)

Le limitazioni minime, che si applicano in Abruzzo, Basilicata, Campania, Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Lazio, Liguria, Marche, Molise, Province di Trento e Bolzano, Sardegna, Toscana, Umbria, Veneto, sono le seguenti.

Coprifuoco dalle 22 alle 5 del mattino, fascia oraria in cui si può uscire solo per comprovate esigenze lavorative, di salute o personali, previa autocertificazione. Nelle altre ore della giornata non ci sono obblighi ma è fortemente raccomandato di uscire solo per motivi di necessità, anche se non c’è bisogno di autodichiarazione per spostarsi di giorno.
Chiuse le mostre e i musei, le sale bingo e scommesse. Stop anche a crociere e concorsi pubblici (tranne in sanità) compresi quelli nella scuola (ma le prove del 4 novembre si svolgeranno regolarmente).
Le scuole superiori fanno didattica a distanza, mascherina obbligatoria anche seduti al banco.
Il coefficiente di riempimento massimo dei mezzi di trasporto pubblico locale è al 50%.
Nelle giornate festive e prefestive sono chiuse le medie e grandi strutture di vendita e gli esercizi commerciali presenti all’interno dei centri commerciali e dei mercati, ad eccezione di farmacie, parafarmacie, presidi sanitari, e punti vendita di generi alimentari, tabacchi ed edicole.
I ristoranti, bar, pub, gelaterie, pasticcerie possono lavorare dalle 5 alle 18.00, il consumo al tavolo è consentito per un massimo di quattro persone, l’asporto si può fare fino alle 22, niente limiti alla consegna a domicilio. Dopo le 18 è vietato il consumo di cibi e bevande nei luoghi pubblici e aperti al pubblico, resta consentita senza limiti di orario la ristorazione negli alberghi e in altre strutture ricettive limitatamente ai propri clienti.
Consentite attività sportiva o motoria all’aperto, anche presso aree attrezzate e parchi pubblici, purché nel rispetto della distanza interpersonale di almeno due metri per l’attività sportiva e un metro per ogni altra attività.

Rischio medio (fascia arancione)

Sono in questa zona, caratterizzata dal corone arancione, Puglia e Sicilia. Bar e ristoranti, gelaterie e pasticcerie  resteranno chiusi sempre. Salvi parrucchieri, barbieri e centri estetici. Dovrebbe essere vietato anche spostamenti tra comuni (in un comune diverso da quello di residenza o domicilio), salvo comprovate esigenze di lavoro, studio o salute (anche per portare i figli a scuola).

Rischio alto (fascia rossa)

Nelle zone rosse (Lombardia, Piemonte, Calabria e Valle d’Aosta), divieto totale di spostamenti sia fra le regioni, sia tra comuni (e forse persino all’interno del suo territorio senza un valido motivo). Si potrà svolgere attività motoria solo in prossimità della propria abitazione e con la mascherina. L’attività sportiva si potrà effettuare solo all’aperto e in forma individuale.

Chiusura dei negozi che non vendono beni alimentari o essenziali e di tutta la ristorazione (tranne in autogrill, aeroporti ed ospedali) ma resta consentita quella a domicilio, e fino alle 22 quella con asporto. Restano aperti anche qui parrucchieri e barbieri.

analisi del rischio epidemico

 I 21 indicatori, indicati nel decreto del Ministro della Salute del 30 aprile, fanno parte di un insieme di strumenti che aiutano a comprendere l’andamento dell’epidemia ed il rischio di una trasmissione non controllata e non gestibile in Italia. Dalla settimana dal 4-10 maggio 2020, su base settimanale, questo insieme di indicatori serve a produrre una classificazione del rischio (da molto bassa a molto alta) che tiene anche conto della resilienza dei servizi sanitari.

La raccolta delle informazioni e la classificazione viene realizzata dal Ministero della Salute con il supporto di una cabina di regia che coinvolge l’Istituto Superiore di Sanità e le Regioni/PA. Il frutto di questo lavoro sono report nazionali e regionali condivisi con le autorità sanitarie competenti, con i quali è stata censita l'evoluzione dell'epidemia nel paese, rilevando ad esempio il cambiamento di fase e le accelerazioni nella trasmissione che si sono verificate dalla fine di settembre 2020.

Perché si usano questi indicatori

Si è scelto di utilizzare più indicatori da più flussi informativi perché, soprattutto nelle emergenze, è più alto il rischio che i dati risentano del sovraccarico dei sistemi sanitari e abbiano quindi una completezza e tempestività non ottimale. In epidemiologia, si considera maggiore la solidità di un’analisi quando più fonti di informazione confermano una stessa tendenza (ad esempio la tendenza ad un aumento dei casi).

Come vengono elaborati gli indicatori

Gli indicatori, di cui 16 sono ‘obbligatori’ mentre 5 opzionali, permettono di valutare tre aspetti di interesse per la valutazione del rischio: probabilità di diffusione, impatto e resilienza territoriale.

Una volta raccolti i dati, ognuno dei quali ha delle soglie di ‘allerta’, e verificata la qualità degli stessi, si effettua un’analisi attraverso due algoritmi, uno per la probabilità ed uno per l’impatto. Combinando i risultati di questi in una matrice di rischio (allegata al DM Salute 30 aprile 2020) si calcola  il livello di rischio stesso. Qualora si riscontrino molteplici allerte relative alla resilienza territoriale, il livello di rischio deve essere elevato al livello di rischio immediatamente successivo.

Per ognuno di questi tre aspetti (probabilità, impatto e resilienza) servono molteplici indicatori o criteri aggiuntivi che indichino una criticità per poter alzare il livello di rischio di una regione. Ad esempio per la valutazione di impatto si considera: se negli ultimi cinque giorni ci sono stati casi in persone sopra i 50 anni, se c’è un sovraccarico delle terapie intensive e/o delle aree mediche, se ci sono focolai che coinvolgono persone particolarmente vulnerabili, e non è sufficiente che solo uno di questi parametri per portare ad una valutazione di impatto elevata.

Gli scenari di trasmissione

Ad agosto 2020, con la circolare del Ministero della Salute numero 0027007 sono stati descritti 4 possibili scenari di trasmissione per il periodo autunno-invernale al fine di realizzare attività di preparedness  per rafforzare i servizi sanitari prima di un possibile nuovo aumento dei casi.  Con il documento “Prevenzione e risposta a COVID-19: evoluzione della strategia e pianificazione nella fase di transizione per il periodo autunno-invernale” trasmessa con Circolare del Ministero della Salute num. 0032732 del 12 ottobre 2020 vengono descritti, per ciascuno scenario, i livelli di rischio possibili sulla base del monitoraggio sopra descritto.  A ciascun livello di rischio sono associate indicazioni sulle misure di contenimento e mitigazione raccomandate in base al periodo della stagione autunno-invernale. Questo documento offre una guida alla risposta all’epidemia tenendo conto dei diversi livelli di rischio che si possono verificare nel tempo e contemporaneamente nelle diverse Regioni/PA ed è stato realizzato dal Ministero della Salute e dall’ISS, in collaborazione con il Consiglio Superiore di Sanità, il Dipartimento di Protezione Civile, INAIL, FBK, la Conferenza Stato Regioni,  AREU 118, la struttura commissariale straordinaria per l’attuazione ed il coordinamento delle misure occorrenti per il contenimento ed il contrasto dell’emergenza epidemiologica COVID-19, AIFA, INMI Lazzaro Spallanzani, l’Università Cattolica di Roma e l’Organizzazione Mondiale della Sanità.

Infografica Indicatori analisi del rischio


Fonte: ISS