valori limite e valori di riferimento Sostanze pericolose
VLEP, VLB, VRA, VRB e DNEL/DMEL

Quando si valutano le esposizioni a sostanze pericolose nei luoghi di lavoro, è essenziale confrontare i risultati delle misurazioni con valori di concentrazione definiti e riconosciuti. I valori limite di esposizione professionale (VLEP) indicano il livello massimo tollerabile in ambiente lavorativo, mentre i valori di riferimento (ambientali o biologici) per la popolazione generale permettono di isolare la quota di esposizione attribuibile esclusivamente all’ambiente di lavoro. Questo articolo offre una panoramica dei principali indicatori – VLEP, VLB, VRA, VRB e DNEL/DMEL – e suggerisce l’approccio metodologico per la loro selezione e applicazione nella pratica di monitoraggio.
Valori limite di esposizione professionale (VLEP)
I VLEP, o Occupational Exposure Limit Values (OELVs), rappresentano “il limite della concentrazione media ponderata nel tempo di un agente chimico nell’aria all’interno della zona di respirazione di un lavoratore in relazione ad un determinato periodo di riferimento” (8 ore o 15 minuti per il breve termine) .
Normativa di riferimento: D.lgs. 81/2008 (Titolo IX, art. 222), Direttive UE CAD (98/24/EC) e CMRD (2004/37/EC).
Allegati: elenco iniziale di VLEP per agenti chimici (Allegato XXXVIII) e per agenti CMR categoria 1A/1B (Allegato XLIII) .
Annotazioni: possono indicare “cute” (assorbimento cutaneo) o “sensibilizzazione” (cutanea o respiratoria).
In assenza di VLEP nazionali, si può fare riferimento ai limiti pubblicati a livello europeo o disponibili in banche dati internazionali (es. GESTIS).
Valori limite biologici (VLB)
Il VLB è “il limite della concentrazione del relativo agente, di un suo metabolita, o di un indicatore di effetto, nell’appropriato mezzo biologico” (sangue, urina, aria espirata, ecc.) .
Differenze terminologiche: non va confuso con il BEI® (Biological Exposure Index, ACGIH) o con l’Indicatore Biologico di Esposizione (IBE®), che si riferiscono al biomarcatore e non al suo valore soglia.
Fonti: elenco di VLB obbligatori in Allegato XLIII-BIS del TUSSL; ulteriori valori possono essere tratti da ECHA, SIML e letteratura scientifica.
Il monitoraggio biologico integra quello ambientale, considerando tutte le vie di assorbimento e valutando l’efficacia dei dispositivi di protezione individuale.
Valori di riferimento per la popolazione generale
Valore di riferimento ambientale (VRA)
Il VRA è il livello di concentrazione di una sostanza aerodispersa misurata nell’ambiente esterno, utile per stimare il contributo non lavorativo all’esposizione .
Ricavo dei dati: dalle reti di monitoraggio Arpa o da rilevazioni condotte contestualmente alle misurazioni aziendali.
Scelta del punto di misura: basata sull’analisi territoriale e sulla tipologia di attività.
Valore di riferimento biologico (VRB)
Il VRB definisce il livello di un agente o suo metabolita in una matrice biologica della popolazione generale, per individuare esposizioni anomale nell’ambiente di vita .
Fonti: Società Italiana dei Valori di Riferimento (SIVR).
Applicazioni: valutazione del contributo lavorativo all’esposizione e screening di esposizioni ambientali.
DNEL e DMEL: livelli derivati di non/minimo effetto
Introdotti dal Regolamento REACH, i DNEL (Derived No-Effect Level) e DMEL (Derived Minimal Effect Level) rappresentano, rispettivamente, livelli al di sotto dei quali non si prevedono effetti negativi e livelli che potrebbero causare un effetto minimo .
Distinzione per categoria: diverse DERIVED LEVEL per lavoratori o popolazione generale, per via di esposizione e per tipologia di effetto.
Ruolo pratico: pur avendo metodologie di derivazione differenti dai VLEP, possono costituire riferimenti di supporto in loro assenza.
Approccio metodologico alla scelta dei valori
Identificazione dell’agente: distinguere tra agenti comuni e CMR (cancerogeni, mutageni, riproduttivi).
Ricerca dei valori disponibili: consultare D.lgs. 81/2008, Direttive UE, banche dati (ECHA, GESTIS, SIVR), letteratura.
Definizione del valore di confronto:
VLEP/VLB per conformità normativa e controllo del rischio occupazionale.
VRA/VRB per isolare l’esposizione lavorativa da quella ambientale.
DNEL/DMEL come criterio supplementare, soprattutto per sostanze non ancora regolamentate a livello nazionale.
Verifica del monitoraggio:
Ambientale (UNI EN 689:2018+AC:2019)
Biologico (indicatori dose/effetto)
Interpretazione dei risultati: considerare incertezze di misura, variabilità individuale e potenziali interferenti (fumo, fattori esterni).
Specificità per agenti CMR
Ubiquitari: si applica il confronto con il VRA per identificare i lavoratori “professionalmente esposti”; il monitoraggio può essere ambientale e/o biologico .
Non ubiquitari: si adotta come soglia l’LRM (Limite di Rilevabilità del Metodo); valori superiori all’LRM indicano esposizione professionale .
Per i lavoratori “professionalmente esposti”, il datore di lavoro verifica il livello di esposizione residua rispetto ai VLEP/VLB e lo riporta nel Registro di esposizione ad agenti CMR, nel caso di attivazione della sorveglianza sanitaria.
Fonte:Inail 2025

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