Vaccinazioni SARS-COV-2/COVID-19 Luoghi di Lavoro

Documento tecnico operativo per l’avvio delle vaccinazioni in attuazione delle indicazioni ad interim per la vaccinazione anti-SARS-COV-2/COVID-19 nei luoghi di lavoro

La nuova pubblicazione, elaborata dall’Inail insieme ai Ministeri del Lavoro e della Salute, alla Conferenza delle Regioni e delle Province autonome e alla struttura di supporto alle attività del commissario straordinario per l’emergenza, fornisce criteri di tipo quantitativo e qualitativo per definire le priorità della somministrazione nei luoghi di lavoro.

In riferimento al documento “Indicazioni ad interim per la vaccinazione anti-SARS- CoV-2/COVID-19 nei luoghi di lavoro”, approvato dalla Conferenza delle Regioni e delle Province autonome nella riunione dell’8 aprile 2021 e trasmesso con nota circolare interministeriale 0015126 del 12 aprile 2021, con il presente documento tecnico si intende fornire elementi utili al riscontro dei quesiti posti dalla Conferenza stessa in merito a:

1. definire “puntualmente a partire da quale fase della campagna di vaccinazione (fascia di età) si possa avviare la vaccinazione per le attività economiche e produttive”;

2. definire “altresì quali siano le priorità cui le Regioni devono attenersi: poiché il documento di cui trattasi non indica elementi quantitativi e qualitativi di riferimento ed è pertanto molto probabile che numerosissimi soggetti richiedano alle Regioni di poter avviare attività vaccinali in contesti lavorativi, è imprescindibile che vengano definiti elementi quantitativi (es. numerosità lavoratori/lavoratrici) e qualitativi (es. i settori produttivi a maggior rischio) per evitare che le scelte che ogni regione dovrà fare in relazione alla disponibilità di vaccini possano apparire arbitrarie”.

Relativamente al primo quesito, ferma restando l’indicazione di completare la vaccinazione dei gruppi target per fascia di età e fragilità, previsti dal piano nazionale del Ministero della Salute, approvato con decreto 12 marzo 2021, come richiamata nell’Ordinanza del Commissario Straordinario per l’emergenza COVID-19 n. 6 del 9 aprile
2021, la campagna vaccinale nei luoghi di lavoro potrà avere inizio, compatibilmente con la disponibilità dei vaccini, in concomitanza con l’avvio della vaccinazione dei soggetti di età inferiore a 60 anni. I piani aziendali di adesione saranno inviati alle Aziende sanitarie di riferimento, in coerenza con le Indicazioni ad interim sopra menzionate approvate in data 8 aprile (All.1).

Relativamente al quesito di cui al punto 2, va ricordato che l’intera campagna vaccinale viene attuata secondo principi di priorità finalizzati alla tutela delle persone più vulnerabili al COVID-19 per età e/o stato di salute o per rischio di esposizione al contagio.

Relativamente alla vaccinazione anti-SARS-CoV-2/COVID-19 effettuata in ambiente di lavoro, è opportuno ricordare quanto già richiamato in premessa delle citate Indicazioni ad interim e cioè che essa rappresenta innanzitutto un’iniziativa di sanità pubblica; pertanto la responsabilità generale e la supervisione dell’intero processo rimane in capo al Servizio Sanitario regionale, per il tramite dell’Azienda sanitaria di riferimento. La vaccinazione nei luoghi di lavoro, con la messa a disposizione di personale, materiali e infrastrutture necessarie, concorre al più celere raggiungimento dell’obiettivo della campagna, ovvero vaccinare tutta la popolazione nel minor tempo possibile, secondo principi di efficienza, efficacia e sicurezza, in coerenza con il piano vaccinale nazionale vigente.

Relativamente al criterio quantitativo richiamato nel quesito, si rileva che iniziative atte a permettere la vaccinazione a numeri consistenti di popolazioni lavorative rappresentano un punto qualificante sia in un’ottica di efficienza dell’attuazione della campagna vaccinale che di coinvolgimento e solidarietà di più aziende operanti, ad esempio, in uno stesso sito produttivo e/o su base territoriale. Tali iniziative da un lato facilitano l’accesso di piccole aziende, anche con differenti profili di rischiosità, che più difficilmente potrebbero organizzare punti vaccinali autonomi, e dall’altro semplificano l’organizzazione stessa anche nell’ottica di velocizzare la campagna 

Relativamente al quesito sui criteri qualitativi utili a definire le priorità per l’implementazione delle vaccinazioni nei luoghi di lavoro, si richiamano quattro ambiti valutativi disponibili secondo il principio di tutela di chi è a maggior rischio di contagio da SARS-CoV-2:

I. la classificazione del rischio secondo i parametri di esposizione, prossimità e
aggregazione di cui al Documento tecnico dell’INAIL approvato dal CTS il 9 aprile
2020 e utilizzato per la valutazione del rischio negli ambienti di lavoro secondo la classificazione ATECO¹, anche in relazione all’adozione/rilascio delle misure di mitigazione e contenimento;

II. i dati del monitoraggio delle denunce di infortunio da COVID-19, aggiornate
periodicamente dall’INAIL e disponibili fino al 31 marzo 2021;


III. i dati del monitoraggio epidemiologico, con particolare riferimento all’analisi dei focolai nei contesti produttivi rilevati territorialmente dalle Regioni e Province autonome;

IV. le evidenze scientifiche disponibili in tema di rischio di contagio nei contesti lavorativi, come documentate dalla letteratura scientifica di riferimento.


Fermo restando le analisi specifiche del tessuto produttivo delle singole Regioni e Province autonome e dei dati in loro possesso di cui al punto III, che possono utilmente integrare contesti territoriali più specifici anche nell’ottica del tessuto produttivo, viene di seguito offerta un’analisi di classificazione dei diversi settori lavorativi identificati sulla base della classificazione ATECO con un livello di dettaglio alla seconda cifra.
A tal fine vengono considerati, in maniera integrata, sia l’analisi della richiamata classificazione del rischio INAIL (punto I), nonché i dati assicurativi relativi alle denunce di infortunio da COVID-19 pervenute all’INAIL alla data del 31 marzo 2021 (punto II) che ammontano a 165.528.

Tale analisi combinata del rischio tiene conto, oltre che del modello che ha dimostrato la sua coerenza con i dati assicurativi, anche dell’opportunità di mitigare alcuni limiti dei due sistemi di valutazione. I dati assicurativi, infatti, scontano il limite di una possibile sottostima del dato specifico in alcuni settori non ricompresi nell’assicurazione obbligatoria o oggetto di misure di mitigazione/contenimento della diffusione virale. D’altra parte, la classificazione del rischio di cui al richiamato documento tecnico, nell’obiettivo di ricomprendere tutti i settori produttivi, ha il limite dell’eterogeneità in alcuni casi che possono ricomprendere sub-settori a rischio differente, anche in considerazione dell’utilizzo dello smart working e del contatto con il pubblico. Di tali elementi si è tenuto conto con specifiche note e privilegiando l’attribuzione del rischio indipendentemente se allo stato attuale trattasi di attività in parte o totalmente sospese.

Le tabelle articolate per i diversi settori in ordine alfanumerico secondo la classificazione ATECO e organizzati in tre macro-gruppi (1, 2 e 3 secondo l’ordine di priorità), contengono altresì alcuni settori evidenziati come quelli degli operatori sanitari, dell’istruzione, delle forze dell’ordine e della difesa, già vaccinati o in corso di vaccinazione. Va precisato che in alcuni settori ATECO e specificatamente nel settore O.84 “Amministrazione Pubblica e Difesa”, la vaccinazione è in corso o già effettuata solo per alcune sub categorie più a rischio, come le forze dell’ordine, mentre una parte consistente è decisamente a minor rischio, lavorando ancora oggi prevalentemente in smart working.

Va altresì tenuto in considerazione che l’aggregazione in macro-settori produttivi, quantunque analitica in circa 90 gruppi, può non evidenziare alcune specificità di contesto che possono emergere con l’analisi territoriale dei dati epidemiologici, relativamente ai focolai e allo specifico tessuto produttivo; come già richiamato nelle indicazioni ad interim specifiche, l’implementazione potrà quindi essere contestualizzata territorialmente.

Circa il criterio di priorità per la somministrazione della vaccinazione, in caso di centri vaccinali straordinari a cui affluiscano numeri elevati di lavoratrici e lavoratori anche provenienti da aziende differenti, nella somministrazione potranno essere considerate esigenze organizzative in ottica di efficienza, ispirandosi ad ogni buon fine, al principio di priorità generale rispetto al rischio (ad es. lavoratori a contatto con il pubblico o che operano sul territorio, rispetto a lavoratori prevalentemente in smart working, oppure privilegiando lavoratori fragili ai sensi dell’art. 83 della Legge 77/2020, qualora non ancora vaccinati).

Fonte Inail 2021

SCARICA IL DOCUMENTO INAIL

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PIANO AZIENDALE DI ADESIONE ALLA CAMPAGNA VACCINALE ANTI COVID-19)

Disclaimer:Visto il continuo evolversi della normativa e della conoscenza tecnico scientifica le informazioni contenute in questa pagina potrebbero essere state superate da nuove disposizioni normative e conoscenze medico scientifiche.

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