Stirene: utilizzo industriale esposizione e gestione del rischio nei luoghi di lavoro
Approfondimento inail E Procedure di sicurezza+check list

Lo stirene è una sostanza di grande rilevanza industriale ma dotata di un profilo tossicologico complesso, che coinvolge sistema nervoso, fegato, reni e apparato uditivo, con potenziali effetti a lungo termine e sospetta tossicità riproduttiva. In assenza di un VLEP comunitario vincolante e di limiti nazionali specifici, diventa centrale il ruolo del datore di lavoro e del medico competente nel costruire una strategia integrata di gestione del rischio, che combini:
accurata valutazione dell’esposizione (monitoraggio ambientale e biologico);
misure tecniche e organizzative orientate alla riduzione alla fonte;
impiego corretto e consapevole dei DPI;
sorveglianza sanitaria mirata e programmi di formazione continua.
In questa prospettiva, il documento INAIL rappresenta uno strumento tecnico prezioso per impostare valutazioni di rischio robuste e scientificamente fondate, e per orientare le decisioni aziendali verso livelli di tutela più elevati per i lavoratori esposti a stirene.
1. Inquadramento generale e proprietà della sostanza
Lo stirene (CAS 100-42-5) è un idrocarburo aromatico insaturo (derivato del benzene) caratterizzato da elevata reattività, volatilità e infiammabilità. A temperatura ambiente si presenta come un liquido incolore, dall’odore dolciastro e pungente, con bassa solubilità in acqua e buona solubilità in solventi organici.
Dal punto di vista industriale è una delle sostanze organiche più utilizzate a livello mondiale per la produzione di:
polimeri plastici (polistirene, ABS, SBR);
resine poliestere insature;
plastiche rinforzate con fibra di vetro (vetroresina);
gomma sintetica e altri elastomeri.
I dati ECHA indicano volumi di produzione/commercializzazione in Europa superiori al milione di tonnellate/anno, collocando lo stirene tra le sostanze “high production volume”.
2. Utilizzi e scenari di esposizione occupazionale
L’esposizione professionale avviene prevalentemente in stabilimenti che producono o trasformano materiali a base di stirene, in particolare:
cantieri navali e officine che realizzano scafi, componenti strutturali e accessori in vetroresina (come illustrato nella foto di pagina 1 del documento INAIL, con natante in vetroresina);
industria delle materie plastiche: stampaggio, laminazione, pultrusione, spruzzo di resine poliestere insature;
produzione di gomma sintetica (es. SBR – stirene-butadiene rubber);
produzione polistirene espanso ed estruso per edilizia e imballaggi;
officine di riparazione di manufatti in vetroresina (carrozzerie, piscine, componenti industriali).
Le fasi a maggior rischio sono quelle con operazioni “aperte”, quali laminazione manuale, spruzzo, miscelazione e colata, in cui i vapori possono liberarsi in grande quantità nell’aria.
Le principali vie di esposizione sono:
inalatoria, dominio assoluto nella maggior parte dei processi;
cutanea, in caso di contatto diretto con resine liquide o solventi contenenti stirene, soprattutto in presenza di DPI inadeguati o uso scorretto.
3. Classificazione di pericolo e quadro normativo
3.1 Classificazione CLP
Secondo il Regolamento (CE) n. 1272/2008 (CLP), lo stirene è classificato con le seguenti indicazioni di pericolo principali:
H226 – Liquido e vapori infiammabili
H315 – Provoca irritazione cutanea
H319 – Provoca grave irritazione oculare
H332 – Nocivo se inalato
H372 – Provoca danni agli organi dell’udito in caso di esposizione prolungata o ripetuta (STOT RE 1)
H361d – Sospettato di nuocere al feto (tossico per la riproduzione, categoria 2)
La scheda grafica su pagina 2 del documento riporta i pittogrammi GHS relativi alla infiammabilità, tossicità specifica per organi bersaglio e tossicità riproduttiva.
3.2 Cancerogenicità IARC
L’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC) ha classificato lo stirene nel Gruppo 2A – probabilmente cancerogeno per l’uomo, con prove limitate di cancerogenicità nell’uomo e prove sufficienti negli animali da esperimento.
3.3 Normativa di riferimento in salute e sicurezza
Nel contesto italiano ed europeo, i riferimenti principali sono:
Direttiva 98/24/CE (CAD) sugli agenti chimici e relativo recepimento nel D.Lgs. 81/2008, Titolo IX, Capo I, che impone al datore di lavoro la valutazione del rischio chimico e l’adozione di misure di prevenzione e protezione adeguate;
Regolamento (CE) n. 1272/2008 (CLP) per classificazione, etichettatura ed imballaggio;
Regolamento (CE) n. 1907/2006 (REACH) per registrazione, valutazione e autorizzazione delle sostanze;
Direttiva (UE) 2022/431 che modifica la disciplina sugli agenti cancerogeni e mutageni nei luoghi di lavoro, con possibili implicazioni future qualora lo stirene venisse riclassificato in categoria 1 per la tossicità riproduttiva.
4. Effetti sulla salute ed esiti tossicologici
4.1 Effetti acuti
L’esposizione a concentrazioni elevate di vapori di stirene può determinare:
irritazione delle mucose oculari e delle vie respiratorie superiori;
cefalea, vertigini, senso di ebbrezza;
sonnolenza, disturbi dell’attenzione;
irritazione cutanea (dermatiti da contatto).
Si tratta di un effetto tipico dei solventi organici volatili, con componente narcotica sul sistema nervoso centrale.
4.2 Effetti cronici e organi bersaglio
L’esposizione cronica, anche a basse dosi, è stata associata a:
disturbi del sistema nervoso centrale e periferico (riduzione tempi di reazione, deficit cognitivi, parestesie);
disturbi dell’umore e del sonno;
epatotossicità e nefrotossicità;
alterazioni della percezione sensoriale: riduzione della capacità olfattiva, alterazione della visione dei colori, e soprattutto danno uditivo.
In particolare, studi sull’uomo hanno evidenziato una correlazione tra stress ossidativo indotto da stirene e danno all’amplificatore cocleare, con modifica delle otoemissioni acustiche, specie in presenza di co-esposizione a rumore.
L’evidenza epidemiologica suggerisce inoltre una possibile associazione tra esposizione a stirene e alcuni tumori linfoematopoietici, pur con limiti metodologici che giustificano la classificazione IARC 2A e la necessità di ulteriori studi.
4.3 Tossicità riproduttiva
La classificazione CLP come Repr. 2 (H361d) indica che lo stirene è “sospettato” di nuocere al feto, sulla base di studi su animali e dati limitati nell’uomo. L’eventuale passaggio alla categoria 1, oggi non ancora definito, comporterebbe un rafforzamento significativo degli obblighi prevenzionistici (equiparazione agli agenti cancerogeni/mutageni ai sensi del D.Lgs. 81/2008).
5. Monitoraggio ambientale dell’esposizione
Il monitoraggio ambientale consente di determinare la concentrazione di stirene aerodisperso nell’ambiente di lavoro e di confrontarla con i valori limite di esposizione professionale.
5.1 Tecniche di campionamento e analisi
Le principali metodiche descritte nel documento INAIL includono:
Campionamento diffusivo su carbone attivo:
esposizione di badge diffusivi nella zona di respirazione del lavoratore o in punti rappresentativi dell’ambiente;
desorbimento del carbone con toluene;
analisi tramite gascromatografia (GC) con rivelatore a ionizzazione di fiamma (FID).
GC con spettrometria di massa a triplo quadrupolo (GC-MS/MS), che rappresenta un’alternativa ad alta specificità.
Spettrometria infrarossa FTIR con strumentazione portatile e prelievo estrattivo (metodo NIOSH 3800), che consente la determinazione diretta di stirene in aria senza fase di concentrazione.
La scelta del metodo dipende dagli obiettivi del monitoraggio (screening vs analisi di conferma) e dalle concentrazioni attese.
5.2 Valori limite di esposizione professionale
La direttiva 98/24/CE non fissa un VLEP comunitario vincolante per lo stirene, e l’Italia non ha ancora adottato un limite nazionale specifico; diversi Paesi europei e l’ACGIH hanno invece definito valori limite propri.
La tabella riportata a pagina 2 mostra un’ampia variabilità degli OEL/TLV 8h, che in genere si collocano tra 10 e 100 ppm, con valori di breve termine (15 min) compresi, a seconda del Paese, tra 20 e 250 ppm.
Questa eterogeneità riflette differenti approcci di gestione del rischio e sottolinea l’importanza di adottare, nel DVR, criteri cautelativi e misure tecniche che mirino comunque alla minimizzazione dell’esposizione, anche in assenza di un limite unico vincolante.
6. Monitoraggio biologico
Il monitoraggio biologico misura l’assorbimento complessivo di stirene nell’organismo attraverso la determinazione di biomarcatori in matrici biologiche (soprattutto urina, sangue e, più recentemente, saliva).
6.1 Biomarcatori di esposizione
I metaboliti chiave sono:
Acido mandelico (MA) – principale metabolita urinario;
Acido fenilgliossilico (PGA) – metabolita secondario.
L’ACGIH ha definito un valore BEI® per la somma MA + PGA nelle urine pari a 400 mg/g creatinina a fine turno. Nel sangue, il BEI® per lo stirene tal quale è 0,2 mg/L (fine turno).
La normativa italiana non prevede, al momento, un valore limite biologico (VLB) specifico per lo stirene (l’unico VLB normato è per il piombo e composti inorganici), per cui i BEI® rappresentano un riferimento tecnico non vincolante, ma di grande utilità per il medico competente.
6.2 Matrici biologiche e metodiche analitiche
Urina: matrice di elezione per MA+PGA;
Sangue venoso: per la misura diretta del monomero;
Saliva: matrice emergente, facile da prelevare, minimamente invasiva e adatta anche per studi nella popolazione generale.
Dal punto di vista analitico, il documento segnala:
uso di HPLC-MS/MS con tecnica della diluizione isotopica per migliorare accuratezza e compensare gli effetti di matrice (in particolare soppressione ionica nell’urina);
possibile sovrastima delle concentrazioni quando si impiega HPLC con rivelazione UV, per scarsa specificità;
metodi GC/MS in headspace per determinare stirene e altri solventi in saliva.
6.3 Fattori di confondimento
Il documento INAIL evidenzia diversi elementi che possono alterare l’interpretazione dei risultati del biomonitoraggio:
Fumo di sigaretta: contiene stirene e può determinare livelli misurabili anche nella popolazione generale, con concentrazioni generalmente inferiori a quelle osservate nei lavoratori, ma comunque rilevanti come background;
Co-esposizione ad altre sostanze:
l’acetone, spesso usato in combinazione, può rallentare il metabolismo dello stirene e portare a valori urinari inferiori all’atteso (possibile sottostima dell’esposizione);
MA e PGA sono metaboliti anche dell’etilbenzene, per cui la loro interpretazione deve tener conto di eventuali co-esposizioni;
Polimorfismo genetico degli enzimi che metabolizzano lo stirene, in grado di influenzare significativamente i livelli di metaboliti escreti a parità di dose inalata.
7. Implicazioni per la valutazione del rischio (D.Lgs. 81/2008)
Nella redazione del Documento di Valutazione dei Rischi, lo stirene rientra a pieno titolo negli agenti chimici pericolosi del Titolo IX, Capo I del D.Lgs. 81/2008. Gli elementi fondamentali sono:
Caratterizzazione del pericolo
analisi della classificazione CLP (frasi H, pittogrammi, indicazioni supplementari presenti nelle SDS);
considerazione della possibile cancerogenicità e della tossicità riproduttiva;
valutazione del potenziale ototossico in combinazione con il rischio rumore.
Analisi dell’esposizione
descrizione dei processi e delle condizioni operative (apertura/chiusura del sistema, temperature, volumi impiegati);
stima qualitativa e, ove opportuno, quantitativa tramite monitoraggio ambientale e/o biologico;
identificazione dei gruppi omogenei di lavoratori esposti (operatori laminazione, addetti miscelazione resine, addetti pulizia e manutenzione, ecc.).
Definizione delle misure di prevenzione e protezione
misure tecniche:
sostituzione con resine o sistemi a minor contenuto di stirene dove tecnicamente fattibile;
isolamento o incapsulamento delle fasi a maggiore emissione;
ventilazione generale adeguata e, soprattutto, aspirazione localizzata alla fonte in postazioni di laminazione e spruzzo;
misure organizzative:
riduzione del numero di lavoratori esposti;
limitazione dei tempi di permanenza nelle aree a maggiore concentrazione;
rotazione del personale ed accessi controllati;
DPI:
guanti resistenti ai solventi, tute a protezione chimica dove necessario;
occhiali a mascherina o visiera per prevenire irritazione oculare;
apparecchi di protezione delle vie respiratorie con filtri di tipo A (marrone) per vapori organici, selezionati in funzione delle concentrazioni misurate e delle indicazioni della valutazione del rischio;
protezioni acustiche adeguate in presenza di co-esposizione a rumore, considerata la ototossicità dello stirene.
Sorveglianza sanitaria
valutazione periodica da parte del medico competente con particolare attenzione a:
funzione epatica e renale;
stato neurologico e neurocognitivo;
funzione uditiva e, se necessario, indagini specifiche (es. otoemissioni acustiche) in lavoratori esposti in contemporanea a rumore;
eventuale attivazione di monitoraggio biologico (MA, PGA, stirene ematico) quale supporto alla valutazione complessiva.
Informazione, formazione e addestramento
comunicazione chiara dei rischi legati allo stirene (acutezza degli effetti, potenziali effetti a lungo termine);
formazione sulle corrette modalità d’uso dei DPI, sulle procedure di emergenza e sulle buone pratiche igieniche (no fumo nelle aree di lavoro, lavaggio mani, gestione degli indumenti contaminati).
8. Prospettive e necessità di ricerca
Il documento INAIL sottolinea l’importanza di proseguire le attività di ricerca su:
chiarimento del profilo di tossicità riproduttiva e cancerogenicità;
approfondimento del ruolo dello stress ossidativo e dell’interazione con altri agenti, in particolare rumore e solventi co-presenti;
definizione di valori di riferimento nella popolazione generale tramite studi di biomonitoraggio, per distinguere nettamente la quota di esposizione ambientale da quella strettamente occupazionale;
miglioramento dei metodi analitici per il biomonitoraggio (controllo degli effetti di matrice, impiego sistematico della diluizione isotopica e di matrici alternative come la saliva).
Alla luce della Direttiva (UE) 2022/431, un eventuale inasprimento della classificazione dello stirene potrebbe tradursi in:
obblighi più stringenti di sostituzione e riduzione alla fonte;
limiti di esposizione più severi;
rafforzamento dei programmi di monitoraggio biologico e sorveglianza sanitaria.
Procedure in word e Check List
Elenco delle procedure e delle check-list contenute nel documento in word
Procedura aziendale “Lavorazioni in presenza di stirene”
Procedura quadro che definisce scopo, campo di applicazione, riferimenti normativi, ruoli e responsabilità, descrizione delle attività a rischio, misure tecniche e organizzative, DPI, monitoraggi (ambientale e biologico), sorveglianza sanitaria, formazione e gestione delle emergenze per tutte le lavorazioni che comportano uso di stirene in azienda.Allegato 1 – Istruzione operativa laminazione manuale con resine contenenti stirene
Procedura operativa di dettaglio per la laminazione manuale (rullo/pennello) con resine e gelcoat stirenici: attrezzature, DPI, controlli preliminari, fasi operative (preparazione resina, preparazione stampo, laminazione, fine lavoro), norme igieniche, divieti, gestione anomalie/sversamenti/malesseri e registrazioni da effettuare.Allegato 2 – Istruzione operativa applicazione a spruzzo di resine contenenti stirene in cabina
Procedura specifica per lo spruzzo in cabina di resine, gelcoat e altri prodotti a base di stirene: requisiti di cabine e impianti, preparazione prodotto, posizionamento pezzi e operatori, modalità di spruzzo, gestione post-spruzzo, pulizia attrezzature e cabina, divieti, gestione guasti, sversamenti, malesseri e incendio, con relative registrazioni.Allegato 3 – Scheda di controllo giornaliero sistemi di aspirazione e ventilazione
Check-list strutturata per il controllo quotidiano di ventilazione generale, aspirazioni localizzate e cabine di spruzzo: identificazione impianti, verifiche funzionali (attivazione, flusso, allarmi, odori), registrazione anomalie, valutazione finale di idoneità degli impianti e firme di operatore, preposto e manutentore.Allegato 4 – Check-list stoccaggio e gestione rifiuti contenenti stirene
Check-list completa per depositi di prodotti e rifiuti con stirene: condizioni del locale di stoccaggio, integrità ed etichettatura dei contenitori, bacini di contenimento, movimentazione e travasi, gestione rifiuti solidi e liquidi, documentazione ambientale, formazione degli addetti, anomalie e valutazione finale di conformità (stoccaggio e rifiuti).Allegato 5 – Scheda di emergenza sversamento/incendio di prodotti contenenti stirene
Scheda operativa e di registrazione per emergenze da sversamento o incendio: numeri e contatti di emergenza, istruzioni sintetiche per tutti i lavoratori, azioni specifiche per preposti/addetti (sversamento contenuto o esteso), gestione incendio, gestione malore/intossicazione, registrazione dettagliata dell’evento, danni e rifiuti generati, firme e gestione post-evento.Checklist aziendale – Lavorazioni in presenza di stirene (60 voci)
Check-list trasversale che copre l’intero sistema di gestione del rischio da stirene: organizzazione e DVR, stoccaggio, impianti di aspirazione e cabine, laminazione e spruzzo, travasi e pulizia, gestione rifiuti, DPI, formazione/informazione, monitoraggi, sorveglianza sanitaria, emergenze, igiene personale, documentazione e miglioramento continuo. Ogni voce riporta ambito, contenuto del controllo, frequenza ed esito con spazio per note/azioni correttive.
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