Rischio elettrico nel settore agricolo
L’energia elettrica nel settore agricolo: rischi, prevenzione e gestione dell’emergenza

L’energia elettrica è ormai indispensabile in tutte le attività umane, comprese quelle agricole: pompe per l’irrigazione, celle frigo, impianti di ventilazione, attrezzature per la raccolta, illuminazione, movimentazione di prodotti e mangimi.
Dal documento INAIL emergono alcuni messaggi chiave che possono essere tradotti in indicazioni operative per la gestione del rischio elettrico in agricoltura:
Il rischio elettrico esiste anche quando non si fanno “lavori elettrici”: è sufficiente operare con scale, PLE, bracci, getti irrigui o mezzi in prossimità di infrastrutture in tensione.
Il settore agricolo è particolarmente esposto a contatti accidentali con linee aeree, specie durante potature, raccolte, irrigazione e movimentazione.
Contatto e distanza sono i due concetti cardine:
il contatto con parti in tensione deve essere reso impossibile;
deve sempre essere rispettata una distanza minima, proporzionata al livello di tensione.
Normativa e norme tecniche forniscono valori chiave (distanze minime, altezze delle linee, distanze getti irrigui) che vanno integrati nelle procedure aziendali.
Formazione, informazione e pianificazione sono gli strumenti fondamentali per evitare infortuni gravi e mortali:
sopralluoghi e pianificazione delle attività;
contatto con il distributore in caso di difficoltà nel garantire le distanze;
definizione di procedure chiare per operatori e contoterzisti.
La gestione dell’emergenza deve essere conosciuta da tutti: sapere cosa fare (e cosa non fare) in caso di infortunio elettrico può fare la differenza sulla prognosi.
Nel settore agricolo, però, il rischio elettrico è spesso un rischio “per interferenza”: l’azienda agricola opera in un ambiente attraversato da infrastrutture elettriche (linee aeree, cavi interrati, impianti di terzi) che non dipendono direttamente dall’imprenditore ma con cui le attività possono entrare in contatto, soprattutto durante:
potature e lavori in quota;
raccolte con attrezzature ad asta estensibile;
operazioni di irrigazione con getti a lunga gittata;
scavi e lavorazioni profonde del terreno;
carico/scarico con gru, bracci brandeggianti, coclee, nastri, ecc.
In questi contesti, contatto e distanza insufficiente da parti in tensione possono determinare infortuni anche mortali per folgorazione o per arco elettrico.
2. Il quadro infortunistico: un problema reale, non teorico
I dati Inail riportati nel documento evidenziano come il rischio elettrico in agricoltura non sia marginale:
nel quinquennio 2019–2023 sono stati registrati decine di infortuni con causa elettrica in agricoltura;
il sistema di sorveglianza InforMo (infortuni mortali e gravi) documenta, nel periodo 2002–2021, oltre cinquanta casi gravi o mortali nel settore agricolo legati al rischio elettrico;
tra gli infortuni mortali per contatto elettrico diretto, la maggioranza è collegata al contatto con linee elettriche aeree.
In particolare, dei casi mortali analizzati:
la parte prevalente avviene durante lavori di potatura, sia con piattaforme di lavoro elevabili (PLE), sia da terra con attrezzature estensibili;
alcuni casi si verificano durante operazioni di carico e scarico (gru su autocarro, bracci brandeggianti, coclee);
altri durante raccolte (ad esempio olive o tabacco) per contatto tramite scale metalliche o agevolatori.
I fattori di rischio ricorrenti sono:
sottovalutazione del pericolo elettrico;
mancanza di informazioni specifiche sul rischio elettrico;
carente formazione sulle distanze di sicurezza e sulle procedure in prossimità di linee in tensione;
modalità di lavoro scorrette in quota, in prossimità di linee non disalimentate o non protette;
assenza o inadeguata applicazione delle misure previste dall’art. 83 del d.lgs. 81/2008 (lavori in prossimità di linee elettriche).
3. Capire le infrastrutture elettriche presenti in campagna
Per gestire il rischio elettrico è fondamentale riconoscere le infrastrutture che possono interferire con le attività agricole.
3.1 Reti di bassa tensione (BT)
Tensione tipica: 230/400 V.
Sviluppo lineare: centinaia di migliaia di chilometri.
Tipologia: linee aeree su pali (in genere tra 6 e 12 m dal suolo) e linee interrate.
I conduttori aerei BT oggi sono quasi sempre in cavo isolato; i conduttori “nudi” sono ormai rari, ma ancora presenti in alcune zone rurali o montane.
In ambito urbano i cavi BT sono per lo più interrati, posati a profondità normalmente superiori a 80 cm, segnalati e protetti da idonee protezioni meccaniche.
3.2 Reti di media tensione (MT)
Tensione tipica: da 3 kV fino a 20 kV.
Sviluppo lineare: centinaia di migliaia di chilometri.
Linee aeree su pali o tralicci, in quota variabile (circa 6–20 m), con conduttori:
nudi (senza isolamento solido, montati su isolatori);
oppure in cavo isolato.
Presenti soprattutto in aree rurali e montane; nei centri abitati sono spesso interrate, sempre con posa protetta e segnalata.
3.3 Reti di alta ed altissima tensione (AT/AAT)
Tensioni tipiche: da 132 kV fino a 380 kV.
Linee aeree su grandi tralicci, molto visibili, soprattutto:
lungo ferrovie;
in aree rurali;
nelle periferie urbane.
In ambito urbano, anche in questo caso, i tratti possono essere interrati e adeguatamente protetti.
3.4 Altre infrastrutture da considerare
Oltre agli elettrodotti della rete pubblica, possono costituire sorgenti di rischio:
impianti di produzione (fotovoltaico, eolico, cogeneratori, ecc.);
impianti di illuminazione pubblica;
linee di trazione elettrica (treni, tram, filobus);
impianti privati di aziende, stalle, serre, magazzini.
4. Situazioni tipiche di rischio in ambito agricolo
4.1 Potature, abbattimenti e lavori in quota
Durante potatura, capitozzatura, abbattimenti o taglio rami:
PLE, scale, attrezzi ad asta, motoseghe e rami possono invadere lo spazio aereo delle linee;
il contatto diretto con un conduttore nudo o la distanza insufficiente può generare arco elettrico;
anche i tronchi e i rami tagliati possono oscillare e colpire o avvicinarsi troppo ai conduttori.
4.2 Raccolta con attrezzature metalliche
Nella raccolta (es. olive, tabacco, frutta in generale):
scale metalliche, agevolatori, abbacchiatori, aste telescopiche sono spesso buoni conduttori;
un loro avvicinamento a una linea aerea può portare alla formazione di un arco o a un contatto diretto;
la dinamica di lavoro (movimenti rapidi, gesto ripetitivo, affaticamento) aumenta il rischio di movimenti imprevisti in prossimità della linea.
4.3 Irrigazione con macchine irrigatrici
I getti d’acqua possono costituire un cammino conduttivo, perché l’acqua normalmente contiene sali disciolti che la rendono conduttrice.
Se il getto attraversa o si avvicina troppo a una linea in tensione, può realizzare un pericoloso collegamento elettrico tra la linea e il terreno o le attrezzature.
Questo è particolarmente critico per le linee MT interessate da irrigazione a pioggia, per le quali la normativa tecnica prevede una distanza minima tra conduttori nudi e “vena continua” del getto.
4.4 Scavi e lavorazioni profonde del terreno
Operazioni di scavo oltre i 50 cm di profondità possono intercettare cavi elettrici interrati.
Senza informazioni precise sul tracciato, il rischio di danneggiare un cavo in tensione (con esplosioni di arco e folgorazioni) è concreto.
4.5 Carico, scarico e movimentazione con mezzi
Bracci idraulici, gru su autocarro, coclee brandeggianti e altre attrezzature di movimentazione possono avvicinarsi a linee aeree durante manovre e rotazioni.
Una deviazione minima di traiettoria può abbattere le distanze di sicurezza e causare contatto o arco.
5. Prevenzione: due parole chiave, “contatto” e “distanza”
Il documento insiste su due concetti fondamentali:
il contatto con parti in tensione non deve mai avvenire;
deve essere sempre garantita una distanza di sicurezza rispetto alle linee e alle infrastrutture elettriche.
Per questo è essenziale:
Riconoscere il rischio prima di iniziare il lavoro
esaminare con attenzione l’area di lavoro;
verificare se sono presenti linee aeree o possibili tracciati interrati;
considerare che le linee e gli impianti vanno ritenuti in tensione salvo diversa indicazione formale del gestore.
Valutare lunghezze e movimenti
calcolare non solo la posizione statica della macchina o dell’attrezzo, ma anche:
oscillazioni, innalzamenti, spostamenti laterali, rotazioni;
eventuali rimbalzi o cadute di rami, tronchi, carichi.
Organizzare il lavoro
scegliere attrezzature e modalità operative che mantengano sempre le distanze di sicurezza;
se necessario, programmare la disalimentazione delle linee con il distributore di energia;
informare e formare gli addetti sulle regole di comportamento e sulle distanze minime.
6. Distanze minime e altezze delle linee: i riferimenti essenziali
6.1 Distanze minime da linee non protette (allegato IX d.lgs. 81/2008)
Il Testo Unico sulla sicurezza prevede distanze minime che devono essere sempre rispettate quando si lavora in prossimità di linee elettriche non protette, salvo l’adozione di specifiche misure organizzative/procedurali di protezione.
In sintesi, le distanze minime orizzontali e verticali dalle linee variano in funzione della tensione:
alcune metri per tensioni fino a 1.000 V;
distanze progressivamente maggiori (dell’ordine di alcuni metri fino a oltre 7 m) con l’aumentare della tensione oltre i 30 kV e fino alle linee di altissima tensione.
Queste distanze devono essere considerate:
per macchine agricole (trattori, PLE, carri, gru, ecc.);
per attrezzature (aste, scale, bracci irrigui, ecc.);
per getti d’acqua e altre possibili traiettorie di materiali conduttivi.
6.2 Altezze minime delle linee aeree in conduttori nudi
La normativa tecnica e i decreti di settore stabiliscono le altezze minime delle linee aeree dal suolo, che dipendono dalla tensione e dalla tipologia di linea.
In generale:
per la bassa tensione (400 V) in conduttori nudi sono previsti almeno alcuni metri dal suolo (indicativamente 5 m);
per la media tensione (15–20 kV) l’altezza minima aumenta (almeno circa 6 m);
per la alta tensione (es. 132 kV) e altissima tensione (es. 380 kV) le altezze minime crescono ulteriormente, con valori intorno a 6,3 m e 7,8 m.
Questi valori:
servono al progettista del gestore di rete per garantire un margine di sicurezza strutturale;
non esonerano dall’obbligo, per i datori di lavoro agricoli, di mantenere le distanze operative previste dal d.lgs. 81/2008.
6.3 Distanze per i getti irrigui
Le norme tecniche CEI richiamate nel documento fissano anche distanze minime tra conduttori nudi di MT e i getti irrigui continui (ad esempio, nei sistemi a pioggia):
per le linee di media tensione interessate da irrigazione a pioggia, deve esserci almeno un metro tra i conduttori nudi e la vena continua del getto.
Questa prescrizione si somma alle distanze di sicurezza generali e vale anche per le fasi di installazione e messa in servizio degli impianti di irrigazione.
7. Cosa fare in pratica: pianificazione e gestione delle attività
7.1 Prima di iniziare i lavori
Sopralluogo approfondito dell’area di lavoro, con attenzione particolare a:
linee aeree visibili;
eventuali segnali, cartelli o tracciati che indichino la presenza di cavi interrati;
passaggi di linee lungo confini, strade poderali, fossi, corsi d’acqua.
Verifica con il proprietario del terreno o con il gestore della rete sulla presenza di cavi interrati, soprattutto se si prevedono scavi oltre i 50 cm.
Pianificazione delle distanze: valutare configurazione delle macchine, altezze massime raggiungibili, posizionamento dei mezzi.
7.2 Durante l’esecuzione dei lavori
usare macchine e attrezzature mantenendo sempre le distanze minime dalla linea;
evitare manovre in quota sotto le linee, se non strettamente necessario;
in potatura, organizzare il taglio in modo da prevenire che rami e tronchi cadano sui conduttori;
nell’irrigazione, regolare i getti per evitare qualsiasi avvicinamento alla linea;
vigilare su spostamenti imprevisti causati da vento, pendenze, cedimenti del terreno.
Se non è possibile garantire il rispetto delle distanze di sicurezza:
contattare il distributore di energia elettrica per richiedere la disalimentazione temporanea della linea;
attendere conferma formale di messa fuori servizio prima di iniziare.
7.3 Formazione e informazione degli operatori
È indispensabile che chi lavora in azienda agricola:
conosca i principi base del rischio elettrico;
sappia riconoscere le linee (BT, MT, AT/AAT) e la loro pericolosità;
conosca le distanze minime di sicurezza;
sia istruito sui comportamenti da tenere in caso di emergenza (elettrocuzione, incendio, arco elettrico).
8. Cosa fare in caso di infortunio elettrico
Il documento riporta indicazioni pratiche molto chiare su come gestire un infortunio elettrico, che possono essere sintetizzate nei passaggi principali:
Non toccare mai direttamente l’infortunato se è ancora in contatto con la parte in tensione: si rischia di diventare a propria volta vittime.
Chiamare immediatamente i soccorsi (Numero Unico 112) e mettere il telefono in vivavoce, seguendo le istruzioni dell’operatore.
Non usare acqua per spegnere fiamme su corpo o vestiti della vittima fino a quando non è certa l’interruzione dell’alimentazione elettrica.
Se in sicurezza, valutare coscienza, respiro e circolo:
se il soggetto è cosciente, non spostarlo se si sospettano traumi, monitorarlo fino all’arrivo dei soccorsi;
se non risponde, verificare presenza di respiro e, in assenza di respiro e polso, eseguire massaggio cardiaco esterno se si è in grado, preferibilmente seguendo le istruzioni del 112.
In caso di ustioni, raffreddare la zona con acqua fredda, se possibile, evitando trattamenti improvvisati.
Durante tutta la gestione:
mantenere la calma;
autoproteggersi;
non spostare l’infortunato se non per evitare rischi immediati maggiori;
non somministrare acqua, caffè, alcolici.
È sempre possibile segnalare situazioni di pericolo imminente o guasti:
al servizio clienti del distributore locale di energia elettrica;
al Numero Unico 112, attivo 24 ore su 24 per le emergenze.
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