Procedure Lavori su alberi con funi

istruzioni per l’esecuzione in sicurezza di lavori su alberi con funi

Istruzioni Per L’esecuzione In Sicurezza Di Lavori Su Alberi Con Funi

Nel settore della manutenzione del verde, della potatura, dello smontaggio controllato e degli interventi in chioma, il lavoro su alberi con funi rappresenta una delle attività a maggiore complessità tecnica e a maggiore esposizione al rischio grave. Proprio per questo motivo, il Ministero del Lavoro ha emanato la circolare n. 2 del 13 febbraio 2025, con allegato il documento “Istruzioni per l’esecuzione in sicurezza di lavori su alberi con funi”, che costituisce oggi un riferimento operativo di primo piano per imprese, preposti, operatori e consulenti HSE.

Il documento nasce dall’esigenza di aggiornare le istruzioni del 2016, alla luce del permanere di infortuni frequenti e spesso gravi durante attività di raccolta, potatura e gestione di alberi, anche da parte di operatori esperti. L’aggiornamento ha introdotto modifiche sostanziali soprattutto in materia di sistemi di ancoraggio, sistemi di accesso, casi eccezionali di accesso con una sola fune, oltre a nuove definizioni, indicazioni sui DPI e richiami alla formazione di addetti e preposti.


Il documento non è una semplice linea guida generica. Ha una funzione concreta: specificare le misure di sicurezza per i lavori su alberi con funi, fornire informazioni tecniche per la corretta scelta e il corretto uso di attrezzature e dispositivi di protezione individuale, e individuare anche le procedure di recupero in caso di operatore non più autosufficiente o impossibilitato a muoversi. In altre parole, non riguarda soltanto la fase di accesso e di lavoro in quota, ma anche tutta la logica di pianificazione, sorveglianza, prevenzione e gestione dell’emergenza.

Questo è il punto chiave: un’attività di tree climbing o di accesso e posizionamento mediante funi non può essere gestita in sicurezza affidandosi solo all’esperienza individuale dell’operatore. Serve una procedura operativa aziendale strutturata, coerente con il documento ministeriale, che trasformi i principi tecnici in regole pratiche, istruzioni di cantiere, check-list, controlli e allegati utilizzabili sul campo.

Quando la tecnica con funi è applicabile

Uno degli aspetti più importanti del documento riguarda le condizioni di applicabilità della tecnica. I lavori su alberi con funi non sono una scelta libera o preferenziale da adottare in ogni situazione. Possono essere effettuati solo se le caratteristiche del sito e la struttura della pianta garantiscono condizioni di sicurezza e se ricorre, nell’ordine prioritario previsto, almeno una delle condizioni richiamate: impossibilità di accesso o posizionamento con altre attrezzature come le PLE, impossibilità di utilizzare protezioni collettive, necessità di evitare modifiche sostanziali del sito non accettabili dal punto di vista ambientale, oppure durata limitata dell’intervento.

Questo significa che la procedura aziendale deve sempre prevedere una fase iniziale di valutazione della tecnica adottabile, con evidenza delle ragioni per cui si ricorre al lavoro su fune e non a soluzioni alternative. È un passaggio essenziale anche in ottica DVR, POS, istruzione operativa e vigilanza interna. In alcuni contesti, come nel caso degli alberi monumentali iscritti nell’elenco nazionale, il documento richiama inoltre l’esigenza di imprese specializzate e competenze elevate, sottolineando il valore aggiunto di qualificazioni tecniche specifiche.

I principali rischi richiamati dal documento

Il cuore tecnico del testo è costituito dall’analisi dei pericoli principali e delle corrispondenti misure di prevenzione e protezione. Il primo e più rilevante è la caduta dall’alto, che può derivare dal cedimento della pianta o di sue parti, dal cedimento dei punti di ancoraggio, oppure dal taglio accidentale delle funi o di altri componenti tessili durante le operazioni con utensili da taglio. Il documento richiama espressamente anche i rischi connessi alla forza d’arresto, all’effetto pendolo e alla sindrome da sospensione, sottolineando che quest’ultima può evolvere in tempi molto rapidi e richiede un intervento di soccorso immediato.

Accanto alla caduta dall’alto, il documento pone grande attenzione al contatto non intenzionale con linee elettriche, rischio particolarmente critico quando la chioma è prossima a linee o impianti con parti attive non protette. Viene richiamato il rispetto delle distanze minime di sicurezza dell’allegato IX del D.Lgs. 81/2008 e si chiarisce che, se tali distanze non possono essere rispettate, occorre accordarsi con il gestore per la messa fuori tensione e la messa in sicurezza del tratto interessato.

Il testo affronta poi altri rischi molto concreti e spesso sottovalutati: il contatto con attrezzature da taglio, le condizioni meteorologiche sfavorevoli, la presenza di insetti o animali pericolosi, la caduta di oggetti dall’alto e le difficoltà di comunicazione tra operatori a terra e in quota. Non si tratta di elementi accessori, ma di fattori che devono essere tradotti in prescrizioni operative puntuali all’interno della procedura aziendale.

Perché una procedura operativa è indispensabile

Il documento ministeriale è molto chiaro: la sicurezza nei lavori su alberi con funi si costruisce soprattutto attraverso procedure di lavoro ben definite. La procedura operativa non è un allegato formale da tenere in archivio, ma uno strumento organizzativo che serve a stabilire chi fa cosa, con quali attrezzature, con quali controlli, con quali criteri di accesso, con quali modalità di comunicazione e con quale piano di emergenza.

Una procedura ben scritta consente di:

  • standardizzare le fasi operative;

  • ridurre gli errori decisionali in quota;

  • rendere verificabili i controlli preliminari;

  • definire ruoli e responsabilità;

  • migliorare la risposta alle emergenze;

  • documentare l’organizzazione del lavoro anche ai fini della vigilanza e della tracciabilità interna.

In questo senso, il documento e le procedure si completano a vicenda: il primo fornisce il quadro tecnico-regolatorio, le seconde trasformano quel quadro in comportamento organizzato, controllabile e ripetibile.

La struttura logica delle procedure operative

Le istruzioni ministeriali individuano una vera e propria sequenza metodologica delle attività. La procedura aziendale dovrebbe riprenderla in modo coerente, articolandola almeno nelle seguenti macrofasi: organizzazione dell’area di lavoro, ispezione visiva dell’albero e dell’area circostante, accesso in quota, spostamento in chioma, taglio in quota, gestione delle emergenze. Questa scansione riflette esattamente la struttura del documento ufficiale e consente di costruire un modello realmente allineato alle indicazioni ministeriali.

1. Organizzazione dell’area di lavoro

La prima parte della procedura deve disciplinare l’allestimento dell’area di intervento. Il documento prevede la limitazione dell’accesso ai non autorizzati, la delimitazione del perimetro, l’individuazione della zona di pericolo per la caduta di oggetti, la definizione delle aree di deposito per attrezzature e materiale di risulta, la disponibilità di cassetta di pronto soccorso o pacchetto di medicazione, la verifica delle interferenze esterne e la pianificazione delle misure di emergenza. La zona di pericolo collegata alla caduta di oggetti può essere identificata, come criterio generale, con un’area avente diametro almeno pari a 1,5 volte la proiezione a terra della chioma, con eventuale incremento in funzione dell’altezza dell’albero e della valutazione del rischio.

In questa fase la procedura deve anche definire la comunicazione tra quota e terra, che deve essere chiara, condivisa e collaudata prima dell’inizio dei lavori, anche mediante sistemi audio indiretti quando la comunicazione diretta non è sufficiente. Il documento richiede inoltre che la squadra di lavoro sia organizzata almeno con un preposto adeguatamente formato, un lavoratore a terra con specifici compiti di controllo e supporto, e un operatore formato per il recupero in quota in caso di emergenza.

2. Ispezione visiva dell’albero e dell’area circostante

La seconda fase è decisiva. Il documento sottolinea che prima di salire è essenziale un’ispezione visiva approfondita della pianta e del contesto. Devono essere valutati difetti strutturali, cavità, danneggiamenti dell’apparato radicale, stato fisiologico, presenza di funghi agenti di carie, ferite, cortecce incluse, condizioni del terreno, danni da fulmine, torsioni, legno degradato, sbrancamenti, insetti o altri animali. Deve essere valutata anche l’area circostante, soprattutto in contesti urbanizzati, per individuare infrastrutture, sottoservizi, scavi, pavimentazioni e altri elementi che possono aver inciso sulla stabilità o interferire con le operazioni.

Per questo motivo, una buona procedura deve essere affiancata da un allegato di ispezione albero/area/ancoraggi, cioè una scheda di campo che costringa operatore e preposto a registrare in modo sistematico gli esiti della verifica preliminare.

3. Accesso in quota

Il documento specifica che, in conformità all’art. 116 del D.Lgs. 81/2008, i lavori mediante funi devono essere sorvegliati continuamente e l’accesso in quota deve essere effettuato prevedendo almeno due funi ancorate separatamente, una fune di lavoro e una fune di sicurezza, con colori diversi. L’imbracatura deve essere collegata alla fune di lavoro tramite meccanismi sicuri di salita e discesa con sistema autobloccante, e alla fune di sicurezza tramite dispositivo mobile anticaduta. Le due funi devono essere ancorate separatamente, parallelamente e senza ostacoli tra loro.

Il documento entra poi nel merito della valutazione del sistema di accesso, della valutazione degli ancoraggi e dell’installazione del sistema, distinguendo le varie modalità operative: ancoraggio a strozzo diretto, ancoraggio con dispositivo a strozzo, ancoraggio passante, ancoraggio alla base dell’albero con rinvio in alto e ancoraggio svincolabile. Prevede anche casi eccezionali, da dichiarare, valutare e documentare nel programma dei lavori, nei quali può essere configurata una soluzione con un solo braccio ascendente della fune, ma con forti limitazioni e senza uso di utensili da taglio durante la fase di accesso.

Qui emerge un altro elemento centrale: la procedura aziendale deve imporre la documentazione preventiva della scelta del sistema di accesso e degli ancoraggi. Non basta che il preposto “decida sul posto”: serve un programma dei lavori che lo espliciti.

4. Spostamento in chioma

Lo spostamento in chioma è descritto come una delle fasi più delicate, perché la movimentazione laterale, la mancanza di tirante d’aria, gli incastri delle funi e l’effetto pendolo possono rendere più pericoloso l’uso indiscriminato dei sistemi standard di arresto caduta. Il documento chiarisce che esistono circostanze eccezionali nelle quali l’uso della sola fune di lavoro può essere consentito, purché ciò sia dichiarato, valutato e documentato nel programma dei lavori e sia comunque garantito un livello equivalente di sicurezza tramite meccanismi sicuri, fune di emergenza sempre disponibile, prevenzione dell’effetto pendolo e divieto di utilizzare attrezzature da taglio durante gli spostamenti senza adeguato posizionamento supplementare.

Questo passaggio è di grande rilievo pratico, perché impone che la procedura non sia rigida in modo astratto, ma abbastanza tecnica da distinguere tra regola generale e casi eccezionali, sempre però entro una logica di tracciabilità, motivazione e controllo.

5. Taglio in quota

La fase di taglio deve essere disciplinata con precisione. Il documento prevede che ogni operazione che comporti caduta al suolo di materiale di risulta sia comunicata dal lavoratore in quota a quello o quelli a terra. Durante l’uso di attrezzature da taglio, il posizionamento del lavoratore deve essere realizzato mediante due sistemi ancorati separatamente a parti della pianta, ad esempio fune di lavoro e fune di sicurezza, fune di lavoro e cordino di posizionamento, oppure due funi di lavoro. Il cordino di posizionamento serve a fornire seconda sicurezza, maggiore stabilità e controllo dell’effetto pendolo. Deve inoltre essere sempre garantita una fune di emergenza efficace per altezza e collocazione.

Per essere realmente utile, una procedura aziendale deve tradurre questi principi in regole chiare: divieto di taglio senza doppio sistema di protezione, obbligo di avviso a terra, area di caduta sgombra, controllo preventivo delle funi rispetto agli utensili, uso di attrezzature coerenti con la fase di lavoro.

6. Gestione delle emergenze

La parte emergenziale è una delle più importanti dell’intero documento. Le misure di emergenza devono essere previste già in fase di programmazione dei lavori. Tutti gli addetti ai sistemi di lavoro su fune devono essere formati, addestrati e dotati di attrezzature e DPI idonei a gestire il soccorso. Deve essere disponibile un mezzo di comunicazione efficace per l’attivazione del Servizio Sanitario Nazionale, con procedure adeguate anche in caso di assenza di copertura telefonica. Inoltre, deve essere presente un operatore adeguatamente formato ed equipaggiato per il recupero dell’infortunato.

Il documento dettaglia anche le fasi del salvataggio: analisi dello scenario, attivazione dei soccorsi, verifica del materiale pericolante e della fune di emergenza, accesso dell’operatore soccorritore, progressione, raggiungimento dell’infortunato, collegamento all’imbracatura nel punto previsto dal fabbricante, eventuale svincolo, eventuale ridirezionamento per evitare il pendolo e discesa a terra.

Da qui deriva la necessità di allegare alla procedura un programma lavori/piano emergenza, nonché una scheda ruoli e contatti con localizzazione precisa del sito, recapiti utili e modalità di attivazione del soccorso.

Il ruolo dei DPI e delle attrezzature

Un altro asse fondamentale del documento riguarda la scelta e l’uso di DPI e attrezzature di lavoro. I DPI devono essere conformi al Regolamento UE 2016/425, adeguati ai rischi, alle condizioni del luogo di lavoro, compatibili tra loro e gestiti secondo le istruzioni del fabbricante. Il documento elenca i principali DPI per l’accesso e il posizionamento su alberi: imbracature, cinture e cordini di posizionamento, connettori, funi, pulegge, regolatori di fune, ancoraggi, casco con sottogola e resistenza agli urti laterali, oltre a visiera e cuffie. Richiama inoltre i DPI antitaglio, tra cui calzature, pantaloni e protezioni per gli arti.

Sul fronte delle attrezzature, il testo richiama motoseghe per potatura, motoseghe per lavori forestali, segacci, segacci telescopici, potatori, mini-potatori e forbici/svettatoi, insistendo sul fatto che la scelta delle attrezzature deve essere coerente con l’intervento, le competenze dell’operatore e le caratteristiche del dispositivo, come ergonomia, peso, potenza e rumore. Particolarmente importante il richiamo all’uso corretto della motosega da potatura, che deve essere usata con entrambe le mani e non è idonea ad abbattimento e sezionatura.

Questo implica che una procedura operativa completa non può limitarsi a dire “usare i DPI previsti”, ma deve essere accompagnata da allegati di controllo DPI/attrezzature, con verifica di integrità, conformità, stato manutentivo e idoneità prima dell’uso.

La formazione come requisito sostanziale

Il documento si chiude richiamando la formazione e le competenze. Per gli operatori di tree climbing occorre fare riferimento all’allegato XXI del D.Lgs. 81/2008, con percorsi formativi distinti per addetti e preposti. Gli operatori devono conoscere l’albero, le modalità di accesso e posizionamento, il lavoro in chioma, il salvataggio, l’uso delle attrezzature e le tecniche di smontaggio o abbattimento controllato. I preposti, oltre a ciò, devono possedere competenze sulla scelta e sulle modalità di ancoraggio e sulla gestione delle emergenze.

Da un punto di vista organizzativo, questo rende opportuno inserire tra gli allegati anche una matrice formazione/competenze/autorizzazioni, utile a verificare chi è abilitato a svolgere quali attività e con quale ruolo.

Il valore degli allegati operativi

Un documento procedurale è realmente efficace solo se accompagnato da allegati operativi semplici, chiari e utilizzabili in cantiere. In questo caso, gli allegati hanno la funzione di rendere verificabili e documentate le prescrizioni del testo principale. Una check-list pre-avvio cantiere serve a confermare delimitazioni, squadre, dotazioni, interferenze e condizioni generali. Una scheda ispezione albero/area/ancoraggi consente di registrare difetti, interferenze e idoneità dei punti di ancoraggio. Un programma lavori e piano di emergenza permette di documentare la tecnica scelta, le modalità di accesso, i ruoli, le comunicazioni e il recupero. Una scheda controllo DPI/attrezzature rende tracciabile la verifica pre-uso. Una tabella segnali/comunicazioni standardizza il linguaggio operativo della squadra. Una matrice competenze/autorizzazioni rende evidente l’idoneità del personale coinvolto. Tutti questi strumenti sono perfettamente coerenti con l’impostazione del documento ministeriale.

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