La colpa del datore di lavoro nello scenario del Covid-19

rapporto tra diritto e scienza ed il governo dei rischi sul lavoro in contesti di incertezza scientifica

La pandemia relativa al nuovo coronavirus è destinata a “riproporre tematiche in parte già note che riguardano il rapporto tra diritto e scienza ed il governo dei rischi sul lavoro in contesti di incertezza scientifica”.

Nell’attuale emergenza COVID-19 a partire dal 4 maggio 2020 si è potuto assistere ad una graduale ripresa delle attività produttive nel “rispetto di regole di profilassi che permetteranno alle autorità di tenere sotto controllo la curva epidemiologica”, regole incorporate in “protocolli” regionali, interregionali e nazionali”.

E l’art. 1, comma 15, del d.l. n. 33/2020 stabilisce che “il mancato rispetto dei contenuti dei protocolli o delle linee guida, regionali, o, in assenza, nazionali … che non assicuri adeguati livelli di protezione determina la sospensione dell’attività fino al ripristino delle condizioni di sicurezza”. È tuttavia importante “comprendere quale ruolo i protocolli possono rivestire in sede di valutazione della ‘colpa’ del datore di lavoro, la quale, tradizionalmente, consiste nella distanza tra il comportamento concretamente adottato e quello prescritto da una regola cautelare scritta (c.d. colpa specifica) o non scritta (cd. colpa generica) che consente di prevedere e prevenire ragioni di danno per il lavoratore (artt. 2087 c.c. e 43 c.p.)”. 

A presentare in questi termini la questione della valutazione della eventuale “colpa” del datore di lavoro è un saggio pubblicato su “Diritto della sicurezza sul lavoro”, rivista dell'Osservatorio Olympus e pubblicazione semestrale dell' Università degli Studi di Urbino.
 

Il saggio, dal titolo “La colpa del datore di lavoro nello scenario del Covid-19” e a cura di Sabato Rozza (Dottorando di ricerca in Diritto del lavoro – Università di Roma “La Sapienza”), ricorda che la colpa va ravvisata nella “distanza tra il comportamento concretamente adottato e quello prescritto dalle regole cautelari suggerite nei protocolli regionali, interregionali e nazionali di cui all’art. 29 bis del d.l. n. 23/2020”. Tuttavia – come indicato nell’abstract del contributo - il “carattere elastico ed aperto delle cautele suggerite dai protocolli non esclude la responsabilità del datore di lavoro anche per violazione di regole non scritte di diligenza, prudenza e perizia”.


Università di Urbino Carlo Bo, Osservatorio Olympus, Diritto della sicurezza sul lavoro, “ La colpa del datore di lavoro nello scenario del Covid-19”, a cura di Sabato Rozza - Dottorando di ricerca in Diritto del lavoro – Università di Roma “

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