INDICE DI THOM RISCHIO CALORE WEB APP

Indice di Thom valutazione preliminare del rischio calore per lavoratori all’aperto 

INDICE DI THOM RISCHIO CALORE WEB APP

L’Indice di Thom, noto anche come Discomfort Index o DI, è un indicatore microclimatico sintetico utilizzato per stimare il disagio fisiologico provocato dalla combinazione tra temperatura dell’aria e umidità. È particolarmente noto nelle applicazioni meteorologiche, climatologiche e di prevenzione del disagio caldo-umido estivo.

Nel contesto della salute e sicurezza sul lavoro, l’Indice di Thom può essere impiegato come strumento preliminare di screening per individuare giornate, fasce orarie o condizioni ambientali potenzialmente critiche per i lavoratori che svolgono attività all’aperto, ad esempio in edilizia, agricoltura, manutenzione stradale, logistica esterna, cantieri, verde pubblico, stabilimenti industriali con lavorazioni outdoor e attività di sorveglianza o movimentazione in piazzali.

È però fondamentale precisare che l’Indice di Thom non è un metodo normativo completo di valutazione dello stress termico occupazionale. Non sostituisce gli indici tecnici più specifici per gli ambienti severi caldi, come il WBGT previsto dalla UNI EN ISO 7243 o il metodo PHS – Predicted Heat Strain previsto dalla UNI EN ISO 7933. Il suo valore principale è quello di fornire una lettura semplice, rapida e comprensibile del disagio caldo-umido, utile per attivare livelli di attenzione, misure organizzative preventive e approfondimenti tecnici.

L’Indice di Thom è un metodo semplice, rapido e facilmente comprensibile per stimare il disagio caldo-umido. Calcola un valore numerico partendo dalla temperatura di bulbo asciutto e dalla temperatura di bulbo umido, restituendo una classificazione indicativa della severità della condizione ambientale.

Per i lavoratori all’aperto può essere molto utile come strumento di allerta preliminare, soprattutto nella gestione quotidiana delle ondate di calore e nella pianificazione delle attività stagionali. Può supportare il datore di lavoro, il RSPP, il preposto e il medico competente nell’individuare condizioni che richiedono attenzione, informazione, pause, idratazione, ombra, rotazioni e riduzione dell’esposizione.

Tuttavia, il metodo ha limiti rilevanti: non considera metabolismo, radiazione solare, vento, abbigliamento, DPI, acclimatamento, durata dell’esposizione, condizioni individuali e organizzazione del lavoro. Per questo motivo non deve essere utilizzato come unico criterio di valutazione del rischio calore nei luoghi di lavoro.

La corretta applicazione in ambito HSE è quindi la seguente: Indice di Thom come screening preliminare; WBGT e PHS come metodi tecnici di approfondimento; procedure aziendali, misure preventive e sorveglianza come strumenti essenziali di gestione del rischio reale.

Che cosa calcola l’Indice di Thom

L’Indice di Thom calcola un valore numerico sintetico che rappresenta il disagio termico percepito in condizioni caldo-umide.

Il metodo combina due grandezze:

  • la temperatura di bulbo asciutto, cioè la temperatura dell’aria misurata normalmente da un termometro schermato;
  • la temperatura di bulbo umido, che tiene conto dell’effetto dell’umidità e della capacità dell’aria di favorire l’evaporazione del sudore.

Il risultato finale è un numero, espresso in gradi convenzionali dell’indice, che consente di classificare la condizione ambientale in livelli crescenti di disagio o rischio potenziale.

In termini pratici, l’indice risponde alla domanda:

“Quanto è critica, dal punto di vista del disagio caldo-umido, la combinazione tra temperatura dell’aria e umidità presente nell’ambiente?”

Per un lavoratore all’aperto, questo dato può aiutare a capire se una determinata condizione climatica richiede:

  • semplice monitoraggio;
  • informazione ai lavoratori;
  • aumento delle pause;
  • disponibilità rafforzata di acqua;
  • riduzione dei carichi di lavoro;
  • riprogrammazione delle attività più gravose;
  • sospensione o rinvio di lavorazioni particolarmente pesanti nelle ore più calde;
  • approfondimento con metodi più completi come WBGT o PHS.

Formula di calcolo

La formula comunemente utilizzata dell’Indice di Thom è:

DI = 0,4 × (Ta + Tw) + 4,8

dove:

  • DI = Indice di Thom o Discomfort Index;
  • Ta = temperatura di bulbo asciutto, espressa in °C;
  • Tw = temperatura di bulbo umido, espressa in °C;
  • 0,4 = coefficiente moltiplicativo della media ponderata semplificata;
  • 4,8 = costante di aggiustamento dell’indice.

La formula è lineare e di facile applicazione. Il valore aumenta quando aumenta la temperatura dell’aria e aumenta anche quando cresce la temperatura di bulbo umido, cioè quando l’umidità rende meno efficiente il raffreddamento corporeo tramite evaporazione del sudore.

Significato dei parametri utilizzati

Temperatura di bulbo asciutto

La temperatura di bulbo asciutto, indicata con Ta, è la temperatura dell’aria misurata con un termometro ordinario, preferibilmente schermato dalla radiazione solare diretta e collocato in condizioni rappresentative dell’area di lavoro.

Nel caso di lavoratori all’aperto, la misura deve essere coerente con il luogo reale di esposizione. Non è sufficiente utilizzare automaticamente il dato meteorologico cittadino se il cantiere o il luogo di lavoro presenta condizioni diverse, ad esempio:

  • superfici asfaltate o cementate che accumulano calore;
  • assenza di ombra;
  • aree schermate dal vento;
  • presenza di macchinari, motori, coperture metalliche o superfici radianti;
  • lavorazioni in scavi, piazzali, coperture, tetti o ambienti semi-confinati.

Temperatura di bulbo umido

La temperatura di bulbo umido, indicata con Tw, è una temperatura che tiene conto dell’umidità dell’aria e dell’effetto evaporativo.

Quando l’aria è secca, l’evaporazione è più efficace e la temperatura di bulbo umido è sensibilmente più bassa della temperatura dell’aria. Quando l’aria è molto umida, l’evaporazione è meno efficace e la temperatura di bulbo umido si avvicina alla temperatura di bulbo asciutto.

Questo aspetto è importante perché il corpo umano dissipa calore anche attraverso la sudorazione. Se l’umidità è elevata, il sudore evapora con maggiore difficoltà e il raffreddamento corporeo diventa meno efficiente. Per questo motivo due giornate con la stessa temperatura dell’aria possono generare livelli di disagio molto diversi in funzione dell’umidità.

Come ottenere la temperatura di bulbo umido

La temperatura di bulbo umido può essere ottenuta in diversi modi:

  • mediante strumentazione microclimatica dedicata;
  • tramite psicrometro;
  • tramite centraline meteorologiche evolute;
  • mediante calcolo a partire da temperatura dell’aria, umidità relativa e pressione atmosferica;
  • tramite tabelle psicrometriche;
  • tramite software o fogli di calcolo che stimano Tw partendo da Ta e umidità relativa.

In una procedura aziendale semplificata, quando non si dispone direttamente della temperatura di bulbo umido, è possibile stimarla partendo da:

  • temperatura dell’aria;
  • umidità relativa;
  • pressione atmosferica, se disponibile;
  • quota altimetrica, se rilevante.

Tuttavia, per una valutazione professionale del rischio microclimatico, specialmente in presenza di condizioni critiche, la stima indiretta deve essere usata con cautela. Quando il rischio risulta significativo, è preferibile utilizzare strumenti idonei e metodi tecnici più completi.

Procedura pratica di calcolo

La procedura operativa per calcolare l’Indice di Thom può essere articolata nei seguenti passaggi.

1. Individuare l’area di lavoro

Prima di calcolare l’indice occorre definire con precisione l’area o le aree di esposizione. Per i lavoratori all’aperto possono esistere differenze importanti tra:

  • zone esposte al sole;
  • zone in ombra;
  • aree asfaltate;
  • aree verdi;
  • tetti e coperture;
  • piazzali industriali;
  • cantieri edili;
  • aree vicino a macchine o impianti;
  • postazioni mobili;
  • percorsi di movimentazione manuale;
  • aree con scarsa ventilazione naturale.

L’indice deve riferirsi alla condizione realmente rappresentativa dell’esposizione lavorativa.

2. Definire il momento della valutazione

Il rischio calore varia durante la giornata. Per questo motivo è opportuno calcolare l’indice almeno nelle fasce più critiche, normalmente:

  • tarda mattina;
  • primo pomeriggio;
  • ore di massimo irraggiamento;
  • momenti in cui sono previste lavorazioni fisicamente impegnative.

Per attività continuative o stagionali è utile valutare anche l’andamento giornaliero e previsionale, in modo da programmare misure preventive prima dell’esposizione.

3. Rilevare o acquisire la temperatura di bulbo asciutto

Si rileva la temperatura dell’aria in °C. La misura dovrebbe essere effettuata in modo rappresentativo, evitando errori dovuti a termometri esposti direttamente al sole o collocati su superfici surriscaldate.

4. Rilevare o stimare la temperatura di bulbo umido

Si rileva o si calcola la temperatura di bulbo umido. Questo parametro è essenziale perché incorpora l’effetto dell’umidità sulla capacità del corpo di disperdere calore.

5. Applicare la formula

Si sommano temperatura di bulbo asciutto e temperatura di bulbo umido:

Ta + Tw

Il risultato viene moltiplicato per 0,4:

0,4 × (Ta + Tw)

Infine si aggiunge la costante 4,8:

DI = 0,4 × (Ta + Tw) + 4,8

6. Interpretare il risultato

Il valore finale viene confrontato con classi interpretative di disagio caldo-umido. Le classi possono variare leggermente in funzione della fonte o della procedura adottata, ma in generale il significato è progressivo: più alto è il valore dell’indice, maggiore è il disagio termico e maggiore deve essere il livello di attenzione organizzativa.

Esempio di calcolo

Si consideri una squadra di lavoratori all’aperto impegnata in attività di manutenzione in un piazzale.

Dati ambientali:

  • temperatura di bulbo asciutto: 34 °C;
  • temperatura di bulbo umido: 25 °C.

Applicazione della formula:

DI = 0,4 × (34 + 25) + 4,8

DI = 0,4 × 59 + 4,8

DI = 23,6 + 4,8

DI = 28,4

Il valore ottenuto è 28,4.

Un valore di questo tipo indica una condizione caldo-umida significativa, nella quale una parte rilevante dei soggetti può manifestare disagio e nella quale, per lavoratori impegnati in attività fisiche, è opportuno attivare misure preventive. In ambito lavorativo non ci si deve limitare al numero dell’indice, ma occorre valutare anche il carico metabolico, la durata dell’esposizione, l’irraggiamento solare, l’abbigliamento, l’acclimatamento e le condizioni individuali.

Interpretazione dei risultati finali

Il risultato dell’Indice di Thom può essere trasformato in una classificazione qualitativa. Una classificazione operativa comunemente utilizzabile in ambito preventivo può essere la seguente:

  • DI inferiore a 21: condizione generalmente compatibile con assenza di disagio caldo-umido significativo;
  • DI tra 21 e 24: disagio lieve o moderato, con possibile fastidio nei soggetti più sensibili;
  • DI tra 24 e 27: disagio percepibile da una quota significativa di persone; attenzione per lavorazioni fisiche e prolungate;
  • DI tra 27 e 29: disagio elevato; probabile affaticamento in caso di attività fisica, esposizione al sole o abbigliamento non traspirante;
  • DI tra 29 e 32: disagio molto elevato; necessarie misure organizzative, pause, ombra, idratazione e rivalutazione delle attività gravose;
  • DI superiore a 32: condizione critica o potenzialmente pericolosa; richiede valutazione approfondita e misure incisive di prevenzione, fino alla riprogrammazione o sospensione delle attività più esposte.

Queste soglie devono essere utilizzate come criteri di orientamento e non come limiti normativi rigidi. In ambito lavorativo, il passaggio da una classe all’altra deve essere interpretato insieme ai fattori specifici dell’attività.

Che cosa produce il metodo come risultato finale

Una procedura aziendale basata sull’Indice di Thom può produrre i seguenti risultati finali:

  • valore numerico dell’Indice di Thom;
  • livello qualitativo di disagio caldo-umido;
  • classe di attenzione o criticità;
  • indicazione della necessità di misure preventive;
  • suggerimento di eventuale approfondimento con WBGT o PHS;
  • indicazione delle fasce orarie più critiche;
  • confronto tra diverse giornate, reparti, cantieri o postazioni;
  • supporto alla programmazione del lavoro all’aperto;
  • supporto alla redazione di procedure aziendali per rischio calore.

Per una web app o un foglio di calcolo, l’output finale può essere strutturato in questo modo:

  • Dati di input: temperatura aria, temperatura bulbo umido o umidità relativa, data, ora, luogo, mansione, attività, esposizione al sole, presenza di ombra.
  • Calcolo: applicazione della formula DI = 0,4 × (Ta + Tw) + 4,8.
  • Risultato numerico: valore dell’indice.
  • Classe di disagio: livello basso, moderato, elevato, molto elevato o critico.
  • Esito operativo: monitoraggio, prevenzione ordinaria, prevenzione rafforzata, approfondimento tecnico, possibile sospensione o riprogrammazione.
  • Misure consigliate: acqua, pause, ombra, rotazione, informazione, sorveglianza, riduzione dello sforzo fisico, modifica degli orari.
  • Avvertenza tecnica: l’indice non sostituisce la valutazione completa del rischio microclimatico.

Applicazione ai lavoratori all’aperto

L’Indice di Thom è particolarmente utile per i lavoratori all’aperto perché consente una lettura immediata del disagio da caldo umido. Può essere utilizzato in una procedura aziendale per:

  • pianificare le lavorazioni nelle ore meno calde;
  • stabilire livelli di allerta giornalieri;
  • programmare pause più frequenti;
  • valutare la necessità di zone d’ombra;
  • predisporre acqua fresca e punti di ristoro;
  • informare preposti e lavoratori;
  • attivare misure per lavoratori non acclimatati;
  • individuare mansioni più esposte;
  • confrontare condizioni tra giornate diverse;
  • supportare l’aggiornamento del DVR e delle procedure operative.

Esempi di attività nelle quali l’indice può essere utile come screening:

  • edilizia e cantieri stradali;
  • agricoltura e florovivaismo;
  • manutenzione del verde;
  • lavori su coperture;
  • asfaltatura;
  • movimentazione merci in piazzali;
  • logistica outdoor;
  • raccolta rifiuti;
  • manutenzione reti e impianti;
  • attività portuali;
  • attività balneari e turistico-ricettive all’aperto;
  • installazione di impianti fotovoltaici;
  • lavori in cave, discariche e impianti esterni.

Misure di prevenzione associabili alle classi dell’indice

Quando il valore dell’Indice di Thom è basso, può essere sufficiente mantenere una normale attenzione, informare i lavoratori e garantire disponibilità di acqua.

Quando il valore diventa moderato, è opportuno:

  • monitorare l’evoluzione meteorologica;
  • evitare sforzi intensi nelle ore centrali;
  • ricordare ai lavoratori l’importanza dell’idratazione;
  • verificare la presenza di ombra o aree di recupero;
  • prestare attenzione ai lavoratori neoassunti o non acclimatati.

Quando il valore è elevato, è necessario rafforzare la prevenzione:

  • aumentare la frequenza delle pause;
  • organizzare rotazioni;
  • anticipare o posticipare le attività pesanti;
  • ridurre la movimentazione manuale gravosa;
  • evitare lavorazioni su superfici molto calde;
  • controllare la disponibilità effettiva di acqua;
  • coinvolgere preposti e addetti al primo soccorso;
  • verificare la compatibilità dell’abbigliamento e dei DPI.

Quando il valore è molto elevato o critico, occorre valutare misure incisive:

  • sospendere o rinviare le attività più gravose;
  • limitare l’esposizione al sole diretto;
  • vietare il lavoro isolato in condizioni critiche;
  • prevedere sorveglianza rafforzata;
  • applicare procedure di emergenza per colpo di calore;
  • utilizzare metodi più specifici come WBGT o PHS;
  • consultare il medico competente per i soggetti vulnerabili;
  • aggiornare la programmazione giornaliera dei lavori.

Utilizzo nel DVR

Nel Documento di Valutazione dei Rischi, l’Indice di Thom può essere citato come criterio integrativo e preliminare per la gestione del rischio caldo nei lavori all’aperto.

Una formulazione corretta potrebbe essere:

“Per la valutazione preliminare delle condizioni di disagio caldo-umido nei lavori all’aperto può essere utilizzato l’Indice di Thom, calcolato a partire dalla temperatura di bulbo asciutto e dalla temperatura di bulbo umido. L’indice è impiegato come strumento di screening per individuare condizioni ambientali che richiedono misure preventive, organizzative e, se necessario, approfondimenti mediante metodiche più specifiche per lo stress termico da caldo.”

È importante evitare di presentare l’Indice di Thom come unico metodo di valutazione del rischio calore. Nel DVR deve essere chiarito che il metodo:

  • non sostituisce la valutazione microclimatica completa;
  • non esaurisce gli obblighi di valutazione del rischio;
  • non considera tutti i fattori individuali e lavorativi;
  • deve essere integrato con misure di prevenzione e protezione;
  • deve essere collegato a procedure operative, formazione e sorveglianza.

Differenza tra Indice di Thom, WBGT e PHS

L’Indice di Thom è semplice e rapido, ma considera solo temperatura dell’aria e temperatura di bulbo umido. È utile per stimare il disagio caldo-umido generale.

Il WBGT è un indice tecnico più specifico per la valutazione dello stress da calore negli ambienti di lavoro. Tiene conto della temperatura di bulbo umido naturale, della temperatura del globo e della temperatura dell’aria, con formule diverse per ambienti con o senza irraggiamento solare.

Il PHS è un metodo ancora più approfondito, che stima la risposta fisiologica dell’organismo, considerando parametri ambientali, metabolismo, abbigliamento, durata dell’esposizione e limiti legati all’accumulo di calore e alla perdita di acqua.

In sintesi:

  • Indice di Thom: screening rapido del disagio caldo-umido;
  • WBGT: valutazione tecnica dello stress termico da caldo;
  • PHS: valutazione analitica più approfondita dello stress fisiologico prevedibile.

Limiti del metodo

L’Indice di Thom presenta limiti importanti, soprattutto se applicato alla valutazione del rischio lavorativo.

Non considera il metabolismo energetico

Il metodo non valuta quanto lavoro fisico sta svolgendo il lavoratore. Una persona ferma all’ombra e un lavoratore che movimenta carichi sotto il sole possono avere lo stesso Indice di Thom ambientale, ma un rischio reale molto diverso.

Non considera l’irraggiamento solare diretto

Il metodo non include direttamente la radiazione solare. Questo è un limite rilevante per i lavoratori all’aperto, perché il sole diretto può aumentare sensibilmente il carico termico sul corpo.

Non considera la temperatura radiante media

Superfici come asfalto, coperture metalliche, muri, macchinari e pavimentazioni possono irradiare calore verso il lavoratore. L’Indice di Thom non valuta direttamente questo contributo.

Non considera la velocità dell’aria

Il vento può migliorare la dispersione del calore e favorire l’evaporazione del sudore. Al contrario, l’assenza di ventilazione può peggiorare la condizione. L’indice non integra direttamente questo parametro.

Non considera l’abbigliamento e i DPI

Indumenti pesanti, tute, giubbotti alta visibilità, caschi, guanti, indumenti impermeabili o DPI non traspiranti possono aumentare il rischio da caldo. L’Indice di Thom non corregge il risultato in funzione dell’abbigliamento.

Non considera l’acclimatamento

Un lavoratore acclimatato può tollerare meglio il caldo rispetto a un lavoratore appena assunto, rientrato da assenza prolungata o non abituato alle alte temperature. Il metodo non distingue queste condizioni.

Non considera lo stato di salute individuale

Età, condizioni cardiovascolari, terapie farmacologiche, disidratazione, obesità, disturbi metabolici, precedenti episodi di malore da calore e altre condizioni personali possono modificare il rischio. L’indice non valuta questi aspetti.

Non considera la durata dell’esposizione

Un’esposizione di pochi minuti e un’esposizione di molte ore possono avere lo stesso valore di Indice di Thom, ma effetti molto diversi sul lavoratore.

Non considera l’organizzazione del lavoro

Pause, rotazioni, presenza di ombra, disponibilità di acqua, sorveglianza dei preposti, lavoro in coppia e procedure di emergenza sono fattori decisivi, ma non entrano nella formula.

Non è un limite normativo obbligatorio

Le soglie dell’Indice di Thom non devono essere interpretate come limiti legali rigidi. Sono criteri tecnici di orientamento, utili per la prevenzione, ma non sostituiscono la valutazione del rischio prevista dalla normativa sulla salute e sicurezza.

Non è sufficiente per ambienti severi caldi

Quando le condizioni sono critiche o quando le attività sono pesanti, l’Indice di Thom non è sufficiente. Occorre applicare metodi più idonei, come WBGT o PHS, e valutare l’intero scenario lavorativo.

Errori da evitare

Nell’utilizzo dell’Indice di Thom è opportuno evitare alcuni errori ricorrenti:

  • usare il dato meteorologico cittadino senza verificarne la rappresentatività per il luogo di lavoro;
  • considerare solo la temperatura dell’aria ignorando l’umidità;
  • usare l’indice come unico criterio decisionale;
  • non distinguere tra lavoro leggero e lavoro pesante;
  • non considerare esposizione al sole e superfici radianti;
  • non prevedere misure specifiche per lavoratori fragili o non acclimatati;
  • non aggiornare la valutazione durante ondate di calore;
  • non collegare il risultato a procedure operative concrete;
  • non informare preposti e lavoratori sul significato delle classi di rischio;
  • non prevedere un passaggio a metodi più completi quando l’indice segnala condizioni critiche.

Integrazione consigliata in una procedura aziendale

Una procedura aziendale efficace può usare l’Indice di Thom come primo livello di valutazione, articolato in tre fasi:

Fase 1: screening giornaliero

Prima dell’inizio delle attività si acquisiscono i dati meteorologici o microclimatici previsti per il luogo di lavoro e si calcola l’Indice di Thom per le fasce orarie più critiche.

Fase 2: classificazione operativa

Il valore dell’indice viene associato a un livello di attenzione: basso, moderato, elevato, molto elevato o critico. A ciascun livello corrispondono misure organizzative predefinite.

Fase 3: approfondimento tecnico

Se l’indice raggiunge livelli elevati o se sono presenti lavorazioni pesanti, esposizione solare diretta, DPI non traspiranti o lavoratori vulnerabili, si procede con una valutazione più completa mediante WBGT, PHS o altra metodologia tecnica idonea.

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