Considerazioni normative e tecniche sui servizi di sanificazione mediante ozono

Considerazioni normative e tecniche sui servizi di sanificazione mediante l’impiego dell’ozono durante la pandemia Sars-Cov-2 (Covid19)

L’esplosione della pandemia riconducibile al virus Sars-Cov-2 ha creato una enorme richiesta di servizi, di prodotti e di tecnologie per la sanificazione e la disinfezione degli ambienti allo scopo di contenere e contrastare la diffusione di Covid19. A fronte di questa domanda, si sono riversate sul mercato proposte e tecnologie di ogni tipo, fra le quali l’uso dell’ozono, composto noto da tempo per le proprietà ossidanti nei confronti dei microrganismi (muffe, batteri) e generato da apparecchiature mobili. Al di là dell’interrogativo che ci possiamo porre sull’efficacia dell’ozono nei confronti del Covid-19, al quale il mondo scientifico, su spinta dei costruttori di questi dispositivi, potrà dare una risposta, con questo lavoro gli autori approfondiscono gli aspetti normativi e tecnici sull’impiego dell’ozono. Lo scopo è quello di offrire un quadro interpretativo chiaro sia per le aziende di servizi che operano nel settore della sanificazione in virtù delle autorizzazioni di cui alla Legge 82/94 e al D.M. 274/97, ma altrettanto utile per gli adempimenti normativi ed autorizzativi che spettano ai costruttori dei generatori di ozono e, infine alle autorità sanitarie operanti nei controlli in materia di salute pubblica ed igiene veterinaria.


L’esperienza vissuta nei mesi appena trascorsi, peraltro, ha ampiamente dimostrato la fondamentale importanza che riveste l’effettuare operazioni di disinfezione e sanificazione esclusivamente attraverso operatori qualificati, e ciò è ancor più rilevante in contesti ambientali quali comunità e luoghi intensamente frequentati. Gestire con efficacia ed efficienza tali operazioni, mitigando nel contempo i rischi per la salute e l’ambiente, contempla giocoforza l’impiego di maestranze formate a precise competenze difficilmente riscontrabili nel personale interno alla scuola. Il Presidente Marco Benedetti, rammentando che in materia di sanificazione “anti CoVid-19” A.N.I.D. ha prodotto delle apposite linee guida, in materia auspica pertanto un solerte coinvolgimento dei professionisti del settore.


Generalità sull’ozono e sulle modalità di impiego proposte nel periodo di diffusione e contagio del Covid-19.
 
I generatori di ozono in uso, sono delle apparecchiature elettroniche che permettono la creazione di gas tramite scariche elettriche. Le dimensioni variano a seconda dell’utilizzo con cui vengono impiegati. Da qualche kg. fino ad alcune decine. Il tecnico operatore in base ai siti su cui interviene (abitazioni private, uffici, palestre, ambulatori medici e/o veterinari, alberghi, cucine e sale di ristorazione, interno autovetture, ecc.) dispone il
generatore  per  il  tempo  indicato  a  raggiungere  la  concentrazione  di  efficacia  per  il

trattamento definito anche impropriamente in modi diversi: “sanificazione - sterilizzazione– igienizzazione naturale” degli ambienti. I tempi di rientro sono rappresentati appunto da questi parametri.    “L’utilizzo corretto” è dettato dal manuale d’uso e di manutenzione che accompagna l’acquisto del generatore dove è indicato chiaramente di non respirare l’ozono prodotto dal generatore, di assicurarsi che occhi e naso siano lontani dal getto diretto e di non soggiornare negli ambienti mentre il dispositivo è in funzione. In alcuni manuali è inoltre specificato che per le “sanificazioni con operatore” è necessario utilizzare i D.P.I. della categoria indicata dal decreto legislativo sulla Salute e Sicurezza negli ambienti di lavoro. Altre indicazioni che si possono trovare sono quelle relative ai limiti massimi di concentrazione di ozono che si possono tollerare e che un forte odore caratteristico dell’ozono indica che si è vicini a tali limiti critici. E’ anche possibile trovare raccomandazioni secondo le quali persone con problemi olfattivi non possono utilizzare questi apparecchi. Un’altra indicazione è rappresentata dalla compatibilità dei materiali con l’ozono. Il Responsabile Tecnico di un’azienda di gestione degli infestanti deve necessariamente fare riferimento al buon senso e alla sua professionalità per un impiego oculato di tali strumentazioni. L’uso in sicurezza, la verifica dell’efficacia, l’impatto per l’ambiente e le precauzioni per i propri clienti sono solo alcuni requisiti richiesti dalle normative e richiamati dalla UNI EN 16636:2015 (Requisiti e Competenze delle imprese di Pest Management). Queste indicazioni, alquanto generiche, accompagnano spesso la vendita e l’erogazione di un servizio mediante l’impiego di un generatore di ozono.


Le implicazioni tecniche ed operative sull’impiego dell’ozono.
 
 
L’ozono (CAS n°10028-16-6) è un gas instabile a temperatura e pressione ambiente, ha un odore pungente caratteristico, e un colore blu, difficile da notare alle basse concentrazioni. In forma gassosa, a basse concentrazioni, non comporta rischi di manipolazione, ma in relazione alla sua pericolosità ad elevate concentrazioni, viene preferita la sua produzione sul luogo dell’impiego (“in-situ”). L’ozono si produce spontaneamente in natura a livello della stratosfera grazie alle radiazioni ultraviolette, a seguito di scariche elettriche generate dai fulmini nell’atmosfera e, infine, a livello del suolo, per decomposizione fotochimica di
alcuni inquinanti atmosferici. L’ozono è relativamente stabile alle normali temperature e la sua emivita è di circa 12 ore, ma in soluzione acquosa, laddove trova ampia applicazione, questa dipende dalla purezza o da altri costituenti dell’acqua. L’emivita dell’ozono nell’acqua distillata è, ad esempio, di circa 22 minuti, mentre nell’acqua di rubinetto di circa
20 minuti. L’ozono è un composto gassoso impiegato da anni in alcuni settori dell’igiene
 
grazie alle proprietà ossidative e conseguentemente disinfettanti nei confronti di un ampio spettro di microrganismi. Sono diffusi e di ampio interesse per i molteplici campi di impiego, gli apparecchi in grado di autoprodurre ozono attraverso un meccanismo di separazione dell’ossigeno (O2), e di ricombinazione dello stesso, allo scopo di raggiungere concentrazioni (0,5 mg/m3 = 1 ppm; 2 ppm=1 mg/m3) e tempi di contatto (ore), utili per ridurre a  soglie di accettabilità le cariche microbiologiche. L’ozono è frequentemente prodotto sul luogo di utilizzo grazie ad apparecchiature destinate al trattamento e alla disinfezione dell’acqua e, in anni più recenti, per l’abbattimento di talune cariche microbiologiche nei locali di conservazione e di stagionatura dei formaggi. Sono state condotte alcune ricerche per la disinfezione e la deodorizzazione di ambienti contenenti rispettivamente strumentazioni e calzature. Sono note ricerche volte ad aumentare i tempi di conservazione di talune derrate alimentari (carne, patate, sfarinati di cereali e di riso), in virtù della spiccata azione ossidativa dell’ozono nei confronti dei microrganismi, senza però che sia nota alcuna autorizzazione o registrazione ministeriale.
 
A fronte della pandemia di Sars-Cov-2 si è osservato un incremento dell’offerta di questi strumenti di generazione dell’ozono ed un massiccio ricorso a questo prodotto gassoso da parte di società che, dichiarandolo impropriamente efficace al Covid19, ed equiparandolo ad un trattamento di sanificazione alla stregua dei biocidi disinfettanti, ha portato la stessa Associazione internazionale che raggruppa i principali produttori di questo gas a dover dichiarare che non vi sono validazioni di efficacia in tal senso.
 
L’aria introdotta in un volume noto da sottoporre a trattamento può contenere dall’1 al 3% di ozono quando viene prodotto da generatori con il meccanismo di scarica a corona, mentre può arrivare a concentrazioni comprese fra il 3 e il 6% quando il precursore è l’ossigeno puro. Vi sono anche generatori di ozono che funzionano con il metodo fotochimico, i quali espongono l’ossigeno a raggi ultravioletti (UV) con una lunghezza d’onda compresa fra 140 e i 190 nm. In tutti i sistemi di produzione dell’ozono, uno degli aspetti  fondamentali  per  il  rendimento  del  generatore,  è  rappresentato  dall’umidità dell’aria. Buona parte degli apparecchi proposti sul mercato si fondano sulla quantità nota di ozono prodotto da un generatore e non tanto attraverso il controllo delle concentrazioni come buona prassi vorrebbe. Ovvero, a prescindere da un effettivo controllo delle concentrazioni raggiunte, di fatto raccomandabile durante il trattamento e successivamente allo stesso per ovvie implicazioni legate alla sicurezza e all’agibilità dei locali,  i  generatori “in-situ”  sono proposti  in relazione al  volume da trattare. Questo approccio può essere controverso per l’aspetto tecnico operativo in quanto le variabili degli ambienti da sottoporre a sanificazione sono molteplici. Il controllo della presenza di ozono è possibile attraverso l’impiego di specifici sensori di tipo elettrochimico, i quali rilevano solitamente concentrazioni comprese fra 0 e 10 ppm.
 
Al di là delle buone prassi operative richiamate nella norma UNI EN 16636:2015 che richiedono un controllo dell’efficacia, o quanto meno delle attività svolte per la lotta e il contrasto agli infestanti e ai contaminanti, è qui necessario precisare che la scelta dei metodi e delle sostanze impiegate nell’erogazione di un servizio sono in capo al Responsabile  Tecnico  della società. Ovvero, laddove un apparecchio o un generatore venduto per il contrasto ad un organismo come questo virus, rivelatosi   altamente contagioso e mortale, fosse utilizzato da un soggetto privato che lo acquista, la responsabilità è certamente riconducibile al venditore; mentre se lo stesso dispositivo viene acquistato ed utilizzato da una azienda di servizi abilitata ai sensi del DM 274/97 si può prefigurare una corresponsabilità anche dell’azienda specializzata, ovvero del suo Responsabile Tecnico.
 
Quanto sopra per sottolineare che al di là degli aspetti normativi e autorizzativi legati all’impiego dell’ozono, il corretto impiego di un gas richiede la possibilità di controllarne la corretta applicazione e di disporre delle informazioni minime per un utilizzo efficace e sicuro. Fra questi la necessità di controllare le concentrazioni, tenendo presente che le pubblicazioni scientifiche a disposizione sono molto chiare. Il trattamento di derrate alimentari effettuato per prolungare la shelf life e ridurre fortemente la microflora superficiale sulle patate è compreso fra 20 e 25 mg/m3. Ed ancora più precisamente di 20-
40 mg/m3/4h/giorno/25volte, valore che prende in considerazione la CxT (concentrazione x tempo), il parametro fondamentale per la determinazione dell’efficacia di un trattamento
gassoso. Altre pubblicazioni riportano invece una riduzione di infettività di alcuni virus, ad esempio dell’influenza A, grazie ad una concentrazione di 0,64 ppm per almeno 6 ore di esposizione. Anche per l’ozono I trattamenti mediante l’impiego di composti gassosi evidenziano come siano inoltre fondamentali le temperature che in taluni casi possono richiedere variazioni sui parametri di CxT.
 
Per ultimo, la necessità di misurazione dell’ozono appare un elemento di fondamentale importanza per la sicurezza del fruitore del servizio oltre che per gli utilizzatori. L’ozono a basse concentrazioni può difatti irritare le mucose delle prime vie aeree, ma a concentrazioni maggiori e con esposizioni maggiori, può provocare perdite temporanee della vista, mal di testa e irritazioni del sistema polmonare più profonde (trachea, polmoni). 

Questo aspetto va tenuto in considerazione non tanto per scoraggiare l’utilizzo di questo gas che ha indubbie proprietà nei confronti dei microrganismi e di alcuni Artropodi, ma richiede un approccio ben più professionale di quanto fatto sino ad oggi. Il National Center of Biotechnology Information statunitense, laddove l’ozono è ampiamente diffuso nel settore della disinfezione delle acque, indica i livelli massimi di esposizione come segue:
 
•   TLV  TWA  di  0,1  ppm  (valore  limite  di  soglia  ponderata  nel  tempo  alla  quale  un lavoratore può essere esposto per 8 ore continuative, ragionevolmente per 5 giorni lavorativi);
•   TLV-TEL di 0,3 ppm (valore limite di soglia per brevi esposizioni nel tempo alla quale un lavoratore può essere esposto per 15 minuti nel corso di 8 ore lavorative).

Fonte: ANID

autori:Paolo Guerra – Daniele Fiore – Guglielmo Pampiglione
Introduzione di Marco Benedetti, Presidente dell’Associazione Nazionale delle Imprese di Disinfestazione (A.N.I.D.)

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