Aggiornamento 2020 delle tabelle contenenti l'indicazione delle sostanze stupefacenti e psicotrope

DECRETO 23 dicembre 2019           

Aggiornamento delle tabelle contenenti l'indicazione delle sostanze stupefacenti e psicotrope, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 9 ottobre 1990, n. 309 e successive modificazioni. Inserimento nella tabella I delle sostanze 4F-furanilfentanil e isobutirfentanil. (20A00205) (GU Serie Generale n.10 del 14-01-2020)

Visti gli articoli 2, 13 e 14 del decreto del Presidente della Repubblica 9 ottobre 1990, n. 309 e successive modificazioni recante: «Testo unico delle leggi in materia di disciplina degli stupefacenti e sostanze psicotrope, di prevenzione, cura e riabilitazione dei relativi stati di tossicodipendenza», di seguito denominato «Testo unico»; 

Vista la classificazione del testo unico relativa alle sostanze stupefacenti e psicotrope, suddivise in cinque tabelle denominate «Tabella I, II, III e IV e Tabella dei medicinali»; 

Visto in particolare l'art. 14, lettera a) punto 1) del testo unico che prevede l'inserimento nella tabella I delle sostanze ottenibili per sintesi che siano riconducibili per struttura chimica o per effetti a quelle oppiacee; 

Vista la nota n. prot. SNAP 4/19 pervenuta in data 27 febbraio 2019 da parte dell'Unita' di coordinamento del Sistema nazionale di allerta precoce del Dipartimento politiche antidroga della Presidenza del Consiglio dei ministri, concernente la comunicazione del Reparto investigazioni scientifiche, Carabinieri di Roma, circa l'individuazione, per la prima volta in Europa, delle molecole 4F-furanilfentanil e isobutirfentanil sul territorio italiano nell'ambito di un sequestro effettuato dal Reparto operativo del Comando per la tutela della salute;

Considerato che nelle tabelle I, II, III e IV del testo unico trovano collocazione le sostanze con potere tossicomanigeno e oggetto di abuso in ordine decrescente di potenziale di abuso e capacita' di indurre dipendenza, in conformita' ai criteri per la formazione delle tabelle di cui all'art. 14 del testo unico;

 Considerato che le sostanze 4F-furanilfentanil e isobutirfentanil appartengono al gruppo di molecole derivate dal fentanil, un gruppo di oppioidi sintetici molto potenti e che la sostanza fentanil e' presente nella tabella I di cui al testo unico; 

Considerato, inoltre, che la diffusione di molecole sintetizzate per aggirare il divieto internazionale sulla molecola Fentanil crea motivo di allarme sociosanitario poiche' i derivati del fentanil sono sostanze estremamente tossiche e pericolose per la salute dei consumatori di oppiacei che consciamente o inconsciamente usano queste molecole; 

Acquisito il parere dell'Istituto superiore di sanita', reso con nota del 30 aprile 2019, favorevole all'inserimento nella tabella I del testo unico delle sostanze 4F-furanilfentanil e isobutirfentanil; Visto il parere del Consiglio superiore di sanita', espresso nella seduta del 9 luglio 2019, favorevole all'inserimento nella tabella I delle sostanze 4F-furanilfentanil e isobutirfentanil; 

Ritenuto di dover procedere all'inserimento delle citate sostanze nella tabella I del testo unico, a tutela della salute pubblica, in considerazione dei rischi connessi alla diffusione sul mercato nazionale, riconducibile al sequestro effettuato in Italia; 

Decreta: 

Art. 1 

1. Nella tabella I del decreto del Presidente della Repubblica 9 ottobre 1990, n. 309, e successive modificazioni, sono inserite, secondo l'ordine alfabetico, le seguenti sostanze: 4F-furanilfentanil (denominazione comune); N-(4-fluorofenil)-N-(1-fenetilpiperidin-4-il)furan-2-carbossamide (denominazione chimica); 4F-FuF (altra denominazione); Isobutirfentanil (denominazione comune); N-(1-fenetilpiperidin-4-il)-N-fenilisobutirammide (denominazione chimica); iBF (altra denominazione). 

Il presente decreto entra in vigore il quindicesimo giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana. Roma, 23 dicembre 2019


fonte: Gazzetta ufficiale

Aggiornamento delle tabelle contenenti l'indicazione delle sostanze stupefacenti e psicotrope, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 9 ottobre 1990, n. 309 e successive modificazioni. Inserimento nella tabella I e nella tabella IV di nuove sostanze psicoattive. (20A00207) (GU Serie Generale n.10 del 14-01-2020)

Art. 1

1. Nella Tabella I del decreto del Presidente della Repubblica 9 ottobre 1990, n. 309, e successive modificazioni, sono inserite, secondo l'ordine alfabetico, le seguenti sostanze:
1P-ETH-LAD (Denominazione comune) N,N,7-trietil-4-propionil-4,6,6a,7,8,9-esaidroindol[4,3-fg]chinol in-9-carbossamide (Denominazione chimica) 

2C-D (Denominazione comune) 2,5-dimetossi-4-metilfenetilammina (Denominazione chimica) 2C-M (Altra denominazione)
2-Metilamfetamina (Denominazione comune) 1-(2-metilfenil)propan-2-amina (denominazione chimica) 2-MA (Altra denominazione)
3-HO-PCE (Denominazione comune) 3-(1-(etilamino)cicloesil)fenolo (denominazione chimica) 3-idrossieticiclidina (altra denominazione)
4-EAPB (Denominazione comune) 1-(1-benzofuran-4-il)-N-etilpropan-2-amina (Denominazione chimica)
5-cloropentil JWH 018 indazol analogo (Denominazione comune) 1-(5-cloropentil)-1H-indazol-3-il](naftalen-1-il)metanone (Denominazione chimica)
5Cl-THJ-018 (altra denominazione)
5F-3,5-AB-PFUPPICA (Denominazione comune) N-(1-amino-3-metil-1-ossobutan-2-il)-1-(5-fluoropentil)-3-(4-fluorofenil)-1H-pirazol-5- carbossamide (denominazione chimica)
5F-MDMB-PINACA (Denominazione comune) Metil-[2-(1-(5-fluoropentil)-1H-indazolo-3-carbossamide)-3,3-dimetilbutanoato] (denominazione chimica)
5F-ADB (Altra denominazione)
5-MeO-pir-T (Denominazione comune) 5-metossi-N,N-tetrametilentriptamina (Denominazione chimica)
AB-PINACA (Denominazione comune)N-(1-amino-3-metil-1-ossobutan-2-il)-1-pentil-1H-indazolo-3-carbossamide (denominazione chimica)
AMB-FUBINACA (Denominazione comune)Metil-2-(1-(4-fluorobenzil)-1H-indazolo-3-carbossamide)-3-metilbutanoato (denominazione chimica)
CUMIL-4CN-B7AICA (Denominazione comune)1-(4-cianobutil)-N-(2-fenilpropan-2-il)-1H-pirrolo[2,3-b]piridin-3-carbossamide (denominazione chimica)
CUMIL-4CN-BINACA (Denominazione comune)1-(4-cianobutil)-N-(1-metil-1-fenil-etil)indazolo-3-carbossamide(denominazione chimica)
CUMIL-PeGACLONE (Denominazione comune)2-(1-metil-1-fenil-etil)-5-pentil-pirido[4,3-b]indol-1-one(Denominazione chimica)
Dicloropano (Denominazione comune)Metil 3-(3.4-diclorofenil)-8-metil-8-azabiciclo[3.2.1]octano-2-carbossilato) (Denominazione chimica)
RTI-111 (Altra denominazione)
DOT (Denominazione comune)1-[2,5-dimetossi-4-(metiltio)fenil]propan-2-amina (Denominazionechimica)
FUB-NPB-22 (Denominazione comune) Chinolina-8-il-(4-fluorobenzil)-1H-indazolo-3-carbossilato(Denominazione chimica)
MAM-2201 (Denominazione comune)1-(5-fluoropentil)-3-(4-metil-naftoil)indolo (Denominazionechimica)
Mesembrina (Denominazione comune)(3aS,7aS)-3a-(3,4-Dimetossifenil)-1-metil-2,3,4,5,7,7a-esaidroindol-6-one(Denominazione chimica)
MDMB-PCZCA (Denominazione comune)Metil 3,3-dimetil -2-(9-pentil-9H-carbazol-3-carbossamide)butanoato (Denominazione chimica)
MO-CHMINACA (Denominazione comune)1-metossi-3,3-dimetil-1-ossobutan-2-il1-(cicloesilmetil)-1H-indazolo-3-carbossilato (Denominazione chimica)
NDTDI (Denominazione comune)(N,N-dietil-3-[metil(1,3,4,5-tetraidrobenzo[cd]indol-4-il)amino]propanamide (Denominazione chimica)
Octodrina (Denominazione comune)6-metileptan-2-amina (Denominazione chimica)
Ru-28306 (Denominazione comune)N,N-dimetil-1,3,4,5-tetraidrobenzo[cd]indol-4-amina(Denominazione chimica)
U-48800 (Denominazione comune)2-(2,4-diclorofenil)-N-(2-dimetilamino)cicloesil)-N-metilacetamide (denominazione chimica)
U-49900 (Denominazione comune)3.4-dicloro-N-[2-(dietilamino)cicloesil]-N-metilbenzamide(Denominazione chimica)


2. Nella Tabella IV del decreto del Presidente della Repubblica 9ottobre 1990, n. 309, e successive modificazioni, sono inserite,secondo l'ordine alfabetico, le seguenti sostanze:
4-clorodiazepam (denominazione comune)7-cloro-5-(4-clorofenil)-1-metil-3H-1,4-benzodiazepin-2-one(denominazione chimica)
Ro 07-4065 (Denominazione comune)7-cloro-5-(2,6-difluorofenil)-1-metil-3H-1,4-benzodiazepin-2-one(denominazione chimica)
Tionordazepam (denominazione comune)7-cloro-5-fenil-1,3-diidro-2H-1,4-benzodiazepin-2-tione(denominazione chimica)


Il presente decreto entra in vigore il quindicesimo giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana.

Roma, 23 dicembre 2019

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Aggiornamento delle tabelle contenenti l'indicazione delle sostanze stupefacenti e psicotrope, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 9 ottobre 1990, n. 309 e successive modificazioni. Inserimento nella tabella I e nella tabella dei medicinali sezione A della sostanza Tiletamina. (20A00206) (GU Serie Generale n.10 del 14-01-2020)

Art. 1

1. Nella tabella I del decreto del Presidente della Repubblica 9 ottobre 1990, n. 309 e successive modificazioni, e' inserita, secondo l'ordine alfabetico, la seguente sostanza:
Tiletamina (denominazione comune);
2-etilamino-2-(2-tienil)-cicloesanone (denominazione chimica);
2-ethylamino-2-(2-thienyl) cyclohexanone (altra denominazione).


2. Nella tabella dei medicinali, Sezione A, del decreto del Presidente della Repubblica 9 ottobre 1990, n. 309 e successive modificazioni, e' inserita, secondo l'ordine alfabetico, la seguente sostanza:
Tiletamina (denominazione comune);
2-etilamino-2-(2-tienil)-cicloesanone (denominazione chimica);
2-ethylamino-2-(2-thienyl) cyclohexanone (altra denominazione).
Il presente decreto entra in vigore il quindicesimo giorno
successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale
della Repubblica italiana.


Roma, 23 dicembre 2019

Informazioni sulle sostanze stupefacenti più diffuse.

Aprofittiamo di questo decreto per ricordare le sostanze stupefacenti piu' diffuse tratte dal sito dell’Osservatorio Europeo sulle droghe e sulle tossicodipendenze.

Allucinogeni

Sono costituite da numerose sostanze, naturali, e di semisintesi, molte di esse note sin dai tempi antichi; hanno come effetto principale quello di produrre alterazioni psicosensoriali.
Tali alterazioni possono comportare allucinazioni visi­ve, uditive, olfattive, gustative e tattili. Inoltre possono indurre cambiamenti di umore.
Allucinogeni di origine naturale :i più diffusi
sono la Mescalina (Peiote), la Psilocina, la Psilocibi-na, la Bufotenina, il DMT (dimetiltriptamina) e la Ibogaina.
La Mescalina è contenuta in alcune specie di cac­tus non spinosi, a forma di “bottoni”, diffusi soprattut­to in Messico e nell’America Centrale. Viene assunta per via orale masticando o ingerendo pezzi essiccati; più raramente sotto forma di cristalli bianchi ottenuti per estrazione dalle piante.
La Psilocina e la Psilocibina sono presenti in molte varietà di funghi caratterizzati da gambo sottile e “cappello” poco carnoso e molto fragile; crescono in Messico e in alcune zone del Nord Europa; vengono assunte per via orale.
La Bufotenina, poco diffusa, si trova nelle foglie di alcune piante dell’America Centrale; viene estratta ed assunta per via endovenosa.

La DMT viene estratta da numerose piante che cre­scono in Centro e Sud America; si presenta in forma di cristalli e viene assunta prevalentemente per via orale.
L’lbogaina o Khat sì trova nelle radici di una pianta che cresce in Africa; viene assunta per via orale.
Allucinogeni di sintesi: i più noti sono costituiti da Fenciclidina, DOM. DOB, TMA, DET, 2C-B, 2C-I.
La Fenciclidina (PCP nota come “polvere degli angeli” o “pillola della pace” è poco diffusa in Italia e viene assunta prevalentemente fumandola mescolata al tabacco o a preparati di cannabis; più rara la via orale o endovena.
DOM, DOB, TMA, DET, 2C-B, 2C-I.: si trovano in forma di compresse artigianali o in polvere; si tratta di sostanze con struttura chimica riferibile a quella del­l’amfetamina, ma che differiscono per la loro attività allucinogena.
Allucinogeni di semisintesi: I’LSD è quello più noto e diffuso. Si prepara partendo dall’acido lisergico contenuto in un fungo parassita della Segale Cornuta. Si tratta di un liquido incolore che viene assunto per via orale e si trova nel commercio clandestino assorbi­to su piccoli francobolli, su zollette di zucchero ed altri supporti.
La Ketamina (nota anche come K, Special K) usa­ta come anestetico in campo veterinario e umano, per la sua azione psichedelica e dissociativa è utilizzata come “stupefacente” e si trova nel mercato illecito in maniera crescente. Viene prevalentemente utilizzata per via nasale (Snorking) e per via intramuscolare. Si presenta in forma di polvere bianca o liquido incolore.
EFFETTI
Di tutte le sostanze allucinogene descritte solo la fenciclidina (PCP) dà assuefazione ed è in grado di produrre una dipendenza accompagnata da sindro­me di astinenza.
DIPENDENZA- TERAPIA
Gli effetti degli allucinogeni variano in funzione sia del tipo di sostanza che delle quantità assunte.
Gli effetti principali indotti sono: tachicardia, midriasi, tremori, nausea, ipertermia, ipertensione, psicosi tos­sica (di tipo delirante o dominata da ansia e tremore), stati di panico.
STORIA
Le sostanze psichedeliche ed allucinogene rappresentano i più antichi tipi di “droga” con effetti sul Sistema Nervoso Centrale. Molti di essi sono noti da migliaia di anni presso varie civiltà. Al giorno d’oggi, sono presenti sul mercato clandestino com­posti di natura sintetica di grande potenza che ripro­ducono gli effetti delle sostanze alcaloidi tratte dalle rispettive molecole vegetali: la sintesi di quest’ultime avvenne negli anni Sessanta e Settanta.

Cocaina

La cocaina è un prodotto naturale estratto dalle foglie della pianta di coca (Erythroxylon coca Lam). Questo arbusto tropicale è coltivato in maniera diffusa nella catena Andina in America del sud ed è l’unica fonte naturale conosciuta della cocaina. Prodotta normalmente come cloridrato, è impiegata limitatamente in campo medico come anestetico topico. La base libera, conosciuta a volte come crack, è una forma fumabile di cocaina. Sin dai tempi antichi, le foglie di coca vengono usate dalle popolazioni indigene dell’America meridionale come stimolanti. A partire dai primi anni del ventesimo secolo, si è fatto un abuso di cocaina purificata come stimolante del sistema nervoso centrale. La cocaina è sotto controllo internazionale.
Presentazione
La cocaina in base libera (free base) e il sale cloridrato sono polveri bianche. Quando si presenta sotto forma di crack, la cocaina base assume di solito la forma di piccoli grumi (100-200 mg).
Modalità d’uso
Nell’uso illecito, la cocaina viene tipicamente sniffata (insufflata), in modo da essere assorbita attraverso la mucosa nasale. L’ingestione porta alla perdita di attività dell’intestino attraverso l’idrolisi enzimatica. Il crack è una forma fumabile di cocaina. L’iniezione di cocaina è meno comune. Una dose tipica di cocaina o crack è di 100-200 mg. Il livello medio di purezza della cocaina in Europa è alto e quello del crack generalmente ancora più alto, ma dipende non soltanto dalla purezza della cocaina utilizzata nella sua produzione ma anche dal metodo di produzione. Gli adulteranti comuni della cocaina sono la fenacetina, la lidocaina, la benzocaina, la procaina, la caffeina, il paracetamolo e gli zuccheri.
Effetti psicoattivi
La cocaina ha un effetto stimolante sul sistema psicomotorio simile all’amfetamina ed ai relativi composti. Aumenta le concentrazioni del trasmettitore sia nella sinapsi noradrenergica che in quella dopaminergica e agisce anche come agente anestetico. Come l’amfetamina, induce euforia, tachicardia ed ipertensione ed è un inibitore dell’appetito.
Conseguenze per la salute a breve termine e nel lungo periodo
La cocaina ha anche una forte potere rinforzante, sviluppando una rapida dipendenza psicologica, un effetto ancora più marcato tra quelli che fumano cocaina base. Dopo una dose da 25 mg, i livelli ematici raggiungono un picco nell’intervallo 400-700 μg / La seconda della modalità di assunzione. Se consumata insieme all’alcol, la cocaina sviluppa anche il metabolita coca etilene. Nelle urine si può trovare della cocaina non modificata. L’emivita plasmatica della cocaina è di 0,7-1,5 ore. La dose minima letale è stimata in 1,2 g, ma soggetti sensibili sono morti per una dose di appena 30 mg applicata alle membrane mucose, mentre i tossicodipendenti possono tollerare fino a 5 g al giorno. Il crack si ottiene dal cloridrato di cocaina.
Uso in medicina
Le soluzioni di cocaina cloridrato hanno un limitato utilizzo medico come anestetico topico per procedure chirurgiche che coinvolgono l’occhio, l’orecchio, il naso e la gola.
Controllo internazionale
La cocaina è elencata nell’Allegato I della Convenzione Unica sugli stupefacenti del 1961 delle Nazioni Unite. Gli esteri e i derivati di ecgonina, che sono convertibili in ecgonina e cocaina, sono anch’essi controllati secondo tale Convenzione. La foglia di coca è elencata separatamente nell’Allegato I ed è definita dall’articolo 1, paragrafo 1, come: “La foglia del cespuglio di coca, ad eccezione di una foglia da cui sono state rimosse tutte le ecgonine, la cocaina e tutti gli altri alcaloidi ecgonini”.
Stato legale in Italia
La cocaina è annotata nella Tabella I delle sostanze stupefacenti, di cui al D.P.R. n. 309/90.

Amfetamina

E’ una sostanza di sintesi, che agisce come stimolante sul sistema nervoso centrale. Si ritiene sia stata prodotta per la prima volta intorno al 1880 dal chimico tedesco Leuckart, sebbene non vi siano prove a riguardo. L’amfetamina ha un uso terapeutico limitato, ma la maggior parte di essa viene prodotta in laboratori clandestini europei. E’ sotto controllo da parte della comunità internazionale ed è strettamente collegata alle metamfetamine.
Presentazione
L’amfetamina base si presenta come olio incolore volatile, insolubile in acqua. Il sale più comune è il solfato, una polvere bianca o biancastra solubile in acqua. I prodotti illeciti si presentano per lo più in forma di polveri, Le pasticche che contengono amfetamina possono riportare loghi simili a quelli riportati sull’MDMA e su altre pasticche di ecstasy.
Modalità d’uso
L’amfetamina può essere ingerita, sniffata e, meno comunemente, iniettata. A differenza del sale cloridrato della metamfetamina, il solfato di amfetamina non è sufficientemente volatile per essere fumato. Una dose per ingerimento può variare da alcune decine a diverse centinaia di milligrammi, a seconda della purezza.
Effetti psicoattivi
L’amfetamina è uno stimolante del sistema nervoso centrale, che causa ipertensione e tachicardia, con sensazioni di aumento di fiducia, socialità ed energia. Elimina l’appetito e la fatica e provoca insonnia. Gli effetti dopo l’assunzione orale si hanno a distanza di 30 minuti e durano molte ore.
Conseguenze per la salute a breve termine
In un secondo momento, i consumatori possono avvertire irritabilità, irrequietezza, ansia, depressione e letargia. L’amfetamina aumenta l’attività del sistema neurotrasmettitore della noradrenalina e della dopamina. L’intossicazione grave provoca seri disturbi cardiocircolatori e problemi comportamentali, tra i quali agitazione, confusione, paranoia, impulsività e violenza.

Danni alla salute nel lungo periodo
Un uso cronico dell’amfetamina produce cambiamenti a livello neurochimico e neuroanatomico. La dipendenza comporta deficit nella memoria e difficoltà nel prendere decisioni e nel ragionamento verbale. Alcuni dei sintomi assomigliano a quelli della schizofrenia paranoide. Detti effetti possono andare oltre la durata del consumo, sebbene spesso possano regredire. L’assunzione di amfetamina per via iniettiva comporta gli stessi rischi di infezione virale (es. l’HIV e l’epatite) riscontrabili in altre droghe iniettabili, come l’eroina.
Uso in medicina
L’amfetamina occasionalmente viene impiegata a scopo terapeutico per la cura della narcolessia e del disturbo da deficit dell’attenzione/iperattività (ADHD).
Controllo internazionale
Gli enantiomeri R e S (levamfetamina e desamfetamina rispettivamente) e il racemato (una miscela 50:50 degli stereoisomeri R e S) sono elencati nell’Allegato II della Convenzione delle Nazioni Unite sulle sostanze psicotrope del 1971.
Stato legale in Italia
L’amfetamina è annotata nella Tabella I delle sostanze stupefacenti, di cui al D.P.R. n. 309/90.

Eroina

L’eroina è un preparato grezzo della diamorfina. E’ un prodotto semisintetico ottenuto dall’acetilazione della morfina, a sua volta, ricavata dall’oppio, il lattice estratto dalle capsule di talune specie di papavero (per es. il Papaver sonniferum L.). Questo lattice viene fatto essiccare e il materiale così ottenuto (oppio) viene sparso in una soluzione acquosa di idrossido di calcio (calce spenta). L’alcalinità viene poi corretta aggiungendo cloruro di ammonio che fa precipitare la morfina base. Fino alla fine degli anni ’70 quasi tutta l’eroina consumata in Europa proveniva dal sud-est asiatico, ma ora la maggior parte proviene dall’Asia sud-occidentale, in una zona che comprende Afghanistan e Pakistan. L’eroina viene anche prodotta in alcune zone del Sudamerica, ma questo tipo di sostanza difficilmente arriva in Europa.
Presentazione
L’eroina del sud-est asiatico è una polvere marrone (brown sugar) di solito in forma di base libera, che non è solubile in acqua ma in solventi organici. Al contrario l’eroina del sud-est asiatico, meno comune, di solito è una polvere bianca in forma di sale idrato di cloridrato, che è solubile in acqua ma insolubile in solventi organici.
Modalità d’uso
L’eroina proveniente dal sud-ovest asiatico può essere fumata riscaldando la sostanza solida su stagnola sopra una piccola fiamma ed inalando il vapore. Chi intende iniettarsi questo tipo di eroina deve prema renderla solubile con, ad esempio, acido citrico o acido ascorbico. L’eroina proveniente dal sud-est asiatico è adatta, come soluzione, all’uso iniettivo. Una dose tipica è di 100 mg. Fatta eccezione per l’uso terapeutico come analgesico, l’ingestione di eroina/diamorfina è un metodo di somministrazione molto meno efficace.
Effetti psicoattivi
La diamorfina, come la morfina e molti altri oppiacei, produce analgesia. Si comporta come un agonista in un gruppo complesso di recettori che normalmente sono attivati da peptidi endogeni noti come endorfine. A parte l’analgesia, la diamorfina produce sonnolenza, euforia e senso di distacco. Gli effetti soggettivi successivi all’iniezione sono noti come “rush” e sono associati a senso di calore e piacere, seguito da un prolungato periodo di sedazione.
Conseguenze per la salute a breve termine
Tra gli effetti negativi compaiono crisi respiratoria, nausea e vomito, diminuzione della motilità del tratto gastrointestinale, repressione del riflesso della tosse ed ipotermia.
Danni alla salute nel lungo periodo
L’uso ripetuto porta alla tolleranza ed alla dipendenza fisica. La cessazione dell’uso in soggetti tolleranti porta ai caratteristici sintomi da astinenza. La diamorfina è 2-3 volte più potente della morfina. La dose minima letale stimata è 200 mg, ma le persone dipendenti potrebbero tollerare una dose anche 10 volte maggiore. Dopo l’iniezione la diamorfina supera la barriera sangue-cervello in 20 secondi, con circa il 70% della dose che raggiunge il cervello. E’ difficile da trovare nel sangue a causa della rapida idrolisi in monoacetilmorfina e la più lenta conversione in morfina, il principale metabolita attivo. La diamorfina è associata ad overdose ed avvelenamenti fatali molto più di altre sostanze controllate. Buona parte del tasso di morbosità è causata da agenti patogeni trasmessi attraverso iniezioni non igieniche.
Uso in medicina
La diamorfina è un sedativo analgesico con uso limitato al trattamento del dolore molto acuto.
Controllo internazionale
L’eroina è elencata nell’Allegato I della Convenzione Unica sugli Stupefacenti delle Nazioni Unite (1961). La diamorfina è anche inclusa in senso generico nel Protocollo del 1972, che ha riveduto la Convenzione del 1961, estendendo il controllo agli esteri e agli eteri delle sostanze classificate. Pertanto, la diamorfina è l’estere diacetilico della morfina (Tabella 1). L’anidride acetica, precursore essenziale nella produzione dell’eroina è elencata nella Tabella I della Convenzione delle Nazioni Unite del 1988 contro il Traffico Illecito di Sostanze Stupefacenti e Psicotrope. La corrispondente legislazione UE è esposta nel Regolamento del Consiglio (EEC) no. 3677/90 (in seguito emendato) che controlla il commercio tra l’UE ed i paesi terzi.
Stato legale in Italia
L’eroina è annotata nella Tabella I delle sostanze stupefacenti, di cui al D.P.R. n. 309/90.

Barbiturici

I barbiturici sono sostanze sintetiche, fabbricate come prodotti farmaceutici. Agiscono come depressori del sistema nervoso centrale. Il composto originale, l’acido barbiturico, è stato sintetizzato per la prima volta nel 1864, ma il primo agente attivo a livello farmacologico, il barbital, non fu prodotto fino al 1881 ed venne introdotto in medicina nel 1904. Il composto più largamente usato, il fenobarbital, fu sintetizzato nel 1911 ed usato a livello clinico l’anno successivo. Sebbene siano stati sintetizzati circa 2.500 derivati, solo 50 circa di essi sono stati impiegati in ambito medico.
L’uso di barbiturici come sedativi/ipnotici è stato ampiamente sostituto dal gruppo delle benzodiazepine. Alcuni barbiturici sono ora più ampiamente usati nella cura dell’epilessia e le molecole a più lento rilascio sono utilizzate in anestesia. Dodici barbiturici sono sotto controllo internazionale.
Modalità d’uso
I barbiturici in genere vengono ingeriti sotto forma di pasticche, ma possono essere anche iniettati per fini medici e non.
Effetti psicoattivi
I barbiturici sono un gruppo di depressori del sistema nervoso centrale che producono effetti che vanno dalla sedazione lieve all’anestesia generale. A seconda di quanto rapidamente agiscano e di quanto perdurino i loro effetti, essi possono essere classificati come a rilascio ultralento, lento, intermedio e lungo. L’azione dei barbiturici rispetto alle benzodiazepine è meno specifica. Di conseguenza, l’indice terapeutico è basso. Il rischio conseguente di overdose fa sì che il loro uso come agenti sedativi/ipnotici non sia più raccomandabile.
Conseguenze per la salute a breve termine
Tra le reazioni avverse figurano stordimento, sedazione, mancanza di coordinamento seguita da depressione respiratoria, mal di testa, disturbi gastrointestinali, confusione e deterioramento della memoria. Chi ne fa uso può apparire come inebriato, in quanto sperimenta un’eccitazione parossistica o effetti euforizzanti, che sono comparabili a quelli della morfina. Alcuni soggetti riferiscono di averne assunti tra 1,5 e 2,5 g al giorno per mantenere uno stato d’eccitazione comparabile a quello causato dall’alcol. Il giorno seguente una dose ipnotica, può verificarsi una residua depressione del sistema nervoso centrale, compromettendo la capacità di giudizio e quella motoria fino a un massimo di 22 ore. Tra i sintomi di overdose figurano mancanza di coordinazione, disturbi dell’eloquio, difficoltà di concentrazione, coma, depressione respiratoria e cardiovascolare con ipotensione e shock che portano ad insufficienza renale e morte.
Danni alla salute nel lungo periodo
E’ molto probabile che l’uso regolare di barbiturici, anche a livello terapeutico, crei tolleranza e dipendenza. Anche se si sviluppa tolleranza rispetto ai loro effetti sedativi ed intossicanti, la dose letale resta invariata. Di conseguenza, un avvelenamento acuto da barbiturici può sopraggiungere in qualsiasi momento durante l’intossicazione cronica. Un’astinenza improvvisa da barbiturici può mettere a rischio la vita, a differenza di quella degli oppiacei. I sintomi dell’astinenza sono simili a quelli dell’alcol. Il soggetto diventa inquieto, ansioso, apprensivo e debole, lamentando crampi addominali, nausea e vomito. I sintomi raggiungono il culmine durante il secondo e terzo giorno, quando possono comparire le convulsioni. Fino al 75% dei soggetti ha avuto uno o più attacchi e circa il 66% può sviluppare un delirio che dura diversi giorni. Il delirio ricorda quello associato a volte all’astinenza dall’alcol (delirium tremens) e comprende, ansia, disorientamento e allucinazioni visive. Durante il delirio, l’agitazione e l’ipertermia possono portare ad uno sfinimento, al collasso cardiovascolare e alla morte. Non sempre questo avviene ed i sintomi con il tempo possono scomparire (in genere dopo otto giorni circa).
Uso in medicina
L’uso originario dei barbiturici come sedativi/ipnotici non è più raccomandato, alla luce degli effetti collaterali e del rischio di dipendenza. Composti a rilascio ultrabreve come il tiopental, che è un analogo del pentobarbital, e il metohexital sono utilizzati in anestesia, mentre i derivati a rilascio prolungato, come il fenobarbital, sono utilizzati per curare l’epilessia ed altri tipi di convulsioni. Il fenobarbital può essere utilizzato per la cura dei sintomi di astinenza dei neonati di madri che hanno sviluppato una dipendenza da più sostanze durante la gravidanza. In veterinaria, il fenobarbital è utilizzato come anestetico e nei casi di eutanasia. I barbiturici sarebbero anche utilizzati nelle iniezioni letali per le esecuzioni negli Stati Uniti, per il suicidio assistito, l’eutanasia e per il cosiddetto “siero della verità” (tiopental).
Controllo internazionale
Dodici barbiturici sono soggetti al controllo internazionale attraverso la Convenzione delle Nazioni Unite sulle sostanze psicotrope del 1971. Il Secobarbital è stato trasferito dalla Tabella III alla Tabella II nel 1988 a causa della diversione dalla produzione lecita al commercio illecito. Amobarbital, cyclobarbital e pentobarbital sono stati inclusi in “Schedule III” nel 1971, con aggiunta di butalbital nel 1987. I restanti composti sono nella Tabella IV. Thiopental (CAS 76-75-5) non è soggetto a controllo internazionale.
Stato legale in Italia
I barbiturici sono annotati nella Tabella III delle sostanze stupefacenti e nella Tabella dei Medicinali, Sez. C, di cui al D.P.R. n. 309/90.

Fentanyl (e analoghi)

Il Fentanyl è un analgesico con una potenza di almeno 80 volte superiore a quella della morfina. Il Fentanyl ed i suoi derivati sono utilizzati come anestetici e analgesici sia in medicina sia in veterinaria (Carfentanyl). La sua molecola ed i suoi derivati sono soggetti a controllo internazionale così come quei derivati non farmaceutici altamente potenziati, quale il 3-metilFentanyl, sintetizzati illecitamente e venduti come “eroina sintetica” o mescolati con l’eroina.
Presentazione
Il Fentanyl ed i suoi sali compaiono in forma di polveri bianche granulari o cristalline. Le formulazioni farmaceutiche si presentano come soluzioni di Fentanyl citrato ad uso iniettivo, come cerotti transdermici o ancora come pasticche per uso transmucoso orale. Il Fentanyl può inoltre presentarsi in formato illegale come polvere impalpabile di colore giallo, chiamata in gergo “Persiano Bianco” (contenente 3-metilfentanyl), e a volte come “trip di carta” (sottili pezzi di cartoncino impregnati di Fentanyl).
Modalità d’uso
Il Fentanyl viene assunto tramite iniezione endovenosa, cerotti transdermici, pastiglie transmucose orali e compresse vestibolari. La polvere di Fentanyl o i cerotti vengono anche fumati o assunti per via intranasale (sniffati).
Effetti psicoattivi
Il Fentanyl è un analgesico che agisce principalmente sul recettore μ-oppiaceo. Oltre alla sua azione analgesica, il Fentanyl provoca stordimento ed euforia, quest’ultima meno marcata rispetto all’eroina e alla morfina.
Conseguenze per la salute a breve termine
Tra gli effetti collaterali più comuni figurano nausea, capogiri, vomito, affaticamento, mal di testa, costipazione, anemia e edema periferico.
Danni alla salute nel lungo periodo
L’uso ripetuto sviluppa rapidamente tolleranza e dipendenza. Non appena si interrompono le somministrazioni, subentrano i sintomi tipici dell’astinenza (sudorazione, ansia, diarrea, dolore alle ossa, crampi addominali, brividi o “pelle d’oca” ). Interazioni gravi si sviluppano quando si mischia il Fentanyl con eroina, cocaina, alcool ed altri depressori del sistema nervoso centrale, come le benzodiazepine. L’uso di farmaci antiretrovirali e inibitori della proteasi per l’HIV farebbero aumentare i livelli del plasma e, se somministrati insieme al Fentanyl, ne ridurrebbero l’eliminazione. L’overdose comporta una depressione respiratoria che può regredire con il naloxone. Può anche subentrare una morte improvvisa per arresto cardiaco o grave reazione anafilattica. Negli esseri umani sono sufficienti 2 mg di Fentanyl per essere letali. Nei decessi in cui figurava la poli-assunzione è stata registrata una concentrazione sanguigna di circa 7 ng/ml o più. Mentre sono state registrate delle morti accidentali dopo l’uso terapeutico, si sono verificati molti decessi a seguito dell’abuso di prodotti farmacologici. Il contenuto di cerotti usati e non, assunto tramite iniezioni, fumo, per via orale o nasale, ha spesso portato a conseguenze fatali.
Fentanili non farmaceutici
In Europa e negli Stati Uniti si è registrato un numero significativo di morti a seguito dell’ingestione di fentanili sintetizzati o “creati” illecitamente, chiamati a volte fentanili non farmaceutici. Per quanto riguarda i fentanili non farmaceutici, molti decessi – caratterizzati dalla loro repentinità – sono stati legati all’uso di eroina combinata con il Fentanyl o uno dei suoi vari potenti analoghi, come l’alfa-metil fentanyl e il 3-metilfentanyl. Test sugli animali condotti dal gruppo di ricerca della Janssen Pharnaceutical hanno dimostrato che la potenza analgesica del Fentanyl è 470 volte superiore a quella della morfina. Il Carfentanyl sarebbe 10 000 volte più potente della morfina.

Controllo internazionale
Il Fentanyl è contemplato dall’Allegato I della Convenzione Unica sugli stupefacenti del 1961 (a partire dal 1964). Altri derivati del Fentanyl aggiunti alla Tabella I nel 1980 includono Sufentanil e Para-fluorofentanil, mentre Alfentanil è stato aggiunto nel 1984 e Remifentanil nel 1999. In tutto 13 fentanili sono elencati in base alla Convenzione del 1961. Negli Stati Uniti, la fornitura di NPP è stata oggetto di controllo a partire da luglio 2008 e la Drug Enforcement Administration ha proposto di controllare l’anilino derivato di NPP che è l’immediato precursore del Fentanyl.
Stato legale in Italia
Il Fentanyl e una trentina dei suoi analoghi sono annotati nella Tabella I delle sostanze stupefacenti, di cui al D.P.R. n. 309/90. E’ anche riportato nella Tabella dei Medicinali, Sez. A e nell’Allegato III-bis tra i medicinali per la terapia del dolore severo che usufruiscono delle modalità prescrittive semplificate.

Benzodiazepine

Le benzodiazepine sono largamente utilizzate in medicina per la cura dell’ansia e dell’insonnia. Sono sostanze sintetiche che agiscono come depressori del sistema nervoso centrale. Il clordiazepossido fu il primo ad essere sintetizzato nel 1957 ed venne introdotto in medicina nel 1961. Le benzodiazepine sono sotto controllo internazionale.
Presentazione
Si presentano in forma di compresse, capsule, fiale da iniettare (es. diazepam, lorazepam, midazolam) ed infine supposte.
Modalità d’uso
In generale, le benzodiazepine vengono ingerite sotto forma di compresse, ma possono essere anche assunte per via iniettiva per fini medici e non; si hanno inoltre segnalazioni di un loro abuso intranasale (sniffare).
Effetti psicoattivi
Le benzodiazepine appartengono al gruppo dei depressori del sistema nervoso centrale, che inducono sensazioni di calma (ansiolitici), stordimento e sonno. Agiscono, facilitando il legame del neurotrasmettitore inibitorio (GABA) su diversi ricettori GABA in tutto il sistema nervoso centrale. Rispetto a droghe di più recente diffusione, come i barbiturici, le benzodiazepine hanno meno probabilità di portare alla depressione, potenzialmente fatale, del sistema nervoso centrale e, di conseguenza sono ampiamente utilizzate in medicina per curare l’ansia (ansiolitici) e l’insonnia (sedativi/ipnotici), nonché altre condizioni psicologiche come gli attacchi ed i disturbi di panico. Non c’è una netta distinzione tra ansiolitici ed ipnotici, dal momento che la maggioranza degli ansiolitici induce il sonno, se presi di sera, e la maggior parte degli ipnotici ha un effetto sedativo se presi di giorno.
Conseguenze per la salute a breve termine
L’emivita varia tra i soggetti ed i più anziani tendono a smaltire queste droghe molto più lentamente, con la conseguenza di essere maggiormente soggetti agli effetti collaterali, tra i quali stordimento, atassia, confusione mentale, giudizio alterato e amnesia anterograda. Si registra un aumento significativamente crescente di rischio di reazioni avverse nei soggetti più anziani come cadute, diminuzione della funzione cognitiva, guida alterata, quest’ultima non limitata solo a questa categoria di persone. Secondo alcuni studi europei, a parte l’alcol, le benzodiazepine, insieme alla cannabis, sono le sostanze psicoattive prevalenti tra la popolazione che guida. Studi sperimentali dimostrano che queste droghe alterano la capacità di guida e, associate all’alcol, fanno aumentare significativamente il rischio di essere coinvolti o causare incidenti stradali.
Danni alla salute nel lungo periodo
L’intossicazione da benziodiazepine può essere associata a disinibizione nel comportamento, che conduce potenzialmente a comportamenti ostili o aggressivi. L’uso combinato di alcol e benzodiazepine aumenta anche il rischio di un’overdose fatale perché entrambi agiscono come depressori del sistema nervoso centrale. Un’interazione fatale simile può verificarsi quando si assumono oppiacei e benzodiazepine, come parte di uno schema di poliassunzione. Un numero significativo di consumatori problematici, ingeriscono, “sniffano” o iniettano alte dosi di benzodiazepine per accrescere gli effetti euforizzanti degli oppiacei e minimizzare gli effetti spiacevoli degli psicostimolanti. Il rapporto annuale dell’OEDT sullo stato del problema droga in Europa evidenzia che l’uso concomitante di benzodiazepine ed oppiacei è uno dei fattori di maggior rischio nei casi di morte per droga. C’è anche il rischio di sviluppare una dipendenza incrociata rispetto alle benzodiazepine. I segni ed i sintomi di astinenza possono essere classificati come maggiori o minori, alla stregua di quelli della sindrome da alcol. Secondo detta classificazione, tra i sintomi minori figurano ansia, insonnia e incubi. Tra i sintomi maggiori si registrano disturbi percettivi, psicosi, iperpiressia e convulsioni che mettono a rischio la vita.
Il Flunitrazepam (Rohypnol®) è, secondo i rapporti dei media, la benzodiazepina maggiormente legata alle aggressioni sessuali facilitate dalla droga e viene chiamata ancora più comunemente la “droga dello stupro”. Studi tossicologici forensi evidenziano che soltanto una piccola percentuale di dette aggressioni coinvolge in effetti il Flunitrazepam. Alcuni studi riportati nella scheda dati tecnica sulle aggressioni sessuali facilitate da droga e alcol (OEDT 2008) suggeriscono che in detti casi l’alcol e le benzodiazepine sono un problema sottovalutato. Altri studi hanno evidenziato un uso “celato” di benzodiazepine per agevolare i furti. Le analisi forensi non riescono a distinguere in maniera inequivocabile tra “l’aggiunta” deliberatamente nascosta nei drink e l’uso volontario o dietro prescrizione di benzodiazepine, tuttavia alcune forme di analisi del capello riescono a distinguere l’assunzione regolare a lungo termine dalla singola ingestione.
Uso in medicina
A livello medico, le benzodiazepine dovrebbero essere utilizzate soltanto come rimedio a breve termine per l’ansia e l’insonnia grave e inabilitante, in quanto tolleranza e dipendenza possono sopraggiungere anche dopo settimane dal momento in cui si è iniziato ad usarle.
Controllo internazionale
Trentatre benzodiazepine sono state incluse nella Tabella IV della Convenzione delle Nazioni Unite sulle sostanze psicotrope del 1971 (Tabella 1). Midazolam (1990) e brotizolam (1995) sono stati successivamente aggiunti al programma. Nel 1995, il flunitrazepam (CAS 1622-62-4) fu trasferito dalla Tabella IV alla Tabella III perché l’International Narcotics Control Board (INCB) affermò che si trattava di una delle benzodiazepine più usate impropriamente e per la sua frequente deviazione nel mercato illecito. Il fenazepam (CAS 51753-57-2), utilizzato nella pratica medica in alcuni paesi al di fuori dell’Unione Europea, è stato inserito nel 2016 nella Convenzione delle Nazioni Unite sulle sostanze psicotrope del 1971.
Stato legale in Italia
Le benzodiazepine sono annotate nella Tabella IV delle sostanze stupefacenti e nella Tabella dei Medicinali, Sez. D, di cui al D.P.R. n. 309/90.

Khat

Il Khat (anche noto come qat o chat) comprende le foglie ed i germogli freschi del Catha edulis Forsk, un arbusto fiorito sempreverde coltivato in Africa orientale e nella penisola arabica sud-occidentale. Le foglie di khat sono generalmente impacchettate in foglie di banana. Le principali componenti attive del khat sono il catinone e la catina (norpseudoefedrina). Il khat masticato rilascia queste sostanze nella saliva; queste vengono rapidamente assorbite ed eliminate. Sia il catinone che la catina sono strettamente correlate all’amfetamina e gli effetti farmacologici del catinone sono qualitativamente simili a quelli dell’amfetamina anche se è meno potente. Vengono masticate solo le foglie fresche perché il catinone degrada presto in materiale vegetale vecchio o secco. Il khat non è controllato a livello internazionale, ma è tabellato da alcuni stati membri.
Presentazione
Il khat di solito si presenta confezionato in mazzetti di foglie e germogli freschi avvolti in foglie di banana. L’analisi si basa sull’aspetto caratteristico del khat e sulla presenza di catinone e catina. Sembra abbia un gusto forte ed un odore aromatico. Sono stati sporadicamente segnalati estratti alcolici (tinture) di khat, in vendita soprattutto nei cosiddetti “herbal high”.
Modalità d’uso
Anche se il khat può essere ingerito come infuso oppure fumato, il modo più comune di assunzione consiste nel masticarne la pianta. In tal modo il materiale vegetale fresco (steli, foglie e boccioli) rilascia un succo che viene inghiottito mentre i residui vengono sputati. Di solito, un individuo consuma 100-200 g di foglie di khat alla volta (circa un mazzetto), ed i suoi effetti durano diverse ore. Vengono utilizzate anche infusioni ottenute con foglie secche. A parte il tabacco, non è comune l’uso concomitante di altre sostanza psicoattive, compreso l’alcool, da parte dei consumatori di khat. Masticare il khat è una pratica tradizionale in Yemen ed in alcuni paesi dell’Africa occidentale. Tuttavia l’uso del khat viene sporadicamente segnalato in Europa come sostanza preferita tra gli immigranti di Somalia, Etiopia, Kenya e Yemen. Ci sono pochi studi pubblicati sull’uso del khat nelle comunità di emigranti nei Paesi europei.
Effetti psicoattivi
Sia il catinone che la catina sono stimolanti del sistema nervoso centrale, ma hanno una potenza inferiore rispetto all’amfetamina. Il consumo di khat porta ad effetti qualitativamente simili a quelli della citata amfetamina, cioè aumento della pressione sanguigna, stato di euforia e allegria, aumento dello stato di allerta ed eccitazione. Gli effetti euforici del khat iniziano dopo circa un’ora di masticazione. I picchi di livello di catinone nel plasma si ottengono dopo 1 ora e mezzo/3 ore e mezzo dalla masticazione. La concentrazione media plasmatica può arrivare a 100 ng/ml dopo aver masticato 60 g di khat fresco per un’ora. Nel sangue, il catinone degrada fino a scomparire dopo circa otto ore. Il metabolismo di primo passaggio del catinone nel fegato porta alla formazione di norefedrina. Solo il 2% del catinone viene espulso inalterato nell’urina.
Conseguenze per la salute a breve termine
Gli effetti psicoattivi possono essere seguiti da depressione, irritabilità, anoressia e difficoltà di dormire. L’uso frequente di dosi elevate può dare reazioni psicotiche. Tra le conseguenze gastrointestinali stitichezza e ritenzione urinaria. Il ruolo degli altri costituenti della pianta di khat è meno noto.
Danni alla salute nel lungo periodo
Sono state ipotizzate associazioni specifiche tra consumo di khat e infarto del miocardio, disturbi al fegato e cancro alla bocca.
Controllo internazionale
Il Khat è stato esaminato dal comitato di esperti dell’OMS sulla tossicodipendenza (ECDD) in diverse occasioni; la valutazione più recente risale al 34° meeting del ECDD nell’anno 2006. Tuttavia, la Catha edulis rimane fuori dal controllo internazionale, sebbene catinone e catina siano stati elencati nella Convenzione delle Nazioni Unite del 1971, rispettivamente negli elenchi I e III, dall’inizio degli anni ’80.
Stato legale in Italia
Il khat e i relativi alcaloidi (catinone e catina) sono annotati nella Tabella I delle sostanze stupefacenti, di cui al D.P.R. n. 309/90.

Cannabinoidi sintetici

I cannabinoidi sintetici sono funzionalmente simili al tetraidrocannabinolo (THC), il principio attivo primario nella cannabis. I cannabinoidi sintetici agiscono sugli stessi recettori della cannabis nel cervello e in altri organi. Più correttamente indicati come agonisti del recettore del cannabinoide, tali sostanze sono state inizialmente adoperate con finalità terapeutiche nel trattamento del dolore cronico. Tuttavia si è rivelato difficile separare le proprietà mediche dagli effetti psicoattivi indesiderati.
Alla fine del 2008 sono stati individuati alcuni cannabinoidi sintetici in miscele vegetali da fumare o nei cosiddetti incensi e profumatori d’ambiente. Tra questi i più diffusi erano Spice Silver, Spice Gold e Yucatan Fire ma tanti altri sono entrati poi a far parte dei prodotti denominati Spice. Questi prodotti non contengono tabacco o cannabis ma, se fumati, producono effetti simili a quelli della cannabis ad altro tenore di THC. Vengono venduti in negozi specializzati (head shops) e su Internet.
Presentazione
Allo stato puro queste sostanze si presentano in forma liquida (olio) o solida. Le miscele da fumare sono vendute in piccoli pacchetti di alluminio, in genere da 3 grammi, contenenti sostanza vegetale essiccata alla quale sono aggiunti uno o più cannabinoidi. A volte la miscela vegetale è spruzzata con una soluzione composta da cannabinoidi. Molte delle piante sono spesso elencate sulla confezione, ma molte altre sono invece omesse. La presenza di più cannabinoidi potrebbe essere finalizzata a confondere l’identificazione chimica-forense dei prodotti psicoattivi.
Modalità d’uso
Come accade con la cannabis le miscele vegetali che contengono cannabinoidi vengono il più delle volte fumate. Tuttavia alcuni consumatori segnalano che la “Spice” può anche essere assunta sotto forma di infuso.
Effetti psicoattivi
Gli agonisti dei recettori dei cannabinoidi imitano gli effetti del THC e dell’anandamide interagendo con il recettore CB1 nel cervello. Studi in vitro hanno dimostrato che alcuni composti sintetici si legano più fortemente a questo recettore rispetto al THC. Tutti i cannabinoidi presenti nelle miscele per fumatori hanno, come il THC, un’alta affinità per il recettore CB1. Si sa poco della farmacologia dettagliata e della tossicologia dei cannabinoidi sintetici e sono stati pubblicati pochi studi formali sull’uomo. È possibile che, a parte l’elevata potenza, alcuni cannabinoidi possano avere emivite particolarmente lunghe che potenzialmente possono portare a un prolungato effetto psicoattivo.
Uso in medicina
A parte il THC (dronabinolo), l’unico agonista del recettore cannabinoide sintetico ad aver trovato impiego clinico è il nabilone, un derivato del THC che trova un’applicazione limitata nel trattamento della nausea nella chemioterapia antitumorale.
Controllo internazionale
Nessuno dei cannabinoidi sintetici è sotto controllo internazionale per effetto delle convenzioni ONU sul controllo delle droghe.
Stato legale in Italia
I cannabinoidi sintetici sono annotati nella Tabella I delle sostanze stupefacenti, di cui al D.P.R. n. 309/90.

LSD

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Nunc sapien mauris, imperdiet ac pellentesque quis, facilisis non sapien. Maecenas congue vehicula mi, id luctus mi scelerisque nec.La Dietilamide dell’Acido Lisergico (LSD) è un allucinogeno semisintetico tra i più potenti mai conosciuti. Il suo uso è divenuto popolare tra gli anni ‘60 e gli anni ‘80, ma ora è meno comune. L’LSD è stata sintetizzata la prima volta da Albert Hoffmann per il laboratori Sandoz di Basilea nel 1938. Alcuni anni dopo, durante una rivalutazione del composto, questi ne ingerì accidentalmente una piccola quantità e descrisse il primo “trip”. Negli anni ‘50 e ‘60 la Sandoz ne fece una valutazione per scopi terapeutici e la commercializzò col nome di Delysid. L’uso “ricreativo” è iniziato negli anni ‘60 ed è associato al “periodo psichedelico”. Si pensa che la maggior parte dell’LSD venga prodotto fuori dell’Europa ma la preparazione secondaria di dosi, immergendo o spruzzando quadratini di carta, avviene anche sul territorio europeo. Queste dosi riportano di solito disegni colorati con personaggi dei cartoni, motivi astratti e geometrici. l’LSD è collegata ad altre triptamine ed è sottoposto a controllo internazionale.
Presentazione
L’LSD di solito viene prodotto come sale di tartrato, che è incolore, inodore e solubile in acqua. La dose di strada si presentano sotto forma di “quadratini di carta assorbente” stampati con disegni caratteristici e perforati in modo da poter essere ritagliati in piccoli francobolli (di solito 7 mm) contenenti ciascuno una singola dose. Ogni foglio contiene circa 100 dosi. L’LSD si rinviene meno comunemente in forma di piccole pastiglie (“puntini”) di 2-3 mm di diametro o di piccoli quadrati di colla di pesce (“vetrate”) ovvero in capsule. Talvolta si incontrano soluzioni di LSD in acqua o alcool. L’LSD è fotosensibile in soluzione, ma più stabile nelle dosi.
Modalità d’uso
L’LSD viene assunta per via orale. Le dosi di carta vengono messe sulla lingua, dove la droga viene assorbita rapidamente. Le pastiglie o le capsule vengono invece inghiottite.
Effetti psicoattivi
La modalità di azione dell’LSD non è ben chiara. Si pensa che interagisca col sistema serotoninergico. E’ tra le droghe conosciute più potenti ed è attiva in dosi a partire da 20 microgrammi. Le dosi comuni vanno da 20 a 80 microgrammi, anche se in passato si potevano trovare dosi fino a 300 microgrammi. Come altri allucinogeni, non dà dipendenza. Gli effetti fisici (cioè pupille dilatate, leggera ipertensione e occasionalmente aumento della temperatura corporea) appaiono per primi. I cambiamenti percettivo-sensoriali sono le caratteristiche rilevanti dell’LSD. Disturbi visivi vengono percepiti con gli occhi chiusi o aperti e possono sostanziarsi in forme geometriche o numeri inseriti in schemi. Si vedono lampi di colore intenso ed oggetti fissi possono sembrare in movimento e dissolversi. La percezione sensoriale incrociata (sinestesia), come nel caso del cosiddetto ”udito colorato”, può verificarsi quando suoni e voci o musica evocano la percezione di particolari colori o forme. La percezione del tempo può sembrare rallentata. Quando viene assunta per via orale, gli effetti sono visibili entro circa 30 minuti e possono continuare per 8-12 ore o anche più a lungo. La durata e l’intensità degli effetti dipendono dalla dose.
Conseguenze per la salute a breve termine
Le reazioni di panico (“trip negativi”) possono essere così gravi da richiedere l’intervento medico. I pazienti di solito si riprendono in poche ore ma a volte le allucinazioni durano fino a 48 ore e gli stati psicotici per 3 – 4 giorni. Gli effetti sono molto influenzati dallo stato mentale dell’individuo e dall’ambiente in cui la droga viene assunta.
Danni alla salute nel lungo periodo
A volte possono determinarsi disturbi sensoriali noti come “flashback”. Effetti collaterali seri, quali atti irrazionali che portano al suicidio o a morti accidentali, sono estremamente rari. Decessi attribuiti ad overdose di LSD sono virtualmente sconosciute.
Uso in medicina
Anche se una volta veniva usato in psicoterapia, attualmente l’LSD non è utilizzato a livello medico.
Controllo internazionale
L’LSD è elencato nell’Allegato I della Convenzione delle Nazioni Unite del 1971 sulle sostanze psicotrope.
Stato legale in Italia
L’LSD è annotato nella Tabella I delle sostanze stupefacenti, di cui al D.P.R. n. 309/90.

Cannabis

La cannabis è un prodotto naturale, il cui ingrediente psicoattivo principale è il tetraidrocannabinolo. La pianta della cannabis è ampiamente diffusa e cresce nelle zone temperate e tropicali. Insieme a tabacco, alcol e caffeina è una delle droghe più consumate al mondo, viene usata come droga ed è fonte di fibra dai tempi antichi. In molti Paesi l’erba e la resina di cannabis sono conosciute a livello formale rispettivamente come marijuana ed hashish (o soltanto hash).
Presentazione
La marijuana (“erba”) consiste nelle infiorescenze e nelle foglie essiccate. La resina di cannabis (“hashish”) è un solido compresso, estratto dalle parti resinose della pianta, l’olio di cannabis invece (hash) viene estratto dalla cannabis tramite solvente. La cannabis viene quasi sempre fumata, spesso mischiata al tabacco. La cannabis sativa è dioica: esistono piante maschili e piante femminili. Il THC è ampiamente concentrato all’interno delle infiorescenze della pianta femmina. Le foglie e le piante maschili hanno meno THC, mentre gli steli ed i semi ne contengono pochissimo. Le piante sono caratterizzate da foglie composte con fino a 11 lobi lanceolati separati.
Modalità d’uso
La cannabis in genere viene fumata, spesso mescolata al tabacco o inserita in un dispositivo per il fumo (bong). Dal momento che il THC ha una bassa solubilità in acqua, l’ingestione della cannabis comporta uno scarso assorbimento. Una sigaretta (spinello) medio contiene circa 200 mg di erba o resina di cannabis.
Effetti psicoattivi
La farmacologia della cannabis è complicata dalla presenza di una vasta gamma di cannabinoidi. A piccole dosi la cannabis produce euforia, solleva dall’ansia, ha effetto sedativo e dà stordimento.
Conseguenze per la salute a breve termine
Per certi aspetti, gli effetti sono simili a quelli causati dall’alcol. Anche il corpo umano produce un cannabinoide chiamato anandamide, un legante endogeno per il ricettore cannabinoide, che ha proprietà farmaceutiche simili a quelle del THC. Se fumata, il THC può essere rilevato nel plasma a pochi secondi dall’inalazione. Alcuni metaboliti sono riscontrabili nelle urine fino a due settimane dopo l’assunzione per fumo o ingestione.
Danni alla salute nel lungo periodo
Ci sono poche prove rispetto ai danni provocati agli organi tra i consumatori moderati, ma il consumo insieme al tabacco comporta tutti i rischi legati a detta sostanza. Gran parte dell’interesse rispetto agli effetti collaterali della cannabis è stato focalizzato sul suo legame con la schizofrenia, anche se non è ancora chiaro se esista una relazione di causalità tra salute mentale e cannabis. Le morti direttamente attribuibili alla cannabis sono rare.
Uso in medicina
Tinture di cannabis (estratti etanolici) erano una volta comuni, ma furono rimosse dalle farmacopee molti anni fa. La cannabis a base di erbe (conosciuta come “cannabis flos”), con un contenuto nominale di THC del 18%, è disponibile come medicinale da prescrizione nei Paesi Bassi. Viene utilizzata per la sclerosi multipla, alcuni tipi di dolore e altre condizioni neurologiche. Un estratto di cannabis (Sativex) è stato concesso in licenza in Canada. In alcuni Paesi è consentito l’uso del dronabinolo come farmaco per la cura della nausea a seguito di chemioterapia.
Controllo internazionale
La cannabis e la resina di cannabis sono elencate negli elenchi I e IV della Convenzione unica sulle droghe narcotiche del 1961 delle Nazioni Unite. Il Δ9-THC è elencato nell’Allegato I della Convenzione delle Nazioni Unite del 1971 sulle sostanze psicotrope.
Stato legale in Italia
La cannabis è annotata nella Tabella II delle sostanze stupefacenti e nella Tabella dei Medicinali, Sez. B , di cui al D.P.R. n. 309/90.

Metilenediossimetamfetamina (MDMA o Ecstasy)

L’MDMA è una sostanza sintetica comunemente nota come ecstasy, anche se questo termine ora viene usato in maniera generalizzata, individuando una vasta gamma di sostanze talvolta diverse fra di loro. Nonostante sia stato ipotizzato un suo impiego in psichiatria, l’uso terapeutico è estremamente limitato. L’MDMA illegale normalmente è in pastiglie, molte delle quali prodotte in Europa. L’MDMA è un derivato dell’amfetamina e appartiene alla famiglia delle fenetilammine. Sono comparsi nel tempo vari composti omologhi con effetti simili, ad esempio MDA, MDEA, MBDB, riscontrando tuttavia minor successo. I termini di strada con cui si individua l’MDMA sono Adam e XTC, ma spesso il nome della pasticca o della compressa riprende il logo che vi è impresso. L’MDMA è sotto controllo internazionale.
Presentazione
Si presenta come polvere bianca o biancastra oppure in cristalli solubili in acqua. I prodotti illegali si presentano soprattutto in forma di pastiglie colorate, su cui sono impressi simboli, e meno comunemente di polveri bianche o capsule. L’MDMA base è un olio senza colore non solubile in acqua.
Modalità d’uso
L’MDMA in pasticche è assunta per via orale, ma la presentazione in polvere può essere sniffata, inalata o iniettata, anche se quest’ultima modalità viene raramente riscontrata in ambito “ricreativo”.
Effetti psicoattivi
La sostituzione nella molecola dell’MDMA porta ad una modificazione delle sue proprietà farmacologiche. Esso agisce come stimolatore del sistema nervoso centrale ed ha basse proprietà allucinogene. L’ingestione di MDMA causa euforia, aumento della sensibilità sensoria e marcata stimolazione centrale. E’ meno allucinogena del suo omologo inferiore, l’MDA. Dopo l’ingestione la maggior parte della dose di MDMA viene espulsa immutata nelle urine.
Sintesi e precursori
Ci sono quattro precursori principali che possono essere usati per la produzione di MDMA e relative droghe: safrolo, isosafrolo, piperonale e PMK. Questi quattro precursori sono elencati nella Tabella I della convenzione delle NU del 1988. La corrispondente legislazione dell’UE è esposta nel Regolamento del Consiglio n. 3677/1990 e successive modificazioni e integrazioni che contrasta la diversione di questi prodotti verso il mercato illegale.
Danni alla salute nel lungo periodo
Sono stati registrati casi di morte in seguito all’assunzione di dosi superiori a 300 mg, ma la tossicità dipende da molti fattori, tra cui la predisposizione individuale e le circostanze in cui l’MDMA viene usata.
Uso in medicina
In passato l’MDMA ha avuto limitati impieghi nella terapia psichiatrica.
Controllo internazionale
L’MDMA, classificato come (+/-) -N, α-dimetil-3,4- (metilene-dioxy)fenetilammina, è elencato nell’Allegato I della Convenzione delle Nazioni Unite del 1971 sulle sostanze psicotrope.
Stato legale in Italia
L’MDMA è annotato nella Tabella I delle sostanze stupefacenti, di cui al D.P.R. n. 309/90.

Catinoni sintetici

I catinoni sintetici sono sostanze strutturalmente analoghe al catinone, una molecola psicoattiva presente in natura nella pianta del Khat. Tra i derivati vi sono gli analoghi del beta-keto, molto simili alle fenetilammine. Questo gruppo comprende diverse sostanze utilizzate come principio attivo nella preparazione di medicinali. Dagli anni 2000 in poi tali sostanze sono apparse sul mercato clandestino europeo per uso a scopo ricreativo. I catinoni sintetici maggiormente utilizzati a tale scopo sono il mefedrone ed il metilone, fino al 2010, fra i più diffusi sul mercato. Per eludere i controlli i fornitori di catinoni sintetici li immettono sul mercato sotto altri nomi (ad. esempio Explosion, Blow, Recharge) o come fertilizzanti per le piante o sali da bagno, spesso accompagnati dalla dicitura “non adatti al consumo umano”.

Presentazione
Generalmente, si presentano in forma di polvere bianca o marrone, eccezionalmente in compresse e sono in grado di imitare gli effetti della cocaina, amfetamina o MDMA. Le pasticche sono meno comuni ma sono disponibili sul mercato illecito in sostituzione dell’MDMA.

Modalità d’uso
I catinoni sintetici possono essere assunti per via orale, intranasale o sniffati, per insufflazione e, in ragione della loro idrosolubilità, possono anche essere iniettati.
Queste sostanze non sono facilmente rilevabili attraverso i normali test speditivi.
Effetti psicoattivi
Al pari delle fenetilammine, i catinoni si comportano come stimolanti del sistema nervoso centrale (SNC), sebbene con una potenza inferiore. La potenza inferiore è causata dal gruppo β-cheto che crea una molecola meno idonea ad attraversare la barriera emato-encefalica. Una dose tipica di mefedrone è di 100-250 mg. A seconda della sostanza specifica, gli effetti sono considerati simili a quelli della cocaina, dell’amfetamina o dell’MDMA. Come la cocaina, anche il mefedrone ha un picco di breve durata. Di conseguenza, gli utenti possono consumare più dosi in successione, fino a 1 g per volta.
Conseguenze per la salute a breve termine e danni nel lungo periodo
Dall’osservazione di pazienti che presentavano una sospetta intossicazione da mefedrone, è possibile rilevare come i derivati del catinone procurino effetti simpaticomimetici simili ai derivati delle amfetamine. Il primo caso fatale, confermato dal punto di vista tossicologico, direttamente collegato all’uso di mefedrone, è stato registrato in Svezia nel 2008.
Controllo internazionale
Il catinone e il metcatinone sono elencati nell’Allegato I della Convenzione delle Nazioni Unite sulle sostanze psicotrope del 1971. L’amfepramone e pirogenerone sono nella Tabella IV di tale Convenzione, ma altri derivati non sono sotto controllo internazionale. Con decisione del Consiglio del 2 dicembre 2010, il 4-metilmetcatinone (mefedrone) è stato sottoposto a misure di controllo negli Stati membri dell’UE (2010/759 / UE).
Stato legale in Italia
I catinoni sintetici sono annotati nella Tabella I delle sostanze stupefacenti, di cui al D.P.R. n. 309/90.

Metamfetamina

a metamfetamina agisce come stimolante del sistema nervoso centrale. E’ stata prodotta per la prima volta in Giappone nel 1919 e attualmente ha usi medici limitati; per la maggior parte viene prodotta in laboratori clandestini, in particolare negli USA e in Oriente. E’ sotto controllo internazionale ed è strettamente collegata all’amfetamina.
Presentazione
La metamfetamina base è incolore, volatile e insolubile in acqua. Il sale più comune è il cloridrato che si presenta come polvere bianca o biancastra o come cristalli solubili in acqua. I prodotti illegali si presentano soprattutto in polvere ma il cloridrato (puro cristallino) è noto come “ice” (ghiaccio). Le pastiglie contenenti metamfetamina possono avere dei simboli simili a quelli rilevati sull’MDMA ed altre pastiglie di ecstasy.
Modalità d’uso
La metamfetamina può essere ingerita, sniffata e, meno comunemente, iniettata o fumata. Il cloridrato di metamfetamina, in particolare la forma in cristalli (ice), è sufficientemente volatile da essere fumato. In caso di ingestione, una dose può variare da alcune decine a diverse centinaia di milligrammi a seconda della purezza e della composizione isomerica.
Effetti psicoattivi
La metamfetamina è uno stimolante del sistema nervoso centrale che causa ipertensione e tachicardia con senso di accresciuta sicurezza, socievolezza ed energia. Elimina l’appetito e la fatica e può portare all’insonnia. Con l’uso orale di solito gli effetti iniziano in 30 minuti e durano varie ore.
Conseguenze per la salute a breve termine
In seguito, i consumatori diventano irritabili, agitati, ansiosi, depressi e apatici. La metamfetamina aumenta l’attività dei sistemi noradrenergico e dopaminergico. La metamfetamina ha una potenza maggiore rispetto all’amfetamina ma in situazioni d’abuso gli effetti sono quasi indistinguibili.
Danni alla salute nel lungo periodo
L’uso ricorrente della metamfetamina provoca diversi cambiamenti neurochimici e neuroanatomici. La dipendenza – come dimostrato dall’aumento della tolleranza – causa deficit di memoria, difficoltà nel prendere decisioni e nel ragionamento verbale. Alcuni dei sintomi assomigliano a quelli della schizofrenia paranoide. Tali effetti possono perdurare ben oltre l’uso della droga. L’iniezione di metamfetamina comporta gli stessi rischi di infezione virale (per es. l’HIV e l’epatite) di altre droghe iniettabili. Quando la metamfetamina viene fumata raggiunge il cervello più velocemente. I casi di morte attribuiti direttamente alla metamfetamina sono rari.
Uso in medicina
La metamfetamina è occasionalmente usata a livello terapeutico per il trattamento della narcolessia e per il disturbo da deficit dell’attenzione ed iperattività (ADHD).
Controllo internazionale
L’enantiomero S è elencato nell’Allegato II della Convenzione delle Nazioni Unite sulle sostanze psicotrope del 1971. Il racemato (una miscela 50:50 degli stereoisomeri R e S) è anche elencato nella stessa Tabella, ma l’enantiomero R non è identificato separatamente nella Convenzione.
Stato legale in Italia
Le metamfetamine sono annotate nella Tabella I delle sostanze stupefacenti, di cui al D.P.R. n. 309/90.

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