Supporti Didattici per lo svolgimento dell’attività formativa addetti antincendio

La seguente parte, ha lo scopo di conferire all'allievo una sufficiente preparazione pratica di base, conoscenza dei materiali e delle attrezzature, tale da poter affrontare un principio d'incendio.
Naturalmente, detta preparazione iniziale dovrà prevedere periodi successivi di addestramento, in modo da acquisire la dovuta indispensabile manualità.

Estintori portatili d’incendio

Una delle attrezzature antincendio più diffuse ed utilizzate per intervenire sui principi di incendio sono gli estintori portatili, particolarmente preziosi per la prontezza di impiego e la efficacia.
Nei piccoli incendi ed in caso di primo intervento può essere sufficiente l’utilizzo di uno o al massimo due estintori per domare il fuoco.
Per incendi più gravi l’utilizzo degli estintori può essere utile per impedire o rallentare la propagazione delle fiamme, in attesa dell’utilizzo di mezzi antincendio più potenti che hanno spesso tempi di approntamento più lunghi.
Le regole generali per l’utilizzo degli estintori portatili contro un incendio sono le seguenti:

• azionare l’estintore alla giusta distanza dalla fiamma per colpire il focolare con la massima efficacia del getto, compatibilmente con l’intensità del calore emanata dalla fiamma stessa
• dirigere il getto dell’agente estinguente alla base della fiamma
• agire in progressione iniziando a dirigere il getto sulle fiamme più vicine per poi proseguire verso quelle più distanti
• durante l’erogazione muovere leggermente a ventaglio l’estintore
• se trattasi di incendio di liquido, operare in modo che il getto non causi proiezione del liquido che brucia al di fuori del recipiente; ciò potrebbe causare la propagazione dell’incendio
• operare sempre sopra vento rispetto al focolare
• in caso di contemporaneo impiego di due o più estintori gli operatori non devono mai operare da posizione contrapposta ma muoversi preferibilmente verso una unica direzione o operare da posizioni che formino un angolo rispetto al fuoco non superiore a 90° in modo tale da non proiettare parti calde, fiamme o frammenti del materiale che brucia contro gli altri operatori
• evitare di procedere su terreno cosparso di sostanze facilmente combustibili
• operare a giusta distanza di sicurezza, esaminando quali potrebbero essere gli sviluppi dell’incen¬dio ed il percorso di propagazione più probabile delle fiamme
• indossare i mezzi di protezione individuale prescritti
• nell’utilizzo di estintori in locali chiusi assicurarsi ad una corda che consenta il recupero dell’ope¬ratore in caso di infortunio
• non impiegare ascensori o altri mezzi meccanici per recarsi o scappare dal luogo dell’incendio
• procedere verso il focolaio di incendio assumendo una posizione il più bassa possibile per sfug-gire all’azione nociva dei fumi
• prima di abbandonare il luogo dell’incendio verificare che il focolaio sia effettivamente spento e sia esclusa la possibilità di una riaccensione
• abbandonare il luogo dell’incendio, in particolare se al chiuso, non appena possibile

MASCHERE ANTIGAS

La protezione degli organi della respirazione in ambienti contaminati da gas o vapori nocivi può essere assicurata mediante l'uso di maschere antigas.
Esse provvedono, a mezzo di filtri di tipo adatto al tossico o gruppo di tossici dai quali occorre di-fendersi, a depurare l'aria inspirata trattenendo gli agenti nocivi o trasformandoli in sostanze non dannose all'organismo umano.

L’impiego della maschera antigas ha però delle limitazioni che debbono essere assolutamente tenute presenti: si può anzi dire che è più importante sapere quando essa non può essere usata che non quando può essere usata.
Una limitazione essenziale nell'impiego di tale apparecchio è dovuta al fatto che l’aria purificata attraverso il filtro deve essere respirabile, ossia contenere non meno del 17% di ossigeno.
Altro elemento da tenere presente è che la concentrazione dell'agente inquinante non sia superiore al 2% in quanto i filtri non sono idonei, a neutralizzare tale quantità.
É altresì essenziale ricordare che la maschera antigas non è un dispositivo di protezione universale che possa essere usato indiscriminatamente per la difesa da qualsiasi agente inquinante.
Ogni filtro è infatti specifico per un solo agente (ad es. ossido di carbonio ) o per una classe di agenti (ad es. vapori organici).
Ne consegue che la protezione a filtro è possibile solo quando si conosca esattamente la natura dell'inquinante e si disponga del filtro idoneo.
Per quanto detto, in locali chiusi, di piccole dimensioni, scarsamente o per niente aerati come gallerie, serbatoi, pozzi, cunicoli, ecc. - ove facilmente la concentrazione di ossigeno sarà al di sotto del limite minimo consentito - non è consigliabile l'impiego di apparecchi a filtro.

In questi casi ( come del resto quando non si ha alcuna idea della natura dell'agente inquinante o si teme la formazione di concentrazioni eccezionali) si deve ricorrere all'uso di autorespiratori a ciclo aperto.


La maschera antigas

La maschera antigas è costituita essenzialmente di due parti collegabili fra loro, e cioè:
• la maschera propriamente detta, che copre tutto il viso;
• un filtro, contenente le sostanze atte alla depurazione dell'aria.

Filtri antigas

l filtri antigas servono a trattenere, per azione fisica o chimica, i gas nocivi o vapori nocivi dell'aria inalata. Essi possono agire per:
a) assorbimento;
b) reazione chimica:
c) catalisi.

• L’azione assorbente dei filtri antigas è normalmente compiuta da materiali che hanno la capacità di trattenere le sostanze nocive, assorbendole. L'assorbente più comunemente usato è il carbone attivo, che presenta una porosità elevatissima, ottenuto mediante la carbonizzazione di sostanze vegetali e la loro successiva attivazione.

• La reazione chimica: nei casi in cui il carbone attivo si dimostra insufficiente, si ricorre all'im-piego di composti chimici in grado di reagire in condizioni dinamiche con il tossico da filtrare, neutralizzandolo o trasformandolo in prodotti di reazione gassosi non tossici o almeno tollerabili all'organismo umano. Si tratta di veri e propri prodotti chimici in forma granulare (alcali, ossidi metallici, ecc.) o di composti chimici supportati da materiali vari come carboni attivi. pomice e gel di silice o carboni attivi impregnati.

• L’azione catalitica: un particolare sistema di filtrazione è quello attuato a mezzo di catalizzatori.- Esso viene riservato normalmente ai filtri destinati alla protezione da ossido di carbonio.


I filtri individuali antigas possono essere raggruppati nei seguenti tre tipi:
- monovalenti, quando proteggono da un solo gas nocivo;
- polivalenti, quando proteggono da più gas nocivi;
- universali, quando proteggono da qualsiasi gas nocivo.

Esistono anche filtri con avvisatore olfattivo che produce un odore caratteristico poco prima dell'esaurimento del filtro stesso (p.es. filtro AUER CO 64 e DRAEGER CO 112 per la protezione da ossido di carbonio)

I diversi tipi di filtri, a seconda dei tossici alla cui protezione sono destinati, sono suddivisi in serie contraddistinte da una lettera (A, B, ecc.) e da una determinata colorazione dell'involucro, per consentirne la immediata identificazione.

Qualora, oltre alla protezione da gas o vapori, occorra assicurare simultaneamente quella da polveri ed aerosoli in genere, il filtro viene contrassegnato da due lettere, quella relativa al gas o vapore (A,B, ecc..) e una f minuscola (Af,. Bf, ecc.), e la colorazione dell'involucro è attraversata da una fascia o anello bianco.

Bisogna tener presente, però, che non esistendo una unificazione in materia, le predette lettere e colorazioni non sono sempre le stesse per tutte le ditte fornitrici; per la qual cosa è opportuno, al fine di evitare pericolosi errori, individuare il filtro anche dalla scritta figurante sull'involucro ed indicante l'agente o la classe di agenti per cui il filtro stesso è efficace.

La durata dell'efficienza protettiva di un filtro non è illimitata ma cessa dopo un certo tempo d'uso, al quale non è sempre facile dare un valore preciso in quanto dipende da numerosi fattori, tra cui assumono notevole importanza la concentrazione del tossico nell'aria, la capacità del filtro ed il regime respiratorio dell'utente nonché, in via subordinata, le condizioni ambientali (umidità, pressione, temperatura ecc.).
 
Risulta pertanto difficile stabilire esattamente a priori la durata di un filtro.
 
Giova, peraltro, far presente che l'inizio dell'esaurimento del filtro è avvertibile generalmente attraverso l'olfatto o altri sensi, oltre che per una certa difficoltà di respirazione dovuta alla graduale saturazione della massa filtrante; infatti parte dei gas o vapori tossici possiede un odore particolare o produce effetti caratteristici (lacrimazione, tosse, ecc..) percepibili prima ancora che la concentrazione del tossico possa diventare pericolosa per l'organismo.
 
 
Conservazione dei filtri
 
I filtri vanno conservati in luogo fresco ed asciutto, chiusi come pervenuti dal fornitore.
In tal modo essi mantengono inalterate le caratteristiche di efficienza per il periodo di tempo indicato dal fabbricante.
I filtri possono subire una notevole o totale diminuzione della loro efficienza se sono stati impiegati anche una sola volta o se comunque sono stati dissigillati e aperti.
 
Modalità d'impiego della maschera antigas
 
Di regola la maschera dovrà essere indossata senza che il filtro sia già avvitato al facciale; ciò renderà più agevole l’operazione.
 
Per indossare la maschera e verificare la tenuta, occorre procedere come segue:
·     appoggiare la mentoniera al mento;
·     indossare il facciale in modo che aderisca perfettamente al viso;
·     tendere i tiranti superiori, facendoli passare sopra il capo, e sistemarli sulla nuca;
·     agire immediatamente su tutti i cinghiaggi;
 ·     chiudere ermeticamente col palmo della mano la sede di avvitamento per il filtro;
·     aspirare profondamente: non si dovrà avvertire nessuna infiltrazione d'aria;
 
 
Una volta tolto il filtro dalla borsa-custodia, controllare che il tappo di gomma al fondello ed il coperchio metallico al bocchello siano impegnati nella loro sede.
 
Togliere i tappi ed applicare il filtro al bocchettone, avvitando a fondo. Dopo tale operazione l'operatore è pronto per intervenire sul sinistro, tenendo conto delle limitazioni precedentemente illustrate.
 

AUTORESPIRATORI

Gli autorespiratori sono apparecchi di respirazione costituiti da una unità funzionale autonoma, portata dall'operatore che può quindi muoversi con completa libertà di movimenti.
Essi rappresentano il mezzo protettivo più sicuro in quanto, agli effetti della respirazione, isolano completamente l'operatore dall'ambiente esterno.



La necessità di impiego di questi mezzi si verifica in diverse circostanze: quando l'ambiente è povero o privo di ossigeno; quando il tasso d'inquinamento atmosferico è eccessivamente elevato; quando non si ha alcuna conoscenza, nemmeno approssimata, della natura dell'inquinante; in tutti i casi, cioè, dove non è sufficiente o è dubbia l'efficacia dei dispositivi filtranti.



Autorespiratori a ciclo aperto a riserva d'aria

Negli autorespiratori a ciclo aperto l'aria espirata viene dispersa all’esterno attraverso la valvola di scarico della maschera.
Il loro schema di funzionamento è il seguente:
• l’aria proveniente dalla riserva passa attraverso un dispositivo di riduzione di pressione (1° sta-dio), che ne riduce la pressione da 150200 atm- ad una pressione di 68 atm;
• con tale pressione l'aria raggiunge il dispositivo riduttore del 2° stadio che permette una seconda riduzione ad una pressione respirabile (poco più di 1 atm)
• quando l'operatore inspira, si crea di fatto una pressione negativa (depressione} nella maschera che favorisce l'ingresso dell'aria attivando la valvola di immissione.
• In fase dì espirazione la valvola di immissione si chiude e si aprono quelle di esalazione.

Si precisa che esistono autorespiratori funzionanti a domanda e pertanto l'afflusso d'aria sarà pro-porzionale alla richiesta; quelli che funzionano in sovrapressione l'aria affluirà in quantità maggiore, creando nel vano maschera una sovrapressione di circa 2,5 mbar che provvede ad una ulteriore protezione da eventuali infiltrazioni di tossico dalla maschera, possibili per una non perfetta aderenza al viso della stessa.
(Gli attuali autorespiratori hanno la possibilità di funzionare a domanda o in sovrapressione, con manovra manuale o automatica).

In entrambi i casi la massima portata di aria è di 300400 lt/min.

Autonomia
 
 
L'autonomia è proporzionale al volume della riserva d'aria, e quindi alle dimensioni della bombola.
Tenendo conto che per un lavoro medio un operatore addestrato consuma circa 30 litri d'aria al minuto, conoscendo il volume delle bombole è possibili valutarne l'autonomia dell’apparecchio.
 
Esempio:
 
volume bombola        = lt. 7
pressione                    = atm. 200
 
autonomia                  = 7 x 200 : 30 » 45 minuti 
 
 
É utile sapere che quando la pressione all’interno della bombola scende sotto le 50 atm. circa, un sistema d'allarme acustico (fischio) avverte che la bombola è prossima all'esaurimento dell'aria e quindi l'operatore dovrà abbandonare l’intervento.
 
Se la bombola sarà di dimensioni ridotte, dovendo dare all'operatore un tempo minimo di circa 5 minuti per abbandonare l'intervento, il sistema d'allarme sarà tarato in modo da intervenire prima.

Il piano di emergenza in caso di incendio

In un’azienda, grande o piccola che sia, trovarsi coinvolti in un emergenza per incendio o per infortunio - pur sembrando ad alcuni una probabilità abbastanza remota - non è del tutto impossibile.
La conferma la si può avere con una rapida analisi dei dati statistici del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco che in Italia ogni anno svolge oltre 600.000 interventi di soccorso tecnico urgente.
Di questi, circa 40.000 sono correlati ad emergenze verificatesi in attività lavorative.

Inipendentemente dai materiali depositati o impiegati nelle lavorazioni e dalle caratteristiche co-struttive ed impiantistiche dell’azienda, uno degli aspetti che hanno avuto (e sempre avranno) grande impatto sull’evoluzione dell’evento-emergenza è quello relativo a come sono stati affrontati i primi momenti, nell’attesa dell’arrivo delle squadre dei Vigili del Fuoco.

Uno strumento basilare per la corretta gestione degli incidenti (siano essi incendi, infortuni, fughe di gas o spillamenti di sostanze pericolose) è il cosiddetto “piano di emergenza”.
In tale documento sono contenute quelle informazioni-chiave che servono per mettere in atto i primi comportamenti e le prime manovre permettendo di ottenere nel più breve tempo possibile i seguenti obiettivi principali:

• salvaguardia ed evacuazione delle persone
• messa in sicurezza degli impianti di processo
• compartimentazione e confinamento dell’incendio
• protezione dei beni e delle attrezzature
• estinzione completa dell’incendio.

I piani di emergenza ben strutturati prevedono inoltre le operazioni per la rimessa in servizio in tempi ragionevoli ed il ripristino delle precedenti condizioni lavorative.

Procedure da adottare quando si scopre un incendio

Le procedure da adottare in caso di incendio sono differenziate, soprattutto per la sequenza delle azioni, tra i diversi tipi di insediamento (uffici, edifici con afflusso di pubblico, aziende, ecc.).

Ciò nonostante, in questo paragrafo riassumiamo quegli aspetti che sono comuni alle diverse situazioni dei luoghi e degli eventi incidentali.


Procedure da adottare quando si scopre un incendio:

• Comportarsi secondo le procedure pre-stabilite (ove esistono)
• Se si tratta di un principio di incendio valutare la situazione determinando se esiste la possibilità di estinguere immediatamente l’incendio con i mezzi a portata di mano
• Non tentare di iniziare lo spegnimento con i mezzi portatili se non si è sicuri di riuscirvi
• Dare immediatamente l’allarme al 115
• Intercettare le alimentazioni di gas, energia elettrica, ecc.
• limitare la propagazione del fumo e dell’incendio chiudendo le porte di accesso/compartimenti
• Iniziare l’opera di estinzione solo con la garanzia di una via di fuga sicura alle proprie spalle e con l’assistenza di altre persone
• accertarsi che l’edificio venga evacuato
• se non si riesce a mettere sotto controllo l’incendio in breve tempo, portarsi all’esterno dell’edificio e dare le adeguate indicazioni alle squadre dei Vigili del Fuoco.

Procedure da adottare in caso di allarme

Anche per questo aspetto, le procedure da adottare in caso di allarme sono differenziate, tra i diversi tipi di insediamento (uffici, edifici con afflusso di pubblico, aziende, ecc.).

Esistono comunque diversi aspetti sempre presenti, che riassumiamo nel seguente schema:


• Mantenere la calma (la conoscenza approfondita delle procedure aiuta molto in questo senso, così come l’addestramento periodico che aiuta a prendere confidenza con le operazioni da intraprendere)
• Attenersi scrupolosamente a quanto previsto nei piani di emergenza
• Evitare di trasmettere il panico ad altre persone
• prestare assistenza a chi si trova in difficoltà, se avete la garanzia di riuscire nell’intento
• allontanarsi immediatamente, secondo procedure (ad esempio in un’azienda può essere necessario mettere in sicurezza gli impianti di processo; oppure in una scuola può essere necessario che il docente prenda con sè il registro della classe per poter effettuare le verifiche sull’avvenuta evacuazione di tutti gli alunni)
• non rientrare nell’edificio fino a quando non vengono ripristinate le condizioni di normalità

Modalità di evacuazione (Il piano di evacuazione)

Si è ritenuto opportuno evidenziare questo punto del piano di emergenza generale dedicandogli un apposito paragrafo. L’obiettivo principale di ogni piano di emergenza è quello della salvaguardia delle persone presenti e della loro evacuazione, quando necessaria.
Il piano di evacuazione è in pratica un “piano nel piano” che esplicita con gli opportuni dettagli tutte le misure adottate (in fase preventiva e di progetto) e tutti i comportamenti da attuare (in fase di emergenza) per garantire la completa evacuazione dell’edificio/struttura da parte di tutti i presenti. Siano essi gli stessi titolari, i dipendenti, i clienti, i visitatori ecc. ecc. .
Anch’esso deve essere elaborato tenendo conto del tipo di evento ipotizzato e delle caratteristiche dell’azienda.
Non è forse del tutto supferfluo ricordare che la predisposizione del piano di evacuazione va effet-tuata prevedendo di far uscire dal fabbricato tutti gli occupanti utilizzando le normali vie di esodo, senza pensare di impiegare soluzioni “personalizzate” tanto ingegnose quanto rocambolesche

Le procedure di chiamata dei servizi di soccorso

Una buona gestione dell’emergenza inizia anche con la corretta attivazione delle squadre di soccorso. Pertanto è bene che, dopo aver individuato la figura (ed un suo alternato) che è incaricata di diramare l’allarme, venga predisposto un apposito schema con le corrette modalità.

Una richiesta di soccorso deve contenere almeno questi dati:
• l’indirizzo dell’azienda e il numero di telefono;
• il tipo di emergenza in corso;
• persone coinvolte/feriti;
• reparto coinvolto;
• stadio dell’evento (in fase di sviluppo, stabilizzato, ecc.);
• altre indicazioni particolari (materiali convolti, necessità di fermare i mezzi a distanza, ecc.);
• indicazioni sul percorso

Collaborazione con i Vigili del Fuoco in caso di intervento

I momenti di emergenza sono proprio quelli nei quali le azioni che riescono meglio (e forse sono le sole a riuscire) sono le azioni che abbiamo saputo rendere più “automatiche” e le azioni in cui agiamo con maggiore destrezza perchè siamo già abituati a svolgerle frequentemente nel “tempo di pace”, cioè quello del lavoro ordinario quotidiano.
Durante lo stress ed il panico che accompagnano sempre un’emergenza, il rischio di farsi sopraffare dall’evento è alquanto alto se non si provvede a rendere appunto “automatici” certi comportamenti e certe procedure.
Le squadre del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco sono addestrate ad operare in condizioni di emergenza e pertanto sono semplicemente più abituate a prendere decisioni (...le più opportune e corrette possibili, nel minor tempo possibile, con le risorse disponibili, ecc. ecc. ...) proprio nei momenti ad alto rischio di panico e di stress. Ed il loro addestramento non è ovviamente solo limitato a ciò che viene fatto nelle quattro mura di un aula o nelle manovre di simulazione ma deriva (purtroppo) dalla continua attività “sul-campo” che li tiene, in un certo senso, allenati.


Supponendo quindi che abbiate saputo gestire al meglio i primi immediati momenti dell’emergenza proprio perchè vi siete addestrati a fare quelle poche basilari operazioni che prevede il vostro piano, al momento dell’arrivo dei Vigili del Fuoco i vostri compiti principali devono necessariamente prendere un’altra direzione.
Il modo migliore per collaborare con i Vigili del Fuoco durante l’incendio è quello di mettere a di-sposizione la vostra capacità ed esperienza lavorativa e la conoscenza dei luoghi, per svolgere quei compiti che già siete abituati a fare perchè li svolgete nell’attività di tutti i giorni.
Ad esempio, l’operatore del muletto montacarichi è senz’altro più utile (e spesso indispensabile) svolgendo il suo compito per allontanare il materiale che non è ancora bruciato (operando ovvia-mente sotto lo stretto controllo delle squadre Vigili del Fuoco). La sua azione risulta così più efficace piuttosto di restare a continuare ad utilizzare i presidi antincendio anche dopo l’arrivo delle squadre dei vigili del fuoco.
Allo stesso modo è molto meglio che il responsabile dell’Azienda si metta in contatto immediata-mente con il Responsabile Operazioni di Soccorso VV.F. per aiutarlo nel pianificare la strategia generale di attacco all’incendio, fornendo tutte le indicazioni preziose al momento.

fonte: Vigilidelfuoco Bergamo

La sicurezza delle persone disabili

Per "sicurezza delle persone disabili" ci si riferisce ad un campo molto ampio della sicurezza che riguarda non solo coloro che mostrano in modo più o meno evidente difficoltà motorie o sensoriali, ma anche le persone anziane, i bambini, le persone che soffrono di patologie molto diverse tra loro, come l'asma, i problemi cardiaci ecc.. Per questo motivo, una dizione più corretta della materia è quella di "sicurezza ampliata". Questo tema è stato preso in considerazione dal Dipartimento dei Vigili del Fuoco, del Soccorso Pubblico e della Difesa Civile da diversi anni.

Nel febbraio del 2001 è stato creato un gruppo di lavoro incaricato di esaminare i problemi e proporre le iniziative possibili. Tale gruppo, integrato con i rappresentanti della Consulta delle associazioni delle persone disabili e delle loro famiglie, ha elaborato il documento su valutazione del rischio, individuazione delle misure e pianificazione delle emergenze. Questo documento è stato pubblicato con la circolare n. 4 del marzo 2002. Successivamente, il Gruppo di lavoro ha elaborato una guida per aiutare i responsabili della sicurezza ed i datori di lavoro a migliorare i piani di emergenza e la formazione degli addetti. L'ultimo documento emanato in ordine di tempo è la Lettera circolare 8 agosto del 2006, con le schede di valutazione degli ambienti di lavoro.

Tutta questa attività si basa su presupposti giuridici e normativi. Infatti, la Costituzione italiana ed i trattati fondanti l'Unione Europea prevedono, rispettivamente, l'uguaglianza dei cittadini e la non discriminazione. Il D.P.R. n. 503 del 1996, poi, ha individuato il pericolo che incombe su una persona a causa della sua disabilità come una barriera architettonica, che deve quindi essere rimossa.
Dal punto di vista più tecnico, la Direttiva 89/106/CEE (sui prodotti da costruzione), nel Documento interpretativo del requisito essenziale n. 2 - Sicurezza in caso di incendio - dichiara che, quando si tratta della sicurezza delle persone, si deve partire dall'analisi dei problemi di chi affronta difficoltà percettive o di movimento. Anche il D.Lgs n. 626 del 1994 prevede esplicitamente che il datore di lavoro valuti la sicurezza delle persone disabili presenti nel luogo di lavoro. I documenti citati (scaricabili in formato pdf da questa pagina) servono proprio a facilitare il compito dei datori di lavoro, dei responsabili della sicurezza e dei tecnici chiamati a compiere le rispettive valutazioni.
Proprio in armonia con l'impostazione del Decreto Legislativo 626 del 1994, le guide prevedono che, nella valutazione, si tenga conto dell'ambiente in cui si opera e si cerchi di capire quali siano le caratteristiche che lo rendono pericoloso per una persona disabile. Il passo successivo, la scelta delle misure che compensano le carenze di sicurezza, è impostato in modo da individuare quali provvedimenti possano garantire la sicurezza richiesta con il minore impegno di risorse. La sicurezza, infatti, non può essere considerata un alibi per non assumere una persona con disabilità e, d'altra parte, in molti casi anche le misure gestionali sono del tutto in grado di compensare le carenze evidenziate dalla valutazione.
Nell'elaborazione della pianificazione dell'emergenza, al datore di lavoro si chiede di includere nel piano generale i punti che riguardano la sicurezza della persona disabile, evitando di predisporre pianificazioni separate.

In conclusione, la filosofia di fondo del lavoro svolto può essere riassunta in due considerazioni:
alle persone con disabilità deve essere garantito un livello di sicurezza uguale (né maggiore, né minore) di quello di cui godono gli altri attraverso misure edili, impiantistiche e gestionali;
un ambiente sicuro per una persona disabile è certamente sicuro anche per una che non è disabile.


Linee guida per la valutazione della sicurezza antincendio nei luoghi di lavoro ove siano presenti persone disabili.
Autore: Ministero dell'Interno - Dipartimento dei Vigili del Fuoco, Soccorso Pubblico e Difesa Civile

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Il soccorso alle persone disabili: indicazioni per la gestione dell'emergenza.
Autore: Ministero dell'Interno - Dipartimento dei Vigili del Fuoco, Soccorso Pubblico e Difesa Civile

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Garantire la salute e la sicurezza per i lavoratori disabili
Autore: FACTS - Agenzia europea per la sicurezza e la salute sul lavoro
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