Stress, lavoro e valutazione dei rischi

Un intervento del gruppo di lavoro CIIP sullo stress lavoro correlato riporta alcune proposte per migliorare la gestione del rischio stress nei luoghi di lavoro

Sono diversi i dati che in questi sono stati prodotti a livello europeo e mondiale sul tema dello stress lavoro correlato, anche con riferimento alla  campagna europea 2014-2015 sui rischi psicosociali. Ad esempio alcune ricerche sui rischi emergenti rimarcano come la metà dei datori di lavoro consideri i rischi psicosociali più difficili da gestire rispetto ai rischi più tradizionali per la salute e sicurezza sul lavoro. Altri documenti sottolineano l’impatto, su questi rischi, delle riorganizzazioni aziendali. E la stessa OMS ritiene che, entro il 2020, la depressione diventerà la causa principale d'inabilità al lavoro.


Per affrontare i temi dello stress lavoro correlato e per favorire la trasformazione dei luoghi di lavoro non solo in ambiti della prevenzione, ma anche della promozione di una migliore salute mentale, si è tenuto il 21 ottobre 2015, presso il “ Centro per la Cultura della Prevenzione nei luoghi di lavoro e di vita” di Milano, il convegno “Stress e Lavoro: un tema dell’oggi”.
 
Per presentare il convegno, i cui atti sono stati pubblicati sul sito dell’ Azienda Sanitaria Locale di Milano, ci soffermiamo su un intervento introduttivo, a cura di Laura Bodini, che riporta un contributo dal Gruppo di lavoro sullo Stress lavoro correlato della Consulta Interassociativa per la Prevenzione ( CIIP).
 
Nel contributo, che vi invitiamo a leggere integralmente, si riportano alcune certezze sul tema.
Ad esempio si ricorda l’importanza di avere strumenti di analisi e intervento sull’organizzazione del lavoro o si sottolinea come i richiami normativi e culturale non siano stati ancora valorizzati pienamente. 
Ad esempio l’art. 28 del D.Lgs. 81/2008 indica che la valutazione deve riguardare tutti i rischi per la sicurezza e la salute dei lavoratori, ivi compresi quelli riguardanti gruppi di lavoratori esposti a rischi particolari, tra cui anche quelli collegati allo stress lavoro-correlato, quelli riguardanti le lavoratrici in stato di gravidanza, nonché quelli connessi alle differenze di genere, all’età, alla provenienza da altri Paesi e quelli connessi alla specifica tipologia contrattuale attraverso cui viene resa la prestazione di lavoro. 
Ma spesso tra i temi sottovalutati nelle “valutazioni” ci sono: 
- “fattori organizzativi: lavoro a turni, lavoro notturno;
- differenze di genere;
- differenze contrattuali: insicurezza del lavoro, precarietà;
- differenze di provenienza;
- differenze di età”.
Insomma si ha spesso a che fare con “valutazioni del rischio troppo aspecifiche e non orientate alla ricerca delle soluzioni”.
 
L’intervento riporta poi, con riferimento ad una relazione di Angelo D’Errico ad un seminario SNOP del 18 settembre 2015, alcune indicazioni della situazione attuale, del background, ad esempio con riferimento ai grandi cambiamenti socio-economici degli ultimi decenni:
- globalizzazione dell’economia, con internazionalizzazione del commercio, degli investimenti e della finanza;
- mercati di consumo in rapido cambiamento;
- riduzione della manifattura ed espansione del settore dei servizi;
- aumentata richiesta di flessibilità nell’organizzazione delle imprese: outsourcing, privatizzazioni, fusioni e acquisizioni”.
Le conseguenze sono:
- “riduzione del personale attraverso licenziamenti e offerte di prepensionamento;
- aumento dell’utilizzo di lavoratori temporanei o in subappalto;
- aumento dell’insicurezza lavorativa (job insecurity) tra i lavoratori sopravvissuti ai tagli, sia permanenti che temporanei;
- peggioramento delle condizioni di lavoro (aumento delle attività da svolgere e dei ritmi di lavoro);
- aumento della proporzione di lavoratori adibiti a turni (24h-society)”.
 
Nel documento sono poi riportate indicazioni sulle associazioni, riportate in letteratura, tra job insecurity e salute, e sui risultati delle ricerche in merito agli effetti sulla salute dello stress lavoro-correlato.
 
L’intervento si sofferma inoltre suicosti dello stress lavoro-correlato (stress LC):
- “la Commissione Europea nel 2002 ha stimato che il costo annuale dello stress lavoro-correlato, dovuto ai suoi effetti sulla salute e alle relative assenze per malattia, nei 15 paesi EU pre-2004 era in media tra il 3-4% del PIL, pari a 265 miliardi di Euro (Levi 2002);
- l’EU-OSHA ha stimato che il costo delle malattie dovute a stress lavoro correlato era (EU-OSHA 2009): in Francia tra 830 milioni e 1,7 miliardi di Euro; in Germania 3 miliardi di Euro;
- un altro studio sui costi dello stress LC in Francia ha stimato un costo annuale tra 1,2 e 2 miliardi di Euro (Béjean & Sultan-Taieb 2005);
- in Gran Bretagna: malattie e assenze dovute a stress LC hanno per la società un costo annuale stimato in 5,7 miliardi di Euro (HSE 2010);
- in Olanda: costo annuale di malattie psicologiche correlate al lavoro stimato in 2,3 miliardi di Euro (Koukoulaki 2004)”.
 
Inoltre si sottolinea che i principalicriteri per la valutazione e gestione dello stress LC a livello aziendale “sono comuni a diverse linee guida europee (Leka et al 2008) e nazionali (HSE 2007, UK; Satzer & Geray 2009, DE; Moncada et al. 2002, ES), inclusi:
- l’informazione dei lavoratori sui principali fattori di stress sul lavoro e sulle loro conseguenze sulla salute (vedi anche Accordo europeo del 2004);
- la creazione di un gruppo di lavoro permanente ad hoc per la valutazione e la gestione dello stress comprendente i lavoratori o loro rappresentanti;
- l’identificazione di gruppi omogenei di lavoratori, in termini di mansione e attività svolte;
- un’analisi iniziale dell’esposizione a stress LC mediante l’esame di dati su eventi sentinella potenzialmente associati (assenteismo, turnover, turni, produttività, sanzioni, infortuni, malattie professionali) per gruppo omogeneo;
- la partecipazione dei lavoratori sia alla fase della valutazione dell’esposizione a fattori di stress, sia a quella dell’implementazione di interventi per la loro riduzione;
- l’utilizzo combinato di dati oggettivi (sopralluoghi e check list) e soggettivi (questionari, focus group) per la valutazione dell’esposizione a stress LC”. 
E nei paesi europei “si stima che il 25-30% di lavoratori siano esposti a ‘rischio organizzativo’ elevato”.
 
L’intervento si sofferma poi sul paradosso Italia dove, malgrado varie situazioni contingenti (peggioramento delle condizioni contrattuali, aumento della precarietà, modifiche degli orari di lavoro, emergenza di indicatori di malessere, ...), i primi risultati delle indagini e della valutazioni dei rischi su stress LC (2010-2014) “non rispecchiano i risultati degli altri paesi europei”, con “un anacronistico e tranquillizzante ‘ semaforo verde’”.
 
Dopo essersi soffermati anche sulle cause possibili di questo paradosso, il gruppo di lavoro, oltre a indicare gli impegni delle associazioni aderenti alla Consulta, presenta alcuneproposte: 
- è necessario confrontarsi su analisi e soluzioni: l’intervento ricorda che “alcuni materiali interessanti per comparto prodotti anche in Italia (oltre che in Europa) ci indicano percorsi più mirati e virtuosi, ad esempio quelli prodotti da: da Europa su trasporti, alberghi, sanità; da FIASO su sanità”; “da MIUR su scuola; da Regioni e ASL su PMI, banche, GDO…”;
- valutare cosa fare nel sistema impresa: è necessaria maggiore specificità, ad esempio dando “risposte a invecchiamento della popolazione lavorativa, alle questione di genere, ai bisogni e aspettative di giovani generazioni spesso con livelli di scolarità elevate”. È poi necessario un “orientamento alle soluzioni dei problemi organizzativi evidenziati con scambio, messa in rete di buone pratiche, ...”;
- valorizzare il ruolo del Medico Competente: “ci vuole partecipazione e tempo per tutte le figure della prevenzione. Il medico competente deve essere nel cuore delle dimensioni e dinamiche relazionali, conosce il contesto, conosce le persone perché è un soggetto di ascolto qualificato e sa riconoscere e distinguere il disagio collettivo e individuale”. Quindi “ha un ruolo centrale nella valutazione del rischio organizzativo (come per altre tipologie valutative: rischio chimico, muscolo-scheletrico,…)”
- valorizzare questo importante tema nel sistema pubblico Ministero/Regioni/ASL: “è un punto importante del Piano Nazionale Prevenzione 2014-2018 e dei Piani Regionali prevenzione”. Ma si sottolinea che “deve essere un impegno forte per tutte le Regioni sia oggi nel progetto CCM (monitoraggio, formazione..) che nella programmazione delle attività di prevenzione (sostegno RLS, confronto con medici competenti, materiali..) e controllo”. Bisogna poi “garantire una maggiore uniformità di approccio e importanza nella programmazione territoriale in tutto il paese”.

Puntosicuro

 
 
Gruppo di lavoro sullo Stress lavoro correlato della CIIP, “ Stress lavoro correlato”, a cura di Laura Bodini, intervento al convegno “Stress e Lavoro: un tema dell’oggi” (formato PDF, 1.04 MB).

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LA METODOLOGIA 2017 inail  PER LA VALUTAZIONE E GESTIONE DEL RISCHIO STRESS LAVORO-CORRELATO

Nella pubblicazione sono illustrate le novità derivanti dall’attività di ricerca del Dipartimento di medicina, epidemiologia, igiene del lavoro e ambientale su questo tema. A sei anni dalla sua creazione e diffusione, grazie all’adozione della metodologia da parte di un consistente numero di aziende, ben distribuite sul territorio italiano e rappresentative dei vari settori produttivi, è stato possibile integrare i risultati delle attività di ricerca con le esperienze derivanti da autorevoli collaborazioni nazionali ed internazionali, per aggiornare e ottimizzare gli strumenti metodologici offerti, al fine di supportare ulteriormente le aziende che effettuano la valutazione e gestione di questo rischio.


L’attuale quadro normativo di tutela della salute e sicurezza sul lavoro, costituito dal d.lgs. 81/2008 e s.m.i., ha specificamente individuato lo stress lavoro-correlato (SLC) come uno dei rischi oggetto di valutazione e di conseguente adeguata gestione, secondo i contenuti dell’Accordo Quadro europeo dell’8 ottobre 2004 (di seguito denominato Accordo europeo), puntualmente richiamato dal decreto stesso. La norma ha, inoltre, demandato alla Commissione consultiva permanente per la salute e la sicurezza sul lavoro (di seguito denominata Commissione) il compito di ‘elaborare le indicazioni necessarie alla valutazione del rischio stress lavoro-correlato’, successivamente emanate nel 2010, attraverso l’individuazione di un ‘percorso metodologico che rappresenta il livello minimo di attuazione dell’obbligo […]’(Comunicato del Ministero del lavoro in G.U. n. 304 del 30/12/2010). Pertanto, in considerazione dello specifico obbligo e, ancor più, in presenza di indicazioni procedurali definite ‘minime’, è evidente l’attualità del ruolo della ricerca scientifica nel fornire rigorosi contributi sulla specifica tematica finalizzati all’elaborazione e all’aggiornamento continuo di strumenti validi e soluzioni utili per la valutazione e gestione di tale rischio, anche attraverso l’individuazione e la diffusione di buone pratiche gestibili dalle figure della prevenzione che operano in azienda. In tale ottica, il Dipartimento di medicina, epidemiologia, igiene del lavoro e ambientale (Dimeila) dell’Inail, attraverso una fitta rete di collaborazioni internazionali e nazionali, nel 2011 ha sviluppato una proposta metodologica per la valutazione e gestione del rischio SLC sostenibile, di facile utilizzo per le aziende, basata su approcci e procedure scientificamente fondati. L’obiettivo perseguito nello sviluppo di tale metodologia, che riadatta e integra il modello Management standard approntato dall’Health and safety executive (Hse), è stato quello di offrire un percorso sistematico, frutto di esperienze di ricerca, che permetta al datore di lavoro (DL), attraverso il coinvolgimento attivo di tutte le figure della prevenzione presenti in azienda, di gestire il rischio SLC al pari di tutti gli altri rischi previsti dalla vigente normativa, in maniera integrata, nell’ottica della semplicità ma, al tempo stesso, del rigore metodologico anche attraverso l’utilizzo di strumenti validati. Tale percorso è contestualizzato al d.lgs. 81/2008 e s.m.i. e raccordato con le esperienze nazionali sulla specifica tematica, tra cui le attività del Coordinamento tecnico interregionale della prevenzione nei luoghi di lavoro, nell’ottica di offrire all’utenza un ‘metodo unico integrato’ che, a partire dal modello operativo dei Management standard, adatti e valorizzi i punti di forza delle esperienze metodologiche nazionali. A supporto della proposta metodologica, è stata inoltre sviluppata una piattaforma online disponibile sul sito web istituzionale, utilizzabile dalle aziende, previa registrazione gratuita. Tale piattaforma è stata predisposta con il duplice obiettivo di:

1) offrire alle aziende un ambiente di lavoro virtuale, sia per l’utilizzo degli strumenti di valutazione del rischio SLC, che per l’elaborazione dei dati (con il supporto di software online) oltre che per la stesura dei relativi report;

2) permettere la raccolta sistematica di dati strutturati, utili sia per il monitoraggio che per lo sviluppo e l’integrazione degli strumenti sulla base delle evidenze di ricerca. A sei anni dalla sua creazione e diffusione, grazie alla partecipazione di un consistente numero di aziende, ben distribuite sul territorio italiano e rappresentative dei vari settori produttivi, è stato possibile integrare i risultati delle attività di ricerca e di monitoraggio per la verifica dell’efficacia del percorso metodologico.

Tali attività sono pertanto scaturite dall’analisi delle informazioni presenti nel suddetto database, che costituisce uno dei bacini di dati più ampi e strutturati in ambito europeo su questa tematica, ed è stato implementato anche nell’ottica di creare un sistema di automiglioramento continuo del percorso metodologico e per l’ottimizzazione dei relativi strumenti a supporto. A tal proposito si è resa necessaria la presente riedizione del manuale della metodologia Inail per la valutazione e la gestione del rischio SLC, anche nell’ambito dei risultati del progetto Piano di monitoraggio e d’intervento per l’ottimizzazione della valutazione e gestione dello stress lavoro-correlato, approvato e finanziato dal Centro nazionale per la prevenzione e il controllo delle malattie (CCM) del Ministero della salute nell’anno 2013.

Tale progetto, coordinato dal Dimeila, con la partecipazione del Coordinamento tecnico interregionale e di unità operative afferenti a 16 realtà territoriali (Regioni e Province autonome), nonché due Università (Verona e Bologna), è stato sviluppato al fine di contribuire all’accrescimento e al miglioramento complessivo del sistema di gestione dello SLC in Italia - anche a supporto della verifica di efficacia e applicabilità delle indicazioni emanate dalla Commissione - attraverso un piano di monitoraggio nazionale sullo stato di attuazione della normativa in materia, lo sviluppo di soluzioni pratiche e di interventi formativi, la realizzazione di azioni mirate e modelli di intervento su misura per la realtà produttiva del Paese. Pertanto, il percorso metodologico presentato in questa riedizione del manuale integra le novità scaturite dalle attività di ricerca dell’Inail, i risultati di monitoraggio e approfondimento ottenuti in collaborazione con il Coordinamento tecnico interregionale e le Università coinvolte nel progetto CCM sopra descritto, nonché i risultati delle analisi secondarie - condotte in collaborazione con il Dipartimento di psicologia della Sapienza Università di Roma nell’ambito del progetto BRIC 2015 finanziato dall’Inail - finalizzate all’ottimizzazione e all’integrazione degli strumenti di valutazione. La metodologia Inail, oltre a fornire al DL le modalità per effettuare la valutazione del rischio SLC secondo il ‘livello minimo di attuazione dell’obbligo’, permette, altresì, di effettuare un percorso valutativo e gestionale scientificamente corretto, aggiornato e contestualizzato ai cambiamenti del mondo del lavoro e ai bisogni specifici delle aziende, con il coinvolgimento coordinato, partecipato ed integrato dei lavoratori e delle figure della prevenzione. L’impatto della diffusione, in Italia, della metodologia di cui trattasi, nonché il generale accrescimento del livello di consapevolezza sull’importanza di una corretta gestione dello SLC in azienda, sono altresì evidenziati dai risultati dell’indagine europea tra le imprese sui rischi nuovi ed emergenti ESEnER dell’Agenzia europea per la sicurezza e la salute sul lavoro (Eu-Osha) che mostrano un cambiamento radicale dell’Italia nella gestione del rischio SLC: dal 2010 in cui si posizionava agli ultimi posti in Europa, al 2015 dove si collocava al di sopra della media europea (Eu-30), rispetto alla gestione di tale rischio e allo sviluppo di specifiche azioni preventive.


Edizioni: Inail – 2017


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