sicurezza negli alberghi e nelle strutture ricettive

Un intervento sul tema della sicurezza dei lavoratori e sui rischi lavorativi negli alberghi. Focus sulla movimentazione manuale dei carichi e sui rischi nelle attività di pulizia e preparazione/somministrazione alimenti.


Quando si parla di sicurezza negli alberghi e nelle strutture ricettive generalmente si fa riferimento alla salute e sicurezza degli ospiti, tuttavia in questi luoghi di lavoro sono presenti diversi rischi anche per la salute e sicurezza dei lavoratori. E non mancano gli infortuni, ad esempio nel lavoro ai piani e in cucina, o le malattie professionali dovute alla  movimentazione manuale di carichi, alla pulizia delle camere, ai problemi di legionellosi e alla presenza insetti infestanti come le cimici.
 
Per affrontare il tema della sicurezza dei lavoratori negli alberghi ci soffermiamo sul convegno “Ospitalità e sicurezza per tutti” che si tenuto il 22 aprile 2015 a Milano, presso il  Centro per la Cultura della Prevenzione, in occasione dell’Esposizione Universale 2015 e del conseguente ampliamento e diversificazione dell'offerta alberghiera a Milano.


In particolare il tema dei rischi per i lavoratori è stato affrontato nell’intervento “Qualche consiglio per la gestione dei rischi per i lavoratori” a cura di Stefano Fontani. 
 
Il relatore ha ricordato il «Progetto Alberghi» del Servizio PSAL dell’ Azienda Sanitaria Locale di Milano per far luce “sulle dinamiche lavorative e sui rischi a cui i lavoratori sono esposti in un settore variegato, classificato terziario ma che terziario non sembra”. In questo settore è infatti presente “una grande fisicità, spesso non sostenuta da utensili, macchine o ausili”.
 
L’intervento, anche in relazione alle attività svolte dal Servizio PSAL, riporta alcune considerazioni:   
- “tipicamente, nelle attività commerciali, il ‘target’ principale è la soddisfazione del cliente”. E in questi casi “l’organizzazione del lavoro può risultarne condizionata”, specialmente nei “picchi di saturazione” legati a stagionalità, eventi, fiere e particolari manifestazioni come Expo 2015;
- la forza lavoro è composta da: “soggetti giovani; maggioranza femminile; forte presenza di stranieri; 60% dipendenti in outsourcing” (dovuti cioè all’esternalizzazione di alcuni servizi). E le mansioni principali sono di: “cameriere ai piani (rigoverno stanze); facchini (non solo valige); brigata di cucina (dove c’è la ristorazione)”. 
 
Veniamo dunque ad affrontare i rischi lavorativi in questo contesto lavorativo con particolare riferimento a:
- movimentazione manuale dei carichi;
- utilizzo di detergenti/igienizzanti;
- preparazione/somministrazione alimenti;
- punture accidentali. 
 
Riguardo alla movimentazione manuale dei carichi, il documento si sofferma su alcune particolari attività: “sollevamento e trasporto di materiali, traino e spinta di carrelli, attività di sollecitazione dell’arto superiore”. Spesso queste attività sono coesistenti e a carico dello stesso soggetto nelle operazioni di: “rifacimento letti, spolveratura suppellettili, sanificazione servizi igienici, pulizia moquette e superfici vetrate, rifornimento generi di conforto, ecc.”.
Il documento ricorda la normativa - con riferimento al Titolo VI del D.Lgs, 81/2008 (artt. 167-171) e l’Allegato XXXIII – e le norme tecniche ISO 11228 Parti 1-2-3 citate nel Testo Unico:
- 1: Lifting and Carrying;
- 2: Pushing and Pulling;
- 3: Handling of low loads at high frequency.
 
Cosa fare per favorire la prevenzione:
- letti: “ruote idonee alla pavimentazione; possibilità di sollevamento (a pedale…); sostituzione materassi;
- carrelli: ruote idonee alla pavimentazione; evitare il sovraccarico; percorsi in piano e non maggiori di 60/80 mt; manutenzione;
- rigoverno camere: tempistica adeguata; utilizzo ausili/elettrodomestici (scale, battitappeto, ...);
- percorsi e attrezzature: abbattimento barriere architettoniche; conformità delle attrezzature”.
 
Veniamo ai prodotti per la sanificazione e al rischio chimico.
Questo rischio è un “rischio presente ma spesso sottovalutato”, con la conseguenza per i lavoratori di “intossicazioni acute e allergie”.
Queste le possibili misure di prevenzione:
- “formazione: precisa e puntuale (difficoltà linguistiche); 
- utilizzo di DPI idonei (non in lattice); 
- corretto utilizzo dei prodotti”. 
E riguardo ai prodotti per la sanificazione si sottolinea:
- l’importanza delle schede tecniche di sicurezza;
- “l’attività di mescolamento di prodotti acidi (HCl o Muriatico) e basici (Ipoclorito di Na+ o Candeggina)”: la reazione “sviluppa vapori di cloro molto aggressivi per la cute (pH 5.5), mucose oculari e rinofaringee”. 
 
In merito alla ristorazione si sottolinea innanzitutto che “non in tutti gli alberghi è presente questo reparto” e che i lavoratori “sono esposti a eventi infortunistici peculiari anche in funzione della loro qualifica: 
- ustioni dovute a rovesciamenti di acqua/olio caldi; 
- ferite da taglio con attrezzi taglienti (coltelli, affettatrici);
- cadute accidentali”.
Senza dimenticare le patologie da sovraccarico dell’arto superiore. 
Nel documento, che vi invitiamo a visionare, sono presenti diverse immagini esplicative  di alcuni rischi.
 
L’autore si sofferma infine anche sull’infortunio biologico.
Infatti in hotel “non si ha un vero e proprio rischio biologico; si può parlare però di infortunio biologico dovuto a comportamenti errati di clienti e lavoratori”. E questi infortuni “rappresentano il 6% degli infortuni del settore”. 
Alcuni aspetti da considerare:
- “è necessaria una procedura condivisa da tutto il personale, semplice e diretta che spieghi esattamente le azioni da intraprendere a seguito dell’accaduto;
- l’attenzione e la formazione completano il bagaglio che ogni lavoratore deve possedere;
- sorveglianza post infortunio: il MC deve provvedere ad una serie di azioni a favore del lavoratore”.
Alcune misure di prevenzione:
- “dotare il personale di pinze per asportare i taglienti;  
- evitare di vuotare i cestini dei servizi igienici direttamente con le mani;  
- informare sempre la governante dell’evento e attenersi alla procedura di intervento”.
 
Concludiamo la presentazione segnalando che l’intervento riporta in conclusione i risultati di un’analisi degli infortuni nel periodo 2000-2010 con riferimento particolare alle mansioni di camerieri ai piani, commis, cuochi, facchini, magazzinieri, manutentori, camerieri, barman e impiegati. Puntosicuro, asl milano.
 
 
“ Qualche consiglio per la gestione dei rischi per i lavoratori”, a cura di Stefano Fontani (Asl Milano), intervento al convegno “Ospitalità e sicurezza per tutti” (formato PDF, 9.66 MB).


Semplificati i requisiti per la prevenzione incendi negli alberghi 25-50 p.letto

Con la pubblicazione del Decreto del Ministero dell’interno 14 luglio 2015

si rendono obbligatorie le disposizioni di prevenzione incendi per le attività ricettive turistico – alberghiere con numero di posti letto superiore a 25 e fino a 50, esistenti alla data di entrata in vigore del decreto (25 agosto 2015).

Il provvedimento tiene conto, tra l’altro, della Legge 15/2014 che prevede l’aggiornamento delle disposizione del DM dell’interno 9.4.1994 mediante anche la semplificazione dei requisiti a suo tempo prescritti, in particolare a favore degli alberghi fino a cinquanta posti letto.


IL MINISTRO DELL'INTERNO Visto il decreto legislativo 8 marzo 2006, n. 139, recante il riassetto delle disposizioni relative alle funzioni ed ai compiti del Corpo nazionale dei vigili del fuoco, a norma dell'art. 11 della legge 29 luglio 2003, n. 229; Visto l'art. 11, comma 2, del decreto-legge 30 dicembre 2013, n. 150 convertito, con modificazioni, dalla legge 27 febbraio 2014, n. 15, con il quale si dispone che con decreto del Ministro dell'interno si provvede ad aggiornare le disposizioni del decreto del Ministro dell'interno 9 aprile 1994, semplificando i requisiti ivi prescritti, in particolare per le strutture ricettive turistico-alberghiere fino a cinquanta posti letto; Visto il decreto del Presidente della Repubblica 1° agosto 2011, n. 151, concernente il Regolamento recante la semplificazione della disciplina dei procedimenti relativi alla prevenzione degli incendi, a norma dell'art. 49, comma 4-quater, del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122; Visto il decreto del Ministro dell'interno 9 aprile 1994 e successive modificazioni, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana n. 95 del 26 aprile 1994 e ripubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 116 del 20 maggio 1994, recante l'approvazione della regola tecnica di prevenzione incendi per la costruzione e l'esercizio delle attivita' ricettive turistico-alberghiere; Visto il decreto del Ministro dell'interno 7 agosto 2012, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana n. 201 del 29 agosto 2012, recante disposizioni relative alle modalita' di presentazione delle istanze concernenti i procedimenti di prevenzione incendi e alla documentazione da allegare, ai sensi dell'art. 2, comma 7, del decreto del Presidente della Repubblica 1° agosto 2011, n. 151; Ritenuto di dare attuazione a quanto previsto dal richiamato art. 11, comma 2, del decreto-legge 30 dicembre 2013, n. 150, con priorita' per le attivita' ricettive turistico - alberghiere con numero di posti letto superiore a 25 e fino a 50, esistenti alla data di entrata in vigore del presente decreto; Visto il decreto del Ministro dell'interno 16 marzo 2012, e successive modificazioni, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana n. 76 del 30 marzo 2012, recante il piano straordinario biennale adottato ai sensi dell'art. 15, commi 7 e 8, del decreto-legge 29 dicembre 2011, n. 216, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 febbraio 2012, n. 14, concernente l'adeguamento alle disposizioni di prevenzione incendi delle strutture ricettive turistico-alberghiere con oltre venticinque posti letto, esistenti alla data di entrata in vigore del decreto del Ministro dell'interno 9 aprile 1994, che non abbiano completato l'adeguamento alle suddette disposizioni di prevenzione incendi; Sentito il Comitato centrale tecnico-scientifico per la prevenzione incendi, di cui all'art. 21 del decreto legislativo 8 marzo 2006, n. 139; Espletata la procedura di informazione ai sensi della direttiva n. 98/34/CE, come modificata dalla direttiva 98/48/CE; Decreta: Art. 1 Campo di applicazione 1. Le disposizioni contenute nel presente decreto si applicano per la progettazione, la realizzazione e l'esercizio delle attivita' ricettive turistico-alberghiere, cosi' come definite dal decreto del Ministro dell'interno 9 aprile 1994 e successive modificazioni, con numero di posti letto superiore a 25 e fino a 50, esistenti alla data di entrata in vigore del presente decreto.


Art. 2 Obiettivi 1. Ai fini della prevenzione incendi, allo scopo di raggiungere i primari obiettivi di sicurezza relativi alla salvaguardia delle persone e alla tutela dei beni contro i rischi di incendio, le strutture turistico-ricettive di cui all'art. 1, sono realizzate e gestite in modo da: a) minimizzare le cause di incendio; b) garantire la stabilita' delle strutture portanti al fine di assicurare il soccorso agli occupanti; c) limitare la produzione e la propagazione di un incendio all'interno della struttura ricettiva; d) limitare la propagazione di un incendio ad edifici od aree limitrofe; e) assicurare la possibilita' che gli occupanti lascino i locali e le aree indenni o che gli stessi siano soccorsi in altro modo; f) garantire la possibilita' per le squadre di soccorso di operare in condizioni di sicurezza.


Art. 3 Disposizioni tecniche 1. Ai fini del raggiungimento degli obiettivi di cui all'art. 2, e' approvata la regola tecnica di prevenzione incendi di cui all'allegato 1, che costituisce parte integrante del presente decreto.


Art. 4 Applicazione delle disposizioni tecniche 1. Le disposizioni tecniche di cui all'art. 3 si applicano alle attivita' ricettive turistico-alberghiere indicate all'art. 1, anche nel caso di interventi di ristrutturazione o di ampliamento, limitatamente alle parti interessate dall'intervento e comportanti l'eventuale rifacimento dei solai in misura non superiore al 50%. 2. E' fatta salva la facolta', per il responsabile delle attivita' di cui all'art. 1, di optare per l'applicazione delle pertinenti disposizioni di cui al decreto del Ministro dell'interno 9 aprile 1994 e successive modificazioni.


Art. 5 Commercializzazione CE 1. Possono essere impiegati nel campo di applicazione del presente decreto i prodotti regolamentati dalle disposizioni comunitarie applicabili ed a queste conformi. 2. Gli estintori portatili, gli estintori carrellati, i liquidi schiumogeni, i prodotti per i quali e' richiesto il requisito di reazione al fuoco, diversi da quelli di cui al comma precedente, gli elementi di chiusura per i quali e' richiesto il requisito di resistenza al fuoco, disciplinati in Italia da apposite disposizioni nazionali, gia' sottoposte con esito positivo alla procedura di informazione di cui alla direttiva 98/34/CE, come modificata dalla direttiva 98/48/CE, che prevedono apposita omologazione per la commercializzazione sul territorio italiano e, a tale fine, il mutuo riconoscimento, sono impiegabili nel campo di applicazione del presente decreto se conformi alle suddette disposizioni. 3. Le tipologie di prodotti non contemplati dai commi 1 e 2, purche' legalmente fabbricati o commercializzati in uno degli Stati membri dell'Unione europea o in Turchia, in virtu' di specifici accordi internazionali stipulati con l'Unione europea, ovvero legalmente fabbricati in uno degli Stati firmatari dell'Associazione europea di libero scambio (EFTA), parte contraente dell'accordo sullo spazio economico europeo (SEE), per l'impiego nelle stesse condizioni che permettono di garantire un livello di protezione, ai fini della sicurezza antincendio, equivalente a quello prescritto dal presente decreto, possono essere impiegati nel campo di applicazione del decreto stesso.


Art. 6 Disposizioni finali 1. Ai fini dell'applicazione del decreto del Ministro dell'interno 16 marzo 2012 e successive modificazioni, alle attivita' ricettive turistico-alberghiere con numero di posti letto superiore a 25 e fino a 50, esistenti alla data di entrata in vigore del decreto del Ministro 9 aprile 1994, si applicano le corrispondenti prescrizioni della regola tecnica di prevenzione incendi di cui all'art. 3 del presente decreto, con le modalita' e i tempi fissati dal citato decreto del Ministro dell'interno 16 marzo 2012 e successive modificazioni. 2. Il presente decreto entra in vigore il trentesimo giorno successivo alla data di pubblicazione nella Gazzetta ufficiale della Repubblica italiana. Roma, 14 luglio 2015


Allegato 1 (articolo 3) Regola tecnica di prevenzione incendi per le attivita' ricettive turistico - alberghiere con numero di posti letto superiore a 25 e fino a 50, esistenti alla data di entrata in vigore del presente decreto. 0. Termini, definizioni e tolleranze dimensionali 1. Per i termini, le definizioni e le tolleranze dimensionali si rimanda al decreto del Ministro dell'interno del 30 novembre 1983, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 339 del 12 dicembre 1983 Inoltre, ai fini della presente regola tecnica, si definisce: - Spazio calmo: luogo sicuro statico, contiguo e comunicante con una via di esodo verticale od in essa inserito. Tale spazio non deve costituire intralcio alla fruibilita' delle vie di esodo e deve avere caratteristiche tali da garantire la permanenza di persone con ridotte o impedite capacita' motorie in attesa dei soccorsi. - Corridoio cieco: corridoio o porzione di corridoio dal quale e' possibile l'esodo in un'unica direzione. La lunghezza del corridoio cieco va calcolata dall'inizio dello stesso fino all'incrocio con un corridoio dal quale sia possibile l'esodo in almeno due direzioni, o fino al piu' prossimo luogo sicuro o via di esodo verticale. - Colonna a secco: installazione di lotta contro l'incendio ad uso dei Vigili del fuoco, comprendente una tubazione rigida metallica che percorre verticalmente l'edificio, di norma all'interno di ciascuna via d'esodo verticale. 1. Ubicazione 1. Le attivita' ricettive possono essere ubicate: a) in edifici costruiti per tale specifica destinazione, isolati o tra essi contigui; b) in edifici costruiti per tale specifica destinazione, contigui e separati da altri aventi destinazioni diverse; c) nel volume di edifici aventi destinazione mista, con le seguenti limitazioni: - e' ammessa la presenza di attivita' normalmente inserite in edifici a destinazione civile e/o ad esse funzionali, ancorche' ricomprese nell'elenco di cui all'allegato I del decreto del Presidente della Repubblica n. 151/2011 (impianti termici, autorimesse, gruppi elettrogeni e di cogenerazione, attivita' commerciali e simili); - non e' ammessa la presenza di quelle attivita', ricomprese nell'elenco I del decreto del Presidente della Repubblica n. 151/2011, in cui sono detenute o manipolate sostanze o miscele pericolose, o in cui si effettuano lavorazioni pericolose ai fini dell'incendio o dell'esplosione. 2. Separazioni - Comunicazioni 1. Le attivita' ricettive possono comunicare con le altre attivita' di seguito indicate: a) attivita' ad esse pertinenti, nel rispetto delle specifiche norme tecniche di prevenzione incendi; b) attivita' non ad esse pertinenti, tramite filtro a prova di fumo ed a condizione che le rispettive vie di esodo siano indipendenti, salvo quanto previsto per le destinazioni miste. 2. Gli elementi di separazione dalle attivita' indicate alle lettere a) e b), di cui al comma 1, devono avere caratteristiche di resistenza al fuoco almeno pari alla classe di resistenza al fuoco piu' elevata tra quella richiesta per l'attivita' ricettiva e quella richiesta per l'attivita' adiacente e comunque non inferiore a REI 30. 3. Caratteristiche costruttive 3.1. Resistenza al fuoco 1. Per le strutture portanti e gli elementi di compartimentazione, orizzontali e verticali, deve essere garantita una classe di resistenza al fuoco non inferiore a 30; se l'attivita' si estende oltre il quarto piano fuori terra, deve essere garantito il Livello III di prestazione di cui al decreto del Ministro dell'interno del 9 marzo 2007, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 74 del 29 marzo 2007. 2. Alle aree a rischio specifico si applicano le rispettive norme tecniche di prevenzione incendi. 3. Nel caso di tetti di copertura non collaboranti alla statica complessiva del fabbricato e' consentito che gli elementi strutturali della copertura stessa, indipendentemente dall'altezza dell'edificio, abbiano caratteristiche di resistenza al fuoco commisurate alla classe dei locali immediatamente sottostanti e comunque non inferiore a R 30; cio' e' ammesso a condizione che la situazione al contorno escluda la possibilita' di propagazione di un eventuale incendio ad ambienti o fabbricati circostanti. 3.2. Reazione al fuoco 1. I materiali devono avere adeguate caratteristiche di reazione al fuoco e rispondere alle prescrizioni e limitazioni di seguito indicate, in relazione al luogo di installazione. 2. Negli atri, nei corridoi, nei disimpegni, nelle scale, nelle rampe, nei passaggi in genere ed in tutti gli spazi adiacenti e non separati dalle vie di esodo, si devono utilizzare prodotti aventi una delle classi di reazione al fuoco indicate nella seguente tabella, distinte in funzione del tipo di impiego previsto: Parte di provvedimento in formato grafico E' ammessa anche l'installazione di prodotti isolanti con classi di reazione al fuoco indicate nella seguente tabella, in funzione del tipo di impiego previsto: Parte di provvedimento in formato grafico Qualora per il prodotto isolante sia prevista una protezione da realizzare in sito affinche' lo stesso non sia direttamente esposto alle fiamme, sono ammesse le classi di reazione al fuoco indicate nella seguente tabella: Parte di provvedimento in formato grafico 3. Negli atri, nei corridoi, nei disimpegni, nelle scale, nelle rampe, nei passaggi in genere ed in tutti gli spazi adiacenti e non separati dalle vie di esodo, e' consentito mantenere in opera materiali, ivi compresi arredi non classificati ai fini della reazione al fuoco, fino ad un massimo del 25% della superficie totale dell'ambiente in cui sono collocati. Nel computo dei materiali suddetti devono essere inclusi i rivestimenti lignei posti in opera anche non in aderenza a supporti incombustibili, mentre devono essere esclusi i mobili imbottiti. Cio' e' ammesso alle seguenti condizioni: a) Il carico di incendio specifico qf sia limitato a 175 MJ/m²; b) sia istituito un servizio interno di emergenza permanentemente presente, composto da un congruo numero di addetti, che consenta di promuovere un tempestivo intervento di contenimento dell'incendio e di assistenza all'esodo. Gli addetti, che non possono essere in numero inferiore a due, devono avere conseguito l'attestato di idoneita' tecnica di cui all'art. 3 della legge 28 novembre 1996, n. 609, a seguito del corso di tipo B di cui all'allegato IX del decreto del Ministro dell'interno del 10 marzo 1998, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 81 del 7 aprile 1998. I requisiti di idoneita' tecnica di tali addetti - inclusa la capacita' di impiego delle attrezzature di spegnimento - dovranno essere verificati ogni due anni da parte dei Comandi provinciali dei vigili del fuoco, mediante l'accertamento previsto dalla predetta legge 28 novembre 1996, n. 609. In alternativa al servizio di emergenza di cui al punto b), si puo' adottare un sistema di controllo automatico di fumi e calore, dimensionato e realizzato in conformita' alle vigenti norme tecniche di impianto e di prodotto, finalizzato a garantire, lungo le vie di esodo, un'altezza libera dal fumo pari almeno a 2,00 metri. 4. Nei restanti ambienti deve essere assicurata l'adozione di una delle due soluzioni alternative, di seguito descritte: A) utilizzare materiali di classe di reazione al fuoco non superiore a 2, secondo quanto indicato dalle tabelle 1, 2 e 3 allegate al decreto del Ministro dell'interno del 15 marzo 2005, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 73 del 30 marzo 2005, e successive modificazioni; installare prodotti isolanti con prestazioni di reazione al fuoco conformi all'art. 7 del decreto del Ministro dell'interno del 15 marzo 2005 e successive modificazioni. B) mantenere materiali, ivi compresi quelli di arredamento, non classificati ai fini della reazione al fuoco (inclusi i rivestimenti lignei posti in opera anche non in aderenza a supporti incombustibili) a condizione che i detti ambienti garantiscano una classe di resistenza al fuoco non inferiore a 30. 5. In tutti gli ambienti, ferme restando le indicazioni di cui al punto 3, devono essere rispettate le seguenti condizioni: • i materiali suscettibili di prendere fuoco su entrambe le facce (tendaggi, drappeggi e sipari) devono essere di classe di reazione al fuoco non superiore ad 1; • i mobili imbottiti posizionati nelle vie d'esodo ed in tutti gli spazi adiacenti e non separati dalle vie di esodo, ed i materassi devono essere di classe 1 IM e di classe 2 IM nei restanti ambienti. E' consentito mantenere materiali suscettibili di prendere fuoco su entrambe le facce (tendaggi, drappeggi e sipari) e i mobili imbottiti non classificati, in quantita' tale che la loro superficie (considerando per i mobili imbottiti la superficie in proiezione a pavimento e a parete) non sia superiore al 20% della superficie totale dell'ambiente in cui sono collocati (pavimento + pareti + soffitto). Cio' e' ammesso ad una delle seguenti condizioni: a) siano posizionati in ambienti (atri, soggiorni) con presidio continuativo di un addetto antincendio (es. addetto alla reception); b) siano posizionati in ambienti con carico di incendio specifico qf limitato a 175 MJ/m² e sia stato istituito il servizio interno di emergenza o, in alternativa a quest'ultimo, sia stato adottato il sistema di controllo automatico di fumi e calore, cosi' come descritti al punto 3. 3.3 Compartimentazione 1. L'intera struttura ricettiva, ad eccezione delle aree a rischio specifico, puo' costituire unico compartimento. 2. Le aree a rischio specifico dovranno essere compartimentate con strutture e serramenti aventi caratteristiche di resistenza al fuoco non inferiori alla classe di resistenza al fuoco determinata ai sensi del decreto del Ministro dell'interno del 9 marzo 2007. 3.4 Piani interrati 1. Le aree comuni a servizio del pubblico possono essere ubicate non oltre il secondo piano interrato, fino alla quota di -10,00 m. Le predette aree, se ubicate a quota compresa tra -7,50 e -10,00 m, devono essere protette con impianto di spegnimento automatico. 3.5 Corridoi 1. I tramezzi che separano le camere per ospiti dai corridoi devono avere caratteristiche di resistenza al fuoco non inferiori a EI 30. 2. Le porte di tutti i locali (camere per ospiti, ripostigli, sale comuni, servizi, ecc.) in diretta comunicazione con le vie di esodo, o con spazi adiacenti e non separati dalle vie di esodo, devono essere dotate di dispositivo di auto chiusura. 3.6 Scale 1. Ogni vano scala deve avere, in sommita', una superficie netta di aerazione permanente non inferiore a 1 m², in cui e' consentita l'installazione di sistemi di protezione dagli agenti atmosferici; se tale protezione e' realizzata con infissi, questi devono essere apribili automaticamente a mezzo di dispositivo comandato da rivelatori automatici di incendio, o manualmente a distanza. 2. E' consentito non realizzare nel vano scala la superficie di aerazione di cui al comma 1, se sono rispettate tutte le seguenti condizioni: a) il vano scala sia di tipo protetto in tutto il suo sviluppo; b) i materiali in esso impiegati siano di classe 0 o A1 in misura pari almeno al 50% della superficie totale del vano scala (pavimento + pareti + soffitto + proiezioni orizzontali delle rampe) e, per la restante parte, siano conformi a quanto prescritto al punto 3.2, comma 2; c) qualora presenti nel vano scala, i materiali suscettibili di prendere fuoco su entrambe le facce siano di classe di reazione al fuoco non superiore ad 1 e gli eventuali mobili imbottiti siano di classe 1 IM. 3. Qualora la protezione del vano scala non sia garantita a causa, unicamente, della mancanza della porta di compartimentazione in corrispondenza dello sbarco nell'atrio di ingresso, e' consentito realizzare, in alternativa alla superficie di aerazione permanente in sommita', un sistema di evacuazione forzata di fumo e calore che garantisca tre ricambi/ora del volume del corpo scala. 4. Misure per l'evacuazione in caso d'incendio 4.1 Affollamento - Capacita' di deflusso 1. Il massimo affollamento e' fissato in: - aree destinate alle camere: numero dei posti letto; - aree comuni a servizio del pubblico: a) per i locali adibiti a sala da pranzo e colazione: numero dei posti a sedere risultanti da apposita dichiarazione del titolare dell'attivita'; b) per gli spazi per riunioni, trattenimenti e simili: numero dei posti a sedere risultanti da apposita dichiarazione del titolare dell'attivita' o quello che si ottiene considerando una densita' di affollamento pari a 0,7 persone/m²; c) per le altre aree comuni: numero di persone ottenuto considerando una densita' di affollamento pari a 0,4 persone/m2; - aree destinate ai servizi: numero delle persone effettivamente presenti incrementato del 20%. 2. Al fine del dimensionamento delle uscite, devono essere considerate capacita' di deflusso non superiori ai seguenti valori: - per il piano terra: 50 persone/modulo; - per ogni piano diverso dal piano terra: 37,5 persone/modulo. Per i piani diversi dal piano terra, il valore massimo della capacita' di deflusso puo' essere elevato a 50, se sono rispettate tutte le seguenti condizioni: a) le scale siano almeno di tipo protetto, con la possibilita' di sbarco nell'atrio d'ingresso alle condizioni indicate al punto 4.5.3; b) lungo i percorsi di esodo siano installati materiali di classe di reazione al fuoco 0 - A1 - (A2-s1,d0); eventuali corsie di camminamento centrale e tendaggi abbiano almeno la classe 1 di reazione al fuoco ed i mobili imbottiti la classe 1IM. 4.2 Sistema di vie di uscita 1. La larghezza utile delle vie di uscita deve essere misurata deducendo l'ingombro di eventuali elementi sporgenti, con esclusione dei maniglioni antipanico. 2. Tra gli elementi sporgenti non sono considerati quelli posti ad altezza superiore a 2 m ed eventuali corrimano lungo le pareti, con ingombro non superiore a 8 cm. 3. Nel sistema di vie di uscita e' vietato collocare specchi che possano trarre in inganno sulla direzione da seguire nell'esodo. 4. Le porte di accesso alle scale e quelle che immettono all'esterno o in luogo sicuro, devono aprirsi nel verso dell'esodo, a semplice spinta. 5. Nelle strutture alberghiere site in immobili a destinazione mista ed in edifici storici vincolati o riconosciuti pregevoli in forza di vigenti disposizioni legislative nazionali o locali, le porte, che immettono all'esterno o in luogo sicuro, possono essere prive di maniglione antipanico e non aprirsi nel verso dell'esodo purche' siano rispettate le seguenti condizioni: - le porte siano dotate di cartellonistica che ne indichi le modalita' di apertura, con traduzione in varie lingue; - lungo le vie di esodo che conducono alle porte suddette, i materiali siano conformi a quanto previsto al punto 3.2 e sia presente idonea illuminazione di sicurezza, anche nel caso in cui le vie d'esodo non siano ad uso esclusivo dell'attivita' ricettiva. Tali porte, inoltre, devono essere comunque apribili manualmente, anche in assenza di alimentazione elettrica, e devono essere dotate di un sistema di blocco meccanico in posizione di massima apertura. Le modalita' di gestione di tali porte devono essere esplicitate nel piano di emergenza. 4.3 Larghezza delle vie di uscita 1. E' consentito utilizzare, ai fini dell'esodo, scale e passaggi aventi larghezza minima di 0,90 m, da computarsi pari ad un modulo nel calcolo del deflusso. 2. Sono ammessi restringimenti puntuali, purche' la larghezza minima netta, comprensiva delle tolleranze, sia non inferiore a 0,80 m ed a condizione che lungo le vie di uscita siano presenti soltanto materiali di classe di reazione al fuoco 0 - A1 - (A2-s1,d0). 4.4 Larghezza totale delle uscite 1. La larghezza totale delle uscite da ogni piano, espressa in numero di moduli, e' determinata dal rapporto tra il massimo affollamento previsto e la capacita' di deflusso del piano. 2. Per le strutture ricettive che occupano piu' di due piani fuori terra, la larghezza totale delle vie di uscita che immettono all'aperto viene calcolata sommando il massimo affollamento previsto in due piani consecutivi, con riferimento a quelli aventi maggiore affollamento. 3. Nel computo della larghezza delle uscite sono conteggiate anche le porte d'ingresso, quando queste sono apribili a semplice spinta verso l'esterno. 4. Le eventuali scale mobili non devono essere computate ai fini della larghezza delle uscite. 4.5 Vie di uscita ad uso esclusivo 4.5.1 Edificio servito da due o piu' scale 1. In corrispondenza delle comunicazioni dei piani interrati con i vani scala devono essere installate porte aventi caratteristiche di resistenza al fuoco non inferiori a EI 30, munite di congegno di autochiusura. 2. Il percorso di esodo, misurato a partire dalla porta di ogni camera e da ogni punto dei locali comuni, non puo' essere superiore a: a) 40 m, per raggiungere un'uscita su luogo sicuro o su scala di sicurezza esterna; b) 30 m, per raggiungere una scala protetta, che faccia parte del sistema di vie di uscita. 3. La lunghezza dei corridoi ciechi non puo' essere superiore a 15 m. 4. Le suddette lunghezze possono essere incrementate di 5 m qualora, in corrispondenza del percorso interessato, i materiali installati a parete e a soffitto siano di classe 0 - A1 - (A2-s1,d0) di reazione al fuoco e non sia presente materiale suscettibile di prendere fuoco su entrambe le facce. 5. Il percorso di esodo, misurato a partire dalla porta di ogni camera e da ogni punto dei locali comuni, puo' essere incrementato di ulteriori 5 m, mentre i corridoi ciechi possono essere incrementati di ulteriori 10 m, se sono rispettate le seguenti condizioni: • tutti i materiali installati in tali percorsi siano di classe 0 - A1 - (A2-s1,d0) di reazione al fuoco; • le porte delle camere aventi accesso su tali percorsi possiedano caratteristiche di resistenza al fuoco EI 30 e siano dotate di dispositivo di autochiusura. 4.5.2 Edificio servito da una sola scala 1. La comunicazione del vano scala con i piani interrati puo' avvenire esclusivamente tramite disimpegno, anche non aerato, avente porte di tipo EI 60 munite di congegno di autochiusura. 2. In edifici con piu' di due piani fuori terra e' ammesso disporre di una sola scala, purche' questa sia almeno di tipo protetto. 3. Per le attivita' ricettive ubicate in edifici aventi altezza antincendio maggiore di 24 m e non superiore a 32 m, e' consentita la presenza di una sola scala, purche' sia rispettata una delle seguenti condizioni: a) la scala sia di tipo a prova di fumo od esterna; b) la scala sia di tipo protetto e sia installato un impianto di spegnimento automatico esteso all'intera attivita', conforme alle disposizioni di cui al decreto del Ministro dell'interno del 20 dicembre 2012, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 3 del 4 gennaio 2013. 4. La lunghezza dei corridoi che adducono alla scala deve essere limitata a 15 m. Tale lunghezza puo' essere incrementata di 5 m qualora, in corrispondenza del percorso interessato, i materiali installati a parete e a soffitto siano di classe 0 - A1 - (A2-s1,d0) di reazione al fuoco e non sia presente materiale suscettibile di prendere fuoco su entrambe le facce. 5. Il percorso di esodo, misurato a partire dalla porta di ogni camera e da ogni punto dei locali comuni, puo' essere incrementato di ulteriori 10 m, se sono rispettate le seguenti condizioni: • tutti i materiali installati in tali percorsi siano di classe di reazione al fuoco 0 - A1 - (A2-s1,d0), con la sola eccezione di eventuali corsie di camminamento centrale che sono ammesse di classe 1 di reazione al fuoco; • le porte delle camere aventi accesso su tali percorsi, possiedano caratteristiche di resistenza al fuoco almeno EI 30 e siano dotate di dispositivo di autochiusura. 6. Limitatamente agli edifici a tre piani fuori terra, e' consentito non realizzare le scale di tipo protetto alle seguenti condizioni: - la lunghezza dei corridoi che adducono alle scale sia limitata a 20 m: - i materiali installati a parete e a soffitto siano di classe di reazione al fuoco 0 - A1 - (A2-s1,d0); - non sia presente materiale suscettibile di prendere fuoco su entrambe le facce. 7. Limitatamente agli edifici a quattro piani fuori terra, e' consentito non realizzare le scale di tipo protetto con l'adozione di una delle due soluzioni alternative, A o B, di seguito descritte: A) - i materiali installati nelle scale e nei corridoi che adducono alle scale abbiano classe di reazione al fuoco 0 - A1 - (A2-s1,d0), con la sola eccezione di eventuali corsie di camminamento centrale, per le quali e' ammessa la classe 1 di reazione al fuoco; - le porte delle camere abbiano caratteristiche di resistenza al fuoco almeno EI 15; - nelle camere siano presenti coperte e copriletto di classe 1 di reazione al fuoco e di guanciali, sedie imbottite, poltrone, poltrone letto, divani, divani letto e sommier di classe 1 IM; B) - i materiali installati nelle scale e nei corridoi che adducono alle scale abbiano classe di reazione al fuoco 0 - A1 - (A2-s1,d0), con la sola eccezione di eventuali corsie di camminamento centrale, per le quali e' ammessa la classe 1 di reazione al fuoco; - dalle scale e dai corridoi sia eliminato ogni altro materiale combustibile; - le porte delle camere abbiano caratteristiche di resistenza al fuoco almeno EI 15. 8. Resta fermo, per gli edifici serviti da scale non protette, che la lunghezza totale del percorso che adduce su luogo sicuro sia limitata a 40 m; tale lunghezza puo' essere incrementata di 5 m alle seguenti condizioni: - i materiali installati a parete e a soffitto siano di classe di reazione al fuoco 0 - A1 - (A2-s1,d0); - non sia presente materiale suscettibile di prendere fuoco su entrambe le facce. 4.5.3 Atrio di ingresso 1. Nel caso in cui le scale immettano nell'atrio di ingresso, quest'ultimo costituisce parte del percorso di esodo; devono, pertanto, essere rispettate le seguenti disposizioni: • i materiali installati nell'atrio e nei locali adiacenti e non separati da esso, devono essere conformi a quanto prescritto per le vie di esodo al punto 3.2; • nell'atrio non devono essere installate apparecchiature a fiamma ed ogni altra apparecchiatura da cui possa derivare pericolo di incendio. 4.6 Vie di uscita ad uso promiscuo 1. Le attivita' ricettive ubicate in edifici a destinazione mista possono essere servite da scale ad uso promiscuo, se sono rispettate le seguenti condizioni: • l'edificio abbia altezza antincendio non superiore a 32 m; • l'attivita' ricettiva sia separata dalla scala e dal resto del fabbricato con elementi con caratteristiche di resistenza al fuoco almeno REI/EI 60; • le comunicazioni dei vani scala, costituenti vie di esodo per gli occupanti dell'attivita' ricettiva, con i piani cantinati siano dotate di porte resistenti al fuoco almeno EI 60; • le scale siano dotate di impianto di illuminazione di sicurezza. 2. In relazione al numero di scale a servizio di ogni piano dell'attivita' ricettiva, deve essere osservato, inoltre, quanto segue: - presenza di due o piu' scale: la lunghezza massima dei percorsi dalla porta delle camere alle scale dell'edificio non puo' superare i 25 m e quella dei corridoi ciechi i 15 m; tali lunghezze massime possono essere incrementate di 5 m, a condizione che lungo i percorsi d'esodo, i materiali installati a parete, a pavimento o a soffitto siano di classe di reazione al fuoco 0 - A1 - (A2-s1,d0) e che le porte delle camere abbiano caratteristiche di resistenza al fuoco almeno EI 30; - presenza di una sola scala: l'attivita' ricettiva deve essere distribuita in compartimenti aventi superficie non superiore a 250 m²; la lunghezza massima del percorso dalla porta di ogni camera alla scala non puo' superare i 15 m; e' consentito che tale lunghezza massima sia incrementata di 5 m e che la superficie massima dei compartimenti suddetti raggiunga i 350 m², a condizione che lungo i percorsi d'esodo, i materiali installati a parete, a pavimento o a soffitto siano di classe di reazione al fuoco 0 - A1 - (A2-s1,d0) e che le porte delle camere abbiano caratteristiche di resistenza al fuoco almeno EI 30; 3. E' consentita la comunicazione tra gli ambienti di ricevimento dell'attivita' ricettiva e le parti comuni dell'edificio, se sono rispettate le seguenti condizioni: • l'ambiente di ricevimento sia permanentemente presidiato; • nell'ambiente di ricevimento non siano presenti sostanze infiammabili; • la larghezza della scala e della via di esodo che conduce all'esterno dell'edificio sia commisurata al piano di massimo affollamento dell'attivita' ricettiva. 5. Altre disposizioni 5.1 Aree ed impianti a rischio specifico 1. Si considerano aree a rischio specifico: a) locali di superficie superiore a 12 m² destinati a deposito di materiale combustibile; b) locali destinati a deposito, di superficie qualsiasi, in diretta comunicazione con il sistema di vie di esodo; c) lavanderie e stirerie. 2. Per le aree a rischio specifico devono essere previste le seguenti misure: - le strutture e le porte di separazione devono possedere caratteristiche di resistenza al fuoco valutate in conformita' al decreto del Ministro dell'interno 9 marzo 2007; - deve essere prevista una ventilazione naturale non inferiore ad 1/40 della superficie in pianta. E' consentito limitare la superficie di ventilazione ad 1/100 della superficie in pianta, ottenibile anche mediante camini o condotte, realizzati a regola d'arte, ed adottare strutture di compartimentazione congrue con il carico di incendio specifico, che non deve comunque superare 1052 MJ/m², a condizione che l'impianto di rivelazione (da installare in tutte le attivita' ricettive ai sensi del punto 6.3) sia integrato da un sistema di controllo automatico dei fumi e calore, progettato, realizzato e gestito secondo la regola dell'arte, in conformita' alle disposizioni legislative e regolamentari applicabili. 3. In alternativa al sistema di controllo automatico di fumi e calore, puo' essere installato un impianto di spegnimento automatico a protezione del locale, oppure puo' essere costituito un servizio interno di emergenza permanentemente presente, composto da un congruo numero di addetti, che consenta di promuovere un tempestivo intervento di contenimento dell'incendio e di assistenza all'esodo. Gli addetti, che non possono essere in numero inferiore a due, devono avere conseguito l'attestato di idoneita' tecnica di cui all'art. 3 della Legge 28 novembre 1996, n. 609, a seguito del corso di tipo B di cui all'allegato IX del decreto del Ministro dell'interno 10 marzo 1998. 4. E' consentito prescindere dalle caratteristiche di resistenza al fuoco e di ventilazione in locali destinati a deposito aventi superficie non superiore a 5 m² e carico di incendio specifico non superiore a 350 MJ/m²; qualora il locale sia in diretta comunicazione con le vie di esodo, o con spazi adiacenti e non separati dalle vie di esodo, si deve comunque rispettare quanto previsto al punto 3.5.2. 5.2 Depositi di liquidi infiammabili 1. All'interno del volume dell'edificio e' consentito detenere prodotti liquidi infiammabili strettamente necessari per le esigenze igienico-sanitarie, posti in armadi metallici dotati di bacino di contenimento. Tali armadi devono essere ubicati nei locali deposito, con esclusione dei locali aventi le caratteristiche descritte al punto 5.1.4. 5.3 Servizi tecnologici 1. Si considerano fra i servizi tecnologici le seguenti tipologie di impianto: a) ascensori e montacarichi; b) termici e/o preparazione cibi; c) condizionamento e/o ventilazione; d) elettrici; e) produzione di energia (es. fotovoltaico, fuel cell, cogeneratori, ecc.); f) trattamento delle acque; g) frigoriferi; h) protezione attiva. Detti impianti devono essere progettati, realizzati e gestiti secondo la regola dell'arte, in conformita' alle disposizioni legislative e regolamentari applicabili. 2. Qualora siano previsti attraversamenti di strutture aventi funzione di compartimentazione, dovra' essere garantita la continuita' delle caratteristiche di resistenza al fuoco. 3. Per gli impianti elettrici, i seguenti sistemi di utenza devono disporre di impianti di sicurezza e avere autonomia minima stabilita come segue: • rivelazione e allarme: 30 minuti; • illuminazione di sicurezza: 1 ora; • impianti idrici antincendio (ove previsti): 30 minuti. L'impianto di illuminazione di sicurezza deve assicurare lungo le vie di uscita un livello di illuminamento non inferiore a 5 lux ad 1 m di altezza dal piano di calpestio. 4. Il quadro elettrico generale deve essere ubicato in posizione facilmente accessibile e segnalata. Deve essere altresi' installato, in posizione facilmente accessibile, segnalata e in prossimita' dell'accesso principale, un dispositivo di sgancio elettrico generale che intervenga sulla fornitura elettrica (contatore); nel caso in cui detta fornitura sia interna all'edificio, in corrispondenza del dispositivo di sgancio deve essere apposto un segnale che indichi tale evenienza e l'esatta ubicazione del punto fornitura. 5. E' consentita la presenza di caminetti e di stufe tradizionali esclusivamente nelle aree comuni. 6. I caminetti e le stufe tradizionali, sia del tipo a fiamma libera (caminetto a focolare aperto) sia del tipo protetto (caminetto a focolare chiuso), possono essere installati se sono rispettate le seguenti prescrizioni specifiche: • devono essere progettati, realizzati e gestiti secondo la regola dell'arte, in conformita' alle disposizioni legislative e regolamentari applicabili; • i canali da fumo devono essere realizzati in modo da non costituire causa d'innesco e propagazione d'incendio; • non devono essere posizionati in corrispondenza dei percorsi di esodo; • devono essere installati in locali separati dal sistema di vie di esodo principale dell'attivita' ricettiva mediante strutture e serramenti di caratteristiche di resistenza al fuoco almeno EI 30; • il personale dell'attivita' ricettiva che si occupa della gestione della sicurezza deve essere adeguatamente formato all'uso e alla sicurezza dell'apparecchiatura; • sia posizionato almeno un estintore a polvere 34A-233B, in prossimita' dell'installazione; • attorno al caminetto deve essere presente esclusivamente materiale incombustibile; tale area di sicurezza deve svilupparsi, sia in altezza che in larghezza, per una distanza dal caminetto pari ad almeno 200 cm nel caso di focolare aperto e ad almeno 100 cm nel caso di focolare chiuso. 6. Mezzi ed impianti di estinzione degli incendi 6.1 Estintori d'incendio 1. Tutte le attivita' ricettive devono essere dotate di estintori d'incendio portatili, ubicati in posizione facilmente accessibile e visibile ed essere distribuiti in modo uniforme nell'area da proteggere, preferibilmente in prossimita' delle uscite di piano; appositi cartelli segnalatori devono facilitarne l'individuazione, anche a distanza. 2. Gli estintori d'incendio portatili devono: - avere adeguata capacita' estinguente; - essere posizionati a distanza reciproca non superiore a 30 m; - essere previsti in ragione di 1 estintore ogni 200 m² di pavimento o frazione, con un minimo di un estintore per piano. 3. A protezione di aree ed impianti a rischio specifico devono essere previsti estintori d'incendio di tipo idoneo al luogo di installazione. 6.2 Impianti idrici antincendio 1. Le attivita' ricettive ubicate oltre il terzo piano fuori terra devono essere protette da una rete di idranti conforme alle disposizioni di cui al decreto del Ministro dell'interno del 20 dicembre 2012. 2. In caso di applicazione della norma UNI 10779, si deve prevedere la realizzazione della sola protezione interna, con livello di pericolosita' 1 e alimentazione idrica di tipo singolo. 3. Negli edifici fino a tre piani fuori terra non sussiste l'obbligo di realizzare la rete di idranti, a condizione che siano installati estintori carrellati a polvere con carica nominale non inferiore a 30 Kg, in ragione di almeno uno per piano, e che sia assicurata la presenza di addetti antincendio addestrati al loro utilizzo. 4. Nelle attivita' ricettive ubicate oltre il terzo piano fuori terra, in alternativa alla rete di idranti di cui al punto 1, devono essere rispettate le seguenti prescrizioni: a) devono essere installati estintori carrellati a polvere con carica nominale non inferiore a 30 Kg, in ragione di almeno uno per piano e deve essere assicurata la presenza di addetti antincendio addestrati al loro utilizzo; b) deve essere installata una colonna a secco, realizzata secondo la regola dell'arte, ed avente le seguenti caratteristiche: • deve essere presente un attacco di mandata per autopompa, alla base della colonna e all'esterno dell'edificio, in posizione facilmente e sicuramente accessibile ai Vigili del fuoco; • deve essere presente almeno un attacco UNI 45 ad ogni piano, in prossimita' della relativa uscita; in prossimita' di ciascun attacco deve essere prevista una lancia erogatrice e una idonea dotazione di tubazioni flessibili, sufficienti a raggiungere ogni punto dell'attivita'; • devono essere installati dei dispositivi di sfiato dell'aria, in numero, dimensione e posizione idonei, in relazione alla caratteristiche plano-altimetriche della tubazione; • lo sviluppo plano-altimetrico dell'impianto deve essere tale da garantirne il completo drenaggio; • la colonna deve essere dimensionata in modo tale che, considerando una pressione dell'alimentazione da autopompa dei Vigili del fuoco pari a 0,8 MPa, sia garantito l'impiego simultaneo di non meno di 3 attacchi DN 45 nella posizione idraulicamente piu' sfavorevole (o di tutti gli attacchi della rete, se in numero inferiore a 3), con una portata minima per ciascun attacco pari a 120 l/min ed una pressione residua alla valvola non minore di 0,2 Mpa. 6.3 Impianti di rivelazione e segnalazione allarme incendio 1. Tutte le attivita' ricettive devono essere dotate di impianto di rivelazione e segnalazione allarme incendio. L'impianto deve essere progettato, realizzato e gestito secondo la regola dell'arte, in conformita' alle disposizioni del decreto del Ministro dell'interno del 20 dicembre 2012. 7. Segnaletica di sicurezza 1. Le aree dell'attivita' ricettiva devono essere provviste di segnaletica di sicurezza, espressamente finalizzata alla sicurezza antincendio, conforme al decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81 e successive modificazioni. L'adozione della colonna a secco di cui al punto 6.2, comma 4, deve essere segnalata con cartellonistica riportante la dicitura "attivita' dotata di colonna a secco per VVF", posta in corrispondenza del relativo attacco di mandata per autopompa ed in prossimita' dell'ingresso dell'attivita'. 8. Gestione della sicurezza 8.1 Generalita' 1. Il responsabile dell'attivita' ricettiva deve rispettare gli obblighi connessi con l'esercizio dell'attivita' previsti dalla normativa vigente in materia. 2. In edifici a destinazione mista dovra' essere assicurato il coordinamento della gestione della sicurezza e delle operazioni di emergenza tra le attivita' presenti nell'edificio. 3. Tra le misure finalizzate al coordinamento della gestione dell'emergenza, si dovra' prevedere: • l'installazione di almeno un pulsante manuale di allarme, posizionato nelle parti comuni dell'edificio misto, con cui si attivi una segnalazione d'allarme all'interno dell'attivita' alberghiera; • la possibilita' di estendere la segnalazione di allarme agli spazi dell'edificio non destinati ad attivita' alberghiera. 8.2 Piano d'emergenza 1. Il responsabile dell'attivita' ricettiva e' tenuto a predisporre un piano di emergenza contenente le necessarie misure organizzative e gestionali da attuare in caso incendio. Tale piano di emergenza deve essere mantenuto costantemente aggiornato. 2. Devono essere pianificate - ed indicate nel piano di emergenza - le procedure per l'assistenza a persone con limitate capacita' sensoriali e/o motorie, che possono incontrare difficolta' specifiche nelle varie fasi dell'emergenza. 3. La procedura di chiamata dei Vigili del fuoco, contenuta nel piano di emergenza, deve prevedere, tra le informazioni fondamentali da comunicare al 115, quella relativa all'eventuale presenza della colonna a secco, di cui al punto 6.2, comma 4. 8.3 Istruzioni di sicurezza 8.3.1 Istruzioni da esporre a ciascun piano. 1. A ciascun piano, lungo le vie di esodo, devono essere esposte planimetrie d'orientamento. In tali planimetrie deve essere adeguatamente segnalata, tra l'altro, la posizione e la funzione di eventuali spazi calmi o di spazi compartimentati, destinati alla sosta in emergenza di eventuali persone con impedite o ridotte capacita' sensoriali e/o motorie. 8.3.2 Istruzioni da esporre in ciascuna camera. 1. In ciascuna camera, con apposita cartellonistica esposta bene in vista, devono essere fornite precise istruzioni sul comportamento da tenere in caso di incendio. Oltre che in italiano, il testo deve essere redatto in lingue diverse, di maggiore diffusione tra la clientela della struttura ricettiva. Le istruzioni debbono essere accompagnate da una planimetria, che indichi schematicamente la posizione della camera rispetto alle vie di evacuazione, alle scale ed alle uscite. 2. Le istruzioni esposte nelle camere debbono riportare il divieto di usare gli ascensori in caso di incendio e devono, inoltre, indicare i divieti di: - impiegare fornelli di qualsiasi tipo per il riscaldamento di vivande, stufe ed apparecchi di riscaldamento o di illuminazione in genere a funzionamento elettrico con resistenza in vista o alimentati con combustibili solidi, liquidi o gassosi; - tenere depositi, anche modesti, di sostanze infiammabili nei locali facenti parte del volume destinato all'attivita'.

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