Rischio chimico acconciatori

La valutazione del rischio chimico nel settore acconciature

La metodologia seguita per la valutazione del rischio di esposizione ad agenti chimici si è sviluppata attraverso una fase preliminare di conoscenza della realtà lavorativa che ha previsto l'acquisizione di informazioni generali e la raccolta della documentazione ritenuta necessaria ai fini della sicurezza e dell' igiene del lavoro. Con la collaborazione di persone qualificate ed esperte, addette ai lavori, sono stati esaminati i seguenti aspetti:
 
-         ciclo di lavorazione e tecniche ad esso correlate;
-         mansioni in essere e personale preposto allo svolgimento delle attività;
-         sostanze e preparati chimici utilizzati e/o derivanti dalle attività lavorative.
 
In una fase successiva di approfondimento sono stati focalizzati altri elementi significativi, quali:
 
-         grado di affluenza della clientela;
-         tipologia delle prestazioni più richieste;
-         consumi di prodotti cosmetici;
-         tipo e durata dell' esposizione;
-         gruppi di lavoratori ad esposizione equivalente;
-         circostanze in cui viene svolto il lavoro in presenza degli agenti chimici.
 
La mancata disponibilità delle schede di sicurezza dei prodotti cosmetici, la cui redazione è affidata alla discrezionalità del produttore poiché, come è noto, gli stessi esulano dal campo di applicazione della normativa in materia di classificazione, imballaggio ed etichettatura dei preparati pericolosi, ha indotto ad esaminare direttamente i vari formulati presenti nel salone, con l’obiettivo di rilevarne la composizione chimica e procedere, al momento della rielaborazione dei dati, allo studio dei singoli ingredienti. Considerando la vasta gamma di preparati disponibili l'indagine è stata necessariamente condotta su un campione di prodotti, rappresentativi delle varie categorie merceologiche riscontrate e di più largo impiego nel salone.
 
Alla raccolta delle informazioni ha fatto seguito un'accurata ispezione del luogo di lavoro finalizzata a documentare ulteriormente la stessa realtà lavorativa.
L'attenzione è stata rivolta, in particolare, alle caratteristiche del locale nel suo complesso e delle varie postazioni di lavoro, agli impianti e alle attrezzature presenti, alle modalità di svolgimento delle singole
operazioni, alle misure preventive e di protezione in atto e agli effetti connessi alla loro adozione.
In questa fase è stata data ampia importanza alla partecipazione e alla consultazione degli addetti per ottenere tutte le indicazioni necessarie ad identificare le normali attività operative e quelle eseguite solo
occasionalmente: sono stati dunque definiti gli aspetti che possono costituire, nell'ambito del rischio chimico, cause potenziali di pericolo senza trascurare come il comportamento del lavoratore, abituato allo svolgimento di attività di routine, possa contribuire, in alcune circostanze, a modificare il livello di rischio.
 
La rielaborazione degli elementi acquisiti si è basata innanzitutto sull’identificazione delle principali sostanze contenute nei formulati, nel tentativo di ricondurne la denominazione a più noti sistemi di nomenclatura laddove necessario, e, successivamente, sull’attribuzione delle relative caratteristiche intrinseche di pericolo. Quest’ultimo passaggio è stato realizzato con il supporto di riferimenti legislativi e attraverso la consultazione di una serie di fonti (banche dati, fascicoli tecnici, monografie,..) che hanno permesso non solo di risalire alle proprietà pericolose degli ingredienti più “critici” e a loro eventuali valori limite  biologici  e/o  di  esposizione  professionale  ma  anche  di  reperire  informazioni  sicuramente interessanti per la valutazione finale.
 
Per ogni tipologia di attività svolta è stato quindi studiato ed evidenziato l' effetto che può scaturire dall'impiego di determinati preparati cosmetici; la successiva correlazione del danno atteso con la politica di sicurezza aziendale intrapresa (misure di prevenzione, misure di protezione individuali e/o collettive, informazione, formazione, addestramento, procedure di lavoro, ..), tenuto conto anche di dati epidemiologici noti in letteratura, ha condotto alla stima dell’entità del rischio, espressa secondo gli indici di giudizio previsti dalla vigente normativa.

LAVAGGIO
L' operazione, a seconda del contesto lavorativo in cui viene eseguita, può essere finalizzata semplicemente alla pulizia dei capelli e del cuoio capelluto oppure alla rimozione dei residui di prodotti specifici utilizzati nelle precedenti fasi di lavoro.
 
Dopo l'applicazione dello shampoo i capelli possono venire sottoposti a un trattamento districante e nutriente con specifici prodotti cosmetici sotto forma di balsami, creme e impacchi, che si differenziano prevalentemente per i diversi valori di viscosità e densità.
 
 
 
lavori tecnici: MODIFICA DEL COLORE DEI CAPELLI
La modifica del colore dei capelli può essere realizzata attraverso tecniche che differiscono sia per il processo chimico coinvolto sia per la durata dell'effetto ottenuto, ovvero per la solidità del colore al lavaggio.
 
Decolorazione: consiste nello schiarire il colore naturale del capello, che risulta determinato dalla quantità, dal tipo di pigmento in esso contenuto e dalla sua distribuzione. L'operazione, attraverso un processo ossidativo, modifica le originarie proporzioni del pigmento melanico inducendo nel capello decolorato un comportamento diverso da quello del capello naturale.
 
Tinture: hanno lo scopo di apportare nuovo colore al capello e si distinguono in temporanee, semipermanenti, e permanenti.
 
tinture temporanee
Causano un cambiamento del colore dei capelli che dura al massimo fino allo shampoo    successivo. Non prevedono fenomeni ossidativi dei capelli.
 
tinture semipermanenti
Generalmente di tipo ossidativo, sono in grado di realizzare un cambiamento di colore dei capelli resistente fino a 4 o 5 lavaggi e possono essere eseguite per coprire i primi capelli bianchi (tintura
"tono su tono”), per aggiungere vari toni al colore naturale del capello (riflessi "moda”), per eliminare le tonalità giallastre dai capelli grigi o bianchi ( tintura "tono-grigio").
 
tinture permanenti
Comportano una modifica permanente del colore dei capelli e vengono utilizzate anche per coprire i capelli bianchi. I prodotti usati a tale scopo richiedono, prima dell'uso, una miscelazione con un agente ossidante in modo da indurre una preliminare decolorazione del capello.
 
 
 
lavori tecnici: MODIFICA DELLA FORMA DEI CAPELLI
Per modificare la forma dei capelli in modo duraturo si ricorre di norma ad un trattamento chimico noto come  permanente  a  freddo  che  prevede  reazioni  redox  a carico dei  gruppi  disolfuro della cistina, amminoacido costituente del capello, provocate dall'azione di un componente ondulante (ad effetto
riducente) e dall'azione di un componente fissativo (ad effetto ossidante).
In particolare il processo consiste nella riduzione, in ambiente alcalino, del gruppo disolfuro a gruppo mercaptanico e nel successivo ripristino della funzionalità disolfurea per ossidazione, in ambiente acido,
del gruppo tiolico precedentemente originato.
Poiché tutto il processo avviene dopo l' avvolgimento delle ciocche di capelli su bigodini si ottiene una modificazione della forma dei fusti che risulteranno tanto più arricciati quanto più piccoli saranno i
bigodini utilizzati.
 
 
 
lavori stilistici: TAGLIO-ASCIUGATURA-ACCONCIATURA
Nell'esecuzione di lavori stilistici, quali possono essere il taglio, l'asciugatura e l'acconciatura, interessa, dal punto di vista chimico, l'utilizzo di prodotti cosiddetti styling, ovvero di modellanti e volumizzanti e,
nella fase ultima dell'acconciatura, di lacche fissative.
 
L’immissione sul mercato dei prodotti cosmetici è regolamentata da apposita legislazione europea, recepita a livello nazionale, atta a garantire, nell’ambito della Comunità, le norme che si devono rispettare in merito a composizione, etichettatura e imballaggio.
La vigente normativa offre un elenco indicativo dei prodotti cosmetici, suddivisi per categoria, e individua, tra l’altro, le sostanze che non possono essere presenti nella loro composizione e
le sostanze e i coloranti che possono essere impiegati solo al di sotto di determinati limiti di
concentrazione e nel rispetto di condizioni stabilite.
 
L’esclusione dei preparati cosmetici, allo stadio di prodotti finiti destinati all’utilizzazione finale, dal campo di applicazione della normativa in materia di classificazione, imballaggio ed etichettatura dei preparati pericolosi e la conseguente esenzione delle case produttrici dalla redazione della scheda dati di sicurezza, sicuramente non semplifica la definizione degli effetti che le sostanze contenute nei vari formulati possono avere sulla salute degli esposti e rende meno immediata la conseguente valutazione del rischio.
 
Collocandosi in tale contesto il modello proposto vuole suggerire semplicemente una strategia che consenta di individuare e definire le modalità, gli strumenti e i contenuti caratterizzanti la fase di monitoraggio esplorativo della realtà lavorativa offrendo un metodo anche per l’organizzazione, la codificazione e la rielaborazione dei dati e delle informazioni raccolte.
 
In merito al giudizio finale cui si è approdati (definizione del rischio come non moderato), nell’attribuzione qualitativa del peso ai vari elementi presi in considerazione hanno avuto un ruolo significativo sia i risultati di studi epidemiologici acquisiti da fonti bibliografiche sia la pericolosità conclamata di alcuni ingredienti normalmente presenti in certi preparati cosmetici, sia le conclusioni tratte da fonti autorevoli.
Lontani dall’aver proposto un modello che interpreti dati sperimentali quasi con rigore matematico, nella combinazione dei parametri acquisiti non è stato possibile rimuovere quel certo margine di discrezionalità che ogni processo di valutazione comprensibilmente comporta e che può costituire un limite all’accuratezza delle conclusioni dedotte.
Tuttavia, la stessa componente soggettiva, per il presupposto legislativo che ha contribuito a creare  (garantendo  la  predisposizione  e  l’attuazione  di  un  piano  di  controllo  sanitario preventivo e periodico) non ha lasciato che si perdesse di vista, in una realtà ancora poco esplorata, la tutela della salute e della sicurezza dei lavoratori, obiettivo primario che la valutazione del rischio deve perseguire.

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