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  • IL RISCHIO DI CADUTA DAI TETTI

    Fonte: Inail

    IL RISCHIO DI CADUTA DAI TETTI

    Le cadute dall’alto determinano spesso infortuni gravi con lesioni permanenti e, in alcuni casi, la morte. Particolarmente pericolose sono tutte le attività svolte su coperture in funzione dell’altezza, della tipologia costruttiva e dell’inclinazione. In questo opuscolo vengono riportate alcune indicazioni sulle misure di tutela da attuare per lavori da eseguire su tetti non praticabili e postazioni di lavoro sopraelevate di fabbricati.

    La maggior parte delle coperture, sia esistenti che in costruzione, non è praticabile in quanto l’accesso e il transito su di esse presenta sempre, in qualche modo, il rischio di caduta.

    Per lavorare sulle coperture è necessario quindi predisporre misure di sicurezza specifiche quali:

    adeguati sistemi di accesso (per esempio: scale, ponti su ruote, ponteggi);

    opere provvisionali (per esempio: ponteggi, camminamenti, reti sicurezza);

    dispositivi di protezione individuale (DPI).

    Prima dell’accesso a una copertura non praticabile è indispensabile accertarsi che il solaio sia portante e che non presenti rischio di sfondamento a causa del peso delle persone e di eventuali materiali depositati.

    Il transito su coperture (per esempio: eternit, onduline, lucernari) espone a elevato rischio di caduta per sfondamento L’accorgimento di “prestare attenzione” nel camminare sulle travature o sulle strutture reticolari di sostegno di una copertura in eternit, non rappresenta una misura di sicurezza.

    Per le coperture sostenute da strutture in legno deve essere accertato, di volta in volta, lo stato di conservazione del materiale, al fine di predisporre le misure antinfortunistiche più adatte.

    PRIORITÀ DELLE MISURE DI SICUREZZA SULLE COPERTURE

    In linea generale è preferibile l’adozione di misure di protezione collettiva, come l’installazione di impalcature/ponteggi lungo tutto il perimetro dell’edificio oggetto dei lavori. Il personale addetto all’installazionediponteggidevericevereun’adeguataformazioneedeve essere in possesso di un patentino di abilitazione rilasciato dopo un corso teorico e pratico. Quando, per motivi tecnici/organizzativi, non sia possibile installare ponteggi dovranno essere installati lungo tutto il perimetro parapetti ancorati alla struttura del fabbricato. In ordine di priorità le misure di sicurezza che si devono mettere in atto a protezione dei lavori svolti sulle coperture sono le seguenti:

    1. Ponteggi metallici fissi

    2. Parapetti di protezione lungo tutti i lati verso il vuoto

    3. Assiti di chiusura dei lucernari e delle aperture presenti sulla copertura

    4. Sottopalchi di sicurezza e di servizio

    5. Reti di sicurezza

    6. Predisposizione di camminamenti su coperture non portanti

    7. Utilizzo di dispositivi di protezione individuale (DPI) contro le cadute

    A seconda dei casi devono essere adottate contemporaneamente più soluzioni tra quelle sopra indicate.

    COPERTURE PORTANTI

    ALLESTIMENTO DI PONTEGGI

    Nel montaggio di un ponteggio metallico fisso devono essere rispettate le indicazioni del fabbricante contenute nel libretto di autorizzazione ministeriale all’impiego.

    A seconda delle esigenze di cantiere si devono utilizzare gli schemi di montaggio descritti nel libretto oppure, in casi particolari non previsti nel libretto, è necessario far redigere un progetto specifico a un tecnico abilitato.

    Ogni piano di lavoro deve essere provvisto di intavolato completo e di parapetto normale. Il montaggio e lo smontaggio in sicurezza dei ponteggi si effettua utilizzando un idoneo mezzo di protezione individuale contro le cadute (DPI) composto da un dispositivo di ancoraggio, dall’imbracatura completa e dal relativo dispositivo di collegamento.

    Gli addetti al montaggio e allo smontaggio dei ponteggi dovranno obbligatoriamente effettuare dei corsi di formazione a carattere teorico-pratico durante i quali verranno spiegate e mostrate:

    le varie tipologie di ponteggio e le corrette procedure di montaggio/uso/smontaggio;

    i dispositivi di protezione individuale (DPI) più idonei e il loro corretto utilizzo per procedere al montaggio/smontaggio/trasformazione in sicurezza dei ponteggi;

    le regole generali da seguire durante il montaggio del ponteggio (realizzazione delle partenze, degli ancoraggi, ecc.);

    le regole generali da seguire durante l’utilizzazione del ponteggio (non rimuovere ancoraggi, correnti, diagonali, impalcati, ecc.);

    le regole generali per la manutenzione (verifica degli ancoraggi, impalcati, verticalità delle stilate, appoggi degli elementi, ecc.). Durante l’installazione di ponteggi le fasi di montaggio e smontaggio vengono svolte sotto la direzione e il controllo di una persona responsabile che sovrintende sulle corrette procedure di esecuzione dei lavori.

    Deve essere messo a disposizione dei lavoratori da parte del datore di lavoro un documento contenete il Piano di istruzioni Montaggio Uso e Smontaggio (PiMUS).

    ALLESTIMENTO DI PARAPETTI

    In riferimento alla norma UNI EN 13374, i parapetti provvisori sono classificati in base ai requisiti di resistenza e condizioni di utilizzo in tre classi: A, B, C. Gli operatori possono visualizzare il tipo di classe dalla marcatura presente sull’elemento del montante.

    Per un più specifico dettaglio sulle modalità e scelta d’installazione dei parapetti provvisori si rimanda alla norma UNI EN 13374. Nella realizzazione di parapetti sono da prevedere le seguenti fasi:

    accesso alla quota di lavoro per la fase di montaggio;

    installazione dei montanti di altezza adeguata e verifica della loro stabilità;

    installazione dei correnti e della tavola fermapiede. L’installazione dei parapetti può essere fatta dall’esterno, preferibilmente tramite l’uso di piattaforme autosollevanti, ponti fissi o su ruote.

    È altresì possibile, una volta raggiunta la quota di lavoro, soffermarsi sulla copertura e procedere all’installazione dei parapetti; in tal caso è necessario impiegare, con le modalità previste di seguito, i DPI contro le cadute.

     Una copertura orizzontale o con pendenza inferiore a 10° (circa 18%) richiede:

    Parapetto normale (minimo classe A), saldamente ancorato alla struttura del fabbricato, con altezza di almeno 1 m misurato sulla perpendicolare alla superficie di lavoro.

    Una copertura con pendenza fino a 30° (circa 58%) richiede:

    Parapetto normale (minimo classe B), saldamente ancorato al fabbricato, di altezza di almeno 1 m misurato sulla perpendicolare e comunque rapportata a una valutazione del rischio relativa all’inclinazione della copertura stessa (come indicazione generale: circa 1,20 m, misurato sul piano di gronda,

     

    Una copertura con pendenza oltre i 30° (circa 58%) richiede:

    Parapetto normale (classe C), saldamente ancorato al fabbricato, di altezza di almeno 1 m misurato sulla perpendicolare e comunque rapportata a una valutazione del rischio relativa all’inclinazione della copertura stessa (come indicazione generale: almeno 1,20 m, misurato sul piano di gronda.

    Considerata la forte inclinazione della copertura si ritiene buona prassi operativa allestire parapetti pieni

    COPERTURE NON PORTANTI

    SOTTOPALCHI E RETI DI SICUREZZA

    I sottopalchi e le reti di sicurezza proteggono unicamente contro il rischio di caduta attraverso aperture o per sfondamento della copertura stessa: non proteggono contro il rischio di caduta verso l’esterno del perimetro del fabbricato. In tali casi devono perciò essere previsti parapetti o ponteggi di protezione lungo il perimetro. In tutti i casi deve essere valutato il rischio di caduta materiali nell’area sottostante. Le misure di sicurezza illustrate hanno carattere esemplificativo e non esaustivo, pertanto per alcuni particolari possono risultare incomplete.

     

    Sottopalchi di sicurezza

    Considerato l’impegno richiesto per la loro costruzione, i sottopalchi di sicurezza sono preferibili in genere laddove le caratteristiche del sito consentano la loro agevole installazione. L’allestimento dell’ultimo impalcato deve essere effettuato il più vicino possibile alla copertura e comunque la sua distanza dalla copertura non deve superare i 2 metri.

     

     

    Reti di sicurezza

    L’uso delle reti di protezione è vantaggioso per lavori con evoluzione relativamente veloce che possono essere eseguiti a “lotti” successivi. In particolare è necessario che:

    la rete sia installata quanto più vicino possibile al piano di lavoro, al fine di ridurre l’altezza di caduta. Vista la complessità dell’installazione è necessario seguire le indicazioni del fabbricante della rete di sicurezza;

    lo spazio sotto la rete sia libero da ostacoli, considerando anche la deformazione della rete in caso di caduta di una persona;

    siano presenti idonei punti di ancoraggio perimetrali in funzione di quanto previsto dal fabbricante della rete di sicurezza.

    ALLESTIMENTO DI SOTTOPALCHI, RETI DI SICUREZZA E CAMMINAMENTI

    Sottopalchi di sicurezza

    I sottopalchi di sicurezza, posti a non più di 2 m dal piano della copertura, sono di norma costituiti da ponteggi metallici, che devono essere montati rispettando le indicazioni del fabbricante degli stessi, come già descritto nel paragrafo dedicato al montaggio dei ponteggi.

    I sottopalchi di sicurezza non devono presentare sporgenze sul piano dell’intavolato, il quale deve essere preferibilmente in legno.

    Nell’utilizzo di ponteggi prefabbricati le sporgenze costituite dagli spinotti dei telai devono essere opportunamente protette.

    I sottopalchi si devono estendere oltre l’area di lavoro, intendendo con essa lo spazio in cui è possibile la presenza di addetti.

    Se i sottopalchi presentano lati verso il vuoto, con dislivello superiore a 2 m, devono essere provvisti di parapetto normale.

     

    Reti di sicurezza

    Ogni tipo di rete di sicurezza ha le proprie caratteristiche e modalità di utilizzo, specificate nelle istruzioni fornite dal fabbricante in un libretto a corredo del dispositivo.

    È necessario in particolare:

    adottare modalità di messa in opera che riducano il rischio di caduta degli addetti, utilizzando correttamente scale a mano, ponti mobili su ruote, piattaforme autosollevanti, ecc.;

    posare le reti il più vicino possibile al piano di lavoro con una inclinazione massima di 15-20° rispetto all’orizzontale; verificare la corretta tesatura della rete e che lo spazio sottostante sia libero da ostacoli;

    evitare spazi vuoti tra il perimetro della rete e il perimetro della struttura da proteggere;

    evitare il danneggiamento della rete a causa della caduta di materiali incandescenti (operazioni di saldatura, ossitaglio, ecc.) o di materiali taglienti.

     

      

    Camminamenti

    Per la predisposizione di camminamenti sulla copertura è necessario considerare almeno i seguenti punti:

    le tavole sopra l’orditura possono essere posate sia nel senso della pendenza sia nel senso trasversale a essa;

    in caso di forte pendenza devono essere listellate ogni 40 cm, in modo da impedire scivolamenti;

    la larghezza del tavolato deve permettere un agevole transito del lavoratore, pertanto deve essere almeno di 60 cm; non possono essere utilizzate tavole d’armatura, per la loro dubbia resistenza e scivolosità;

    qualora il percorso presenti rischi di caduta dall’alto, i lati del camminamento devono essere muniti di parapetto normale;

    il tavolato deve essere appositamente vincolato alla struttura, per impedire spostamenti laterali durante il transito.

     

    DISPOSITIVI DI PROTEZIONE INDIVIDUALE (DPI)

    GUIDA ALL’USO DI DISPOSITIVI DI PROTEZIONE INDIVIDUALE (DPI) CONTRO LE CADUTE

     

    Qualora, per evitare le cadute dall’alto, non siano utilizzabili misure di protezione collettiva, quali parapetti, impalcati, reti o sottoponti, è necessario impiegare DPI (dispositivi di protezione individuale) contro le cadute, costituiti da:

    ■ imbracatura destinata a essere indossata dal lavoratore;

    ■ sistema di trattenuta e di arresto della caduta;

    ■ dispositivo di ancoraggio a parti stabili.

    Tutti i dispositivi devono essere marcati “CE” per attestare la loro conformità alle norme. Va inoltre verificata la loro compatibilità reciproca facendo riferimento alle istruzioni del fabbricante.

    Chi utilizza questi dispositivi deve essere adeguatamente addestrato e informato sulle modalità di impiego e sui limiti entro i quali l’uso risulta sicuro: l’uso scorretto può determinare, in caso di caduta, gravi lesioni per l’operatore.

    Con l’impiego dell’imbracatura di sicurezza è importante limitare la forza d’urto al termine di un’eventuale caduta a 6 kN (circa 600 kg).

    Vi è il rischio infatti che l’operatore subisca gravi lesioni al momento dell’arresto, anche senza urtare contro strutture. Per questo motivo è necessario limitare o annullare lo spazio di caduta, facendo in modo che la fune di collegamento dell’imbracatura al punto di ancoraggio sia la più corta possibile.

    Per limitare, in caso di caduta, la forza d’urto sull’operatore entro i valori di sicurezza sopra indicati, devono essere utilizzati dispositivi di collegamento tra imbracatura del corpo e ancoraggio provvisti di assorbitori di energia. L’uso degli assorbitori di energia richiede l’allungamento degli spazi di arresto.

    Bisogna pertanto accertarsi che sotto il punto di lavoro esista uno spazio sufficiente e libero da ostacoli.

    Un altro rischio per l’operatore in caso di caduta è rappresentato da possibili oscillazioni del corpo e conseguente urto contro strutture attigue. I dispositivi di protezione individuale contro la caduta dall’alto sono classificati di categoria III e quindi sono necessari una specifica formazione e l’addestramento all’utilizzo corretto da parte degli operatori.

    Ai fini del corretto utilizzo di tali dispositivi, è necessario inoltre verificare sempre le istruzioni del fabbricante.

    CLASSIFICAZIONE

    I dispositivi di protezione individuali contro le cadute, impiegabili nei luoghi di lavoro, possono essere suddivisi in tre categorie.

     

    DPI per il posizionamento sul lavoro

    Sono destinati a sostenere e trattenere gli addetti nella posizione di lavoro consentendo di operare con le mani libere.

     Non sono destinati all’arresto delle cadute.

     Sono destinati ad arrestare le cadute, costituiti da una imbracatura del corpo, un assorbitore di energia e collegamento a un ancoraggio.

     

    Sono utilizzabili per il salvataggio e l’evacuazione di emergenza con possibilità di discesa a velocità controllata.

    PRIORITÀ DEI LIVELLI DI PROTEZIONE DELLE CADUTE DALL’ALTO

    È chiaro che ogni caduta, anche se si utilizzano adeguati DPI, risulta pericolosa!

    Nella scelta del sistema anticaduta (costituito da: dispositivo di ancoraggio, connettore, dispositivo anticaduta, connettore, imbracatura anticaduta) devono essere pertanto realizzate prioritariamente situazioni che garantiscano il massimo grado di sicurezza.

     

    PROCEDURA DI VALUTAZIONE DEI RISCHI PER L’USO DEI DPI ANTICADUTA

    I punti di seguito elencati, che fanno parte della valutazione del rischio a cura del proprio datore di lavoro, risultano di interesse anche per i lavoratori.

     

    Quando si impiegano DPI, associati o meno ad altri sistemi di sicurezza contro le cadute, è opportuno seguire una procedura di lavoro che preveda indicativamente le seguenti fasi.

     

    Fase di pianificazione preventiva dei lavori

     

    1. Definire il lavoro da svolgere e individuare le aree di intervento;

    2. Definire il numero di addetti strettamente necessari all’esecuzione del lavoro in quota;

    3. Definire l’elenco dei materiali e delle attrezzature necessari per attuare l’intervento;

    4. Definire il livello di mobilità necessaria all’operatore:

    lavoro in posizione fissa;

    necessità di movimento in un’area di raggio X;

    necessità di movimento ampia, su tutta la copertura.

     

    Fase di progettazione esecutiva dei lavori

     

    5. Individuare uno o più sistemi di ancoraggio, esistenti o da realizzare, che risultino accessibili in condizioni sicure per agganciare l’imbracatura;

    6. Scegliere il dispositivo di collegamento tra punto di ancoraggio e imbracatura;

    7. Definire le modalità di accesso in quota e di aggancio al punto di ancoraggio del sistema anticaduta evitando situazioni in cui l’operatore non risulti agganciato;

    8. Prevedere eventuali camminamenti e le modalità di sollevamento/posizionamento in quota dei materiali e delle attrezzature necessari;

    9. Valutare le conseguenze che si potrebbero verificare in seguito a caduta per:

    Cedimento strutturale della copertura in ogni punto dell’area di lavoro predefinita;

    Caduta dell’operatore verso l’esterno della copertura (lungo il perimetro);

    Caduta dell’operatore verso l’interno della copertura (dentro aperture);

     

     

    10. Valutare gli spazi di caduta – Tirante d’aria:

    Se lo spazio sottostante la copertura, necessario per l’arresto dell’operatore in caso di caduta, sia effettivamente disponibile, cioè libero da strutture, impianti, ecc., che possono risultare di pericolo;

    Se i dispositivi utilizzati garantiscono uno spazio di caduta “sicuro”;

    Se l’insieme delle misure previste consente di evitare, in caso di caduta, “l’effetto pendolo” con possibile urto contro altre strutture.

    Qualora emergano delle incongruenze e quindi dei rischi, devono essere attuate misure integrative e correttive rispetto a quelle previste.

     

    Doveri del lavoratore

    11. Gli operatori addetti sono tenuti a rispettare le indicazioni fornite dal proprio datore di lavoro e a utilizzare le attrezzature in conformità alle istruzioni ricevute, adottando comunque la massima prudenza nell’esercizio dei lavori in quota;

    12. Gli operatori dovranno inoltre avere cura dell’attrezzatura messa a loro disposizione, verificandone il buono stato di manutenzione.

     

     

    Periodicamente, con cadenza è prevista da specifiche norme tecniche, è necessario controllare lo stato di conservazione e funzionamento dei DPI contro le cadute. La manutenzione deve essere effettuata da parte di personale specializzato.

    A seguito di una caduta, i DPI devono essere verificati da personale specializzato, che ne attesti l’idoneità all’uso, altrimenti dovranno essere sostituiti.

      

    SCELTA DEL TIPO DI ANCORAGGIO IN FUNZIONE DELLE NECESSITÀ OPERATIVE

    In generale, rispetto alla disposizione dei punti di ancoraggio devono essere presi in considerazione i seguenti principi:

    la fase di installazione degli ancoraggi deve avvenire, ovviamente, in condizioni di sicurezza;

    i punti di ancoraggio, quando possibile, vanno posizionati sempre più in alto del punto di aggancio sull’imbracatura, per limitare lo spazio di una eventuale caduta.

    Ancoraggi posti al di sotto del livello dell’imbracatura determinano spazi di caduta libera superiori (vedi figure nella pagina a fianco);

    il passaggio da un ancoraggio all’altro nella fase di lavoro e il primo aggancio nella fase di accesso in quota, devono avvenire evitando situazioni con rischio di caduta in cui l’operatore non risulti agganciato o protetto; possono essere previsti più punti di ancoraggio, anche di tipologia diversa, da utilizzare contemporaneamente e sequenzialmente in una determinata situazione lavorativa, per garantire le migliori condizioni di trattenuta dell’operatore.

     

    Spazi di caduta rispetto alla posizione degli ancoraggi (a parità di lunghezza del cordino di collegamento)

     

    Punto Di

    ancoraggio in basso

    Ampia

    Caduta

    Prima

    dell’arresto

     

    Punto Caduta di ancoraggio molto in alto

    Caduta di ancoraggio molto in alto ridotta

     

    Punto di ancoraggio fisso

    Può essere costituito da:

    parti della struttura edilizia di idonea resistenza;

    opere provvisionali a loro volta ancorate a parti fisse (per esempio: ponteggi); dispositivi quali golfari, tasselli, boccole o staffe murate, installati allo scopo. A ogni punto di ancoraggio può essere agganciato un solo operatore. Ogni ancoraggio deve avere una resistenza minima di 10 kN (circa 1000 Kg). idoneo per lavori in postazione fissa o con ridotta necessità di movimento.

    Linea di ancoraggio orizzontale

    Può essere una linea di ancoraggio orizzontale flessibile (costituita da una fune metallica o sintetica tesa tra due punti di ancoraggio alle estremità e sostegni rompi tratta ogni 6÷10 m) oppure una linea di ancoraggio orizzontale rigida (costituita da una guida metallica, ancorata a parti fisse, su cui scorre un dispositivo di aggancio).

    A ogni linea di ancoraggio possono essere agganciati più operatori.

    Per le linee orizzontali flessibili già installate o da installare, bisogna tener conto per quale numero di operatori collegabili la linea di ancoraggio è stata calcolata.

    Per le linee orizzontali rigide è prevista una resistenza complessiva di 10 kN (circa 1000 kg) più 1 kN (100 kg) per ogni operatore successivo.

    L’estensione della linea di ancoraggio orizzontale deve essere studiata in modo da ridurre al minimo la caduta verso le estremità della linea stessa.

    Idonea per lavori con ampia necessità di movimento, su piani orizzontali o inclinati.

    Normalmente la linea di ancoraggio orizzontale flessibile è adeguata per installazioni provvisorie mentre la linea rigida è idonea per installazioni definitive.

    Linea di ancoraggio verticale od obliqua

    La linea di ancoraggio verticale od obliqua è idonea per spostamenti o lavori su piani verticali o molto inclinati ed è costituita da una fune tesa (linea verticale od obliqua flessibile) o da una guida metallica (linea verticale od obliqua rigida).

    A ogni linea di ancoraggio può essere agganciato un solo operatore.

    Questo tipo di ancoraggio richiede che sia fissato l’estremo superiore della linea e solitamente anche l’estremo inferiore, per obbligare alla regolazione continua, manuale o automatica, del dispositivo di scorrimento. Il punto superiore di fissaggio della fune o guida verticale deve avere le caratteristiche di resistenza di un punto di ancoraggio fisso.

    Il dispositivo assorbitore di energia può essere integrato direttamente nella linea di ancoraggio verticale. Normalmente la linea di ancoraggio verticale flessibile è adeguata per installazioni provvisorie mentre la linea rigida è idonea per installazioni definitive.

     

    SCELTA DEL TIPO COLLEGAMENTO TRA PUNTO O LINEA DI ANCORAGGIO E IMBRACATURA DI SICUREZZA

     

    Collegamento con fune di trattenuta a lunghezza registrabile

    Idoneo se l’insieme ancoraggio e lunghezza della fune è tale da impedire la caduta. Utilizzabile con ancoraggi del tipo:

    a punto fisso;

    a linea rigida o flessibile orizzontale su piani orizzontali.

    Collegamento con fune di trattenuta e assorbitore di energia

    Idoneo se:

    la lunghezza della fune è tale da far intervenire immediatamente, in caso di caduta, il dispositivo assorbitore di energia e arrestare la caduta con un sforzo non superiore ai 6 kN.

    lo spazio sottostante la quota di lavoro è sufficiente e privo di ostacoli. Utilizzabile con ancoraggi del tipo:

    a punto fisso;

    a linea rigida o flessibile orizzontale, verticale od obliqua.

    Con il punto di ancoraggio posto sul piano di calpestio, tenuto conto dell’uso di un cordino di collegamento di 2 m, di uno sviluppo del dissipatore di energia di circa 2 m e della statura di un operatore, lo spazio libero sottostante la postazione di lavoro deve essere di almeno 6 m.

    Quindi particolare attenzione va posta nell’uso di questo tipo di collegamento in relazione alla quota a cui vengono svolti i lavori.

     

    Punto singolo di ancoraggio con cordino-assorbitore di energia:

     

    Collegamento con sistema anticaduta retrattile

    IIn relazione alle diverse tipologie, l’angolo di lavoro ammesso entro il quale interviene il dispositivo è riportato sul manuale di uso e manutenzione. Idoneo solo qualora lo spazio sottostante la quota di lavoro sia sufficiente e privo di ostacoli, al fine di far risultare sicura l’eventuale caduta.

    Utilizzabile con ancoraggi del tipo:

    a punto fisso;

    a linea rigida o flessibile orizzontale.

     

    Collegamento con fune fissa, dispositivo scorrevole e assorbitore di energia

    Idoneo per lavori in posizione fissa, con ridotto spazio di movimento lungo la linea di ancoraggio o per spostamenti di tipo verticale e con sufficiente spazio libero sottostante privo di ostacoli.

    Utilizzabile con ancoraggi del tipo a linea rigida o flessibile verticale od obliqua con inclinazione non inferiore alle indicazioni del fabbricante (di solito 45°).

    Il dispositivo scorrevole deve bloccarsi automaticamente in caso di caduta.

    In ogni caso deve essere presente un assorbitore di energia installato sulla linea di ancoraggio o direttamente sulla fune di collegamento.

     

    SCELTA DEL TIPO DI IMBRACATURA

    Le norme prevedono tre tipologie di dispositivi di presa del corpo, da utilizzare in funzione delle specifiche esigenze lavorative.

    In commercio esistono dispositivi che combinano queste tre tipologie di DPI. Di seguito vengono analizzate in particolare le cinture di posizionamento e le imbracature anticaduta.

     

    Cinture di posizionamento UNI EN 358

    Solo per le attività svolte in posizione fissa (per esempio: lavori su pali) possono essere usate cinture di posizionamento.

    Sono utilizzabili solo se si ha la possibilità di collegarsi alla struttura tramite cordino passato intorno alla struttura e collegato a entrambi gli anelli laterali.

    Il cordino deve essere di lunghezza regolabile (normalmente 1÷2 m) in modo da contenere l’eventuale caduta a non più di 0,5 m senza l’uso di assorbitori di energia.

    Permettono all’operatore di lavorare con entrambe le mani libere.

     

    Imbracature anticaduta UNI EN 361

     

    L’attacco posteriore (dorsale) può essere utilizzato:

    con fune provvista di assorbitore di energia;

    con dispositivi a fune retrattile. L’attacco anteriore (frontale o sternale) può essere utilizzato:

    come l’attacco dorsale descritto sopra;

    con fune e dispositivo scorrevole, manuale o automatico.

      

    Per tutte le attività in cui sono possibili cadute devono essere utilizzate imbracature composte da bretelle e cosciali. Alcuni tipi di imbracature sono integrate con la cintura di posizionamento in vita.

    Le imbracature di sicurezza (UNI EN 361) da usare contro il rischio di caduta, non sono idonee come dispositivo di sospensione in quota del lavoratore.

    Nei lavori con sospensione in quota dell’ addetto sono necessari imbracature conformi alla norma UNI EN 813.

     

    EFFETTO PENDOLO

    L’effetto pendolo si può prevedere in almeno due situazioni:

    1. caduta dell’operatore collegato a un punto di ancoraggio fisso: la caduta dell’operatore avviene secondo una traiettoria circolare che ha come centro di rotazione il punto di ancoraggio

    2. caduta dell’operatore collegato a una linea di ancoraggio: durante la caduta il dispositivo mobile di ancoraggio scorre lungo la linea verso il punto di equilibrio più basso, trascinando con se il lavoratore è necessario evitare che durante la caduta con effetto pendolo la persona possa urtare, durante il penzolamento, contro ostacoli di vario tipo o addirittura cadere fino a terra.

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