QUESITI PRESENTATI AL COORDINAMENTO RIGUARDANTI L’APPLICAZIONE DEL D.LGS.105/2015

In questa sezione sono pubblicate le risposte, condivise tra le autorità competenti e gli altri  soggetti partecipanti al Coordinamento, ai quesiti relativi all’applicazione del D.lgs. 105 del 2015.

FAQ


Il Ministero dell’Ambiente pubblica sul proprio sito web le risposte ai quesiti presentati dai soggetti interessati in merito all’applicazione del decreto legislativo 105/2015, di recepimento della direttiva 2012/18/UE “Seveso III”, elaborate e condivise nell’ambito delle prime riunioni del Coordinamento nazionale istituito dall’art. 11 del suddetto decreto legislativo, tenutesi il 19 gennaio e il 10 maggio 2016. Il Coordinamento, composto da rappresentanti delle amministrazioni pubbliche e degli organi tecnici competenti, propone indirizzi, linee guida ed esamina temi e quesiti connessi all’applicazione della disciplina, per garantire l’attuazione omogenea e coordinata delle norme e prevenirne gli inadempimenti. Gli esiti delle attività sono resi noti dal Ministero dell’Ambiente nella sezione apposita del sito web istituzionale.

Quesito n. 1/2016: validità decreti direttoriali ex D.lgs. 334/99 relativi alla perimetrazione  delle aree soggette ad effetto domino;
Quesito n. 2/2016: in quali casi le condotte per il trasporto di sostanze pericolose sono da considerare come parte dello stabilimento e pertanto sottoposte alla disciplina ex D.lgs. 105/2015;
Quesito n. 3/2016: applicazione della deroga all’invio della notifica prevista dall’art. 13, comma 3 del D.lgs. 105/2015;
Quesito n. 4/2016: presentazione del Rapporto di Sicurezza o del suo aggiornamento ai sensi dell’art. 15 del D.lgs. 105/2015;
Quesito n. 6/2016: applicazione della regola della sommatoria per l’Idrazina idrato;
Quesito n. 8/2016: assoggettabilità alla disciplina di cui al D.lgs. 105/2015 delle attività di esplorazione, estrazione e coltivazione di idrocarburi su terraferma;
Quesito n. 9/2016: classificazione ex D.lgs. 105/2015 per oli lubrificanti e biodiesel.

I decreti direttoriali emanati dal Ministero dell’Ambiente e della

Presentazione/argomentazione della problematica: Ai sensi dell’art. 12, comma 1, del DLgs. 334/99, il MATTM ha emanato nel 2014 due decreti direttoriali riguardanti l’individuazione dell’area di Taranto e dell’area di Brindisi quali “aree nelle quali la probabilità o la
possibilità o le conseguenze di un incidente rilevante possono essere maggiori a causa del luogo, della vicinanza degli stabilimenti soggetti al DLgs. 334/99 e dell’inventario delle sostanze pericolose presenti in essi”.


Risposta: Alla luce dell’abrogazione della precedente disciplina disposta dal DLgs. 105/2015, i decreti emanati dal MATTM sulla base del DLgs. 334/99 con il mutamento del quadro normativo vanno rivisti e sostituiti con nuovi atti del CTR a cui sono state attribuite tutte le competenze al riguardo.

In quali casi le condotte sono da considerarsi come parte dello

Presentazione/argomentazione della problematica: Il D.lgs. 105/2015 non si applica, come previsto all’articolo 2, comma 2, lettera d), al trasporto di sostanze pericolose in condotte, comprese le stazioni di pompaggio al di fuori degli stabilimenti soggetti al decreto.
Ai sensi dell’articolo 3, comma 1, lettera a) del D.lgs 105/2015 è definito come “stabilimento”, “tutta l'area sottoposta al controllo di un gestore, nella quale sono presenti sostanze pericolose all'interno di uno o più impianti, comprese le infrastrutture o le attività comuni
o connesse…[omissis]”.
E’ definito “impianto”, ai sensi dell’articolo 3, comma 1, lettera h) del D.lgs 105/2015, “un'unità tecnica all'interno di uno stabilimento e che si trovi fuori terra o a livello sotterraneo, nel quale sono prodotte, utilizzate, maneggiate o immagazzinate le sostanze pericolose; esso comprende tutte le apparecchiature, le strutture , le condotte, …[omissis]….. necessari per il funzionamento di tale impianto”.


Risposta: Il DLgs. 105/2015 si applica alle condotte per il trasporto di sostanze pericolose che sono da considerare come facenti parte dello stabilimento in quanto connesse funzionalmente agli impianti dello stesso stabilimento e sottoposte al controllo del medesimo gestore.
Fermo restando quanto sopra, le condotte destinate al trasporto di sostanze, in entrata o in uscita, al di fuori dello stabilimento, sono considerate come parte dello stesso stabilimento fino al punto di allaccio alla condotta esterna, univocamente individuato da sezionamenti, valvole od altro.

In quali casi si applica in pratica la deroga per l’invio della nuova

Quesito: In quali casi si applica in pratica la deroga per l’invio della nuova notifica ai sensi dell’art. 13 comma 3 del DLgs. 105/2015?
Presentazione/argomentazione della problematica:
All’art.13, comma 3 viene disposto che “Quanto previsto ai commi 1 e 2 non si applica se, anteriormente al 1° giugno 2015, il gestore ha già trasmesso la notifica, ai sensi del decreto legislativo 17 agosto 1999, n. 334, ai destinatari di cui al comma 1 e se le informazioni contenute nella notifica soddisfano i requisiti di cui al comma 2 e sono rimaste invariate.”.
L’applicazione della deroga all’obbligo di rinnovo della notifica, previsto al comma 1 per gli stabilimenti già soggetti al D.lgs. 334/99, è subordinata al rispetto delle condizioni elencate al suddetto comma 3.
Si rileva che:
- per quanto riguarda i destinatari della notifica, l’art. 13, comma 1 ha modificato l’elenco già previsto dal D.lgs. 334/99, inserendo il soggetto designato dalla Regione, nonché l’ISPRA;
- per quanto riguarda le informazioni di cui al comma 2, con la nuova notifica, che deve essere redatta secondo il modulo riportato in allegato 5, sono state introdotte delle novità significative rispetto a quanto previsto dal D.lgs. 334/99.
In base a quest’ultimo punto, in particolare, il gestore deve adeguare le informazioni già fornite sulle sostanze pericolose a quanto previsto dall’allegato 1, che recepisce le significative modifiche alle precedenti norme sulla classificazione ed etichettatura delle sostanze pericolose, introdotte dal Regolamento europeo 1272/2008 CLP. Devono poi essere trasmesse dal gestore le nuove informazioni, richieste dal comma 2 citato, riguardanti gli stabilimenti adiacenti, i siti che non rientrano nell’ambito di applicazione del decreto
legislativo 105/2015, le aree e gli sviluppi edilizi che potrebbero essere all’origine o aggravare il rischio o le conseguenze di un incidente rilevante e di effetti domino.
Il gestore, infine, ai sensi del comma 4, unitamente alla notifica invia le informazioni indicate nel modulo di cui all’allegato 5. Tale allegato, unificando la notifica e le sezioni informative, introduce alcuni contenuti del tutto innovativi, sia al fine di integrare l’informazione al pubblico sui rischi di incidente rilevante e sulle misure di sicurezza adottate dal gestore, sulle ispezioni, nonché sugli scenari incidentali con impatto all'esterno dello stabilimento, che al fine di fornire elementi tecnici utili per i controlli, specie per quelli degli stabilimenti di
fascia inferiore, per i quali non è prevista la presentazione di un rapporto di sicurezza.
Pertanto, anche in caso di invarianza delle condizioni dello stabilimento rispetto a quanto già comunicato con la notifica presentata ai sensi del D.lgs. 334/99, la deroga prevista dall’art. 13, comma 3, in pratica, non appare trovare concreta applicazione.


Risposta: Considerati i nuovi contenuti previsti dall’articolo 13 e dall’allegato 5 per le notifiche e per le sezioni informative, anche alla luce delle modifiche nella classificazione delle sostanze pericolose introdotte dal Regolamento 1272/2008 CLP, si ritiene che la deroga non avrà effetti pratici e che, pertanto, tutti i gestori trasmetteranno le notifiche con il nuovo formato. 

In quali casi i gestori devono aggiornare o presentare nuovamente il Rapporto di sicurezza ai sensi del DLgs. 105/2015?

Presentazione/argomentazione della problematica:
L’art.15 comma 6 lettera b stabilisce che:
“Il rapporto di sicurezza è inviato per gli stabilimenti preesistenti entro il 1° giugno 2016;
All’art.15, comma 7, viene disposto che “Per gli stabilimenti preesistenti, quanto previsto ai commi 1, 2, 3 e 6, lettera b), si intende soddisfatto se, anteriormente al 1° giugno 2015, il gestore ha già trasmesso all'autorità competente il rapporto di sicurezza ai sensi del decreto legislativo 17 agosto 1999, n. 334, e se le informazioni contenute in tale rapporto soddisfano i criteri di cui ai commi 2 e 3 e sono rimaste invariate. Negli altri casi, per conformarsi ai commi 1, 2 e 3 il gestore presenta le parti modificate del rapporto di sicurezza nella forma concordata con il CTR, entro i termini di cui al comma 6.”.
L’ allegato 2 e, in particolare, l’allegato C al DLgs. 105/2015, pur all’interno di una struttura già
consolidata, innovano significativamente i contenuti del Rapporto di sicurezza rispetto a quelli previsti dalla norma previgente, il D.P.C.M. 31 marzo 1989, emanato in regime di "Seveso I", ad esempio introducendo aspetti allora non considerati nelle analisi di sicurezza.
Sulla base di quanto previsto dal decreto e in ottemperanza al principio di proporzionalità degli adempimenti amministrativi, si ritiene opportuno fornire le seguenti indicazioni.

Risposta: Se il rapporto di sicurezza è stato presentato tra il 1° giugno 2010 ed il 1° giugno
2011 – e pertanto sarebbe stato da riesaminare anche con la previgente normativa tra il 1°
giugno 2015 e il 1° giugno 2016 - l’aggiornamento, da presentare entro il 1° giugno 2016,
deve essere conforme alle nuove disposizioni di cui all’art. 15, all’allegato 2 e all’allegato C
(art.15, comma 6).
Se il rapporto di sicurezza è stato presentato nel quinquennio successivo a quello sopra
indicato (tra il 1° giugno 2011 ed il 1° giugno 2015) il rapporto va solo integrato entro il 1
giugno 2016 (come stabilito dall’art.15, comma 7), a meno che non risulti già conforme alle
nuove disposizioni, nel qual caso verrà riesaminato alla scadenza naturale.

Applicazione della regola della sommatoria in uno stabilimento

Presentazione/argomentazione della problematica: L'idrazina idrato al 24% (CAS 7803-57-8) rientra tra le sostanze pericolose specificate nella Parte 2 dell'Allegato 1, alla voce 33: "Le seguenti sostanze CANCEROGENE, o le miscele contenenti le seguenti sostanze cancerogene, in concentrazioni superiori al 5 % in peso: 4-Amminobifenile e/o suoi sali, benzotricloruro, benzidina e/o suoi sali, ossido di bis(clorometile), ossido di clorometile e di
metile, 1,2-dibromoetano, solfato di dietile, solfato di dimetile, cloruro di dimetilcarbamoile, 1,2-dibromo-3-cloropropano, 1,2-dimetilidrazina, dimetilnitrosammina, triammide esametilfosforica, idrazina, 2-naftilammina e/o suoi sali, 4-nitrodifenile e 1,3 propansultone".
Per la voce 33 le quantità limite di soglia sono 0,5/2 tonnellate.
Nel caso in cui il quantitativo della "sostanza pericolosa specificata", presente in stabilimento, non supera la quantità limite di soglia di cui all'allegato 1 parte 2, si procede con l'applicazione della regola della sommatoria secondo le modalità specificate alla nota 4 dell'Allegato 1, al fine di valutare i pericoli per la salute, i pericoli fisici e i pericoli per
l'ambiente e quindi per determinare se lo stabilimento sia soggetto o meno
alla soglia inferiore o a quella superiore.
Nel caso specifico, l'idrazina idrata al 24% (CAS 7803-57-8) è presente nello stabilimento in quantitativi superiori alla Colonna 2 (0,5 t) ed inferiori alla
Colonna 3 (2 t) della voce 33 della parte 2 dell’allegato 1; risulta, pertanto, necessario considerare il contributo di tale sostanza ai fini della regola della
sommatoria anche in relazione alla presenza di altre sostanze specificate e categorie di sostanze pericolose.
L'idrazina idrato al 24% non presenta una classificazione armonizzata ai sensi del Regolamento 1272/2008 CLP e, pertanto, è necessario per la
classificazione di pericolo, da contemplare ai fini della applicazione della regola della sommatoria, fare riferimento alla scheda di sicurezza resa disponibile dal gestore..
Nel caso in questione per la sostanza pericolosa idrazina idrata al 24% (CAS
7803-57-8) nella scheda di sicurezza, oltre alla classificazione come cancerogeno, vengono riportate le seguenti classificazioni:
 Tossicità Acuta Categoria 3 Codice di indicazione di pericolo H331 cui corrisponde la categoria H2 con soglie 50/200 tonnellate;
 Pericoloso per l’ambiente acquatico, Categoria di Tossicità Acuta 1 Codice di indicazione di pericolo H400 cui corrisponde la categoria E1
con soglie 100/200 tonnellate;
 Pericoloso per l’ambiente acquatico, Categoria di Tossicità Cronica 1 Codice di indicazione di pericolo H410 cui corrisponde la categoria E1 con soglie 100/200 tonnellate.
Posizione del gestore:
L'idrazina idrata rientra nell'allegato 1 in quanto sostanza cancerogena rientrante nella voce 33. Nelle sommatorie previste dalla nota 4 dell'allegato
1 non si considera questa particolare categoria di pericolo, bensì quelle connesse alla tossicità acuta per l'uomo (categorie da H1 a H3),
all'infiammabilità o rischio di sviluppo di energia (categorie da P1 a P8), alla tossicità per l'ambiente acquatico (categorie E1 e E2). Si conclude che per l’idrazina idrata la regola della sommatoria per sostanze pericolose per l’ambiente non debba essere applicata riferendosi ai limiti di soglia dei cancerogeni, ma ai limiti di soglia dei tossici pericolosi per l'ambiente,
trattandosi di pericoli differenti: di conseguenza, in tale sommatoria la quantità di idrazina (frasi H400-H410) va divisa per i limiti di soglia della categoria E1 (100/200 t).
Posizione della Commissione Ispettiva e della Autorità Competente:
Sulla base delle classificazioni di pericolo riportate sulla scheda di sicurezza,
il contributo della idrazina idrato al 24% entra nella sommatoria per valutare i pericoli per la salute ed in quella per valutare i pericoli per l'ambiente, assieme alle altre sostanze pericolose presenti nello stabilimento, con Il proprio limite di soglia della voce 33 (0,5/2 t).
Posizione del SEG e della Commissione europea:
Nella più recente riunione del Seveso Expert Group presso la Commissione europea, tenutasi il 15 gennaio 2016, gli esperti degli Stati Membri, sollecitati da uno specifico quesito avanzato da uno Stato Membro, hanno concordato, in linea con l’interpretazione della Commissione europea, che nell’applicazione della regola della sommatoria debbono essere considerate
le sostanze cancerogene appartenenti alla categoria 33 e che per esse vadano utilizzate le rispettive soglie specifiche ivi riportate (0,5/2 t). 

Non essendo emerse posizioni in dissenso, la Commissione ha concluso che non è
necessaria nessuna ulteriore discussione sull’argomento.


Risposta: Sulla base dei più recenti orientamenti della Commissione Europea e degli esperti degli Stati Membri, il contributo dell’idrazina idrata al 24% e delle altre sostanze ricomprese nella voce 33 dell’allegato 1 parte 2 entra nelle pertinenti sommatorie, relative alle
loro eventuali ulteriori categorie di pericolo, assieme a quelli delle altre sostanze pericolose presenti in uno stabilimento, con i limiti di soglia della voce 33, pari a 0,5 e 2 t.

Le attività di esplorazione, estrazione e coltivazione di idrocarburi in

Presentazione/argomentazione della problematica: Le attività di esplorazione, estrazione e
coltivazione di idrocarburi in terraferma (on-shore) sono escluse dal campo di applicazione
del DLgs. 105/2015, così come indicato all'articolo 2, comma 2, lettera e), fatte salve le
deroghe specificate al comma 3 del medesimo articolo:
“e) allo sfruttamento, ovvero l'esplorazione, l'estrazione e il trattamento di minerali in miniere
e cave, anche mediante trivellazione;…..
3. In deroga a quanto previsto dalle lettere e) …. del comma 2, lo stoccaggio sotterraneo sulla
terraferma di gas in giacimenti naturali, acquiferi, cavità saline o miniere esaurite e le
operazioni di trattamento chimico o fisico e il deposito a esse relativo, che comportano
l'impiego di sostanze pericolose nonche' gli impianti operativi di smaltimento degli sterili,
compresi i bacini e le dighe di raccolta degli sterili, contenenti sostanze pericolose, sono inclusi
nell'ambito di applicazione del presente decreto. ….”.
Ciò è confermato da due disposizioni di settore, emanate nel 2015 dal Ministero dello
Sviluppo Economico, in vigenza dell’abrogato DLgs. 334/99 ed, in particolare, a quanto
veniva disposto dall’art.4, comma 1, lettera e: “lo sfruttamento, ossia l’esplorazione,
l’estrazione e il trattamento di minerali in miniere, cave o mediante trivellazione, ad eccezione
delle operazioni di trattamento chimico o termico e del deposito ad esse relativo che
comportano l’impiego delle sostanze pericolose di cui all’allegato I;”.
La prima disposizione è costituita dal decreto 25 marzo 2015 recante "Aggiornamento del
disciplinare tipo in attuazione dell'articolo 38 del decreto-legge 12 settembre 2014, n. 133,
convertito, con modificazioni, dalla legge 11 novembre 2014, n. 164", pubblicato sulla G.U.
serie generale n. 103 del 06/05/2015. In particolare, l'articolo 11, comma 5, riporta la
seguente dicitura: "L'esplorazione, l'estrazione e la coltivazione di idrocarburi sono esclusi
dall'applicazione del decreto legislativo n. 334/99 e sue modifiche e integrazioni, ad eccezione
delle operazioni in terraferma di trattamento chimico o termico e deposito ad esse relativo che
comportano l'impiego delle sostanze pericolose di cui all'allegato I dello stesso decreto''.
La seconda disposizione è costituita dal decreto direttoriale del 15 luglio 2015 recante:
"Procedure operative di attuazione del decreto 25 marzo 2015 e modalità di svolgimento delle
attività di prospezione, ricerca e coltivazione di idrocarburi liquidi e gassosi e dei relativi
controlli, ai sensi dell'art. 19, comma 6, dello stesso decreto", pubblicato sulla G.U. Serie
Generale n.204 del 03/09/2015. In particolare, il combinato disposto relativo all'articolo 32,
comma 3 e all'articolo 3, recita che: "Gli impianti di cui all'art. 3, relativi all'attività di
coltivazione, rientrano nell'ambito di applicazione del decreto legislativo 17 agosto 1999, n.
334 e s.m.i., secondo i criteri definiti dallo stesso decreto, nonché del decreto legislativo 30
maggio 2008, n. 117 e s.m.i relativo alla gestione dei rifiuti delle industrie estrattive''. Mentre,
l'art. 3 dispone che: "Le attività di prospezione, ricerca e coltivazione di idrocarburi e le
relative opere e gli impianti previsti nei programmi lavori, incluse le opere strumentali alle
infrastrutture energetiche strategiche ed allo sfruttamento dei titoli minerari, anche quando
localizzate al di fuori del perimetro delle concessioni di coltivazione o dei titoli unici in fase di
coltivazione, rivestono carattere di interesse strategico e sono di pubblica utilità, urgenti e
indifferibili. I relativi titoli minerari comprendono la dichiarazione di pubblica utilità,
indifferibilità e urgenza dell'opera e l'apposizione del vincolo preordinato all'esproprio dei
beni in esse compresi, ai sensi del decreto del Presidente della Repubblica 8 giugno 2001, n. 327 e successive modifiche ed integrazioni. Nel caso in cui le opere di cui sopra comportino la
variazione degli strumenti urbanistici, il rilascio delle relative autorizzazioni ha effetto di
variante urbanistica ai sensi dell'art. 27, comma 34, della legge 23 luglio 2009, n.99''.

Risposta: Le attività di esplorazione, estrazione e coltivazione di idrocarburi in
terraferma sono escluse dal campo di applicazione del DLgs. 105/2015, salvo il caso
delle operazioni in terraferma, anche fuori terra, di trattamento chimico o fisico, che
comportano l'utilizzo o il deposito di sostanze pericolose in quantitativi superiori ai
limiti di soglia dell'allegato 1 del DLgs. 105/2015.
Esempi:
Nell’ambito delle attività di esplorazione, estrazione e coltivazione di idrocarburi si intendono
come operazioni di trattamento chimico o fisico e il deposito a esse relativo, che comportano
l'impiego di sostanze pericolose, ad esempio, le attività degli impianti per il trattamento degli
idrati, quali unità di stoccaggio e di travaso del metanolo, l’utilizzo del gasolio per alimentare i gruppi elettrogeni di emergenza nel deposito, ecc.

Come si classificano gli oli lubrificanti e il bio-diesel, ai fini della assoggettabilità di uno stabilimento che ne detiene una certa quantità?

Si chiede in particolare:
1) In riferimento al prodotto denominato bio-diesel, se lo stesso, ai fini
dell’applicazione del D.lgs. 105/2015, rientra nei limiti di cui
all’allegato 1, Parte 2, punto 34, lettera e) e/o in altra classificazione
dell’allegato 1, Parte 1, per le sue caratteristiche;
2) Come vanno considerati gli oli lubrificanti ai fini dell’applicazione del
D.lgs. 105/2015, se sono presenti nello stabilimento solo come
prodotti stoccati in magazzino in confezioni sigillate.
1. Presentazione/argomentazione della problematica:
Come chiarito nella Q&A n.039, approvata, nel Seveso Expert Group n.4 del
15 gennaio 2016 e pubblicata dalla Commissione europea il 1 marzo 2016
(Ref. Ares(2016)1040025 - 01/03/2016) per poter essere ricompresa
nella voce n.34, lettera e) combustibili alternativi, una sostanza deve:
a. essere destinata all’utilizzo come combustibile;
b. avere proprietà di pericolo simili ai prodotti petroliferi delle lettere a),
b), c), d) della voce n.34. Quindi sostanze che hanno una maggiore
infiammabilità o sono più pericolose per l’ambiente dei suddetti
prodotti petroliferi non possono essere ricompresi tra i combustibili
alternativi. Tipicamente i prodotti petroliferi elencati nella voce n.34
sono classificati come liquidi infiammabili e/o pericolosi per
l’ambiente-categoria di tossicità cronica 2. Ciò suggerisce che un
combustibile alternativo deve essere liquido, poiché gas e solidi
avrebbero proprietà differenti riguardo all’infiammabilità.
La voce n.34 include le miscele di combustibili alternativi con qualunque
prodotto petrolifero ricomprese nelle lettere a), b), c) o d), a meno che la
miscela non possa essere considerata ancora come un prodotto petrolifero.
La voce combustibili alternativi, sebbene non escluda altri combustibili di
origine non-petrolifera, fu inizialmente introdotta per non discriminare i
combustibili originati da fonti sostenibili e rinnovabili rispetto ai
prodotti petroliferi.
Inoltre nell’introduzione dell’Allegato 1 del D.lgs.105/2015, al secondo
capoverso viene specificato che: “Qualora una sostanza pericolosa sia
compresa nella parte 1 del presente allegato e sia elencata anche nella
parte 2, si applicano le quantità limite di cui alle colonne 2 e 3 della parte
2.”

Risposta: Il bio-diesel rientra nella voce n.34 lettera e) della parte 2 dell’Allegato1 del D.lgs.105/2015 nel caso in cui sia destinato all’utilizzo come combustibile ed abbia proprietà di pericolo simili ai prodotti petroliferi delle lettere a), b), c), d) della voce n. 34; in tal caso si applicano ad esso le quantità limite di cui alle colonne 2 e 3 della parte 2. 2. Presentazione/argomentazione della problematica: L’art.3 comma 1 lettera l), fornisce la seguente definizione di sostanza pericolosa: “ …. una sostanza o miscela di cui alla parte 1 o elencata nella parte 2 dell'allegato 1, sotto forma di materia prima, prodotto, sottoprodotto, residuo o prodotto intermedio; …”. Non viene dunque fornita, ai fini dell’applicazione del D.lgs.105/2015, alcuna specificazione relativamente alle modalità di immagazzinamento, stoccaggio, produzione, utilizzo o manipolazione della sostanza pericolosa nello stabilimento, tale da poter escludere il gestore dagli obblighi stabiliti dal D.lgs.105/2015, nel caso in cui nello stabilimento siano presenti sostanze pericolose in quantità pari o superiori alle quantità elencate nelle colonne 2 e 3 delle parti 1 o 2 dell’allegato 1. Risposta: Gli oli lubrificanti presenti nello stabilimento come prodotti stoccati in magazzino in confezioni sigillate, nel caso in cui siano classificati come sostanza pericolosa ai sensi dell’art. 3, comma 1 lettera l) devono essere considerati ai fini dell’applicazione del D.lgs. 105/2015, a prescindere dalle modalità di immagazzinamento e imballaggio.


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