Lavoro a turni e salute

A cura del Servizio di Prevenzione e Sicurezza Ambienti di Lavoro dell’Azienda Sanitaria Locale di Parma. Da “Quaderni di Medicina del Lavoro, n. 2, 2017

Nell’ambito della tutela della salute nei luoghi di lavoro è importante individuare le strategie per minimizzare le conseguenze negative di orari di lavoro e di vita innaturali. Conoscere la fisiologia e la patologia del sonno è un punto di partenza indispensabile per colmare queste lacune, al fine di adottare sistemi produttivi ergonomici e stili di vita salutari.
Con questa pubblicazione si vuole richiamare l’attenzione sui principali aspetti del problema. In particolare, per ciò che riguarda il lavoro a turni e notturni, l’eccessiva sonnolenza diurna e le relative implicazioni di carattere sanitario e professionale conseguenti, si offrono indicazioni sulla diagnosi clinica e sulla sorveglianza sanitaria, nonché sulla gestione e la prevenzione dei rischi occupazionali.


Il sonno è un bisogno primario, come il cibo. Tuttavia, si parla molto di quel che si mangia e molto meno di come si dorme, forse perché il piacere di un buon pasto è più immediato e scontato di quello di un buon riposo. È ampiamente documentato che i disturbi del sonno influenzano pressoché tutti gli aspetti della sfera sanitaria, in un rapporto bidirezionale di causa-effetto con le condizioni di salute: contribuiscono allo sviluppo o all’aggravamento di molte patologie, così come molte malattie, in particolare neurologiche, metaboliche, cardiovascolari, psichiatriche e respiratorie, possono causare disturbi del sonno. Questo ha notevoli conseguenze negative, sia per l’individuo che per l’impresa e l’intera società, in termini di salute, produttività e costi sociali. Molti disturbi sono ancora sottostimati e sottovalutati nella pratica clinica e, ancor più, nella sorveglianza sanitaria dei lavoratori. Con questa pubblicazione si vuole richiamare l’attenzione sui principali aspetti del problema, in particolare per quanto riguarda il lavoro a turni e notturno e l’eccessiva sonnolenza diurna, e sulle relative implicazioni di carattere sanitario e professionale, offrendo indicazioni sulla diagnosi clinica e la sorveglianza sanitaria, nonché sulla gestione e la prevenzione del rischio nei luoghi di lavoro.


Gli undici capitoli trattano i seguenti argomenti:
Fisiologia del sonno
Deprivazioni di sonno e loro conseguenze
Eccessiva sonnolenza diurna e rischi di incidenti e infortuni
Diagnosi dei disturbi del sonno
Classificazione dei disturbi del sonno
Sonno e lavoro a turni
Cancerogenicità del lavoro a turni o notturno
Cenni di terapia delle patologie del sonno
Sorveglianza sanitaria e gestione del rischio
Criteri ergonomici per l’organizzazione dei turni
Questionario sui disturbi del sonno per il medico del lavoro

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SONNO E LAVORO A TURNI

L’interferenza sul livello di vigilanza da parte del lavoro a turni, in particolare quello comprendente il periodo notturno, va attentamente valutata, perché potenzialmente foriera di problemi di salute anche gravi. Il lavoratore notturno deve mantenere uno stato di veglia attiva in un periodo del nictemero (periodo di 24 ore che comprende un giorno e una notte) in cui l’organismo richiederebbe di dormire. Successivamente, per recuperare, questi cerca di dormire quando il sistema biologico circadiano è orientato alla veglia. Tale disorganizzazione temporale può avere delle importanti ripercussioni sullo stato di salute, ma anche creare problemi di sicurezza e prestazione. Il sonno è senz’altro la funzione maggiormente disturbata nei turnisti, subendo modificazioni quantitative e qualitative. Tutti gli studi concordano nel registrare una decurtazione del normale tempo di sonno in relazione sia al turno del mattino che a quello notturno, mentre nel turno pomeridiano si tende in genere ad avere meno problemi, potendo dormire più a lungo. Nel sonno di recupero diurno, dopo il turno di notte, vi sono difficoltà sia nell’addormentarsi che nel mantenere un sonno di qualità. Queste sono dovute sia a condizionamenti di carattere cronobiologico, in quanto l’addormentamento deve avvenire in corrispondenza della fase di maggior propensione circadiana alla veglia, sia ad interferenze di carattere ambientale, legate soprattutto al rumore e all’illuminazione esterna. Conseguentemente, oltre che ridotto in termini di durata, il sonno diurno perde anche parte della normale organizzazione, con riduzione del sonno non REM nel suo complesso e soprattutto con aumento del CAP Rate, segno di minore potere ristoratore del sonno stesso. I turnisti denunciano stanchezza anche in caso di turno mattutino, soprattutto se questo inizia molto presto. Anche quando non si ha una vera e propria alterazione del ritmo sonno-veglia, i problemi derivano dal fatto che il risveglio anticipato di solito non è compensato da un corrispondente anticipo nell’ora di coricamento. Inoltre, essendo il sonno decurtato nella sua parte terminale, vi è un depauperamento importante di fasi REM.
LA SINDROME DEL TURNISTA Rappresenta la conseguenza patologica della risposta dell’organismo alle temporanee ma reiterate modifiche del rapporto tra l’orologio interno ed esterno, che si verificano ogni volta che l’orario di lavoro si sovrappone all’orario dedicato generalmente al sonno. La ICSD 3 individua i seguenti criteri diagnostici per la sindrome del turnista: a) la sintomatologia è caratterizzata da insonnia e/o eccessiva sonnolenza, accompagnate da una riduzione del tempo totale di sonno, temporalmente associate a turni di lavoro che si sovrappongono ripetutamente agli orari abituali del sonno;
b) i sintomi sono presenti in rapporto col turno di lavoro per almeno tre mesi; c) il diario del sonno (insieme al monitoraggio con l’actigrafo, meglio se dotato di sensori di luce) tenuto per almeno 14 giorni (comprendenti periodi di lavoro e di riposo) dimostra una perturbazione del ritmo circadiano sonno-veglia; d) i disturbi della vigilanza non sono giustificati da un’altra patologia del sonno concomitante, da patologie mediche, neurologiche o psichiatriche, da uso di farmaci o di droghe. I sintomi possono essere sia diurni che notturni: sonnolenza diurna o durante il turno di notte, calo delle prestazioni, insonnia notturna, incapacità di recuperare con il sonno diurno post-turno. Possono insorgere anche sintomi psichiatrici (come una sindrome ansioso-depressiva, irritabilità, ritiro sociale) e sintomi organici (ipertensione arteriosa, aritmie cardiache, dispepsia, gastroduodenite, ulcera peptica, colite, dismetabolismi e alterazione dei parametri della coagulazione). Una conseguenza non rara dei disturbi psichiatrici e di vigilanza è rappresentata dal ricorso a sostanze psicotrope, anche in abuso.


Negli ultimi anni, alcuni studi epidemiologici hanno segnalato un aumentato rischio di cancro della mammella per le donne turniste. L’ipotesi eziopatogenetica si basa sulla constatazione che l’esposizione alla luce nelle ore notturne inibisce la secrezione di melatonina, con conseguenti interferenze sui livelli di estradiolo e sulla risposta immunitaria. Nel 2007 la IARC ha classificato  il “lavoro a turni che comporta lo sconvolgimento dei ritmi circadiani” come probabile cancerogeno (gruppo 2A), sulla base dei seguenti criteri: 

• “limitata” evidenza nell’uomo, per incremento di neoplasie mammarie nelle lavoratrici (infermiere e assistenti di volo) addette a lavoro a turni e notturno; 

• “sufficiente” evidenza nell’animale da esperimento, per maggiore incidenza di tumori in animali con alterata esposizione a luce e buio o dopo asportazione della ghiandola pineale; 

• plausibilità dei meccanismi fisiopatologici, rappresentati dal deficit immunitario, causato dalla riduzione o soppressione della secrezione di melatonina e dalla deprivazione cronica di sonno, e dalla deregolazione di geni circadiani coinvolti nella promozione dei tumori. 


Va sottolineato che la probabile cancerogenicità non è riferita a tutte le condizioni di lavoro a turni, ma soltanto a quelle che determinano una severa disorganizzazione del ritmo sonnoveglia. Inoltre, l’evidenza epidemiologica indica un aumento del rischio solo dopo circa 20 anni di lavoro a turni. È opportuno, tuttavia, consigliare alle lavoratrici che hanno sofferto o soffrono di un carcinoma mammario di evitare i turni notturni, in ragione della forte evidenza sperimentale di accelerata crescita tumorale causata dalla soppressione della secrezione di melatonina.

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