L’impianto elettrico del cantiere

Per la fornitura di energia elettrica al cantiere l'impresa deve rivolgersi all’ente distributore indicando:
• la potenza richiesta.
• la data di inizio della fornitura e la durata prevedibile della stessa.
• dati della concessione edilizia.
Per i cantieri di piccole e medie dimensioni o localizzati in zone ove sono presenti cabine dell’ente distributore, la fornitura
avviene solitamente in bassa tensione a 380 V trifase. Per i cantieri di maggiori dimensioni possono essere previste
apposite cabine di trasformazione MT/BT. Tali cabine, anche se provvisorie (solo per la durata del cantiere), devono
sempre rispettare precisi standard di funzionalità e sicurezza. Dal punto di consegna della fornitura ha inizio l’impianto
elettrico di cantiere, che solitamente è composto da:
• quadri (generali e di settore).
• interruttori.
• cavi.
• apparecchi utilizzatori.
Gli impianti elettrici dei cantieri devono essere eseguiti da ditta abilitata dalla Camera di Commercio, come previsto dalla
Legge 46/90 all’art. 2. I suddetti impianti non sono soggetti a progettazione obbligatoria ai sensi della Legge 46/90 art.
12 comma 2, anche se il progetto è consigliabile. L’installatore è in ogni caso tenuto al rilascio della dichiarazione di
conformità, integrata dagli allegati obbligatori previsti, che va conservata in copia in cantiere. La suddetta dichiarazione
di conformità deve essere rilasciata dalla Ditta esecutrice dell’impianto prima della messa in servizio dell’impianto stesso.
Per gli impianti dei cantieri in sotterraneo e per gli impianti alimentati con propria cabina di trasformazione, o con gruppi
elettrogeni in parallelo alla rete del distributore, è necessaria una progettazione specifica. Tutti i componenti elettrici
impiegati è preferibile siano muniti di marchio IMQ o di altro marchio di conformità alle norme di uno dei paesi della CEE.
In assenza di marchio (o di attestato/relazione di conformità rilasciati da un organismo autorizzato), i componenti elettrici
devono essere dichiarati conformi alle rispettive norme dal costruttore.
I MATERIALI
Grado di protezione
Il grado di protezione di un involucro è identificato con la sigla IP (International Protection), seguita da due cifre ed
eventualmente da una lettera aggiuntiva.
• la prima cifra indica il grado di protezione contro la penetrazione dei corpi solidi
• la seconda cifra indica il grado di protezione contro la penetrazione dei liquidi
• la lettera aggiuntiva indica il grado di protezione contro i contatti diretti con parti in tensione poste all’interno dell'involucro

Se una o entrambe le cifre non hanno rilevanza specifica vengono sostituite da una "X". Sono ancora utilizzate alcune
particolari classificazioni degli involucri che esprimono il grado di protezione con simboli convenzionali (goccia, doppia
goccia, ecc...).

Quadri
Generalmente all'origine di ogni impianto è previsto un quadro contenente i dispositivi di comando, di protezione e di
sezionamento. Negli impianti di cantiere solo il quadro generale viene posizionato stabilmente: tutte le altre componenti
sono da considerarsi mobili. La buona tecnica per i quadri di cantiere si osserva realizzandoli o scegliendoli in conformità
alle Norme CEI 17-13/1 del 1990 e CEI 17-13/4 del 1992 (specifica per i quadri elettrici destinati ai cantieri e CEI 23/51
del 1996 (quadri per installazioni fisse sino a 125 A). Questi quadri vengono indicati con la sigla ASC (apparecchiatura
di serie per cantiere): ogni quadro deve essere dotato di una targhetta che identifichi il costruttore e le relative caratteristiche
tecniche.
I principali requisiti ai quali deve rispondere un quadro di cantiere sono:
• perfetto stato di manutenzione.
• grado di protezione idoneo all’ambiente in cui tale quadro viene collocato e non comunque inferiore a IP 44.
• protezione dai contatti diretti e indiretti.
• resistenza agli urti meccanici ed alla corrosione.
• struttura idonea a sopportare le temperature esterne ed il calore prodotto dalle apparecchiature contenute.
I quadri elettrici che subiscono modifiche di tipo manutentivo nel corso del loro impiego non devono perdere i requisiti
di sicurezza iniziali. Le modifiche possono riguardare la sostituzione o l’eliminazione di componenti (es. sostituzione di
un interruttore magnetotermico con uno magnetotermico-differenziale); tali modifiche non devono però diminuire le
prestazioni del quadro per quanto riguarda le caratteristiche elettriche, i limiti di sovratemperatura (il calore prodotto dal
componente installato non deve essere superiore a quello del componente originario) e gli ingombri dei nuovi componenti,
che non devono diminuire il volume libero all’interno del quadro, al fine di consentire il corretto smaltimento del calore.
Se esistono indicazioni del costruttore in merito, queste devono venire rispettate.
I quadri del cantiere si suddividono in:
• quadri di distribuzione principali (destinati anche ad essere contenuti nell'eventuale cabina) con corrente nominale di
almeno 630 A.
• quadri di distribuzione con corrente nominale compresa tra 125 e 630A.
• quadri di distribuzione finale con corrente inferiore a 125A.
• quadri di prese a spina con corrente nominale non superiore a 63A.
Ogni quadro di distribuzione è composto da una unità di entrata, con relativo dispositivo di sezionamento e protezione,
e da una unità d’uscita corredata da dispositivi di protezione anche contro i contatti indiretti (es. interruttore differenziale).
L’interruttore/sezionatore principale del quadro deve essere munito di un blocco meccanico sull’organo di manovra
montato sulla porta, in modo tale che l’apertura di quest’ultima non sia possibile senza aver prima provveduto
ad interrompere l’alimentazione a monte di tutti i circuiti presenti all'interno del quadro o che l’apertura stessa provochi
il sezionamento automatico dei conduttori.
• grado di protezione idoneo all’ambiente in cui tale quadro viene collocato e non comunque inferiore a IP 44.
• protezione dai contatti diretti e indiretti.
• resistenza agli urti meccanici ed alla corrosione.
• struttura idonea a sopportare le temperature esterne ed il calore prodotto dalle apparecchiature contenute.
I quadri elettrici che subiscono modifiche di tipo manutentivo nel corso del loro impiego non devono perdere i requisiti
di sicurezza iniziali. Le modifiche possono riguardare la sostituzione o l’eliminazione di componenti (es. sostituzione
di un interruttore magnetotermico con uno magnetotermico-differenziale); tali modifiche non devono però diminuire le prestazioni del quadro per quanto riguarda le caratteristiche elettriche, i limiti di sovratemperatura (il calore prodotto
dal componente installato non deve essere superiore a quello del componente originario) e gli ingombri dei nuovi
componenti, che non devono diminuire il volume libero all'interno del quadro, al fine di consentire il corretto smaltimento
del calore. Se esistono indicazioni del costruttore in merito, queste devono venire rispettate.
I quadri del cantiere si suddividono in:
• quadri di distribuzione principali (destinati anche ad essere contenuti nell'eventuale cabina) con corrente nominale di
almeno 630 A.
• quadri di distribuzione con corrente nominale compresa tra 125 e 630A.
• quadri di distribuzione finale con corrente inferiore a 125A.
• quadri di prese a spina con corrente nominale non superiore a 63A.
Ogni quadro di distribuzione è composto da una unità di entrata, con relativo dispositivo di sezionamento e protezione,
e da una unità d’uscita corredata da dispositivi di protezione anche contro i contatti indiretti (es. interruttore differenziale).
L’interruttore/sezionatore principale del quadro deve essere munito di un blocco meccanico sull’organo di manovra
montato sulla porta, in modo tale che l’apertura di quest’ultima non sia possibile senza aver prima provveduto
ad interrompere l’alimentazione a monte di tutti i circuiti presenti all’interno del quadro o che l’apertura stessa provochi
il sezionamento automatico dei conduttori

Si intendono adatti per posa fissa i cavi destinati a non essere spostati durante la vita del cantiere (es. cavo che dal
contatore va al quadro generale e dal quadro generale alla gru o all’impianto di betonaggio). I cavi per posa mobile
possono essere invece soggetti a spostamenti (es. cavo che dal quadro di prese a spina porta ad un utensile trasportabile).
È opportuno sottolineare che i cavi con guaina in PVC non sono adatti per posa mobile perché a temperatura inferiore
0 °C il PVC diventa rigido e, se piegato, rischia di fessurarsi.
Anche per le linee aeree (soggette all’azione del vento)
è preferibile adottare un cavo per posa mobile,
con l’avvertenza di installare eventualmente un cavo
metallico di sostegno

Le funi metalliche degli impianti di sollevamento non devono essere impiegate come cavi di sostegno per linee elettriche
aeree perché i trefoli logori delle funi metalliche stesse possono danneggiare le guaine di protezione dei condotti elettrici.
I cavi che alimentano apparecchiature trasportabili all’interno del cantiere devono essere possibilmente sollevati da terra
e non lasciati sul terreno in prossimità dell’apparecchiatura o del posto di lavoro, in maniera tale da evitare danneggiamenti
meccanici. Per evitare le sollecitazioni sulle connessioni dei conduttori è necessario installare gli appositi “pressacavo”
All’interno del cantiere i cavi non devono ostacolare le vie di transito o intralciare la circolazione di uomini e mezzi.
I cavi su palificazione (aerei) devono essere disposti in modo da non intralciare il traffico (altezza non inferiore a 2 metri
solo per la viabilità pedonale) e non essere sottoposti a sollecitazioni. La posa della linea principale può essere anche
di tipo interrato: in questo caso i cavi dovranno essere atti alla posa interrata e protetti dagli eventuali danneggiamenti
meccanici con appositi tubi protettivi

I tubi protettivi devono essere di opportune dimensioni e adeguata resistenza (Si veda Tab. n.5). Le connessioni
dei conduttori devono essere realizzate in apposite cassette di derivazione con grado di protezione idoneo all’ambiente
in cui vengono collocate (minimo IP44). Sono preferibili cassette di giunzione/derivazione in materiale termoplastico,
dotate di coperchio con viti e pareti liscie non perforate

Se la connessione è realizzata in sedi critiche, ad esempio in presenza di getti d’acqua o di esposizione alla penetrazione
di polveri, come nel caso di vicinanza all’impianto di betonaggio, dovrà essere previsto un grado di protezione IP55.
L’impiego di prolunghe va preferibilmente limitato al solo tipo con rullo avvolgicavo, con l’accortezza di riavvolgere
il conduttore dopo ogni impiegoe di mantenere disinserita la spina dell’utilizzatore dalla presa del rullo durante le fasi
di svolgimento e riavvolgimento della prolunga. I cavi devono essere rivestiti in neoprene (H07RN-F) con caratteristiche
di resistenza all’abrasione e all'esposizione all’acqua. È preferibile adottare avvolgicavo muniti di protezione incorporata
contro le sovraccorrenti o con dispositivo di limitazione della temperatura. Il progetto di norma per gli avvolgicavo
(n. 23 H 88.1) prevede che sull’avvolgicavo sia applicata una targa indelebile con le seguenti indicazioni:
• marchio o nome del costruttore.
• tipo, sezione e lunghezza del cavo.
• tensione massima ammessa.
• potenza massima, alla relativa tensione, con cavo completamente arrotolato e con cavo completamente allungato.
Per permettere il corretto smaltimento del calore si prevede che la massima potenza ammissibile per gli avvolgicavo
con cavo completamente esteso sia circa 3 volte superiore a quella ammissibile per il cavo completamente avvolto.
Sull’avvolgicavo devono essere montate esclusivamente prese di tipo industriale (CEI 23/12). È opportuno utilizzare
avvolgicavo con grado di protezione superiore a IP55.
Colorazione dei conduttori
I colori distintivi dei conduttori sono:
• bicolore giallo/verde - per i conduttori di protezione ed equipotenziali.
• colore blu chiaro - conduttore di neutro.
La norma non richiede particolari colori per i conduttori di fase, che devono essere di colore diverso tra loro e in ogni
caso non giallo/verde e blu chiaro. Per i circuiti a bassissima tensione di sicurezza (SELV) è preferibile utilizzare cavi di
colore diverso da quelli di alta tensione.
Prese a spina
Le prese a spina devono essere usate per alimentare gli apparecchi utilizzatori partendo dai quadri presenti in cantiere.
Le prese a spina devono essere protette da un interruttore differenziale con Idn = 0,03A (Idn indica il valore della corrente
differenziale nominale di intervento). Lo stesso interruttore differenziale non dovrebbe proteggere un numero eccessivo
di prese o linee per evitare che il suo intervento provochi disservizi troppo ampi. La norma CEI non precisa il grado di
protezione minimo delle prese a spina che, tuttavia, non può essere inferiore ad IP44, riferito sia a spina inserita che non
inserita, in analogia con quanto previsto per i quadri elettrici (Si veda Fig. G e Tab. n.6).
In particolare si possono evidenziare:
• prese a spina protette contro gli spruzzi (IP44).
• prese a spina protette contro i getti (IP55).
Queste ultime sono idonee per l’alimentazione di apparecchiature situate in prossimità dell'impianto di betonaggio,
normalmente soggette a getti d’acqua. Particolare attenzione va prestata alla tenuta del “pressacavo”, sia nella spina
mobile, sia nella presa, fissa o mobile che sia. Oltre ad esercitare un elevato grado di protezione contro la penetrazione
nel corpo della spina di polvere e liquidi, il pressacavo serve ad evitare che una eventuale trazione esercitata sul cavo
possa sconnettere i cavi dai morsetti degli spinotti. Va anche segnalato che la scindibilità della connessione presa/spina
non deve essere considerata in alcun caso come arresto di emergenza. Ciò significa che ogni utilizzatore, macchina
o utensile, deve essere autonomamente equipaggiato con il proprio dispositivo d'arresto.

Prese interbloccate
La presa interbloccata consente l’inserimento ed il disinserimento della spina solamente a circuito aperto, per la presenza
di un “interblocco” meccanico che impedisce di operare in presenza di un cortocircuito a valle della presa stessa.
Le correnti di cortocircuito diventano pericolose quando superano il valore di 5-6 kA; la presa interbloccata può essere
quindi raccomandata nei grandi cantieri con propria cabina di trasformazione. Per ragioni pratiche è preferibile adottare
in modo sistematico le prese a spina interbloccata, non conoscendo a priori la corrente di cortocircuito all’ingresso
in cui viene collocato il quadro di prese a spina.
Interruttori
Ogni linea in partenza dal quadro generale deve essere sezionabile su tutti i conduttori e protetta sia contro le sovracorrenti
che contro i contatti diretti e indiretti. È opportuno che l’interruttore generale possa essere aperto, oltre che manualmente,
anche tramite l’azionamento di un pulsante di emergenza, da porre eventualmente in custodia sotto vetro frangibile.
Il pulsante d’emergenza risulta obbligatorio nei casi in cui l’interruttore generale si venga a trovare all’interno della cabina
o comunque in un locale chiuso a chiave. I vari interruttori per l’alimentazione delle prese o per l’alimentazione diretta delle
singole utenze devono essere predisposti per l’eventuale bloccaggio in posizione di “aperto”, ad esempio mediante lucchetto.
Questa precauzione consente l’applicazione di una corretta procedura antinfortunistica, evitando la rimessa in tensione
accidentale delle linee durante le operazioni di manutenzione delle utenze guaste ed impedendo che queste possano venire utilizzate in assenza delle dovute sicurezze

Ad ogni interruttore del quadro deve essere abbinata una
targhetta con la dicitura della funzione svolta. Per il contenimento degli interruttori automatici modulari si può fare uso di
contenitori anch’essi modulari costruiti in materiale isolante autoestinguente ed infrangibile. L’interruttore deve avere grado
di protezione idoneo (IP44) in qualsiasi condizione d’uso. L’ingresso del tubo o dei tubi di adduzione dei cavi deve essere
a tenuta, tramite guarnizioni efficienti o preferibilmente “pressatubo”. È preferibile predisporre l’entrata dei cavi nel contenitore
dal basso; nei casi in cui sia necessario l’ingresso dall’alto è buona norma prevedere un riparo contro la pioggia.

Interruttori automatici magnetotermici
L’interruttore automatico che permette di aprire o chiudere un circuito svolge anche la funzione di protezione della linea
dalle sovracorrenti poichè dispone di uno sganciatore termico per la protezione dei sovraccarichi e di uno sganciatore
elettromagnetico con intervento rapido per la protezione dai cortocircuiti. A valle di ogni punto di consegna dell’energia deve
essere sempre installato un interruttore automatico magnetotermico (il più vicino possibile al punto di consegna
e comunque non oltre 3 m). Occorre ricordare inoltre che non è consentito utilizzare l’interruttore limitatore dell’ente
distributore per la protezione della linea che collega il contatore di energia al quadro generale. L’eventuale indicazione “per usi
domestici o similari” riportata sull’interruttore significa che sono stati costruiti e provati per l’utilizzo da parte di persone
specificatamente addestrate e quindi possono essere impiegati anche nei cantieri e negli ambienti industriali (se dotati delle
caratteristiche tecniche necessarie)

Interruttori differenziali
L’interruttore differenziale si distingue dall’interruttore automatico per la sua capacità di individuare la presenza eventuale
di una corrente di guasto a terra nel circuito a valle. L’interruttore differenziale interviene quando riscontra una differenza
tra la somma delle correnti nei conduttori del circuito che lo attraversano, che supera la corrente nominale d’intervento.
L’interruttore differenziale è efficace, in coordinamento con l’impianto di terra, come protezione contro i contatti indiretti.
Al fine di permettere la verifica del funzionamento dell'interruttore differenziale e la sua corretta manutenzione è raccomandata
una prova mensile di efficienza tramite l’azionamento dell'apposito tasto.



L’IMPIANTO DI TERRA

L’IMPIANTO DI TERRA
Impianto di terra
L’impianto di terra deve essere unico per l’intera area occupata dal cantiere. L’impianto di terra è composto da:
• elementi di dispersione.
• conduttori di terra.
• conduttori di protezione.
• collettore o nodo principale di terra.
• conduttori equipotenziali.
Elementi di dispersione
I dispersori possono essere:
• intenzionali (o artificiali) interrati, costituiti da tubi metallici, profilati, tondini, ecc..., per i quali le norme fissano dimensioni
minime (Si veda Tab. n.7 e Fig. L), allo scopo di garantirne la necessaria resistenza meccanica ed alla corrosione.
• di fatto (o naturali) interrati costituiti essenzialmente dai ferri delle fondazioni in c.a. (plinti, platee, travi continue, paratie
di contenimento). Possono essere utilizzate le camicie metalliche dei pozzi, ma non possono essere sfruttate le tubazioni
dell’acquedotto pubblico.
I ferri delle fondazioni, in contatto elettrico con il terreno per mezzo del cls, costituiscono una grande superficie disperdente,
che permette di raggiungere in genere bassi valori di resistenza verso terra, in grado di mantenersi inalterati anche per
periodi di tempo molto lunghi.

Conduttori di terra
Il conduttore di terra collega i dispersori, intenzionali o di fatto, tra di loro e con il nodo principale di terra. La sezione
del conduttore, in funzione delle eventuali protezioni contro l’usura meccanica e contro la corrosione, deve essere
di sezione minima conforme a quanto indicato in Fig. N. Se il conduttore è nudo e non isolato svolge anche la funzione
di dispersore e deve quindi avere le sezioni minime previste per questi elementi Conduttori di protezione
Il conduttore di protezione (PE) collega le masse delle utenze elettriche al nodo principale di terra. Il conduttore di protezione
può far parte degli stessi cavi di alimentazione o essere esterno ad essi, con lo stesso percorso o con percorso diverso,
con le sezioni minime indicate in Tab. n.8 e n.9 . Se i conduttori di protezione sono esterni ai cavi o ai tubi si raccomanda
di utilizzare una sezione minima di 6 mmq e comunque non inferiore alla sezione del conduttore di fase Collettore o nodo principale di terra
È l’elemento di collegamento tra i conduttori di terra, i conduttori
di protezione ed i collegamenti equipotenziali. È solita-mente
costituito da una barra in rame, che deve essere situata
posizione accessibile ed avere i collegamenti sezionabili
Conduttori equipotenziali
Sono gli elementi che collegano il nodo di terra alle masse metalliche estranee. Per massa estranea si intende una tubazione
o una struttura metallica, non facenti parti dell’impianto elettrico, che presentino una bassa resistenza verso terra.
Nei cantieri edili, dove la tensione che può permanere sulle masse per un tempo indefinito non può superare i 25 V,
si considera massa estranea qualunque parte metallica con resistenza verso terra

L’IMPIANTO DI PROTEZIONE CONTRO LE SCARICHE ATMOSFERICHE

LLa protezione contro le scariche atmosferiche è necessaria per le strutture metalliche di “notevoli dimensioni” da cui l’obbligo della denuncia.
La valutazione di questo parametro può essere eseguita seguendo diverse procedure:

Nel caso in cui deve essere realizzato un impianto di protezione contro le scariche atmosferiche, le strutture metalliche
presenti possono essere utilizzate come captatori e calate naturali da collegare tra loro e ai dispersori verticali (picchetti,
ecc...). La sezione minima del dispersore orizzontale (corda in rame nudo) che collega tra loro i dispersori intenzionali e
quelli naturali (gru, ponteggio, baracca, silos, impianto di betonaggio, ecc...) non deve essere inferiore a 35 mm2.
In ogni caso, utilizzare la Guida CEI 64-17 (Guida all’esecuzione degli impianti elettrici nei cantieri).
Come già per l'impianto di terra anche quello di protezione contro le scariche atmosferiche può utilizzare i dispersori
previsti per l'edificio finito; in ogni caso l’impianto di messa a terra nel cantiere deve essere unico. La sezione minima
dei conduttori di terra non deve essere inferiore a 35 mmq

GESTIONE DELL’IMPIANTO ELETTRICO

L’impianto elettrico di cantiere, appena installato, deve essere oggetto di verifica/collaudo iniziale a cura della ditta
installatrice secondo le indicazioni previste dalla Guida CEI 64-14, come disciplinato dalla Legge 46/90 e definito sulla
dichiarazione di conformità. Inoltre l’impianto, essendo soggetto nel tempo a gravose condizioni di impiego ed ambientali,
deve essere verificato periodicaente (vedi Norme CEI 11-48 e 64-17) con frequenza stabilita con riferimento alle Norme
CEI se presenti (es. CEI 11-1) ed/o alla valutazione del rischio.
Il controllo deve prevedere un esame a vista e le seguenti prove:
• della funzionalità delle protezioni differenziali, degli organi di sezionamento e comando e degli arresti di emergenza.
• dell’integrità dell’impianto di terra, dei cordoni prolungatori, delle guaine cavi, dei pressacavo.
• della continuità dei conduttori di protezione.
• del coordinamento delle protezioni delle condutture.
Dei risultati ottenuti ne deve restare traccia registrata, a disposizione degli organi di controllo preposti. La manutenzione
ordinaria, quando comprende anche la riparazione e la modifica dell’impianto, deve essere eseguita esclusivamente da
personale addestrato. In cantiere edile, i componenti elettrici spesso vengono riutilizzati, recuperandoli da un cantiere
precedente. L’operazione di recupero di quadri elettrici, prese a spina, condutture, apparecchi di illuminazione, deve
essere svolto con attenzione e professionalità, da personale addestrato.

LUOGHI CONDUTTORI RISTRETTI
Per luogo conduttore ristretto si intende un luogo delimitato da superfici metalliche o comunque conduttrici, tali da limitare
il movimento degli operatori e provocare un probabile contatto con ampie parti del corpo con difficoltà ad interrompere
tale contatto. Sono da considerare luoghi conduttori ristretti, ad esempio, le piccole cisterne metalliche e le cavità entro
strutture non isolanti le cui dimensioni siano tali che le persone che vi penetrano per effettuare lavori siano continuamente
a contatto con le loro pareti. Il concetto è applicabile anche tutte le volte che l’operatore è in stretto contatto con superfici
conduttrici con larga parte del corpo a causa del tipo di operazione compiuta, come per il caso dell’operatore che lavora
con la cintura di sicurezza su un traliccio metallico. In questi luoghi gli impianti elettrici devono essere eseguiti con
prescrizioni particolari.

"GLI UTILIZZATORI ELETTRICI DI CANTIERE”

"GLI UTILIZZATORI ELETTRICI DI CANTIERE”
Nei cantieri di una certa dimensione, in particolare per quelli dotati di propria cabina di trasformazione, è necessaria la
presenza di personale competente in grado di effettuare sia le manovre che gli interventi di manutenzione ordinaria.
In linea generale occorre tener presenti le seguenti cautele:
• non si devono impiegare apparecchi elettrici portatili alimentati in rete quando si hanno mani o piedi bagnati.
• non si devono aprire le custodie delle apparecchiature elettriche senza prima avere tolto tensione.
• non si devono rimuovere i collegamenti di messa a terra.
• non si devono estrarre le spine dalle prese tirandole per il cavo.
• non si devono dirigere getti d'acqua contro le apparecchiature elettriche in genere, neppure in caso di incendio.
• non si devono effettuare interventi su apparecchiature sotto tensione.
• non si devono spostare le utenze trasportabili (es. betoniere) senza prima avere tolto tensione, aprendo l'interruttore
che si trova a monte del cavo di alimentazione.
• non si devono reinserire gli interruttori di protezione (magnetotermici e differenziali) senza aver prima posto rimedio alla
anomalia che ne ha determinato l’intervento.
• sugli apparecchi luminosi non vanno montate lampade di potenza superiore a quella massima consentita.Per contro
in cantiere è necessario:
• verificare il buono stato di conservazione degli utensili elettrici (grado di protezione quando necessario, integrità di
custodie, cavi, spine, ecc...), prima dell’utilizzo e dopo l’impiego.
• evitare il contatto dei cavi elettrici con acqua, cemento o calce.
• tenere puliti ed asciutti gli spinotti delle spine, così come gli alveoli delle prese.
È opportuna anche, quando non prescritta espressamente per legge, la realizzazione di apposite cartelle cui vanno
raccolte e conservate le istruzioni generali e particolari per l’utilizzo e la manutenzione di macchinari insieme alla copia
della dichiarazione di conformità (con gli allegati) rilasciata dall’installatore.
In cantiere si usano apparecchi di illuminazione fissi, trasportabili e portatili. Si definisce trasportabile l’apparecchio che può
essere spostato da un luogo ad un altro, rimanendo collegato al circuito di alimentazione. La stabilità, a seconda dell'apparecchio,
viene realizzata o con un appoggio a terra tramite sostegno (treppiede) o con un serraggio tramite pinze e morsetti
ad elementi fissi. L’apparecchio portatile, di classe II o III, deve poter essere tenuto in mano dagli operatori durante l’impiego,
anche se, con accorgimenti particolari, potrebbe essere applicato a strutture fisse. Se l’apparecchio viene impiegato
in luoghi bagnati, molto umidi o a contatto con masse metalliche deve essere alimentato con tensione massima 24 volt (SELV).
Nota: SELV = Safety Electric Low Voltage (bassissima tensione di sicurezza):

Apparecchi di illuminazione
• la tensione di alimentazione del sistema SELV non deve essere superiore a 50 volt (cantieri 25 volt).
• le apparecchiature devono essere alimentate da un trasformatore di sicurezza 380-220/24 volt (Norma CEI 96-2).
• le parti attive del circuito SELV devono essere separate dagli altri circuiti elettrici.
• le masse delle apparecchiature alimentate da un circuito SELV non devono essere intenzionalmente collegate a terra.
• le spine di apparecchiature alimentate da un sistema SELV non devono poter entrare nelle prese di altri sistemi elettrici.
• le prese a spina del sistema SELV non devono permettere l’introduzione di spine di altri sistemi elettrici.
• le prese e le spine dei circuiti SELV non devono aver un contatto per il collegamento del conduttore di protezione.
Entrambi i tipi di apparecchio, trasportabile e portatile, devono avere come grado di protezione minimo IP44.
Particolare attenzione va prestata alle lampade portatili:
• l’interruttore deve trovarsi completamente rinchiuso dentro l’involucro o l’impugnatura dell’apparecchio, che deve essere
a sua volta realizzato in materiale flessibile e isolante, quale gomma o policloroprene.
• la lampada deve essere protetta contro gli urti accidentali.
• il cavo di alimentazione deve essere del tipo H07RN-F con sezione minima dei conduttori pari ad 1 mmq.
• è consigliabile l’adozione di apparecchi dotati di manicotto sagomato di protezione in materiale isolante all’ingresso
del cavo nell’apparecchio stesso, per evitare cedimenti, sia della guaina isolante che dei conduttori interni, soggetti a forte logorio meccanico

Utensili portatili
Oltre alle norme generali di comportamento prima ricordate, occorre tener presente che in ambienti critici quali i cantieri
edili è opportuno utilizzare apparecchi di classe II e, se necessario, apparecchi di classe III, alimentati in bassissima tensione
di sicurezza. Per gli utensili di classe II che fanno uso di liquidi o che lavorano immersi in liquidi (carotatrici, vibratori
per calcestruzzo) è raccomandato l’utilizzo di trasformatori di isolamento che garantiscono una separazione delle reti
di alimentazione in BT. Particolare attenzione va prestata all'impugnatura dell'utensile che deve essere almeno ricoperta
da idoneo materiale isolante resistente all’usura meccanica, ed al cavo di alimentazione che non deve essere annodato
o fissato con sistemi di fortuna.

P.O.S PIANO OPERATIVO SICUREZZA IN WORD

PIANO OPERATIVO SICUREZZA

P.O.S (Piano operativo di sicurezza) Editabile in wor comprensivo di schede fasi lavorative ed attrezzature
ELENCO DEI FILE ATTUALMENTE PRESENTI

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P.S.C PIANO DI SICUREZZA E COORDINAMENTO E FASCICOLO OPERA IN WORD

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L’impianto elettrico a servizio dei cantieri edili-lINEA gUIDA IMPRESASICURA

In tutti i cantieri edili è presente un impianto elettrico per l’alimentazione degli apparecchi utilizzatori fissi e/o mobili necessari per lo svolgimento delle varie lavorazioni.

Generalmente tale impianto ha carattere provvisorio, evolve parallelamente allo stato di avanzamento dei lavori, ed è sottoposto a severe sollecitazioni climatiche e meccaniche che ne possono compromettere l’integrità.

Il tipo di ambiente in cui è installato l’impianto, la sua continua evoluzione e, in particolare, l’utilizzo anche da parte di personale non addestrato, determinano rischi di natura elettrica sicuramente non trascurabili, per cui devono essere adottate specifiche misure di sicurezza.

I locali di servizio al cantiere, quali uffici, spogliatoi, servizi igienici, mense, ecc., si considerano, invece, luoghi ordinari e, pertanto, il relativo impianto elettrico deve rispettare le norme di sicurezza generali.


Nei cantieri, inoltre, è presente e deve essere valutato anche il rischio di fulminazione, in particolare se si utilizzano strutture metalliche di notevoli dimensioni, quali, ad esempio, gru a torre e ponteggi.

Infine, occorre prendere in considerazione, ove esistente, il rischio di contatto con linee elettriche aeree o interrate indipendenti dal cantiere.

La presente pubblicazione si pone pertanto l’obiettivo di fornire informazioni che possano essere utili sia agli installatori degli impianti sia alle imprese utilizzatrici.


Nei capitoli 6 “Igiene industriale”, 7 “Dispositivi di Protezione Individuale” e 8 “Aspetti sanitari” troverete delle informazioni generali che valgono per tutti i tipi di lavori e di lavoratori.

Cap. 1 Introduzione

1.1 L’impianto elettrico a servizio dei cantieri edili
1.2 Obblighi dell’installatore e dell’utilizzatore e riferimenti normativi

1.2.1 Legge 1-3-1968 n. 186 “Disposizioni concernenti la produzione di materiali, apparecchiature, macchinari installazioni e impianti elettrici ed elettronici”
1.2.2 DM 22/1/08 n. 37- art. 6 - Realizzazione e installazione degli impianti

1.3 Formazione e Informazione

Cap. 2 Sicurezza elettrica in cantiere

2.1 Principali definizioni
2.2 Effetti della corrente elettrica nel corpo umano
2.3 Metodi di protezione contro i contatti diretti
2.4 Metodi di protezione contro i contatti indiretti

2.4.1 Protezione con interruzione automatica dell’alimentazione
2.4.2 Protezione senza interruzione del guasto

2.5 Metodi di protezione contro il sovraccarico
2.6 Metodi di protezione contro il corto-circuito
2.7 Esempi di alimentazione degli impianti elettrici di cantiere (Guida CEI 64-17)

Cap. 3 Criteri di installazione e di utilizzo

3.1 Tipologia dei cavi elettrici e condizioni di posa
3.2 Punto di consegna dell’energia elettrica in bassa tensione
3.3 Altri tipi di alimentazione elettrica
3.4 Quadro elettrico principale di tipo ASC
3.5 Collegamenti al nodo di terra delle masse estranee e del dispersore
3.6 Apparecchi/quadri installati a valle del quadro generale
3.7 Rischio elettrico nei luoghi conduttori ristretti

3.7.1 Rischio elettrico nei luoghi conduttori ristretti
3.7.2 Misure di protezione per circuiti che alimentano utensili portatili e apparecchi di misura o altri componenti trasportabili o mobili
3.7.3 Misure di protezione per circuiti che alimentano lampade portatili
3.7.4 Misure di protezione per circuiti che alimentano componenti elettrici fissi

3.8 Realizzazione dell’impianto di protezione contro le scariche atmosferiche

Cap. 4 Gestione dell'impianto elettrico del cantiere

4.1 Introduzione
4.2 Supervisione giornaliera
4.3 Verifiche periodiche semestrali

Cap. 5 Documentazione necessaria in cantiere

5.1 Dichiarazione di conformità dell’impianto elettrico e dell’eventuale impianto di protezione contro le scariche atmosferiche (art. 7 del DM 37/08)

5.1.1 Allegati obbligatori
5.1.2 Allegati facoltativi

5.2 Denuncia dell’impianto di messa a terra e/o di protezione contro le scariche atmosferiche (art. 2 D.P.R. 462/01)
5.3 Valutazione del rischio di fulminazione

5.3.1 Parametri da considerare per l’uso dei grafici

5.4 Verbali di verifica periodica dell’impianto di messa a terra e dei dispositivi di protezione contro le scariche atmosferiche (art. 4 D.P.R. 462/01)
5.5 Registro dei controlli

Cap. 6 Igiene industriale

6.1 Rumore

6.1.1 Introduzione

6.1.1.1 Suono/Rumore
6.1.1.2 Rappresentazione schematica dell’orecchio umano

6.1.2 Effetti nocivi del rumore
6.1.3 Normativa vigente

6.1.3.1 Altra normativa di riferimento

6.1.4 Il rischio rumore nell’impiantistica elettrica
6.1.5 Obblighi del datore di lavoro

6.1.5.1 Rapporto tecnico
6.1.5.2 Metodologie per la valutazione delle esposizioni lavorative
6.1.5.3 Strumentazioni di misura

6.1.6 Valori limite di esposizione e valori d’azione
6.1.7 Iniziative di riduzione e misure di controllo per la riduzione dell’esposizione al rumore
6.1.8 Dispositivi di protezione individuali dell’udito (DPI)
6.1.9 Informazione e formazione
6.1.10 Sorveglianza sanitaria
6.1.11 Coinvolgimento dei lavoratori
6.1.12 Obblighi dei lavoratori
6.1.13 Obblighi dei progettisti e fabbricanti
6.1.14 Appalto od opera
6.1.15 Sintesi schematica obblighi Capo II Titolo VIII D. Lgs. 81/2008

6.2 Vibrazioni

6.2.1 Introduzione

6.2.1.1 Vibrazioni: il fenomeno fisico

6.2.2 Effetti nocivi delle vibrazioni

6.2.2.1 Il sistema mano-braccio (HAV)
6.2.2.2 Il sistema corpo intero (WBV)

6.2.3 Legislazione vigente

6.2.3.1 Normative internazionali

6.2.4 Obblighi del datore di lavoro

6.2.4.1 Rapporto tecnico
6.2.4.2 Metodologie per la valutazione delle esposizioni lavorative
6.2.4.3 Strumentazioni di misura

6.2.5 Valori limite di esposizione e valori d’azione
6.2.6 Iniziative e misure di prevenzione e protezione per la riduzione dell’esposizione a vibrazioni
6.2.7 Dispositivi di protezione individuali (DPI)
6.2.8 Informazione e formazione
6.2.9 Sorveglianza sanitaria
6.2.10 Coinvolgimento dei lavoratori
6.2.11 Obblighi dei lavoratori
6.2.12 Sintesi schematica obblighi Capo III Titolo VIII D. Lgs. 81/08

6.3 Rischio chimico e cancerogeno

6.3.1 Introduzione
6.3.2 Scheda di sicurezza
6.3.3 Regolamento CLP

6.3.3.1 Pittogrammi di pericolo
6.3.3.2 Avvertenza
6.3.3.3 Indicazioni di pericolo
6.3.3.4 Consigli di prudenza

6.3.4 Rischio chimico basso per la sicurezza e irrilevante per la salute
6.3.5 Misure di prevenzione e protezione da adottare

6.3.5.1 Misure tecniche di prevenzione e protezione
6.3.5.2 Misure organizzative e procedurali di prevenzione e protezione
6.3.5.3 Formazione/informazione dei lavoratori
6.3.5.4 Sorveglianza sanitaria

6.3.6 Regolamento REACH

6.4 Movimentazione manuale dei carichi (MMC)

6.4.1 Introduzione
6.4.2 Effetti sulla salute

6.4.2.1 Principali patologie della colonna vertebrale

6.4.3 Normativa di riferimento
6.4.4 Valutazione del rischio da sovraccarico biomeccanico al rachide

6.4.4.1 Il metodo NIOSH
6.4.4.2 Tabelle di Snook e Ciriello per le valutazioni delle azioni di traino e di trasporto in piano di carichi

6.4.5 Prevenzione

6.4.5.1 Posture incongrue
6.4.5.2 Prevenzione primaria
6.4.5.3 Prevenzione secondaria

6.4.5.3.1 La sorveglianza sanitaria
6.4.5.3.2 Patologie di interesse
6.4.5.3.3 Protocollo di sorveglianza sanitario
6.4.5.3.4 Dati collettivi degli screening periodici

6.5 Sovraccarico biomeccanico arti superiori

6.5.1 Introduzione
6.5.2 Effetti sulla salute

6.5.2.1 Alterazioni più comuni dell’arto superiore

6.5.3 Normativa di riferimento
6.5.4 Valutazione del rischio da sovraccarico biomeccanico dell’arto superiore

6.5.4.1 Fattori di rischio lavorativo
6.5.4.2 Metodi di valutazione

6.5.4.2.1 Indicatori di rischio

6.5.5 Prevenzione

6.5.5.1 Prevenzione prmaria

6.5.5.1.1 Interventi strutturali
6.5.5.1.2 Interventi organizzativi
6.5.5.1.3 Interventi formativi

6.5.5.2 Prevenzione secondaria

6.5.5.2.1 Sorveglianza sanitaria

6.A Appendici

Cap. 7 DPI

7.1 Introduzione
7.2 Dispositivi di protezione

7.2.1 Dal Testo Unico sulla salute e sicurezza sul lavoro (D. Lgs. 81/2008)
7.2.2 Schema indicativo per l’inventario dei rischi ai fini dell’impiego di attrezzature di protezione individuale

7.3 Attribuzione e uso appropriato dei DPI
7.4 Quando sono necessari i DPI

7.4.1 Allegato VIII D. Lgs. 81/2008 e s.m.i.

7.5 Non costituiscono DPI
7.6 La scelta dei DPI
7.7 Definizione
7.8 Obbligo di uso

7.8.1 Segnale

7.9 Requisiti

7.9.1 Principi di progettazione
7.9.2 Innocuitá dei DPI
7.9.3 Fattori di comfort e di efficacia

7.10 Scelta

7.10.1 D. Lgs. 81/2008
7.10.2 Ambito generale
7.10.3 Nota informativa del fabbricante

7.11 Regole interne di approvvigionamento
7.12 Informazione, formazione, addestramento
7.13 Consegna
7.14 Utilizzo e vigilanza
7.15 Pulizia e manutenzione
7.16 Normativa di riferimento
7.17 Dispositivi di protezione individuale nel settore “Impiantistica elettrica”
7.A Appendici

Cap. 8 Aspetti sanitari

8.1 Sorveglianza Sanitaria

8.1.1 Sorveglianza Sanitaria: casi previsti dalla normativa vigente (elenco non esaustivo)

8.2 Primo Soccorso

8.2.1 Classificazione delle aziende
8.2.2 Organizzazione del primo soccorso
8.2.3 Attrezzature minime per gli interventi di primo soccorso

8.2.3.1 Contenuto minimo della cassetta di pronto soccorso (Allegato 1 - D.M. 388/2003)
8.2.3.2 Contenuto minimo del pacchetto di medicazione (Allegato 2 - D.M. 388/2003)

8.2.4 Nomine addetti al primo soccorso
8.2.5 Requisiti e formazione degli addetti al primo soccorso

8.2.5.1 Obiettivi didattici e contenuti minimi della formazione dei lavoratori designati al pronto soccorso per le aziende di gruppo A (Allegato 3 – D.M. 388/2003)
8.2.5.2 Obiettivi didattici e contenuti minimi della formazione dei lavoratori designati al pronto soccorso per le aziende di gruppo B e C (Allegato 4 – D.M. 388/2003)

8.3 Lavoratori minorenni

8.3.1 Tutela della salute dei minori

8.3.1.1 Lavori vietati ai minori di 18 anni

8.4 Lavoratrici madri

8.4.1 Tutela delle lavoratrici madri

8.4.1.1 D. Lgs. 151/01: elenco dei lavori faticosi, pericolosi e insalubri
8.4.1.2 D. Lgs. 151/01: elenco non esauriente di agenti e condizioni di lavoro potenzialmente presenti in lavori faticosi, pericolosi e insalubri
8.4.1.3 Elenco non esauriente di agenti, processi e condizioni di lavoro da considerare per la valutazione dei rischi

8.5 Aspetti sanitari nel settore dell’impiantistica elettrica

8.5.1 Sorveglianza Sanitaria

8.5.1.1 Protocollo per la Sorveglianza Sanitaria

8.5.2 Primo soccorso (vedi anche 8.2)

8.5.2.1 In caso di elettrocuzione o folgorazione
8.5.2.2 Organizzazione del primo soccorso (vedi anche 8.2.2)

8.A Appendici

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