Il documento del CISC è strutturato in forma di questionario e le singole voci, in corrispondenza diretta con i contenuti dell'Allegato XV del decreto, hanno carattere indicativo e non esaustivo.
Per necessità di sintesi “il documento è riferibile alla casistica più comune di cantiere e non entra perciò nel merito di situazioni concernenti cantieri di carattere particolare per entità, tipologia di lavorazione ed altro”.
Per le situazioni particolari le valutazioni restano “demandate alla competenza ed all'impegno del professionista coordinatore”.
Ecco gli argomenti trattati dal Codice di Controllo:
- contenuti del PSC;
- identificazione e descrizione dell'opera;
- indirizzo del cantiere;
- descrizione del contesto in cui è collocato il cantiere;
- descrizione sintetica dell'opera;
- individuazione dei soggetti con compiti di sicurezza;
- analisi e valutazione dei rischi concreti in riferimento all'area;
- scelte progettuali ed organizzative in riferimento;
- la durata prevista delle lavorazioni e di tutte le fasi di lavoro;
- indicazione delle procedure complementari di dettaglio al PSC;
- planimetria di cantiere;
- caratteristiche dell'area di cantiere;
- presenza di fattori esterni rischiosi;
- rischi dovuti alle lavorazioni;
- dislocazione impianti;
- dislocazione zone carico/scarico;
- zone di deposito e stoccaggio;
- le eventuali zone di deposito dei materiali con pericolo di incendio;
- analisi elementi essenziali lavorazioni;
- investimento da veicoli;
- elettrocuzione;
- rumore per lavorazioni interferenti;
- uso sostanze chimiche;
- altri rischi (lavori in galleria, temperature, …)
- scelte progettuale ed organizzative per eliminare i rischi;
- misure di coordinamento;
- contenuti minimi in riferimento alle interferenze tra le lavorazioni;
- analisi delle interferenze tra le lavorazioni;
- sfasamento spaziale o temporale delle lavorazioni interferenti;
- verifica periodica del coordinatore;
- coordinamento all'uso comune di apprestamenti, attrezzature ecc.;
- integrazione dei nominativi delle imprese esecutrici coinvolte.
"Quando ero Ministro del Lavoro e della Previdenza Sociale, negli incontri preparatori per la stesura del Testo Unico sulla salute e sicurezza nei luoghi di lavoro la Confindustria, tra le parti sociali, è stata l’organizzazione capofila di una contestazione che si è concentrata soprattutto sul tema delle sanzioni. In quei lunghi mesi abbiamo affrontato il problema secondo una logica di confronto che ha dato vita ad una vera e propria contrattazione, non obbligatoria, che ha tenuto conto delle numerose osservazioni delle associazioni dell’impresa e del lavoro.
Alla fine, ognuno si è assunto le sue responsabilità. La nostra si è tradotta nell’emanazione del Testo Unico. Per arrivare alla stesura di quel testo la discussione è stata molto ricca e di grande qualità, con un lavoro preparatorio iniziato all’indomani della Conferenza Nazionale sulla salute e sicurezza che i Ministeri del Lavoro e della Salute hanno tenuto a Napoli nel gennaio 2007."
"Richiamiamo, l’intervento qui riportato di Oreste Tofani, attuale presidente della Commissione parlamentare di inchiesta sul fenomeno degli infortuni sul lavoro con particolare riguardo alle cosiddette "morti bianche", il quale giustamente afferma che non stiamo parlando di una materia di destra o di sinistra, ma della vita e della integrità fisica e psichica delle persone. In questa ottica lo stesso Tofani afferma (e ancora una volta sono d'accordo) che bisogna prima applicare il Decreto 81 e poi, in corso d'opera, dove non funziona, cambiarlo. E questo perché ci troviamo di fronte a un testo legislativo che, dopo trent'anni di fallimenti, è arrivato finalmente a compimento nel 2008."
"La nascita e l'attuazione del Decreto legislativo 81 vanno viste in un ambito più ampio e strettamente connesso con altre disposizioni. La piena efficacia delle norme legate alla salute e sicurezza nei luoghi di lavoro deriva dal contesto entro il quale queste agiscono: lotta al lavoro nero, appalti trasparenti e norme che favoriscano un buon comportamento di concorrenza leale."
"Le questioni più rilevanti in materia affrontate dal Governo Prodi riguardavano:
- il decreto sui lavori usuranti, ancora da attuare;
- il decreto Bersani dell'agosto del 2006, con l’articolo 36 bis da noi voluto, relativo alla sospensione di attività in presenza di lavoratori al nero;
- le norme del decreto relativo alla responsabilità del committente per quanto riguarda gli appalti;
- l'obbligo di denuncia di assunzione del lavoratore il giorno prima dell'inizio dell’attività."
"Ora, come opposizione, ma anche come parte in causa nella promulgazione delle norme sulla sicurezza, chiediamo il confronto e la collaborazione di tutte le forze interessate a difendere l'integrità psicofisica delle persone nei luoghi di lavoro.
Si tratta, intanto, di rendere pubblici i dati relativi all'applicazione del 36 bis. Da Ministro questi dati li producevo mensilmente. Eravamo arrivati a 5.000 imprese sospese nell'arco di 18 mesi, la metà delle quali ha riaperto i battenti con piena regolarizzazione di tutto ciò che era stato individuato in nero. L’altra metà delle imprese è scomparsa. La rilevazione e la diffusione dei dati è anche un forte deterrente, in quanto fa capire che non c’è un allentamento della vigilanza.
Bisogna, inoltre, riprendere il monitoraggio sulla filiera degli appalti, che è un altro nodo estremamente cruciale. In tal senso bisogna avere i dati relativi all'emersione del lavoro nero, a partire dal settore dell'edilizia. Nei 18 mesi del nostro Governo 220.000 persone risultarono per la prima volta iscritte nei registri dell'Inail come nuovi assunti; il 55% di queste persone erano stranieri, il 60% dei quali rumeni .
Mantenere la vigilanza su questi processi non è cosa né di destra, né di sinistra, ma buon senso e difesa della civiltà del lavoro. E rappresenta un vantaggio per l'impresa “sana”, quella che non si avvale di una concorrenza sleale basata sull’utilizzo del lavoro nero o sul risparmio dei costi della sicurezza.
Riprendendo la proposta di Enrico Letta, responsabile nazionale del dipartimento Welfare del Partito Democratico, esposta qui nel suo intervento, credo sia utile promuovere un'iniziativa bipartisan, che solleciti la pubblicazione dei dati, come elemento di trasparenza sull’insieme della sicurezza sul lavoro, per rafforzare il contesto di legalità, combattere il lavoro nero, la precarietà, l'appalto non trasparente e aumentare l’efficacia delle procedure sull'emersione. Questo è possibile in quanto i numerosi dati forniti dagli istituti preposti permettono di monitorare i processi: vanno solo organizzati e resi fruibili.
Fondamentale è il contributo di tutte le parti sociali per acquisire ulteriori informazioni, la cui sistematizzazione permetta di avere un vero e proprio osservatorio sui vari fenomeni.
La seconda questione riguarda la lettura dei dati già disponibili. Gli ultimi consuntivi ci sollecitano alcune riflessioni. Nel 2007 ci sono stati 1.207 morti sul lavoro, il minimo storico; sono 134 in meno rispetto al 2006, quando furono 1.341. Sappiamo che 1.200 morti sono un'enormità, una strage sul lavoro: però è anche utile apprezzare che un po’ di quel rischio è stato abbattuto."