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Le scale devono essere considerate vie di transito e non posti di lavoro sopraelevato. Ciò pare una sottigliezza, ma in
pratica (per come sono fatte le scale a mano e per come si utilizzano), se si considerassero posti di lavoro “normale”,
significherebbe esporre a rilevanti pericoli di caduta un gran numero di persone. Si ritiene che l’utilizzazione della scala
a mano (semplice, doppia, ad elementi innestati, ecc...) possa essere considerato “posto di lavoro” solamente per
l’esecuzione di lavori di piccola entità, saltuari o non prevedibili (cambio di una lampadina), o per situazioni per cui non
si possa intervenire in altro modo (trabattelli, autoscale, cestelli, ecc...). Ove la scala sia invece attrezzata in modo
opportuno per permettere la permanenza in sicurezza dell’operatore nella sua parte alta (scale a castello ben stabilizzate
lateralmente, ancoraggio della scala ad un punto fisso con utilizzazione da parte dell’operatore di dispositivi anticaduta),
non si ha motivo per considerarne pericolosa l’utilizzazione.
Scala a pioli semplice
Si tratta della classica scala a pioli, generalmente di lunghezza fra 2 e 5 mt, che può essere realizzata in legno, in ferro
o in alluminio. Le scale devono essere robuste, avere i pioli ben fissati ai montanti (sono vietate le scale con i pioli in legno
inchiodati sui montanti), essere dotate di dispositivi antiscivolo alle estremità inferiori (in gomma per superfici lisce oppure
punte per infissione nel terreno morbido) e superiori. Quando sono messe in opera deve essere loro dato un “piede” adeguato (circa 1/4 dell’altezza), devono essere fissate all’estremità superiore (ganci, legature,
ecc...) in modo che non possano sbandare di lato. La scala deve superare il piano da raggiungere
di almeno 1 mt in modo da consentire un agevole spostamento sul piano d’arrivo. È opportuno
inoltre che un piedino di base sia anche regolabile in altezza al fine di poter posizionare in
verticale la scala anche se poggia su terreno in pendenza, senza doverla “spessorare” in
modo improvvisato. Nel caso che si abbiano dubbi sulla sua stabilità (o in caso di prima salita
finalizzata ad effettuare la legatura superiore), la scala deve essere trattenuta al piede da una
persona. Le scale devono essere percorse con attenzione, con il volto rivolto alla scala, con
le mani libere di afferrarsi saldamente ai pioli (gli attrezzi si portano in una borsa a tracolla)
e facendo attenzione a non scivolare sui pioli che potrebbero essere sporchi o unti.
Scala ad elementi innestabili e scala a sfilo
Si tratta di una serie di tronchi di scala semplice che possono essere fra loro connessi stabilmente
prima della salita mediante opportuni incastri e ganci di fissaggio; prima di salire armare correttamente
la scala e successivamente sollevarla utilizzando, se il caso, delle funi. Per le scale a sfilo è
possibile anche far scorrere gli elementi superiori su quelli inferiori, tenendo scostata dalla parete
l’estremità superiore della scala (in qualche modello una fune agevola l’operazione). Controllare
sempre la sovrapposizione ed il corretto fissaggio dei ganci ai gradini. Per significative lunghezze
della scala è opportuno fissare dei rompitratta in modo da ridurre le oscillazioni; oltre gli 8 mt ciò è
peraltro specificamente richiesto dalla norma. Durante l’esecuzione di lavori sulle scale un operatore
a terra deve controllare costantemente la scala e dare assistenza al collega impegnato nel lavoro.
Scala doppia
Le scale doppie sono costituite da due elementi incernierati fra loro in modo che non hanno
necessità di poggiarsi a strutture esterne per sostenersi. Non possono essere lunghe più di 5
mt e devono disporre di catenelle o altri dispositivi (tiranti, ecc...) che ne impediscano l’apertura
oltre il limite previsto. Valgono per la scala doppia le medesime considerazioni fatte per gli altri
tipi di scale, in più occorre ricordarsi di controllare che le catenelle siano tese prima di iniziare la
salita (per evitare sbilanciamenti sotto carico) e si consiglia di evitare di raggiungere gli ultimi
gradini nel caso in cui non vi sia una traversa cui potersi afferrare o una piccola piattaforma d’arrivo.
Anche sostando sulla piattaforma si assume comunque una posizione instabile che non è
consigliabile nel caso di debba operare sporgendosi lateralmente alla scala stessa.
Scale trasformabili
Si tratta di una scala a tre tronchi che ha la caratteristica di potersi utilizzare sia come scala a
sfilo a tre tronchi, che come scala doppia più un tronco a sbalzo. Oltre alle situazioni di rischio
evidenziate per le scale sopra esaminate, sussiste inoltre quella di poter accedere a grandi altezze
(due tronchi) senza punti di appoggi stabili. La norma UNI EN 131 parte 2° punto 3.9 prevede
che “le scale a sfilo non possono essere concepite per essere usate come scale doppie”; inoltre,
tenuto presente il divieto per le scale doppie di superare i 5 mt di altezza, si ritiene che l’uso
delle scale trasformabili come “scale doppie con un tronco a sbalzo” non sia ammesso dalla
vigente normativa di sicurezza. Esistono in commercio anche altri modelli di scale trasformabili,
con 1 o più punti di snodo (con cui si possono realizzazione piccoli “ripiani” che sono inadeguati però sotto il profilo della sicurezza) od elementi telescopici. Si ritiene che tali scale possano
essere utili come scale doppie in varie situazioni di piccoli lavori interni, si raccomanda però di
esaminarne preventivamente all’acquisto l’idoneità strutturale e la documentazione tecnica di
accompagnamento.
Scale a castello
Si tratta sostanzialmente di scale doppie con base allargata, dotate di mancorrenti lungo il tronco
di salita e di una piattaforma in sommità circondata da parapetto su tre lati. Possono essere
spostate a mano richiudendole o spingendole come una carriola in quanto in genere sono dotate
di due ruote. Sono consigliabili per l’effettuazione di lavori a medie altezze (fino a 5 mt) in
quanto in genere danno buone garanzie di sicurezza (per l’accesso in sommità delle armature
dei pilastri per effettuare il getto, per manutenzioni, per la realizzazione di armature, ecc...).


